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Vecchio 30-08-2008, 17.50.24
Anonymous Sender
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Messaggi: n/a
Predefinito I trucchi del mago silvio

L'ultimo trucco del mago di Arcore
di GIUSEPPE D'AVANZO

LA CLASSE non è acqua. Prodi dimostra di averne. Uno degli house organ
del
Cavaliere lo mette in mezzo. Scopre che è stato intercettato in
un'inchiesta
giudiziaria. Pubblica stralci delle sue conversazioni. È una buona
occasione
per rilanciare il "giro di vite" per le intercettazioni, già al primo
posto
dell'agenda del governo per l'autunno. Farle? Come disporle e per quali
reati? Per tutti o soltanto per alcuni? Pubblicarle, e come e quando?

Senza troppo fantasia o sorpresa, si affaccia al proscenio prontamente -
toh! - il Cavaliere ancora in vacanza (come non pensare che la
minestrina se
la siano cucinata in famiglia?). Esprime una solidarietà tartufesca al
suo
predecessore e chiede alParlamento di approvare con sollecitudine il
disegno
di legge che, regolando l'uso delle intercettazioni, imbriglia il
lavoro dei
magistrati e ammutolisce l'informazione vietandone di fatto le
cronache, a
prezzo del carcere per gli scriba e punizioni pecunarie per gli editori.

È l'ennesimo trucco del mago di Arcore. Al terzo round governativo, ha
deciso di esercitare il suo potere secondo una tecnica che gli impone di
creare - volontariamente e in modo artefatto - una necessità dopo
l'altra,
giorno dopo giorno, quale che siano le priorità più autentiche del
Paese.
Abitualmente i trucchi del mago di Arcore sono di cattiva qualità. Tutti
vedono il passo storto, ma sono efficaci perché ipnotici. Per lo meno,
per
chi all'opposizione ci casca per non smarrire l'onda mediatica, che
immagina
essere l'unico canale per essere in sintonia con il Paese reale,
condividendo così l'agenda del governo e l'offerta di un immaginario
"dialogo istituzionale".

Questa volta, però, c'è Prodi di mezzo. Come il bambino di Andersen,
dice
quel che vede. E quel che vede è il sovrano nudo. Quel che scorge è un
giochetto maldestro e molesto. Avverte che si vuole soltanto creare
artificiosamente un "caso politico" per accelerare una soluzione
legislativa
che egli non condivide: "Le intercettazioni sono utili", dice. È
tranquillo,
certo di non avere nulla da temere dall'accertamento penale. Invita, chi
vuole, a pubblicare integralmente le sue conversazioni, sicuro di non
doversi vergognare delle sue parole. Con il che, l'ultimo tentativo di
Berlusconi di creare uno stato di necessità, che imponga
l'annichilimento
delle intercettazioni e delle cronache, s'affloscia come un soufflé
malfatto
e svela i suoi ingredienti.

Da quando il Cavaliere è al governo è il terzo affondo. Si comincia nei
primi giorni di giugno. Una nota di Palazzo Chigi annuncia che il
governo ha
approvato un decreto con immediata forza di legge che vieta le
intercettazioni, se si esclude terrorismo e mafia, praticamente per
tutti i
reati (anche quelli per corruzione) e dispone il carcere per chi le
pubblica. "È un provvedimento atteso da tutti i cittadini" giura
Berlusconi.
Deve intervenire addirittura il Quirinale per ricordare che il capo
dello
Stato ha già fatto sapere al governo che non intende riconoscere né
l'urgenza né la necessità di un decreto legge. Palazzo Chigi impiega
due ore
per correggersi.

È "un refuso": presentiamo un disegno di legge, non un decreto. La
rettifica
arriva dopo che anche la Lega ha fatto la voce grossa (vuole che le
intercettazioni siano consentite anche per i reati contro la pubblica
amministrazione).

Il mago di Arcore ci riprova in luglio. Per giorni il Paese è
inchiodato a
un dilemma: che cosa dice Berlusconi nelle conversazioni privatissime
registrate dalla procura di Napoli? Le sue parole sono davvero così
inappropriate da costringerlo alle dimissioni? È vero che, in
un'intercettazione, spiega a Fedele Confalonieri le ragioni postribolari
dell'ingresso di qualche ministra nel governo? Quelle conversazioni
semplicemente non esistono. Non sono mai esistite in un fascicolo
giudiziario. L'avvocato del Cavaliere - Nicolò Ghedini, ministro di
Giustizia di fatto - lo sa.

Sa che a Napoli e a Milano sono stati raccolti dei colloqui privati del
Cavaliere (niente a proposito di ministre) e sa che, irrilevanti dal
punto
di vista penale, sono stati o saranno distrutti. Ghedini si guarda bene
dal
dirlo. Non aiuterebbe la performance dell'illusionista che, con notizie
farlocche affidate ai famigli, veleni insufflati nelle redazioni, deve
rappresentare la necessità di un urgente "giro di vite".
Mi spiano illegalmente, geme Berlusconi. Vogliono ricattarmi con
intercettazioni private, abusivamente consegnate alle redazioni,
protesta.
Minaccia incursioni televisive e requisitorie parlamentari.

La pantomima, che si è affatturato con la complicità del suo
avvocato-consigliere, lo autorizza a chiedere subito alle Camere
genuflesse
l'approvazione della nuova legge. Si sente finalmente abilitato a
pretendere
dal capo dello Stato di riconoscere l'urgenza costituzionale di un
decreto
legge. Il sette luglio è a un passo dall'imporre al Consiglio dei
ministri
un provvedimento che vieta, pena la galera per il giornalista e la
disgrazia
dell'editore, la pubblicazione delle intercettazioni. Si ferma, lo
fermano
(troppo presto per dare battaglia a Napolitano).

Ci riprova ora combinando dal nulla un "caso Prodi" alla vigilia del suo
rientro a Roma, tanto per spiegare ai suoi che cosa gli interessa che
facciano in Parlamento nelle prossime settimane.

I suoi dimostrano di aver capito al volo. Il presidente del Senato
Renato
Schifani (chi lo sa con quale titolo istituzionale) chiede che le Camere
approvino subito la riduzione al silenzio della stampa (gli appare
addirittura una mossa "indifferibile") rinviando alla discussione della
riforma della giustizia "l'individuazione delle tipologie di reato per
le
quali poter utilizzare quel metodo di indagine".

Difficile avere dubbi (chi ne aveva?): Berlusconi pretende che la sua
legittimità a governare sia libera dall'impaccio della legalità; intende
legale con un "soltanto formale" e legittimo come il suo opposto. Vuole
tagliar corto con le dispute togate e avvocatesche di uno Stato
giurisdizionale e le lunghe, faticose discussioni dello Stato
parlamentare.
Ridotte già le Camere a una sorta di "servizio al governo", era così
scritto
che il Cavaliere si dovesse occupare al più presto di magistratura e
informazione, i due ordini che, nell'equilibrio di checks and balances,
sono
le istituzioni di controllo dei poteri e, nell'interpretazione della
legittimità di Berlusconi, soltanto pericolosi ostacoli che impediscono
al
sovrano di governare perché sorvegliano le sue decisioni.

Quella vigilanza è un impedimento che crea uno status necessitatis, che
gli
impone di andare avanti per decreti con forza di legge o per leggi
approvate
in pochi giorni creando ad hoc il "clima giusto". È quel che è accaduto
con
il fasullo "caso Prodi" e quel accadrà in un autunno, freddissimo per la
Costituzione.



Alt 30-08-2008, 17.50.24
borsa-italia.net
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  #2  
Vecchio 30-08-2008, 18.41.34
MANDRAKE-.
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: PUFF...!!!! SPARITI I COMUNISTI !!!!

RESTANO I LORO ROSICANTI !!!!

AH AH AH !!!!
come godo nel vederli rosicare!!
e pensare che solo 8 mesi fa eravamo sotto il giogo di questi incapaci e
disonesti
GRAZIE MASTELLA !!!!
hai salvatoL' ITALIA ........subito senatore a vita !!!!

"Anonymous Sender" <anonymous@remailer.metacolo.com> ha scritto nel
messaggio news:WJ6TV7R539690.9933333333@reece.net.au...


 

Tags
mago, silvio, trucchi
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