Il coming out della tv
Non a caso uno degli sceneggiati storici della Rai si intitolava «E non
se
ne vogliono andare». Anticipava (era il 1988) il tema dei figli che non
lasciano mai la casa dei genitori, ma può intendersi anche come una
sorta di
coming out della tv. I cui protagonisti sono così incistati nel video
che
invecchiano sulle loro postazioni come Andreotti e forse qualcuno è già
morto (come nel film di Scola) e nessuno ancora se n'è accorto. Questo
per
dire che lunedì sono tornati tutti al loro posto (o al posto di qualcun
altro) come replicanti di se stessi (o di qualcun altro). Un esercito di
alieni rifatti e truccati del quale, ovviamente, il primo è Berlusconi,
con
Bruno Vespa, giustamente scambiato per Emilio Fede, a fare da palo. E
via
via tutti gli altri, in tutte le crepe del palinsesto, per chiarire
senza
ombra di dubbio che nulla cambia se non in peggio. Perché questa è la
palestra nella quale si forma la nuova classe dirigente delle Gelmini e
delle Carfagna, impegnate (come un sol uomo) a distruggere la scuola e
la
strada, industrie concorrenti della tv.
Maria Novella Oppo
"Anonymous" <nobody@mixmin.net> ha scritto nel messaggio
news:4ddc505d6f523fbe10fb2dd577f4153f@msgid.frell. theremailer.net...
....
> ombra di dubbio che nulla cambia se non in peggio. Perché questa è la
> palestra nella quale si forma la nuova classe dirigente delle Gelmini e
> delle Carfagna, impegnate (come un sol uomo) a distruggere la scuola e
Premesso che questo governo non mi piace e che non ho alcuna fiducia in
alcune promesse fatte (a dire il vero la faccenda "salveremo l'Alitalia" non
è che fa sperare bene), a livello di scuola non mi pare che certe scelte
siano così sbagliate, mi riferisco in particolare alla singola maestra alle
elementari o ai voti in condotta.
Poi rimane l'incognita di come verranno applicate queste idee, purtroppo i
danni più grossi in Italia non attivano dalle leggi o dai decreti, ma dai
regolamenti che ne seguono.
Ciao,
Marco