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Vecchio 05-05-2008, 15.54.20
pirex
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Predefinito Puoi fare tutto, in questo Paese, tranne che "disturbare lor signori"

Puoi fare tutto, in questo Paese, tranne che, come si usava dire un tempo,
"disturbare lor signori", cioè toccare interessi forti o rompere i tabu
consolidati del sistema-regime.
Puoi esaltare come vuoi le "magnifiche sorti e progressive" della
globalizzazione e della inedita libertà che la Rete ci consente: ma se un
ministro, anzi un viceministro delle Finanze ancora in carica, si azzarda a
mettere in Rete le dichiarazioni dei redditi degli italiani, scoppia il
finimondo. Denunce alle Procure, indignazione diffusa, allarme
(stupidissimo) sul favore che verrebbe così reso a mafie, organizzazioni
criminali, nonché vicini invidiosi.

Addio "trasparenza", addio libertà d'informazione - tutta e solo carta
straccia, è il caso proprio di dire.

Nel Paese in cui evadere il fisco è considerata, dai più, una virtù, anzi
un'arte sopraffina, non solo e non tanto il "quanto guadagni" ma il "quanto
dichiari" al fisco, ovvero alla collettività, è considerato un segreto
personale da custodire gelosamente, un fatto di privacy - quasi come la
propria vita sessuale e sentimentale.

Ma come si fa a sostenere la natura privatistica, personalissima,
"inviolabile", di una questione che attiene a uno dei fondamenti della vita
pubblica e della democrazia, cioè il rapporto tra cittadino e Stato, cioè il
"patto fiscale"? Sì, puoi fare tutto.

Tranne che mettere in discussione la sacralità del Denaro, l'unica vera
religione del nostro tempo.

Tranne che mettere in Rete, la moderna agorà del nostro tempo, la
possibilità di conoscere i comportamenti politici dell'establishment e delle
classi ricche (Vincenzo Visco, per me, merita un appoggio incondizionato.
Ahi, ma perché questo centrosinistra fa cose davvero apprezzabili solo
quando è già morto?).
Puoi fare tutto: e sarai perdonato (quantomeno dal sistema
dell'informazione) se appartieni al mondo degli inclusi.

Puoi anche ammazzare di botte un povero giovane, che non ti voleva dare una
sigaretta: ma se sei parte di un branco di "bulli", bianchi e padani della
leghista Verona, i maggiori quotidiani (come hanno fatto ieri "Corriere" e
"Repubblica") non dedicheranno all'agghiacciante episodio neppure un titolo
di prima pagina.

Immaginate quale sarebbe stato il rilievo mediatico, e politico, se il
gruppo omicida fosse stato di rom, romeni o marocchini?

Quali e quante riunioni straordinarie del Consiglio dei ministri ci
sarebbero state?

Quali e quanti leggi sulla sicurezza sarebbero state proposte?

Ma erano italiani, e la campagna elettorale appartiene ormai al passato. E
nel Paese si respira un altro clima.
Dove puoi fare tutto, ma all'interno di confini ben rigidamente
predeterminati - specie e anche all'interno di quel servizio pubblico che ha
nome Rai.

Se cerchi di usare questo servizio per i suoi scopi primari - fornire
un'informazione documentata su ciò che accade e si muove nella società - se
rompi, per una volta, la coltre del conformismo, dando conto di un fenomeno
che accade, come quello di Beppe Grillo e che coinvolge, a torto o a
ragione, milioni di persone, come ha fatto giovedì scorso Michele Santoro,
apriti cielo e spalancati terra.

Mai, a nostra memoria, il presidente della Rai ha usato parole di condanna
così severe.
Raramente, come in questa circostanza, la reazione è apparsa di scandalo -
sembra di esser tornati ai tempi in cui Alba Arnova danzò in Tv con una
calzamaglia color carne - era ancora la Tv in bianco e nero! - e l'Italia
democristiana e benpensante vomitò indignazione per mesi.

Si può eccepire, certo e anche non poco, sugli show di Grillo, sulle scelte
di "Annozero" come su quell'aria da eterno primo della classe di Marco
Travaglio - figuriamoci poi se un comico-guru, a metà tra spettacolo e
politica, a metà tra radicalismo di sinistra e populismo, non dice un
mucchio di cose che non si possono condividere (come per esempio
l'abolizione dei giornali fuori dal coro).
Ma il problema non è questo. E', anche qui, la natura spropositata della
reazione. E' la minaccia censoria monodirezionale, che cioè persegue
soltanto le "parole di troppo", le opinioni, le idee che disturbano.
E' la concezione conformista e perbenista del servizio pubblico.
E' il trionfo, eterno, del "si fa, ma non si dice", così peculiare di
questo Paese.



Non sarà anche per qualcuna di queste ragioni che l'Italia è all'(umiliante)
ventinovesimo posto nella classifica mondiale della libertà d'informazione?

Non sarà che la libertà d'informazione - uno dei beni fondativi della
modernità, una delle architravi della democrazia - va all'indietro, invece
che in avanti, in proporzioni perfettamente inverse al procedere della
globalizzazione?
Oltre il sessanta per cento del globo terracqueo è radicalmente escluso
(apprendiamo dalle cifre diffuse ieri, giornata mondiale dedicata al tema)
anche da una parvenza di stampa e informazione libere.
In vaste zone del mondo, i giornalisti vanno in galera, vengono perseguitati
e sempre più spesso fatti fuori - accade nella Russia di Putin, grande amico
(ma non solo) del nostro prossimo premier.
In altre, quelle più sviluppate (come il civilissimo Giappone), sono
soggetti o a codici o a pratiche di vero e proprio regime.
In altri ancora (come il nostro, con molte lodevoli eccezioni), sono vittime
di autocensura, conformismo, servilismo.

Diciamoci la verità che, come recitava la vecchia canzone di Caterina
Caselli, quasi sempre "fa male": alla borghesia attuale non solo non importa
nulla di avere un'informazione davvero libera - libera nella sostanza,
autonoma, non condizionata da chi ha potere - ma la teme.

Rimuovendo le proprie origini rivoluzionarie (i giornali e l'informazione,
nel senso moderno del termine, sono nati durante la Rivoluzione francese,
per far conoscere al citoyen nascente che cosa si discuteva nella
Convenzione e che cosa sostenevano i diversi club, a loro volta partiti
nascenti), i borghesi di oggi hanno trasformato l'informazione in una branca
dei loro commerci, il cui valore coincide soltanto ed esclusivamente con
quello che rende o non rende - in termini di denaro, potere, consenso,
controllo delle opinioni. Tutto il resto discende da qui.
Ed è un esempio lampante, uno dei più drammatici, del divorzio ormai
consumato tra capitalismo e liberalismo,tra logica pura del mercato e
pratica della libertà.
Lo ha capito anche Giulio Tremonti..


Rina Gagliardi
04/05/2008
http://www.liberazione.it/



Alt 05-05-2008, 15.54.20
borsa-italia.net
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  #2  
Vecchio 05-05-2008, 15.59.14
* Jack * ~DueHammer~
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Predefinito Re: Puoi fare tutto, in questo Paese, tranne che "disturbare lor signori"

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de profundis clamavi ad te domine


 

Tags
disturbare lor signori, paese, puoi, tranne, tutto
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Puoi fare tutto, in questo Paese, tranne che "disturbare lor signori",
pirex: Puoi fare tutto, in questo Paese, tranne che, come si usava dire un tempo, "disturbare lor signori", cioè toccare interessi forti o rompere i tabu consolidati del sistema-regime. Puoi esaltare...
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