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Vecchio 10-03-2008, 16.44.01
kappa
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Predefinito La lezione di un galantuomo

..........Proprio chi, come me, lo ha criticato più di una volta,
su questo giornale (e altrove) per le sue concezioni politiche e per
le
sue modalità d'azione e di comunicazione, ha non soltanto il dovere,
ma anche il diritto di ricordare, anche e soprattutto agli immemori
smemorati del centro-sinistra italiano, quanto in Parlamento e nel
Paese, dobbiamo ai governi guidati da Romano Prodi e a lui stesso,
personalmente.

Senza la sua disponibilità, per due volte il Paese e noi avremmo
dovuto subire
(sì, è esattamente il verbo che considero maggiormente appropriato)
governi guidati da Berlusconi e, nel secondo caso, ovvero nel 2006,
avremmo corso il serio rischio di un abbozzo di regime: dieci
possibili
anni consecutivi di governo del centro-destra nonché la loro conquista
di tutte le cariche, Presidenza della Repubblica compresa,
e la fuoruscita dell'Italia dal consesso dell'Europa che conta.

Senza Romano Prodi (e senza l'intelligenza politica di Beniamino
Andreatta) l'avvicinamento fra ex-democristiani e ex-comunisti
e l'esperienza dell'Ulivo, prodromo del Partito Democratico sarebbero
semplicemente stati impossibili.

Soltanto la pazienza politica e personale di Prodi

unitamente, se si vuole,
alla sua tenacia,

hanno permesso la durata e persino la innegabile, perché
testimoniata da cifre e da riconoscimenti internazionali,

opera di risanamento dell'economia italiana
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=73611
dentro una coalizione altrimenti portata ai litigi e alle
differenziazioni
personalistiche al limite del narcisismo. Aggiungo, particolare
nient'affatto banale, che, quando vado in giro per conferenze, ma
anche quando sono in coda al supermercato,
sento spesso dire che Romano Prodi è una brava persona,
non un esponente della "casta". Non è un'affermazione frequente
quando il discorso cade su persone che hanno ricoperto prestigiose
cariche di rappresentanza e di governo. Né si deve dimenticare che,
non soltanto in Italia, sono rarissime le fuoriuscite dalla politica
che
non vengano contrattate e scambiate con qualche altra visibile carica
di potere e altamente remunerativa. Dovrei forse menzionare
il ruolo acquisito dall'ex-cancelliere tedesco Gerhard Schröder
in Gazprom o quello conferito all'ex-Primo ministro inglese Tony
Blair,
inviato speciale in Medio Oriente?

Certamente amareggiato, Romano Prodi esce, senza cercare
rivincite e ricompense, dalla scena politica italiana, alla quale
ha dato molto, e dalla quale, oltre alle amarezze, ha anche
ricevuto molto.

Un giorno, non troppo lontano, dovremmo, credo, interrogarci su quello
che non ha funzionato nei governi di Prodi o, meglio, nelle alleanze
composite a suo fondamento.
Il Partito Democratico sta tentando una risposta politica abbastanza
coraggiosa:
meglio meno, ma meglio (in termini di compagni di strada e di
governo),
che non esaurisce il problema. È una risposta che, senza
sottovalutarne
le difficoltà, Prodi condividerebbe, magari interrogandosi se non
sarebbe stato possibile anche prima tentare soluzioni coraggiose.

La scelta di non ricandidarsi, di non dare facili armi alle destre,
di non cercare altre cariche, certamente praticabili,
costituisce una lezione non soltanto politica, non soltanto di stile,
ma anche di sostanza

che merita rispetto e apprezzamento.
Dovrebbe essere accompagnata, appena saremo usciti dalla
tormenta elettorale, da un'operazione di verità e da una
rivendicazione
dei successi.

Nel decennio di una transizione politico-istituzionale incompleta,
forse sottovalutata da Prodi (e dai suoi, non sempre all'altezza,
consiglieri) nella sua gravità e nella ricerca di soluzioni, sono
stati
i due governi di Romano Prodi che hanno, prima, portato l'Italia
nell'Euro e, poi, ricondotto l'Italia nei parametri di Maastricht.

Vedremo se i prossimi governi sapranno fare meglio,
mentre Prodi, con il nostro augurio,
si impegnerà non soltanto ad essere un nonno premuroso,
ma anche a diventare un operatore internazionale in grado di esprimere
le sue capacità e la sua non formale solidarietà.

La lezione di un galantuomo
Gianfranco Pasquino

Kappa






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  #2  
Vecchio 10-03-2008, 17.16.29
kappa
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Predefinito Re: La lezione di un galantuomo

kappa ha scritto:
> ..........Proprio chi, come me, lo ha criticato più di una volta,
> su questo giornale (e altrove) per le sue concezioni politiche e per
> le
> sue modalità d'azione e di comunicazione, ha non soltanto il dovere,
> ma anche il diritto di ricordare, anche e soprattutto agli immemori
> smemorati del centro-sinistra italiano, quanto in Parlamento e nel
> Paese, dobbiamo ai governi guidati da Romano Prodi e a lui stesso,
> personalmente.
> Senza la sua disponibilità, per due volte il Paese e noi avremmo
> dovuto subire
> (sì, è esattamente il verbo che considero maggiormente appropriato)
> governi guidati da Berlusconi e, nel secondo caso, ovvero nel 2006,
> avremmo corso il serio rischio di un abbozzo di regime: dieci
> possibili
> anni consecutivi di governo del centro-destra nonché la loro conquista
> di tutte le cariche, Presidenza della Repubblica compresa,
> e la fuoruscita dell'Italia dal consesso dell'Europa che conta.
> Senza Romano Prodi (e senza l'intelligenza politica di Beniamino
> Andreatta) l'avvicinamento fra ex-democristiani e ex-comunisti
> e l'esperienza dell'Ulivo, prodromo del Partito Democratico sarebbero
> semplicemente stati impossibili.
> Soltanto la pazienza politica e personale di Prodi
> unitamente, se si vuole,
> alla sua tenacia,
> hanno permesso la durata e persino la innegabile, perché
> testimoniata da cifre e da riconoscimenti internazionali,
> opera di risanamento dell'economia italiana
> http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=73611
> dentro una coalizione altrimenti portata ai litigi e alle
> differenziazioni
> personalistiche al limite del narcisismo. Aggiungo, particolare
> nient'affatto banale, che, quando vado in giro per conferenze, ma
> anche quando sono in coda al supermercato,
> sento spesso dire che Romano Prodi è una brava persona,
> non un esponente della "casta". Non è un'affermazione frequente
> quando il discorso cade su persone che hanno ricoperto prestigiose
> cariche di rappresentanza e di governo. Né si deve dimenticare che,
> non soltanto in Italia, sono rarissime le fuoriuscite dalla politica
> che
> non vengano contrattate e scambiate con qualche altra visibile carica
> di potere e altamente remunerativa. Dovrei forse menzionare
> il ruolo acquisito dall'ex-cancelliere tedesco Gerhard Schröder
> in Gazprom o quello conferito all'ex-Primo ministro inglese Tony
> Blair,
> inviato speciale in Medio Oriente?
> Certamente amareggiato, Romano Prodi esce, senza cercare
> rivincite e ricompense, dalla scena politica italiana, alla quale
> ha dato molto, e dalla quale, oltre alle amarezze, ha anche
> ricevuto molto.
> Un giorno, non troppo lontano, dovremmo, credo, interrogarci su quello
> che non ha funzionato nei governi di Prodi o, meglio, nelle alleanze
> composite a suo fondamento.
> Il Partito Democratico sta tentando una risposta politica abbastanza
> coraggiosa:
> meglio meno, ma meglio (in termini di compagni di strada e di
> governo),
> che non esaurisce il problema. È una risposta che, senza
> sottovalutarne
> le difficoltà, Prodi condividerebbe, magari interrogandosi se non
> sarebbe stato possibile anche prima tentare soluzioni coraggiose.
> La scelta di non ricandidarsi, di non dare facili armi alle destre,
> di non cercare altre cariche, certamente praticabili,
> costituisce una lezione non soltanto politica, non soltanto di stile,
> ma anche di sostanza
> che merita rispetto e apprezzamento.
> Dovrebbe essere accompagnata, appena saremo usciti dalla
> tormenta elettorale, da un'operazione di verità e da una
> rivendicazione
> dei successi.
> Nel decennio di una transizione politico-istituzionale incompleta,
> forse sottovalutata da Prodi (e dai suoi, non sempre all'altezza,
> consiglieri) nella sua gravità e nella ricerca di soluzioni, sono
> stati
> i due governi di Romano Prodi che hanno, prima, portato l'Italia
> nell'Euro e, poi, ricondotto l'Italia nei parametri di Maastricht.
> Vedremo se i prossimi governi sapranno fare meglio,
> mentre Prodi, con il nostro augurio,
> si impegnerà non soltanto ad essere un nonno premuroso,
> ma anche a diventare un operatore internazionale in grado di esprimere
> le sue capacità e la sua non formale solidarietà.
> La lezione di un galantuomo
> Gianfranco Pasquino
> Kappa



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  #3  
Vecchio 10-03-2008, 17.17.17
kappa
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Predefinito Re: La lezione di un galantuomo



"kappa" <Ok@ilnome_ègiusto.it> ha scritto nel messaggio
news:70_2008_16441_GON@127.0.0.1...

>> Vedremo se i prossimi governi sapranno fare meglio,

> mentre Prodi, con il nostro augurio,
> si impegnerà non soltanto ad essere un nonno premuroso,
> ma anche a diventare un operatore internazionale in grado di esprimere
> le sue capacità e la sua non formale solidarietà.
> La lezione di un galantuomo
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  #4  
Vecchio 10-03-2008, 17.18.44
news
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Predefinito Re: La lezione di un galantuomo

Cavoli ma hai vissuto in un'altro paese in questi ultimi tempi???


"kappa" <Ok@ilnome_ègiusto.it> ha scritto nel messaggio
news:70_2008_16441_GON@127.0.0.1...
> .........Proprio chi, come me, lo ha criticato più di una volta,
> su questo giornale (e altrove) per le sue concezioni politiche e per
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> ma anche il diritto di ricordare, anche e soprattutto agli immemori
> smemorati del centro-sinistra italiano, quanto in Parlamento e nel
> Paese, dobbiamo ai governi guidati da Romano Prodi e a lui stesso,
> personalmente.
> Senza la sua disponibilità, per due volte il Paese e noi avremmo
> dovuto subire
> (sì, è esattamente il verbo che considero maggiormente appropriato)
> governi guidati da Berlusconi e, nel secondo caso, ovvero nel 2006,
> avremmo corso il serio rischio di un abbozzo di regime: dieci
> possibili
> anni consecutivi di governo del centro-destra nonché la loro conquista
> di tutte le cariche, Presidenza della Repubblica compresa,
> e la fuoruscita dell'Italia dal consesso dell'Europa che conta.
> Senza Romano Prodi (e senza l'intelligenza politica di Beniamino
> Andreatta) l'avvicinamento fra ex-democristiani e ex-comunisti
> e l'esperienza dell'Ulivo, prodromo del Partito Democratico sarebbero
> semplicemente stati impossibili.
> Soltanto la pazienza politica e personale di Prodi
> unitamente, se si vuole,
> alla sua tenacia,
> hanno permesso la durata e persino la innegabile, perché
> testimoniata da cifre e da riconoscimenti internazionali,
> opera di risanamento dell'economia italiana
> http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=73611
> dentro una coalizione altrimenti portata ai litigi e alle
> differenziazioni
> personalistiche al limite del narcisismo. Aggiungo, particolare
> nient'affatto banale, che, quando vado in giro per conferenze, ma
> anche quando sono in coda al supermercato,
> sento spesso dire che Romano Prodi è una brava persona,
> non un esponente della "casta". Non è un'affermazione frequente
> quando il discorso cade su persone che hanno ricoperto prestigiose
> cariche di rappresentanza e di governo. Né si deve dimenticare che,
> non soltanto in Italia, sono rarissime le fuoriuscite dalla politica
> che
> non vengano contrattate e scambiate con qualche altra visibile carica
> di potere e altamente remunerativa. Dovrei forse menzionare
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> Certamente amareggiato, Romano Prodi esce, senza cercare
> rivincite e ricompense, dalla scena politica italiana, alla quale
> ha dato molto, e dalla quale, oltre alle amarezze, ha anche
> ricevuto molto.
> Un giorno, non troppo lontano, dovremmo, credo, interrogarci su quello
> che non ha funzionato nei governi di Prodi o, meglio, nelle alleanze
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> Il Partito Democratico sta tentando una risposta politica abbastanza
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> meglio meno, ma meglio (in termini di compagni di strada e di
> governo),
> che non esaurisce il problema. È una risposta che, senza
> sottovalutarne
> le difficoltà, Prodi condividerebbe, magari interrogandosi se non
> sarebbe stato possibile anche prima tentare soluzioni coraggiose.
> La scelta di non ricandidarsi, di non dare facili armi alle destre,
> di non cercare altre cariche, certamente praticabili,
> costituisce una lezione non soltanto politica, non soltanto di stile,
> ma anche di sostanza
> che merita rispetto e apprezzamento.
> Dovrebbe essere accompagnata, appena saremo usciti dalla
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> Nel decennio di una transizione politico-istituzionale incompleta,
> forse sottovalutata da Prodi (e dai suoi, non sempre all'altezza,
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> stati
> i due governi di Romano Prodi che hanno, prima, portato l'Italia
> nell'Euro e, poi, ricondotto l'Italia nei parametri di Maastricht.
> Vedremo se i prossimi governi sapranno fare meglio,
> mentre Prodi, con il nostro augurio,
> si impegnerà non soltanto ad essere un nonno premuroso,
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  #5  
Vecchio 10-03-2008, 17.46.45
kappa
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Predefinito Re: La lezione di un galantuomo


>Cavoli ma hai vissuto in un'altro paese in questi ultimi tempi???



Più che altro ho vissuto senza prosciutto sugli occhi
ben cosciente da dove si venisse e dove si andava....

La scelta di non ricandidarsi, di non dare facili
armi alle destre, di non cercare altre cariche,
certamente praticabili,
costituisce una lezione non soltanto politica, non
soltanto di stile, ma anche di sostanza

che merita rispetto e apprezzamento.

Dovrebbe essere accompagnata, appena saremo usciti
dalla tormenta elettorale,

da un'operazione DI VERITA' e da una
rivendicazione dei SUCCESSI.

Kappa






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  #6  
Vecchio 10-03-2008, 18.02.18
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Predefinito Re: La lezione di un galantuomo [OT]

E piantala di clonare kappa; abbi il coraggio dei tuoi post,
altrimenti sei una testa di katzo e un pedazo de mierda.

-------------------------------------------------

Subject: Re: La lezione di un galantuomo
From: "kappa" <Ok@ilnome_e'giusto.itDate: Mon, 10 Mar 2008 17:46:45 +0100
Message-ID: <70_2008_174645_GON@127.0.0.1References: <47d55f6e$0$36444$4fafbaef@reader5.news.tin.itLine s: 59
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galantuomo, lezione
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