Drogati di Borsa, quando il trading diventa dipendenza
La notte facevo fatica ad addormentarmi. Aspettavo solo che facesse mattino
per collegarmi e fare i primi ordini. Durante il lavoro poi, appena potevo,
tornavo a casa a controllare l'andamento delle azioni. Compravo, vendevo,
speculavo. Arrivavo a muovere più di diecimila euro al giorno. Qualche volta
andava bene, qualche altra meno. Ma alla fine mi sono trovato senza più un
soldo». La storia che Fabio (nome di fantasia) ci ha raccontato, è quella di
una passione sfociata in dipendenza. Un pallino, quello del trading online,
diventato schiavitù simile all'alcolismo o alla droga, anche se forse il
paragone più azzeccato è con il gioco d'azzardo. Fabio ha puntato i suoi
soldi su azioni e strumenti finanziari complessi al "tavolo verde" della
Borsa Italiana. Operazioni rischiose, fatte solo con un portatile e una
connessione a internet, che gli hanno fatto perdere oltre 150mila euro.
Cos'è il trading patologico?
Fabio è stato malato di "gioco in Borsa compulsivo", un disturbo mentale
della famiglia degli "internet addiction disorder". Come la dipendenza da
chat, da pornografia online o dai videogiochi. Il trader compulsivo agisce
proprio come un giocatore d'azzardo. Si fa guidare dall'istinto più che
dalle competenze e dalla ragione, non sa mai quando fermarsi, non riconosce
i propri limiti e, come accade spesso ai malati di poker, finisce per
perdere grosse cifre. Non ci sono statistiche, ma gli specialisti concordano
nel dire che è un fenomeno "molto sottovalutato". Dai medici, dai
professionisti della finanza, e dalla società. «È molto difficile
individuare un problema di dipendenza da trading - spiega Paolo Cavedini
psichiatra del San Raffaele di Milano, specializzato in dipendenza da gioco
d'azzardo - chi passa la giornata davanti al videopoker è evidentemente
malato. Chiunque lo riconosce. Per chi fa trading è diverso. Fare
investimenti in azioni o obbligazioni è un'attività socialmente accettata.
Per cui, chi ha delle grosse perdite, non è necessariamente una persona con
dei problemi psichiatrici. Nella maggior parte dei casi è uno che ha fatto
un investimento sbagliato».
Come si diventa schiavi di Borsa?
Non sono cause specifiche a scatenare la compulsività. Nella maggior parte
dei casi è la combinazione di diversi fattori. C'è la predisposizione
fisiologica ad esempio. «Alcune persone - spiega Paolo Cavedini - hanno una
maggior percezione del livello di rischio a cui vanno incontro e riescono a
rimanere freddi e prendere decisioni giuste anche in condizioni di stress.
Altri invece si fanno prendere più facilmente dall'emotività. Questi ultimi
sono i soggetti più a rischio». Ci sono poi fattori esterni. Ad esempio un
crollo inaspettato dei listini che manda in fumo un investimento.
Per Fabio, l'inizio della fine ha coinciso con il crack della Parmalat del
2003. «Me lo ricordo bene - racconta - da un giorno all'altro persi quasi
30mila euro. E pensare che la settimana precedente ne avevo guadagnati
mille». La batosta è pesante e Fabio cerca di farvi fronte come può, ma a un
certo punto la situazione gli sfugge di mano. «Ero ossessionato dal
recuperare quei soldi - racconta - è così iniziai a fare investimenti sempre
più rischiosi. Puntai sui covered warrant (strumenti finanziari molto
complessi, solitamente appannaggio di esperti e trader professionisti, ndr).
Ogni giorno compravo e vendevo, compravo e vendevo. Mettendoci sempre più
soldi. Senza accorgermene, diventai dipendente». Fabio cerca in tutti i modi
di nascondere la realtà ai suoi familiari. Ma sua moglie si rende conto che
qualcosa non va. Inizia a chiedere aiuto. A psichiatri, psicologi e anche al
SerT (il Servizio tossicodipendenze che aiuta anche i malati di gioco
d'azzardo). Ma, nel migliore dei casi, si sente rispondere: «Signora, suo
marito sta benissimo, ha solo fatto degli investimenti sbagliati». Qualcuno
addirittura le consiglia di divorziare. Intanto però la situazione
finanziaria della famiglia precipita. È il mese di marzo del 2007, quando
Fabio tocca il fondo. Un ribasso del titolo Tenaris e il suo conto in banca
si svuota: in pochi anni ha dilapidato 150 mila euro.
«Fu allora che confessai tutto a mia moglie, che fino ad ora non sapeva
quanto avevo investito. D'accordo con lei decisi di intestarle quanto
restava dei miei risparmi, e affidarle la gestione del conto corrente». Ma a
quel punto Fabio, per reazione all'astinenza da Borsa, cade in depressione.
Appena recupera dei contanti li va a giocare al videopoker o al gratta e
vinci. Nel mese di ottobre, si ricovera al San Raffaele di Milano. Una
scelta obbligata, considerata la gravità del suo problema. «Per quindici
giorni, io e mio figlio ci davamo i turni per sorvegliarlo - racconta la
moglie - perché in ogni momento c'era il rischio che fuggisse e andasse al
bar a giocare al gratta e vinci». Dopo il ricovero, Fabio inizia un ciclo di
sedute di psicoterapia con cadenza settimanale e ora mensile. Oggi sta
cercando faticosamente di ricostruirsi una vita.
Chi è il trader compulsivo?
Non è possibile stilare un profilo del giocatore in Borsa patologico. Non ci
sono dati o statistiche. Ma dalle testimonianze che abbiamo raccolto è
emerso che questo disturbo interessa sia dilettanti del trading, come Fabio,
che di lavoro fa il commesso, che professionisti della finanza. La storia
che ci ha raccontato Daniela Capitanucci, psicologa che lavora per
un'associazione specializzata nelle cosiddette "nuove dipendenze", ne è la
riprova. «Ho avuto in cura un consulente finanziario, impiegato in una
banca - racconta - tra la fine degli anni 90 e il 2000 iniziò ad avere i
primi problemi. Faceva investimenti molto rischiosi, sia sul suo conto, che
sui portafogli che aveva in gestione. A un certo punto però, ebbe una grossa
perdita sul conto di un suo cliente. Da quel momento entrò in una spirale
pericolosa, spinto dalla necessità di recuperare il capitale perduto. Iniziò
a sottrarre fondi dai conti dei clienti, per acquistare e rivendere titoli.
Ad un certo punto però la banca si accorse delle irregolarità, scoprendo un
buco per oltre 200 milioni di lire. L'istituto decise di non fargli causa
per evitare che la notizia uscisse generando uno scandalo. Ci fu un accordo:
la banca non lo avrebbe querelato in cambio del suo silenzio. L'unico
risarcimento fu la trattenuta della sua liquidazione. Un'ottima soluzione
per lui, che avrebbe rischiato il carcere in caso di condanna».
La conferma di come la dipendenza da trading sia un problema da cui non sono
immuni gli addetti ai lavori arriva anche da Dario Angelini, psicologo
terapeuta del Laboratorio Famiglia di Roma. «Tra i miei pazienti ho avuto
studenti di economia e commercio e professionisti - fa sapere - persone
estremamente competenti che, proprio per la loro conoscenza approfondita del
funzionamento dei mercati si sentivano troppo sicuri di se e hanno finito
per rovinarsi».
Non è raro poi che professionisti della finanza si rivolgano a specialisti
anche quando il problema non ha raggiunto un livello di gravità tale da
essere considerato patologico. «Ho avuto in cura un consulente finanziario e
un trader professionista che lavora in una società di broker» dice Paolo
Cavedini. «Hanno chiesto il mio aiuto perché, nonostante un altissimo
livello di competenza nel loro lavoro, non riuscivano ad essere lucidi ed
efficienti come volevano. Abbiamo fatto sedute di psicologia
comportamentale. Successivamente gli ho insegnato delle tecniche di
rilassamento per aiutarli a gestire meglio il momento della decisione».
Allenare la mente per evitare i rischi
Abbiamo consultato diverse banche e società finanziarie sull'argomento. Il
trading compulsivo è un disturbo poco o per niente conosciuto e non ci è
stato segnalato nessun caso dalle aziende. Un po' perché è il fenomeno è
marginale e difficilmente individuabile. Un po' perché episodi di questo
genere, come dimostra la testimonianza della dottoressa Capitanucci, tendono
a passare sotto silenzio.
C'è poco interesse agli aspetti psicologici del gioco in Borsa da parte
delle aziende. Ma negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo. Directa, uno
dei primi broker telematici in Italia, da un paio di anni ha inserito nei
suoi corsi di formazione per operatori professionisti e aspiranti trader,
una lezione sugli aspetti psicologici del gioco in borsa. Durante i
seminari, la psicologa Valentina Esposito spiega quali sono i rischi dietro
l'eccesso di trading e come prevenirli. «Le piattaforme per fare
investimenti su internet sono studiate apposta per indurre l'utente
all'azione. Ci sono diversi stimoli percettivi come luci, colori e suoni.
Questo fa si che nelle operazioni sia maggiore efficienza. Tuttavia il
sovraccarico di informazioni può spesso indurre all'errore. Nei miei
seminari faccio presente questi "effetti collaterali" e do qualche dritta su
come evitarli. Tutto si gioca sulle emozioni. Quando il trader individua e
riconosce i suoi stati d'animo nei momenti di stress, è anche più in grado
di controllarli».
Anche Banca Sella, nel piano formativo Sella.it 2008, ha inserito un
seminario simile. Lo tiene Giorgio Sogliani, analista tecnico del Gruppo
Banca Sella. Il titolo del corso è "Dalla psicologia della finanza
all'allenamento mentale per il trader: idee e tecniche operative". Durante
l'incontro-laboratorio si cerca di aiutare i trader ad adottare un metodo
efficiente per operare sui mercati finanziari con razionalità, controllando
la propria emotività.
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Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto,
l'ultimo fiume avvelenato,
l'ultimo pesce pescato,
l'ultimo animale libero ucciso...
Vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.
(Nativi Cree).
Re: Drogati di Borsa, quando il trading diventa dipendenza
"C'è un GAP aperto a 0,22!!!!®" <Ziosegnalll@Zio.itt> ha scritto nel
messaggio news:u5zlk.127729$FR.395686@twister1.libero.it...
mah, sembra uno dei soliti articoli che tirano fuori sistematicamente alla
fine di qualche fase di ribasso ...
di sicuro c'è il fatto che in questi due anni molta gente ci ha rimesso
anche le mutande, ma sto giornalismo da libro cuore non l'ho mai digerito
l'articolo mi pare mal costruito, in quanto "sono arrivato" a muovere 10.000
? al giorno non si adatta certo a un trader incallito con 150.000 euro di
patrimonio ... che scambia molto di più, indubbiamente
Re: Drogati di Borsa, quando il trading diventa dipendenza
begano ha scritto:
> l'articolo mi pare mal costruito, in quanto "sono arrivato" a muovere 10.000
> ? al giorno non si adatta certo a un trader incallito con 150.000 euro di
> patrimonio ... che scambia molto di più, indubbiamente
non potevano mettere nell'articolo che il trader in questione muoveva
piu' di 10000 euro al giorno altrimenti qualcuno avrebbe puntato il dito
sulle commissioni...
10000 euro mossi sul mercato al giorno generano 6000 euro di commissioni
annue, 100000 ne generano dieci volte tanto.
Con un capitale di 150000 euro , un'operativita' giornaliera e un
bilancio in pareggio bastano due anni perche' le sole commissioni
cosumino l'intero capitale.
....e' successo anche a me
Re: Drogati di Borsa, quando il trading diventa dipendenza
> non potevano mettere nell'articolo che il trader in questione muoveva piu'
> di 10000 euro al giorno altrimenti qualcuno avrebbe puntato il dito sulle
> commissioni...
sicuramente è un errore
io con 25 mila l'altro giorno ho fatto più di4 milioni di controvalore
"Andy®" <nessunamail@buonamail.it> ha scritto nel messaggio
news:4896efc1$0$11372$5fc30a8@news.tiscali.it...
> begano ha scritto:
>> l'articolo mi pare mal costruito, in quanto "sono arrivato" a muovere
>> 10.000 ? al giorno non si adatta certo a un trader incallito con 150.000
>> euro di patrimonio ... che scambia molto di più, indubbiamente
> 10000 euro mossi sul mercato al giorno generano 6000 euro di commissioni
> annue, 100000 ne generano dieci volte tanto.
> Con un capitale di 150000 euro , un'operativita' giornaliera e un bilancio
> in pareggio bastano due anni perche' le sole commissioni cosumino l'intero
> capitale.
> ...e' successo anche a me
[OT] Quando la sfiga diventa leggenda...
Jork: ....Il masterizzatore non andava più, si sono bruciati 2 HD ed il risultato è
stato una perdita dati di 3 mesi... :-(((((
Rieccomi dopo una settimana d'inferno...
Prego quindi:
- Orsotoro...