REPUBBLICA ITALIANA - IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI PALERMO - II SEZIONE PENALE
Riunito in camera di consiglio e composto dai sigg.ri:
1) Dott. Leonardo Guarnotta Presidente
2) Dott.ssa Gabriella Di Marco Giudice est.
3) Dott. Giuseppe Sgadari Giudice est.
alla pubblica udienza dell'11 dicembre 2004 ha pronunciato e pubblicato
mediante lettura del dispositivo la seguente
SENTENZA
nei confronti di:
1) DELL'UTRI MARCELLO, nato a Palermo l'11 settembre 1941,
residente in Milano, Segrate MI/2, Via fratelli Cervi, Residenza
Sagittario
Torre 2;
LIBERO-ASSENTE
2) CINA' GAETANO, nato a Palermo il 26 settembre 1930, ivi residente in
Via
Gaetano Maria Pernice n. 3 S.B.
LIBERO-CONTUMACE
IMPUTATI
DELL'UTRI MARCELLO
A) del delitto di cui agli artt. 110 e 416 commi 1, 4 e 5 c.p., per
avere
concorso nelle attività della associazione di tipo mafioso denominata
"Cosa
Nostra", nonché nel perseguimento degli scopi della stessa, mettendo a
disposizione della medesima associazione l'influenza ed il potere
derivanti
dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario ed
imprenditoriale,
nonché dalle relazioni intessute nel corso della sua attività,
partecipando
in questo modo al mantenimento, al rafforzamento ed alla espansione
della
associazione medesima.
E così ad esempio:
1. partecipando personalmente ad incontri con esponenti anche di
vertice di
Cosa Nostra, nel corso dei quali venivano discusse condotte funzionali
agli
interessi della organizzazione;
2. intrattenendo, inoltre, rapporti continuativi con l'associazione per
delinquere tramite numerosi esponenti di rilievo di detto sodalizio
criminale, tra i quali Bontate Stefano, Teresi Girolamo, Pullarà
Ignazio,
Pullarà Giovanbattista, Mangano Vittorio, Cinà Gaetano, Di Napoli
Giuseppe,
Di Napoli Pietro, Ganci Raffaele, Riina Salvatore;
3. provvedendo a ricoverare latitanti appartenenti alla detta
organizzazione;
4. ponendo a disposizione dei suddetti esponenti di Cosa Nostra le
conoscenze acquisite presso il sistema economico italiano e siciliano.
Così rafforzando la potenzialità criminale dell'organizzazione in
quanto,
tra l'altro, determinava nei capi di Cosa Nostra ed in altri suoi
aderenti
la consapevolezza della responsabilità di esso DELL'UTRI a porre in
essere
(in varie forme e modi, anche mediati) condotte volte ad influenzare - a
vantaggio della associazione per delinquere - individui operanti nel
mondo
istituzionale, imprenditoriale e finanziario.
Con l'aggravante di cui all'articolo 416 comma quarto c.p., trattandosi
di
associazione armata.
Con l'aggravante di cui all'articolo 416 comma quinto c.p., essendo il
numero degli associati superiore a 10.
Reato commesso in Palermo (luogo di costituzione e centro operativo
della
associazione per delinquere denominata Cosa Nostra), Milano ed altre
località, da epoca imprecisata sino al 28.9.1982
B) del delitto di cui agli artt. 110 e 416 bis commi 1, 4 e 6 c.p., per
avere concorso nelle attività della associazione di tipo mafioso
denominata
"Cosa Nostra", nonché nel perseguimento degli scopi della stessa,
mettendo a
disposizione della medesima associazione l'influenza ed il potere
derivanti
dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario ed
imprenditoriale,
nonché dalle relazioni intessute nel corso della sua attività,
partecipando
in questo modo al mantenimento, al rafforzamento ed alla espansione
della
associazione medesima.
E così ad esempio:
1. partecipando personalmente ad incontri con esponenti anche di
vertice di
Cosa Nostra, nel corso dei quali venivano discusse condotte funzionali
agli
interessi della organizzazione;
2. intrattenendo, inoltre, rapporti continuativi con l'associazione per
delinquere tramite numerosi esponenti di rilievo di detto sodalizio
criminale, tra i quali, Pullarà Ignazio, Pullarà Giovanbattista, Di
Napoli
Giuseppe, Di Napoli Pietro, Ganci Raffaele, Riina Salvatore, Graviano
Giuseppe;
3. provvedendo a ricoverare latitanti appartenenti alla detta
organizzazione;
4. ponendo a disposizione dei suddetti esponenti di Cosa Nostra le
conoscenze acquisite presso il sistema economico italiano e siciliano.
Così rafforzando la potenzialità criminale dell'organizzazione in
quanto,
tra l'altro, determinava nei capi di Cosa Nostra ed in altri suoi
aderenti
la consapevolezza della responsabilità di esso DELL'UTRI a porre in
essere
(in varie forme e modi, anche mediati) condotte volte ad influenzare - a
vantaggio della associazione per delinquere - individui operanti nel
mondo
istituzionale, imprenditoriale e finanziario.
Con le aggravanti di cui ai commi 4 e 6 dell'art. 416 bis c.p.,
trattandosi
di associazione armata e finalizzata ad assumere il controllo di
attività
economiche finanziate, in tutto o in parte, con il prezzo, il prodotto
o il
profitto di delitti.
Reato commesso in Palermo (luogo di costituzione e centro operativo
dell'associazione per delinquere denominata Cosa Nostra), Milano ed
altre
località, dal 28.9.1982 ad oggi.
CINA' GAETANO:
C) del delitto di cui all'art. 416 c.p. per avere - in concorso con
numerose altre persone ed, in particolare, Bontate Stefano, Teresi
Girolamo, Citarda Benedetto, Mangano Vittorio - fatto parte
dell'associazione mafiosa denominata " Cosa Nostra" o per
risultare, comunque, stabilmente inserito nella detta associazione,
in numero superiore a 10 persone, e per essersi avvalso della forza
di intimidazione derivante dal vincolo associativo e dalla condizione
di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere reati
contro la
vita, l'incolumità individuale, contro la libertà personale, contro il
patrimonio, per realizzare profitti o vantaggi ingiusti
Con l'aggravante di cui all'art. 416 comma quinto c.p., trattandosi
di associazione armata.
Con l'aggravante di cui all'art. 416 comma quinto c.p., essendo
il numero degli associati superiore a 10.
In Palermo, Milano ed altrove, sino all'entrata in vigore della
L.13/09/1982 n°646.
D) associazione per delinquere di tipo mafioso (artt. 112 nr.1 e 416
bis c.p.)
per avere, in concorso con numerose altre persone - tra cui Mangano
Vittorio, Di Napoli Giuseppe, Di Napoli Pietro, Cancemi Salvatore, Ganci
Raffaele, Riina Salvatore, Pullarà Ignazio, Pullarà Giovan Battista,
Madonia
Francesco - fatto parte dell'associazione mafiosa denominata " Cosa
Nostra"
o per risultare, comunque, stabilmente inserito nella detta
associazione, in
numero superiore a 5 persone e per essersi avvalso della forza di
intimidazione derivante dal vincolo associativo e dalla condizione di
assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere reati contro la
vita, l'incolumità individuale, contro la libertà personale, contro il
patrimonio e, comunque, per realizzare profitti o vantaggi ingiusti
nonché
per intervenire sulle istituzioni e sulla pubblica amministrazione.
Con l'aggravante di cui all'art. 416 bis comma quarto c.p., trattandosi
di
associazione armata.
Con l'aggravante di cui all'art. 416 bis comma sesto c.p., trattandosi
di
attività economiche finanziate in parte con il prezzo, il prodotto ed il
profitto di delitti.
In Palermo, Milano ed altre località in territorio italiano,
dall'entrata in
vigore della L. 13/9/1982 nr. 646 ad oggi.
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CUT lle 1800 pagine di PROVE
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CAPITOLO 18°
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
E' tempo, ormai, per il Collegio di formulare le definitive valutazioni
sulle posizioni processuali dei due imputati, già vagliate in occasione
della disamina dei singoli temi di prova, traendo spunto dall'esame
dell'enorme mole di elementi di prova acquisiti all'esito di una
indagine
dibattimentale lunga, difficile, complessa ed articolata.
Nel contraddittorio di tutte le parti processuali e nel pieno rispetto
del
principio costituzionale del "giusto processo", sono state raccolte le
prove
che consentono al Collegio di affermare la penale responsabilità degli
imputati in ordine ai reati loro contestati, imponendo la condanna di
entrambi a severe pene detentive.
Sono stati ammessi ed espletati mezzi di prova, quali:
testimonianze di persone venute in contatto con i due imputati e di
ufficiali di p.g. incaricati di svolgere complesse e delicate indagini
sul
cui esito hanno riferito in udienza;
esami di numerosi collaboratori di giustizia, sentiti in qualità di
imputati
in un procedimento connesso ex art. 12 c.p.p., i quali hanno reso
circostanziate dichiarazioni accusatorie, ritenute attendibili, sul
conto
dei due prevenuti ricordando episodi specifici e significativi agli
stessi
relativi, dei quali, in alcuni casi, erano sono stati testimoni diretti;
due consulenze finanziarie redatte dal dott. Francesco Giuffrida su
incarico
del P.M. e dal prof. Paolo Iovenitti per conto della difesa di Marcello
Dell'Utri;
una imponente produzione di documenti rappresentativi di fatti, persone
e
cose mediante la fotografia e filmati televisivi.
Sono state acquisite le risultanze di mezzi di ricerca della prova,
quali:
perquisizioni nei luoghi di pertinenza anche di Marcello Dell'Utri;
intercettazioni telefoniche ed ambientali di conversazioni effettuate,
anche
molto tempo addietro, nell'ambito di questo ed altri procedimenti
penali;
sequestri di cose pertinenti ai reati per i quali si procede e di
documenti
presso istituti di credito.
L'indagine dibattimentale ha avuto ad oggetto fatti, episodi ed
avvenimenti
dipanatisi nell'arco di quasi un trentennio e cioè dai primissimi anni
'70
sino alla fine del 1998, quando il dibattimento era in corso da circa un
anno, ed ha esplorato le condotte tenute dai due prevenuti in tale
notevole
lasso di tempo ed, in particolare, ha analizzato l'evolversi della
carriera
di Marcello Dell'Utri da giovane laureato in giurisprudenza a modesto ma
ambizioso impiegato di un istituto di credito di un piccolo paese della
provincia di Palermo, a collaboratore dell'amico Silvio Berlusconi
(sirena
al cui richiamo non aveva saputo resistere rinunciando ad un sicuro
posto in
banca ed allontanandosi definitivamente dalla natia Palermo), ad
amministratore di una impresa in stato di decozione del gruppo facente
capo
a Filippo Alberto Rapisarda (con il quale ha intrattenuto, per sua
stessa
ammissione, un rapporto di amore-odio), a ideatore e creatore della
fortunata concessionaria di pubblicità PUBLITALIA, polmone finanziario
della
FININVEST, ad organizzatore del nascente movimento politico denominato
"Forza Italia", a deputato nazionale nel 1996, a parlamentare europeo
nel
1999 ed, infine, a senatore della Repubblica nel 2001.
Ad avviso del Collegio, l'accurata e meticolosa indagine dibattimentale
ha
consentito di acquisire inoppugnabili elementi di riscontro alle
condotte
(anche se non a tutte, come già si è avuto modo di rilevare) contestate
ai
due imputati e dettagliatamente descritte nei capi di imputazione.
In particolare, Tanino Cinà è stato rinviato a giudizio davanti questo
Tribunale per rispondere dell'addebito di avere ".fatto parte
dell'associazione mafiosa denominata "cosa nostra"o per risultare,
comunque,
stabilmente inserito nella detta associazione".
L'accusa ha trovato granitica conferma, come si è già avuto modo di
evidenziare nelle parti della sentenza dedicate al vaglio delle
condotte del
Cinà, nelle inequivoche ed incontrovertibili risultanze dell'indagine
dibattimentale dalle quali è emerso, attraverso l'acquisita prova delle
sue
condotte, che l'imputato, pur non risultando mai formalmente
"iniziato", è
stato, di fatto, un membro della famiglia mafiosa di Malaspina, un
gruppo di
"uomini d'onore" avente "giurisdizione" sul territorio di quel quartiere
palermitano, ed è stato, per lungo tempo, al servizio attivo di "cosa
nostra" che lo ha "utilizzato" per il conseguimento dei suoi fini
illeciti.
Ed invero, sebbene la sua qualità di "uomo d'onore" posato (per asserite
questioni familiari) non è rimasta provata anche alla luce delle
attendibili
dichiarazioni di Di Carlo Francesco e Galliano Antonino, l'imputato Cinà
Gaetano ha intrattenuto stretti e continui rapporti con numerosi uomini
di
"cosa nostra" e non gli sono mai venute meno la fiducia e la grande
considerazione di esponenti di spicco di quella associazione criminale,
i
quali erano ben consapevoli del suo antico rapporto di amicizia con
Marcello
Dell'Utri (sempre ammesso da entrambi gli imputati) che avrebbe loro
consentito di "utilizzare" lo stesso Dell'Utri come indispensabile
tramite
per avvicinarsi ad un imprenditore milanese del calibro di Silvio
Berlusconi.
E' rimasta, dunque, inconfutabilmente raggiunta la prova non solo
dell'inserimento di fatto del Cinà nella "famiglia" di Malaspina e,
quindi,
in "cosa nostra", associazione per delinquere di tipo mafioso, ma anche
la
prova di condotte di partecipazione consistenti in importanti, continui
e
volontari apporti causali al mantenimento in vita di quel sodalizio,
tra le
quali basta ricordare la riscossione ed il versamento nelle casse di
"cosa
nostra" della somma di denaro erogata per diversi anni dalla FININVEST e
l'iniziale partecipazione all'assunzione ad Arcore di Vittorio Mangano
con
l'avallo dei capimafia Bontate e Teresi.
A Marcello Dell'Utri è stato fatto carico del reato di concorso esterno
in
associazione di tipo mafioso, secondo la sostanziale differenza e
distinzione sussistente, come si è evidenziata in altra parte della
motivazione, tra la condotta del concorrente e quella del partecipe.
Gli elementi probatori emersi dall'indagine dibattimentale espletata
hanno
consentito di fare luce:
sulla posizione assunta da Marcello Dell'Utri nei confronti di
esponenti di
"cosa nostra", sui contatti diretti e personali con alcuni di essi
(Bontate,
Teresi, oltre a Mangano e Cinà), sul ruolo ricoperto dallo stesso
nell'attività di costante mediazione, con il coordinamento di Cinà
Gaetano,
tra quel sodalizio criminoso, il più pericoloso e sanguinario nel
panorama
delle organizzazioni criminali operanti al mondo, e gli ambienti
imprenditoriali e finanziari milanesi con particolare riguardo al gruppo
FININVEST;
sulla funzione di "garanzia" svolta nei confronti di Silvio Berlusconi,
il
quale temeva che i suoi familiari fossero oggetto di sequestri di
persona,
adoperandosi per l'assunzione di Vittorio Mangano presso la villa di
Arcore
dello stesso Berlusconi, quale "responsabile" (o "fattore" o
"soprastante"
che dir si voglia) e non come mero "stalliere", pur conoscendo lo
spessore
delinquenziale dello stesso Mangano sin dai tempi di Palermo (ed, anzi,
proprio per tale sua "qualità"), ottenendo l'avallo compiaciuto di
Stefano
Bontate e Teresi Girolamo, all'epoca due degli "uomini d'onore" più
importanti di "cosa nostra" a Palermo;
sugli ulteriori rapporti dell'imputato con "cosa nostra", favoriti, in
alcuni casi, dalla fattiva opera di intermediazione di Cinà Gaetano,
protrattisi per circa un trentennio nel corso del quale Marcello
Dell'Utri
ha continuato l'amichevole relazione sia con il Cinà che con il
Mangano, nel
frattempo assurto alla guida dell'importante mandamento palermitano di
Porta
Nuova, palesando allo stesso una disponibilità non meramente fittizia,
incontrandolo ripetutamente nel corso del tempo, consentendo, anche
grazie a
Cinà, che "cosa nostra" percepisse lauti guadagni a titolo estorsivo
dall'azienda milanese facente capo a Silvio Berlusconi, intervenendo nei
momenti di crisi tra l'organizzazione mafiosa ed il gruppo FININVEST
(come
nella vicenda relativa agli attentati ai magazzini della Standa di
Catania e
dintorni), chiedendo al Mangano ed ottenendo favori dallo stesso (come
nella
"vicenda Garraffa") e promettendo appoggio in campo politico e
giudiziario.
Queste condotte sono rimaste pienamente ed inconfutabilmente provate da
fatti, episodi, testimonianze, intercettazioni telefoniche ed
ambientali di
conversazioni tra lo stesso Dell'Utri e Silvio Berlusconi, Vittorio
Mangano,
Gaetano Cinà ed anche da dichiarazioni di collaboratori di giustizia; la
pluralità dell'attività posta in essere, per la rilevanza causale
espressa,
ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso
contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di "cosa
nostra"
alla quale è stata, tra l'altro, offerta l'opportunità, sempre con la
mediazione di Marcello Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti
ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel
perseguimento
dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che, lato sensu,
politici.
Non c'è dubbio alcuno, alla luce delle considerazioni che precedono e di
tutto quanto oggetto di analisi nei singoli capitoli ai quali si
rinvia, che
le condotte tenute dai prevenuti si sussumono nelle fattispecie
previste e
sanzionate dagli artt. 416 e 416 bis c.p. delle quali ricorrono tutti
gli
elementi costitutivi.
Ma ricorrono, anche, le contestate aggravanti di cui ai commi 4° e 6°
dell'art. 416 bis c.p.
Ed invero, la sussistenza di tali aggravanti va ritenuta qualora il
reato de
quo sia contestato agli appartenenti ad una "famiglia" aderente a "cosa
nostra" od al concorrente esterno, in quanto l'esperienza storica e
giudiziaria consentono di ritenere il carattere armato di detta
organizzazione criminale (Cass. 14.12.99, D'Ambrogio, CP 01,845) e la
sua
prerogativa di operare nel campo economico utilizzando ed investendo i
profitti di delitti che tipicamente pone in essere in esecuzione del
divisato programma criminoso (Cass. 28.1.00, Oliveti, CED 215908, CP 01,
844).
TRATTAMENTO SANZIONATORIO
Per quanto attiene alla determinazione della pena, tenuti presenti i
parametri ed i criteri direttivi di cui all'art. 133 c.p., le condotte
di
Gaetano Cinà, consapevoli e reiterate nel tempo, devono essere
sanzionate
con una pena che il Collegio ritiene congruo quantificare in anni sette
di
reclusione, in considerazione della continuità del suo apporto a "cosa
nostra", alla quale è stato organico nei termini sopra evidenziati,
dell'importante risultato, economico e non, conseguito
dall'organizzazione,
grazie alla sua costante disponibilità, consistita nel coltivare il suo
rapporto di amicizia con Marcello Dell'Utri anche in una dimensione
illecita
e funzionale alle richieste ed esigenze degli uomini d'onore della
"famiglia" di riferimento e dei capi del sodalizio.
(pena così determinata:, anni sei, mesi sei di reclusione per il reato
di
cui all'art. 416 bis c.p. aggravato, aumentata di mesi sei di
reclusione ex
art. 81 c.p.
Per quanto attiene a Marcello Dell'Utri, la pena deve essere ancora più
severa e deve essere determinata in anni nove di reclusione, dovendosi
negativamente apprezzare la circostanza che l'imputato ha voluto
mantenere
vivo per circa trent'anni il suo rapporto con l'organizzazione mafiosa
(sopravvissuto anche alle stragi del 1992 e 1993, quando i tradizionali
referenti, non più affidabili, venivano raggiunti dalla "vendetta" di
"cosa
nostra") e ciò nonostante il mutare della coscienza sociale di fronte al
fenomeno mafioso nel suo complesso e pur avendo, a motivo delle sue
condizioni personali, sociali, culturali ed economiche, tutte le
possibilità
concrete per distaccarsene e per rifiutare ogni qualsivoglia richiesta
da
parte dei soggetti intranei o vicini a "cosa nostra".
Si ricordi, sotto questo profilo, anche l'indubitabile vantaggio di
essersi
allontanato dalla Sicilia fin dagli anni giovanili e di avere impiantato
altrove tutta la sua attività professionale.
Ancora, deve essere negativamente apprezzata la già sottolineata
importanza
del suo consapevole contributo a "cosa nostra", reiteratamente prestato
con
diverse modalità, a seconda delle esigenze del momento ed in relazione
ai
singoli episodi esaminati nei precedenti capitoli.
Inoltre, il Collegio ritiene assai grave la condotta tenuta
dall'imputato
nel corso del processo, avuto riguardo al tentativo di inquinamento
delle
prove a suo carico, così come risulta dimostrato dalla disamina della
vicenda "Cirfeta-Chiofalo", come pure la circostanza che egli, contando
sulla sua amicizia con Vittorio Mangano, gli abbia chiesto favori in
relazione alla sua attività imprenditoriale, come emerge dall'analisi
della
vicenda "Garraffa".
Infine, si connota negativamente la sua disponibilità verso
l'organizzazione
mafiosa attinente al campo della politica, in un periodo storico in cui
"cosa nostra" aveva dimostrato la sua efferatezza criminale attraverso
la
commissione di stragi gravissime, espressioni di un disegno eversivo
contro
lo Stato, e, inoltre, quando la sua figura di uomo pubblico e le
responsabilità connesse agli incarichi istituzionali assunti, avrebbero
dovuto imporgli ancora maggiore accortezza e rigore morale, inducendolo
ad
evitare ogni contaminazione con quell'ambiente mafioso le cui dinamiche
egli
conosceva assai bene per tutta la storia pregressa legata all'esercizio
delle sue attività manageriali di alto livello.
(pena così determinata: anni otto e mesi sei di reclusione per il reato
aggravato di cui all'art. 416 bis c.p., elevata di mesi sei di
reclusione
per art. 81 c.p.).
I due imputati vanno condannati, altresì, al pagamento in solido
delle spese
processuali ed il Cinà Gaetano anche a quelle del suo mantenimento in
carcere durante la custodia cautelare, nonchè entrambi vanno dichiarati
interdetti in perpetuo dai pubblici uffici ed in stato di interdizione
legale durante l'esecuzione della pena.
Alla condanna consegue per legge e, in ogni caso, anche in relazione
all'intrinseca pericolosità desunta dalle considerazioni che precedono,
l'applicazione a ciascuno degli imputati della misura di sicurezza della
libertà vigilata per la durata di anni due (tenuta presente la gravità
dei
reati contestati), da eseguirsi dopo che la pena è stata scontata o è
altrimenti estinta.
Infine, entrambi gli imputati vanno condannati in solido:
al risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, in favore
delle
costituite parti civili, Provincia Regionale di Palermo e Comune di
Palermo,
rigettando le richieste di pagamento di provvisionali immediatamente
esecutive;
al pagamento delle spese processuali sostenute dalle medesime parti
civili
che si liquidano in complessivi euro ventimila per il Comune di Palermo
ed
euro cinquantamila per la Provincia di Palermo, somme comprensive di
onorari
e spese.
In considerazione della particolare complessità della stesura della
motivazione, dovuta alla gravità delle imputazioni ed alla notevolissima
mole degli atti processuali acquisiti, si indica in novanta giorni il
termine per il deposito della sentenza.
P.Q.M.
Visti gli artt. 110, 416, 416 bis C.P., 533, 535 C.P.P.;
DICHIARA
DELL'UTRI MARCELLO e CINA' GAETANO colpevoli dei reati loro
rispettivamente
contestati e, ritenuta la continuazione tra gli stessi,
CONDANNA
DELL'UTRI MARCELLO alla pena di anni nove di reclusione e CINA' GAETANO
alla
pena di anni sette di reclusione ed entrambi, in solido, al pagamento
delle
spese processuali, nonché il CINA' anche a quelle del proprio
mantenimento
in carcere durante la custodia cautelare.
Visti gli artt. 28, 29,32 e 417 c.p.,
DICHIARA
Entrambi gli imputati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici,
nonché in
stato di interdizione legale durante l'esecuzione della pena.
APPLICA
A ciascuno degli imputati la misura di sicurezza della libertà vigilata
per
la durata di anni due, da eseguirsi a pena espiata.
Visti gli artt. 539 e 541 c.p.p.,
CONDANNA
Entrambi gli imputati in solido al risarcimento dei danni in favore
delle
costituite parti civili, Provincia Regionale di Palermo e Comune di
Palermo,
da liquidarsi in separato giudizio, rigettando le richieste di
pagamento di
provvisionali immediatamente esecutive.
Condanna, infine, gli imputati in solido al pagamento delle spese
sostenute
dalle medesime parti civili che liquida in complessivi euro ventimila
per il
Comune di Palermo ed euro cinquantamila per la Provincia Regionale di
Palermo, somme comprensive di onorari e spese.
Visto l'art. 544, comma 3, C.P.P.,
indica in giorni novanta il termine per il deposito della sentenza.
Palermo, 11 dicembre 2004.
I GIUDICI ESTENSORI Il PRESIDENTE
Gabriella Di Marco L. Guarnotta
Giuseppe Sgadari
-------------------------------------------
SENTENZA del 23 giugno 2001 della Corte di assise di appello di
Caltanissetta composta dai giudici togati Giancarlo Trizzino e il
relatore
Vincenzo Pedone più sei giurati popolari: condannano 37 persone , di
cui
29 all'ergastolo, e ne assolvono 3 per la strage di Capaci e
l'assassinio di
Giovanni Falcone.
In essa si afferma che "sono provati rapporti fruttuosi, quanto meno
sotto
il profilo economico, fra SILVIO BERLUSCONI e MARCELLO DELL'UTRI da una
parte e Cosa Nostra dall'altra".
Non solo, ma conclude che si debbono approfondire le indagini su
Fininvest
allo scopo di chiarire quali potrebbero essere i mandanti occulti di
quella strage!
E' una sentenza clamorosa, per questo passata sotto silenzio!
SENTENZA del 23 dicembre 2005 dell'Assise di palermo con Giuria
Popolare
che condanna il già pregiudicato Dellutri Marcello a NOVE ANNI DI
RECLUSIONE perchè è "uomo al servizio di Cosa nostra e la sua azione è
stata preziosa per la mafia, senza di lui difficilmente alcuni obiettivi
criminali sarebbero stati raggiunti" perchè ha fondato "Forza Italia
nell'interesse
di Bernardo Provenzano" e perchè "ha fatto da tramite da Cosa nostra e
Berlusconi per 30 anni".
E' un'altra sentenza clamorosa, per questo passata come la prima sotto
ASSOLUTO silenzio!
Dopo attenta e prolungata analisi del problema Anonymous & nobody@mixmin.net ha deciso di scrivere la seguente opinione:
> SENTENZA del 23 dicembre 2005 dell'Assise di palermo con Giuria
> Popolare
> che condanna il già pregiudicato Dellutri Marcello a NOVE ANNI DI
> RECLUSIONE perchè è "uomo al servizio di Cosa nostra e la sua azione è
> stata preziosa per la mafia, senza di lui difficilmente alcuni obiettivi
> criminali sarebbero stati raggiunti" perchè ha fondato "Forza Italia
> nell'interesse
> di Bernardo Provenzano" e perchè "ha fatto da tramite da Cosa nostra e
> Berlusconi per 30 anni".
> E' un'altra sentenza clamorosa, per questo passata come la prima sotto
> ASSOLUTO silenzio!
> DELLUTRI 13
> PREVITI 11
> CIARRAPICO 7
> BERLUSCONI 6
> CUFFARO 5
> SIRCHIA 3,4
> SCAPAGNINI 2,6
> Sono anni di galera già presi da questi delinquenti.
> ORA facciamo un minuto di silenzio per commemorare la stronzaggine di
> chi,
> non essendo colluso o falsario o evasore, LI HA VOTATI.
Secondo la mia modesta e personale opinione sarei per farli passare
tutti a fil di spada, tanto la mamma dei cretini è sempre incinta.
--
Non temere tanto la morte; temi piuttosto lo squallore della vita.
Bertolt Brecht
"Anonymous" <nobody@mixmin.net> ha scritto nel messaggio
news:f402e1fc5cf58ed4f83b904cb5dad058@msgid.frell. theremailer.net...
> [cit]
>> http://it.youtube.com/watch?v=UozvzeSe4as
bisognerebbe mandarlo nelle scuole
> ORA facciamo un minuto di silenzio per commemorare la stronzaggine di
> chi,
> non essendo colluso o falsario o evasore, LI HA VOTATI.
"Anonymous" <nobody@mixmin.net> ha scritto nel messaggio
news:f402e1fc5cf58ed4f83b904cb5dad058@msgid.frell. theremailer.net...
> IMPUTATI
> DELL'UTRI MARCELLO
> A) del delitto di cui agli artt. 110 e 416 commi 1, 4 e 5 c.p., per
> avere
> concorso nelle attività della associazione di tipo mafioso denominata
> "Cosa
> Nostra", nonché nel perseguimento degli scopi della stessa, mettendo a
> disposizione della medesima associazione l'influenza ed il potere
> derivanti
> dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario ed
> imprenditoriale,
> nonché dalle relazioni intessute nel corso della sua attività,
> partecipando
> in questo modo al mantenimento, al rafforzamento ed alla espansione
> della
> associazione medesima.
> E così ad esempio CUT)
> DELLUTRI 13
> PREVITI 11
> CIARRAPICO 7
> BERLUSCONI 6
> CUFFARO 5
> SIRCHIA 3,4
> SCAPAGNINI 2,6
> Sono anni di galera già presi da questi delinquenti.
Porcaccia miseria, perchè mi riapri le ferite?
Mettiamoci una pietra sopra e finiamola con l'antiberlusconismo.
Non ci resta quindi che diventari tutti mafiosi fino al midollo per stare
dalla parte dei vincenti.
Altrimenti, se restiamo fra il popolo che vota, veniamo inculati
continuamente senza vasellina.
Saluti a kappa, il nickkomane ed altri che sbavano per questi delinquenti!
A me non me ne frega più niente.
Qual'è l'indirizzo del mafioso più vicino?
Mi devo andare ad iscrivere!
"Achab" <123@456.it> ha scritto nel messaggio
news:48b6a5b2$0$1073$4fafbaef@reader2.news.tin.it. ..
> "Anonymous" <nobody@mixmin.net> ha scritto nel messaggio
> news:f402e1fc5cf58ed4f83b904cb5dad058@msgid.frell. theremailer.net...
> percvhe del papa' di berlusconi non parla mai nessuno??
> basterebbe analizzare al vita di questo signore, ormai defunto, per non
> avere alcun dubbio.
Achab ha scritto:
> "Anonymous" <nobody@mixmin.net> ha scritto nel messaggio
> news:f402e1fc5cf58ed4f83b904cb5dad058@msgid.frell. theremailer.net...
> percvhe del papa' di berlusconi non parla mai nessuno??
> basterebbe analizzare al vita di questo signore, ormai defunto, per non
> avere alcun dubbio.
"Anonymous Sender" <anonymous@remailer.metacolo.com> ha scritto nel
messaggio news:9W6XWIDE39689.0304513889@reece.net.au...
> Achab ha scritto:
>> "Anonymous" <nobody@mixmin.net> ha scritto nel messaggio
>> news:f402e1fc5cf58ed4f83b904cb5dad058@msgid.frell. theremailer.net...
>>>>> percvhe del papa' di berlusconi non parla mai nessuno??
>>> basterebbe analizzare al vita di questo signore, ormai defunto, per non
>> avere alcun dubbio.
> http://www.google.it/search?hl=it&q=...ca+con+Google&
> meta=
a me lo dici?
Io l'ho "spacciata" 10 anni fa sta storia, quando tutti parlavano solo della
eredità casati stampa.
GODI POPOLO (BUE) !!
..Ghigo..: APPROFITTIAMO DELLA SOLITA PAUSA FESTIVA PER AFFRONTARE ARGOMENTI CHE
ESULANO (MA SOLO IN PARTE) COL TOPIC DELL'NG.
faccio giusto 1 inciso.
Ieri mi trovavo in ospedale, mentre aspettavo ho...
Investire
12
04-03-2007 14.49.01
Che popolo ridicolo quello italiano...
=?ISO-8859-1?Q?mai_pi=F9_frontiere?=: bastano 2 medaglie d'oro per dimenticare crisi economica e incapacità
varie...
come mai solo noi e altri popoli "ridicoli" ci concentriamo così sugli
eventi sportivi? Perché non abbiamo altro......
Borsa
15
16-08-2004 22.05.41
popolo,POpolo,POPOLOOOO!
Quetzal: Sveglia popolo!
Ma non vi rendete conto che i truffatori e i ladri
continuano a prendere tutti
per il culo?
Ma proprio a tutte le bufale si abbocca??
Non e' bastato aver abboccato al cialtrone...
Borsa
2
21-04-2004 18.10.39
OH POPOLO DI...
fulvio: .... LIBERI PROFESSIONISTI ED IMPRENDITORI. CAPACI CHE NON SIETE ALTRO
PERCHE' VI OSTINATE A SPENNARE I VOSTRI CLIENTI , POPOLO DI MENTI
SOTTRATTE ALLA BORSA!!!
DATEVI AL FIB, AI WARRANT FINCHE'...
Borsa
8
23-10-2003 14.36.53
O POPOLO DI...
IL BECCAMORTO: ....ZAPPATERRA: VADO ANCHE IO A VANGARE:
CON I GRANDIOSI GUADAGNI (?) DEI MIEI SHORTS (CIOE' DEI MIEI PANTALONI
CORTI) HO ACQUISTATO UN PEZZO DI TERRA.
DOPO APPROFONDITE RIFLESSIONI SONO ARRIVATO...