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Vecchio 25-06-2008, 13.33.32
Sandrelli
Guest
 
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Predefinito Un articolo su Veltroni ... ma anche ... altri due ...

Ma i numeri condannano il modello Walter
da il Giornale online – di Redazione
da Roma
«Si può affermare, con tutte le cautele del caso, che il Comune di
Roma versi in una situazione di grave difficoltà finanziaria». Una
delle cose meno chiare di questi giorni di aspre polemiche sul «buco»
nei bilanci del Campidoglio è tutta in questa frase del dossier sui
conti del comune redatto dagli ispettori della Ragioneria generale
dello Stato. Il Pd ritiene la relazione corretta, ma poi ripete come
un mantra che «il buco non esiste», nonostante la «corretta»
relazione, evidentemente, dica il contrario.
A dirla tutta gli ispettori, in quelle 34 pagine, evidenziano anche la
tendenza dei conti «al peggioramento, a politiche invariate, nel 2009
e 2010, esercizi sui quali si scaricherà sicuramente un maggior costo
del debito». E parlano di un «problema dei presunti debiti fuori
bilancio», mettendo in guardia dalle «incognite per l’andamento degli
strumenti derivati sottoscritti dall’Ente». Fino a rompere ogni
indugio per concludere che «si può dire con certezza che appare
necessario invertire la tendenza inerziale del bilancio poiché, ad
avviso di chi scrive, le risultanze riportate indicano che, al
momento, l’andamento delle entrate e delle spese non garantisce la
sostenibilità finanziaria, nemmeno nel breve periodo».
Il quadro non è roseo, nonostante chi ha amministrato Roma tra grandi
eventi, feste e notti bianche ora smentisca l’emergenza e parli con
toni sdegnati di «can can» e di «attacco politico». Dopo la conferenza
stampa con cui Veltroni ha sposato la linea del negare e scaricare,
Alemanno spiega di non volersi «far trascinare in una polemica di cui
pare difficile comprendere il senso e la natura, dal momento che non
sono stati contestati nel merito i forti elementi di criticità nei
conti del bilancio». Ma il sindaco, senza mai citarlo, ammonisce il
suo predecessore: «È molto pericoloso per la città di Roma negare, o
minimizzare, l’esistenza di un’obiettiva e grave emergenza finanziaria
che investe il bilancio del Comune». Farlo potrebbe «dare nuovi
argomenti a coloro che negano la necessità di un forte intervento
governativo per risolvere la pesante crisi economico-finanziaria in
cui versa il Campidoglio», insiste il sindaco, invitando infine
l’opposizione a una «collaborazione politica e istituzionale».
Ma era scontato che la macchina di propaganda che per anni ha lavorato
alla tenuta del consenso di Veltroni si rimettesse in marcia: in ballo
c’è il modello Roma, cioè il curriculum stesso del Veltroni
amministratore. La pensa così il capogruppo del Pdl a Montecitorio,
Fabrizio Cicchitto, che non si stupisce dell’«operazione mediatica» di
Veltroni, utile a «tamponare una situazione obiettiva della quale ci
sono tutti i riscontri sul terreno economico-finanziario», lasciata in
eredita dal leader del Pd ad Alemanno. Non è un caso nemmeno l’ultima
«minipolemica», nata sulla decisione del nuovo sindaco di chiudere
l’ufficio «decoro urbano», una specie di task-force creata da Veltroni
e che rispondeva direttamente al primo cittadino per cancellare
scritte, strappare manifesti, occuparsi di «interventi-vetrina» contro
il degrado, ad alta visibilità. Come se l’Ama, la ex municipalizzata
che si occupa della nettezza urbana, avesse altro da fare. Il Pd ha
strillato contro la decisione di cancellare l’ufficio. Ma appena due
giorni fa un consigliere comunale del Pdl, Fabrizio Santori, aveva
rivelato che il bando di gara per l’affidamento del servizio, retaggio
degli ultimi giorni veltroniani, valeva 4 milioni di euro. Solo una
goccia nella situazione finanziaria del Campidoglio, che per il
sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas è «un mostro a due teste»,
tra il «debito che si avvicina ai 10 miliardi di euro» e la holding
del comune, «fatta da 80 società con 34 mila dipendenti contro i 27
mila del Campidoglio ufficiale».
Nel gioco delle cifre Francesco Storace, indicato da Veltroni come
responsabile del buco nella sanità laziale, e quindi come causa
dell’emergenza finanziaria capitolina a causa dei mancati
trasferimenti Regione-Comune, rispolvera il suo sarcasmo:
«Evidentemente Veltroni è impazzito, se fa i conti sul Comune con la
stessa leggerezza con cui li fa per la Regione c’è da preoccuparsi».

D’Alema fa il "rosso" per affondare Veltroni
di Luca Telese
«Red è una risorsa... non è nata per rompere le scatole a Veltroni»..
Ecco: due ore di assemblea, tutto qui. Anche se ripetuto - con
variazioni minimali - per ben undici volte. È caduto un altro mito.
Per i cronisti abituati alla «dalemologia» (la scienza che si propone
lo studio di Massimo D’Alema) in tutti questi anni di morti
(politiche) e risurrezioni avventurose, fra dissensi, battaglie,
congressi e avventure nel post-comunismo, una sola costante era
rimasta ferma. Se andavi a sentire il «leader maximo», non tornavi mai
con il taccuino vuoto.
Negli anni del post-comunismo i leader del Pci-Pds-Ds si sono
specializzati nel non dire più nulla, ma nel dirlo benissimo. Lui no:
tra battute affilate, invenzioni intellettuali, squarci di analisi,
provocazioni, sofisticate invettive (per i giornalisti, ma non solo)
potevi non condividere una parola, ma sempre rimanevi incantato dalla
costruzione retorica perfetta, da quello che Sabina Guzzanti ha
fissato una volta per tutte nella immaginifica metafora del
«Dalemone».
Anche per questo ieri, per la grande kermesse di presentazione di
«Red» (Riformisti e Democratici) la nuova rivista-associazione
trasversale animata dall’ex premier, si era scomodata la folla delle
grandi occasioni: tutta la stampa politica, «osservatori speciali» (da
Lucia Annunziata biancovestita, a Enrico «Cortina» Cisnetto) e poi
parlamentari, ex parlamentari, ex socialisti (Gianni Pittella), ex
Cristiano sociali (Mimmo Lucà), ex Verdi (Paola Balducci), ex Ppi
(Gigi Meduri), ex ministri (Turco, Pollastrini e Bersani), ex Udeur
(Nuccio Cusumano, quello svenuto per la fiducia a Prodi!), Udicini in
armi (Francesco D’Onofrio). Trepidante attesa per Franco Marini (non
arriva), in sua vece parla il fedele Nicodemo Oliverio, e con lui una
raffica di relatori soporiferi. Ci si aspettava attori e vip: c’era
solo società politica.
Brillano in prima fila il cranio lucido di Nicola Latorre (che si
tormenta le unghie), il vestitino verde di Barbara Pollastrini (che si
tormenta la fede), l’abito marrone di Ignazio Marino (che si tormenta
le articolazioni accavallando e scavallando le gambe). Un signore
baffuto in terza fila si addormenta a bocca aperta. Se non fosse per
una grintosissima Livia Turco che scuote la platea parlando di
qualcosa di vagamente reale... «Facciamo attenzione a criticare la
tessera sociale di Tremonti perchè quando non si arriva a fine
mese...». Oppure: «Il centrodestra ha vinto perchè aveva una visione
della società». E infine, cazzutissima, quasi urlando: «C’è in questo
paese, oggi, un clima culturale di conformismo! Si cacciano gli
immigrati? Si irridono i poveri? Si violano le regole? E noi che
facciamo?». Viene giù la sala, ma subito tutto torna a sopirsi
nell’umidità soffocante, tra i velluti scoloriti del cinema Farnese e
il lessico del Pd, costellato di astrazioni, metafore politologiche,
aria fritta. La Turco resta l’unico brivido (insieme a una tosta
Barbara Pollastrini). Per il resto meglio dimenticare: gli uomini -
chissà perché! - parlano tutti mano nella tasca e petto in fuori alla
D’Alema. Pittella invoca «la mescolanza» e avverte: «Questo non èun
luogo di congiure e assalti al gruppo dirigente». Il giovane Roberto
Speranza spiega: «Lo spirito dell’iniziativa è costruttivo». Persino
la Turco avverte: «Parlerò con senso di responsabilità». Il
«lettiano» (nel senso di Enrico) Francesco Boccia spiega: «La
contaminazione fra chi viene dai ds e Margherita, soprattutto fra i
giovani c’è già». Aggiunge: «Io cattolico, mi sento già socialista
europeo». Pierluigi Bersani invoca «Sintesi nuove», e prefigura
l’immagine messianica del Pd come «fiume che deve avere tanti
affluenti».
E quando finalmente il leader arriva pensi a tutti i suoi ritorni in
campo: dopo la vittoria su Veltroni nel 1994; dopo la sconfitta delle
amministrative nel 1999; dopo l’anno sabbatico (peraltro mai preso)
nel 2003; al varo della fondazione Italianieuropei. Ogni volta «il
leader maximo» tornava con una idea nuova che accendeva i cuori dei
fedelissimi. Stavolta l’idea non c’è. D’Alema ripete mille volte che
«Non è una corrente», che lui vuole «allargare il campo», che «i
soliti giornalisti useranno categorie vecchissime, la corrente, le
pravde e il gruppo antipartito». A sentir lui Red «non è un invito a
far casino», «sarà solo un luogo di confronto della società italiana»,
che - unica battuta - «non nasconde nel colore del suo acrostico
nessuna pretesa egemonica». Spiega: «Sono tra quelli che hanno
sostenuto Veltroni e non si è pentito». E poi parla di convegni, tv
satellitari, reti da tendere. Per capire cosa gli passa per la testa
bisognerebbe risentirlo col decoder. Nei capannelli all’uscita ti
spiegano: «Walter è preoccupato». Ma l’ennesimo duello fra veltroniani
e dalemiani, ieri, al Farnese, aveva il sapore di una guerra punica.
Se D’Alema dice 11 volte «Red non è una corrente» noi «iene
dattilografe» (ipse dixit) dovremmo credergli. Ma se poi fosse vero,
sarebbe più triste.

Veltroni cade nel buco di bilancio
di Massimo Malpica
Roma
Buonismo addio, realismo anche.
E nervi a fior di pelle, tanto da perdere persino un po’ del suo
proverbiale bon ton democratico: «Se c’è una materia di cui il
presidente del Consiglio non dovrebbe parlare sono i buchi di
bilancio, essendo un esperto in materia, con l’aumento del deficit
statale di 30 miliardi tra 2001 e 2004», sibila in chiusura di
incontro un Walter Veltroni più attento a spargere accuse qua e là che
a confutare i numeri della Ragioneria dello Stato sulle condizioni
delle casse del Comune di Roma.
Sulla graticola per le polemiche sulla sua gestione contabile del
Campidoglio, ieri Veltroni per la prima volta decide di passare a
difendersi. Prendendosela un po’ con tutti, tranne che con se stesso.
Prima nega il buco, un po’ «invenzione», un po’ «bufala mediatica».
Poi, sotto sotto, cerca di scaricare la crisi di liquidità del
Campidoglio sul deficit sanitario della Regione Lazio, e siccome il
governatore è l’alleato Marrazzo, prova anche a scaricare quel deficit
sulla vecchia giunta Storace. Marrazzo, anzi, «ha dimezzato il
deficit», precisa.
Ma, nel merito, non aggiunge nulla al dibattito, ricalcando le
osservazioni già sollevate nei giorni scorsi dal suo ex assessore al
Bilancio Marco Causi e distinguendosi, semmai, per il continuo puntare
altrove il dito. «Il debito a Roma è cresciuto meno rispetto al dato
nazionale», afferma, lanciando poi molte frecciatine velenose in
direzione di Milano, che «ha un indebitamento pro capite superiore
alla Capitale». E quanto alla consistenza del debito, l’ex sindaco si
arrocca sulla cifra di 6,8 miliardi, contestando la «dinamica di chi
spara cifre al rialzo», inserendo nel conto anche gli 1,2 miliardi di
euro di aperture di credito per gli investimenti infrastrutturali.
Contare anche quell’indebitamento nella cifra, secondo Veltroni,
sarebbe come «calcolare nel debito nazionale, per esempio, le
pensioni: avremmo un aumento del 1.000 per cento». Peccato, per il
leader del Pd che si scaglia contro chi «rovina l’immagine di Roma» e
gonfia ad arte le cifre «per puro attacco politico», che sommare il
debito iscritto in bilancio agli stanziamenti per gli investimenti non
sia un’iniziativa «malandrina» della maggioranza per screditarlo. A
fare l’addizione è proprio quel dossier della Ragioneria generale
dello Stato, che pure il Pd considera impeccabile: lì, a pagina 16, si
legge che «il debito nominale, o per meglio dire contrattualizzato,
risulta essere, a fine 2007, di 8,15 miliardi di euro». In fondo, se
il Governo ha deciso di concedere una congrua anticipazione alle casse
capitoline (500 milioni di euro) qualche problemino finanziario
preesistente ci sarà pure stato.
Eppure tutta la querelle sui conti, per Veltroni, è solo una manovra
ordita dal premier per attaccare lui, capo dell’opposizione. Finendo
per «prendere in giro i cittadini, non solo quelli romani», ammonisce
il leader del Pd, quasi rimarcando la sua nuova dimensione nazionale
mentre tenta di difendere il suo «modello Roma». Persino la Notte
Bianca, che il Campidoglio ha deciso di non replicare nel 2008, è
l’occasione per rivendicare i fasti della sua gestione, con l’accusa
per Alemanno e la sua giunta non di voler risparmiare, ma di «non
essere in grado» di organizzarla.
Curioso che, parlando di «prese in giro» per i cittadini, Walter butti
nel calderone delle «controaccuse» pure l’abolizione dell’Ici,
ovviamente bollata non come misura gradita ai proprietari di prima
casa, ma come mancato introito, quasi una «causa futura» delle
difficoltà economiche del Campidoglio.
Alt 25-06-2008, 13.33.32
borsa-italia.net
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  #2  
Vecchio 25-06-2008, 13.42.36
ginopilotino
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Un articolo su Veltroni ... ma anche ... altri due ...

Sandrelli ha scritto:
> Ma i numeri condannano il modello Walter
> da il Giornale online – di Redazione


Leggi troppo cioe' che invece andrebbe usato per altro.

Ciao ... Dino
  #3  
Vecchio 25-06-2008, 14.58.12
bony
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Un articolo su Veltroni ... ma anche ... altri due ...


"Sandrelli" <chessworld@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:0387d528-3cb0-4aa1-916d-a11df18f18fc@y38g2000hsy.googlegroups.com...
Ma i numeri condannano il modello Walter
da il Giornale online – di Redazione

Milano ha più debiti di Roma.

Tanto per capirci.
Quando ci sono stati disordini a Milano con la Moratti, la colpa era del
ministro degli interni Amato che non aveva mandato 500 poliziotti.
Quando a Roma ci sono stati disordini, la colpa era di Veltroni.
Due pesi due misure.
Libero, il Giornale, La Padania ed il Resto del Carlino più le TV di
Berlusconi
ed il gioco è fatto perchè alla Rai ci sono i voltagabbana per tutte le
stagioni
più Mazza(nomina AN) al TG2, il froscetto( F.I) alla Rete Uno ed il gioco è
fatto:
le bugie passano come acquetta fresca.

  #4  
Vecchio 25-06-2008, 15.01.03
Oscar Dabagno
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Un articolo su Veltroni ... ma anche ... altri due ...


"bony" <

> Tanto per capirci.



AEDES + 10% alla faccio del caciottaro
PRRRRRRRRRRRRR


 

Tags
articolo, veltroni
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