Il libro di Roberto Saviano ci ha spiegato che la parola "camorra" è un
ferro vecchio, non la usa più nessuno tra i diretti interessati e non
significa niente. Ci ha fatto gelare il sangue parlandoci, con la competenza
e la conoscenza di chi ha visto le cose da vicino, di qualcosa che è molto
più che un gravissimo, esteso, radicato, impunito e duraturo fenomeno
criminale, ma è un "sistema" aziendale che guida e governa l´economia e la
vita di interi quartieri, intere città e province, intere regioni d´Italia.
Il film di Matteo Garrone, anche se sceglie solo alcune tracce del libro e
circoscrive il suo percorso a cinque storie, ricalca del libro l´andatura a
quadri slegati e indipendenti gli uni dagli altri. Non una narrazione
lineare, non una vicenda con inizio, sviluppo e fine. Sembra che però libro
e film convergano nella conclusione: tutto questo si può forse osservare,
conoscere, studiare e perfino denunciare se si ha il privilegio di guardare
le cose da fuori, da zone salve, o la forza e il coraggio di farlo, ma le
cose stanno così e in sostanza non c´è niente che si possa fare per
cambiarle, recuperarle e guarirle. Il messaggio tanto cupo da indurre di
pagina in pagina nella tentazione di girare la testa dall´altra parte ma
coraggioso e temerario del libro diventa un messaggio di impotenza nel film.
Né in un caso come questo ci si può trincerare dietro l´affermazione che si
tratta di "una storia", di "un racconto". Che storia, che racconto? Si è
scelto di parlare della più terribile emergenza nazionale, presentissima e
attualissima. Dunque, sebbene non sia in discussione che Garrone è oggi uno
dei registi italiani (e non solo) più dotati, soffermarsi su luci e
inquadrature, scelte musicali, montaggio e recitazione - tutto peraltro di
pregio - appare esercizio sterile e tempo perso. È il film, la sua
potentissima ispirazione civile e il suo ancoraggio a una mostruosa realtà a
invitarci in questo senso. A farsi la domanda: serve? A che serve? Aiuta a
trovare soluzioni? Viene la tentazione di pensare che romanzi e film e forse
perfino inchieste giornalistiche e televisive non servono più e casomai
amplificano un immaginario del terrore che inorgoglisce e fa sentire
glorificati i boss; che sarebbe meglio tacere e lasciare il campo all´opera
repressiva per un verso e per l´altro a un radicale e paziente lavoro di
investimento sull´educazione, l´istruzione e il lavoro delle generazioni
future, a lunga e lunghissima scadenza. Perché, allora, certi problemi
abitualmente non ce li facciamo di fronte alla letteratura o al cinema
americani dedicati alla malavita ma neanche davanti ad altri casi nostri
come Romanzo criminale? Forse perché è proprio l´efferatezza senza spiragli
esposta con puntiglio entomologico da Saviano, efferatezza che va molto al
di là dei classici campi criminali ma permea tutto dall´alta moda al
traffico di rifiuti, a dirci che questa è l´ultima spiaggia, a lanciare un
allarme definitivo. Il paesaggio infernale di luoghi chiamati Scampia,
Secondigliano e Casal di Principe, se non è fotogenico folclore partenopeo
(anche lo schifo estremo può essere fotogenico) soffermarsi su bambini e
adolescenti la cui unica scuola è quella delle armi e la cui unica
aspirazione è quella di essere affiliati ai clan, chiama a un esame di
coscienza che va molto, ma molto al di là della disamina sulle qualità di
uno spettacolo cinematografico. Due soli personaggi incarnano il debolissimo
barlume di speranza che non tutto è perduto. Il sopraffino sarto Pasquale
che smette di mettere la sua arte al servizio del lavoro nero finanziato dai
clan e destinato all´alta moda gloria mondiale del "made in Italy". E il
neolaureato Roberto che si ribella al datore di lavoro (Servillo) che tratta
rifiuti tossici per conto di rispettabilissimi interlocutori del nord. Il
film di Garrone inizia il suo viaggio e porta il suo agghiacciante spaccato
italiano sotto i riflettori di una prestigiosa tribuna internazionale.
Chissà che cosa capiranno, chissà che cosa penseranno?
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Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto,
l'ultimo fiume avvelenato,
l'ultimo pesce pescato,
l'ultimo animale libero ucciso...
Vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.
(Nativi Cree).
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L'ultilizzo che ne faro' sara...
Fineco
2
24-05-2007 18.08.30
Recensione
arcurelio: Vi segnalo il seguente libro:
John Allen Paulos
Un matematico gioca in borsa
Consigli e sconsigli per chi vuole diventare ricco con le buone azioni
224 pagine
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