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  #1  
Vecchio 17-01-2008, 11.49.55
Nino
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Predefinito Come investire: fare le cose semplici

Da un editoriale ADUC, traggo (ed integro con mie riflessioni)
--------------------------------------------------------------

Come possono gli investitori non esperti fare meglio (anche molto meglio)
del risparmio gestito?
Non e' necessario diventare gestori o "esperti" di finanza.

1)Sono necessarie diversificazioni settoriali e geografiche?
Secondo me, tale diversificazione e'associata ad una approccio di tipo
sistematico piuttosto articolato che deve essere ben compreso e condiviso.
Infatti, se un investitore non esperto va a cercare un trend su determinati
settori e' molto probabile che perda dei soldi (rispetto ad un ETF molto
diversificato) anche a causa dei problemi psicologici legati alla scelta,
mantenimento e decisione di cambiare quando e' il momento.
La diversificazione geografica/settoriale puo' indubbiamente fornire del
valore
aggiunto al rendimento del portafoglio, ma tale valore aggiunto troppo
spesso
risulta solo teorico, anche per i gestori professionali. In pratica, e' piu'
probabile che si tramuti in una perdita (quantomeno relativa).
Si tratta quindi di un problema "inutile" se l'obiettivo e' semplicemente
quello di fare meglio della media delle alternative che ci vengono proposte
dal mondo del risparmio gestito.
Quasi sempre uno stupidissimo portafoglio composto da un CCT ed un ETF
azionario
ampiamente diversificato batte la media dei fondi bilanciati.

Per coloro che si appassionano alla materia, consiglio di fare due
portafogli:
uno "serio" che comprenda il 90/95% del proprio capitale ed uno di
"sperimentazione" con la restante parte.
Nel portafoglio di sperimentazione si possono fare tutti i "giochetti" che
piacciono, ma nel portafoglio "serio" occorre usare pochi strumenti,
semplici,
ampiamente diversificati, poco costosi e soprattutto fare meno
movimentazioni
possibili.
Uno questione collegata e' quella della diversificazione valutaria. Prima
dell'ingresso nell'area euro, la diversificazione valutaria era una
necessita'.
Il mercato azionario italiano e' insignificante rispetto a quello mondiale.
Un
tempo, i titoli di stato italiani erano molto rischiosi. Se si voleva un
portafoglio ben diversificato e sicuro investire in titoli denominati in
valuta
estera era una necessita'. Oggi la situazione e' diversa. Il mercato
finanziario
dell'area euro e' molto bene diversificato ed andare ad inserire altre
valute in
portafoglio e' qualcosa che implica un valore aggiunto che puo' facilmente
tramutarsi in minusvalenze.
Per gli investitori non esperti, quindi, è preferibile avere portafogli
aventi
strumenti denominati solo in euro (con, al massimo, il 5-10% in dollari
canadesi
e australiani)

2)Azioni e/o obbligazioni?
Penso che solo una piccola percentuale di investitori abbia un profilo tale
da consentirle di eliminare la componente obbligazionaria del portafoglio.
Va sempre ricordato che, per la maggior parte dei piccoli risparmiatori, la
base
del portafoglio deve essere un sano paniere di titoli di stato.
Infatti, la componente obbligazionaria e' quella che fornisce una certa
stabilita'
ai risultati del portafoglio.
Il mercato azionario offre dei rendimenti molto piu' volatili di quanto gli
investitori mediamente percepiscono. Di piu'! Perfino le teorie finanziarie
classiche sottostimano in maniera drammatica la reale rischiosita' dei
mercati
azionari (ed e' anche per questo che i prodotti del risparmio gestito spesso
deludono, tecnicamente si basano su teorie in parte sbagliate).
Se e' vero che in teoria il mercato azionario adeguatamente diversificato e
con
ottica di investimento a medio lungo-termine ha maggiori probabilita' di
avere un
rendimento medio superiore rispetto all'obbligazionario, in pratica
pochissimi
hanno la reale possibilita' di attendere il lungo termine e pochissimi hanno
il
sangue freddo di restare anche nei momenti di turbolenza. Poi vi e' un
problemino da non trascurare: se anche vi fosse solo il 5% di probabilita'
che
nei 20 anni prossimi il mercato azionario fornisca un rendimento inferiore a
quello azionario, cio' non significa che non accadra'.
Gli eventi rari non sono impossibili! Prima o dopo si verificano!
L'investitore
non puo' ripetere la prova per recuperare nei successivi venti anni.
I portafoglio finanziari devono essere progettati per offrire la ragionevole
certezza di raggiungere gli obiettivi per i quali sono percepiti. Le ipotesi
di
andamenti considerati "fallimentari" non devono essere prese in
considerazione.
Quindi, la base del portafoglio finanziario deve essere obbligazionaria,
(per almeno il 50-70%).

3) E' veramente utile il PAC?
Non c'e' dubbio che il PAC sia una buona soluzione per il risparmio in
formazione,
cioè per un piano di investimento di soldi che ancora non ci sono.
E' il caso dell'investitore che investe una parte del proprio reddito
risparmiato.
Il vantaggio è dato soprattutto dallo stimolo psicologico al risparmio.
L'investimento rateizzato ha anche il vantaggio di diminuire il rischio del
momento in cui si entra. Ma se questo e' vero in teoria, in pratica, molto
spesso,
l'incidenza e' poco significativa. Investire mensilmente o trimestralmente
cambia
poco. Va bene anche investire in tre o due volte all'anno.
Un costo d'ingresso intorno all'1% e' accettabile per una soluzione
d'investimento rateizzata. Un costo intorno al 3% e' eccessiva. E'
preferibile
diminuire le rate.

4) Conclusione: più semplice è, meglio è.
Il tratto distintivo, imprescindibile, degli investimenti finanziari e'
l'aleatorieta'. La maggior parte delle domande che si pongono gli
investitori,
di fatto, non hanno risposte certe e tecnicamente indiscutibili.
Se, i mercati finanziari esistono e' perche' in ogni momento, esistono
investitori che hanno idee opposte circa l'opportunita' di acquistare o
vendere
un determinato strumento.
Anche i cosiddetti esperti, quindi, molto spesso hanno idee opposte su cosa
sia
meglio fare e il dramma e' che molto spesso sbagliano, ma troppe poche volte
hanno dubbi.
Un semplice risparmiatore, cosa deve fare quando non si ha la ragionevole
sicurezza di indovinare la scelta giusta? Deve limitarsi alle cose più
semplici
e agli strumenti e titoli che capisce.
Stando assolutamente lontano dalle scommesse della speculazione, molto
spesso
inventate proprio per carpirgli i soldi con il miraggio di guadagni facili e
favolosi.

Per finire: occhio ai fantomatici "guru" che previo pagamento, promettono
indicazioni puntuali che permetterebbero di conseguire rendimenti potenziali
a
dir poco incredibili: "dal 33% al 52% medio/anno" ed ancora addirittura
dall'8,58% al 14,38% medio/mese".
In pratica la formula magica per diventare milionari in poco tempo.
Be', oltre alla banale considerazione che tale personaggi avrebbero gia'
vinto
il premio nobel da un pezzo, con i miliardi di euro ormai cumulati non
avrebbero
neppure la necessita' e suppongo la voglia, di chiedere canoni mensili di
'qualche centinaio di euro' potendo fare ben altro.
Questo "andazzo" è molto simile a quello dei venditori dei numeri buoni per
il lotto: si tratta di lazzaroni che hanno trovato il modo di guadagnare,
senz'arte
nè parte e senza lavorare a carico degli ingenui e creduloni (categoria che
purtroppo esisterà sempre...).



Alt 17-01-2008, 11.49.55
borsa-italia.net
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  #2  
Vecchio 17-01-2008, 12.16.14
FREGATO DALLA BORSA
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Predefinito Re: Come investire: fare le cose semplici


"Nino" <nino@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:npGjj.219956$%k.351406@twister2.libero.it...
> Da un editoriale ADUC, traggo (ed integro con mie riflessioni)
> --------------------------------------------------------------
> Come possono gli investitori non esperti fare meglio (anche molto meglio)
> del risparmio gestito?
> Non e' necessario diventare gestori o "esperti" di finanza.
> 1)Sono necessarie diversificazioni settoriali e geografiche?
> Secondo me, tale diversificazione e'associata ad una approccio di tipo
> sistematico piuttosto articolato che deve essere ben compreso e condiviso.
> Infatti, se un investitore non esperto va a cercare un trend su
> determinati
> settori e' molto probabile che perda dei soldi (rispetto ad un ETF molto
> diversificato) anche a causa dei problemi psicologici legati alla scelta,
> mantenimento e decisione di cambiare quando e' il momento.
> La diversificazione geografica/settoriale puo' indubbiamente fornire del
> valore
> aggiunto al rendimento del portafoglio, ma tale valore aggiunto troppo
> spesso
> risulta solo teorico, anche per i gestori professionali. In pratica, e'
> piu'
> probabile che si tramuti in una perdita (quantomeno relativa).
> Si tratta quindi di un problema "inutile" se l'obiettivo e' semplicemente
> quello di fare meglio della media delle alternative che ci vengono
> proposte
> dal mondo del risparmio gestito.
> Quasi sempre uno stupidissimo portafoglio composto da un CCT ed un ETF
> azionario
> ampiamente diversificato batte la media dei fondi bilanciati.
> Per coloro che si appassionano alla materia, consiglio di fare due
> portafogli:
> uno "serio" che comprenda il 90/95% del proprio capitale ed uno di
> "sperimentazione" con la restante parte.
> Nel portafoglio di sperimentazione si possono fare tutti i "giochetti" che
> piacciono, ma nel portafoglio "serio" occorre usare pochi strumenti,
> semplici,
> ampiamente diversificati, poco costosi e soprattutto fare meno
> movimentazioni
> possibili.
> Uno questione collegata e' quella della diversificazione valutaria. Prima
> dell'ingresso nell'area euro, la diversificazione valutaria era una
> necessita'.
> Il mercato azionario italiano e' insignificante rispetto a quello
> mondiale. Un
> tempo, i titoli di stato italiani erano molto rischiosi. Se si voleva un
> portafoglio ben diversificato e sicuro investire in titoli denominati in
> valuta
> estera era una necessita'. Oggi la situazione e' diversa. Il mercato
> finanziario
> dell'area euro e' molto bene diversificato ed andare ad inserire altre
> valute in
> portafoglio e' qualcosa che implica un valore aggiunto che puo' facilmente
> tramutarsi in minusvalenze.
> Per gli investitori non esperti, quindi, è preferibile avere portafogli
> aventi
> strumenti denominati solo in euro (con, al massimo, il 5-10% in dollari
> canadesi
> e australiani)
> 2)Azioni e/o obbligazioni?
> Penso che solo una piccola percentuale di investitori abbia un profilo
> tale
> da consentirle di eliminare la componente obbligazionaria del portafoglio.
> Va sempre ricordato che, per la maggior parte dei piccoli risparmiatori,
> la base
> del portafoglio deve essere un sano paniere di titoli di stato.
> Infatti, la componente obbligazionaria e' quella che fornisce una certa
> stabilita'
> ai risultati del portafoglio.
> Il mercato azionario offre dei rendimenti molto piu' volatili di quanto
> gli
> investitori mediamente percepiscono. Di piu'! Perfino le teorie
> finanziarie
> classiche sottostimano in maniera drammatica la reale rischiosita' dei
> mercati
> azionari (ed e' anche per questo che i prodotti del risparmio gestito
> spesso
> deludono, tecnicamente si basano su teorie in parte sbagliate).
> Se e' vero che in teoria il mercato azionario adeguatamente diversificato
> e con
> ottica di investimento a medio lungo-termine ha maggiori probabilita' di
> avere un
> rendimento medio superiore rispetto all'obbligazionario, in pratica
> pochissimi
> hanno la reale possibilita' di attendere il lungo termine e pochissimi
> hanno il
> sangue freddo di restare anche nei momenti di turbolenza. Poi vi e' un
> problemino da non trascurare: se anche vi fosse solo il 5% di probabilita'
> che
> nei 20 anni prossimi il mercato azionario fornisca un rendimento inferiore
> a
> quello azionario, cio' non significa che non accadra'.
> Gli eventi rari non sono impossibili! Prima o dopo si verificano!
> L'investitore
> non puo' ripetere la prova per recuperare nei successivi venti anni.
> I portafoglio finanziari devono essere progettati per offrire la
> ragionevole
> certezza di raggiungere gli obiettivi per i quali sono percepiti. Le
> ipotesi di
> andamenti considerati "fallimentari" non devono essere prese in
> considerazione.
> Quindi, la base del portafoglio finanziario deve essere obbligazionaria,
> (per almeno il 50-70%).
> 3) E' veramente utile il PAC?
> Non c'e' dubbio che il PAC sia una buona soluzione per il risparmio in
> formazione,
> cioè per un piano di investimento di soldi che ancora non ci sono.
> E' il caso dell'investitore che investe una parte del proprio reddito
> risparmiato.
> Il vantaggio è dato soprattutto dallo stimolo psicologico al risparmio.
> L'investimento rateizzato ha anche il vantaggio di diminuire il rischio
> del
> momento in cui si entra. Ma se questo e' vero in teoria, in pratica, molto
> spesso,
> l'incidenza e' poco significativa. Investire mensilmente o trimestralmente
> cambia
> poco. Va bene anche investire in tre o due volte all'anno.
> Un costo d'ingresso intorno all'1% e' accettabile per una soluzione
> d'investimento rateizzata. Un costo intorno al 3% e' eccessiva. E'
> preferibile
> diminuire le rate.
> 4) Conclusione: più semplice è, meglio è.
> Il tratto distintivo, imprescindibile, degli investimenti finanziari e'
> l'aleatorieta'. La maggior parte delle domande che si pongono gli
> investitori,
> di fatto, non hanno risposte certe e tecnicamente indiscutibili.
> Se, i mercati finanziari esistono e' perche' in ogni momento, esistono
> investitori che hanno idee opposte circa l'opportunita' di acquistare o
> vendere
> un determinato strumento.
> Anche i cosiddetti esperti, quindi, molto spesso hanno idee opposte su
> cosa sia
> meglio fare e il dramma e' che molto spesso sbagliano, ma troppe poche
> volte
> hanno dubbi.
> Un semplice risparmiatore, cosa deve fare quando non si ha la ragionevole
> sicurezza di indovinare la scelta giusta? Deve limitarsi alle cose più
> semplici
> e agli strumenti e titoli che capisce.
> Stando assolutamente lontano dalle scommesse della speculazione, molto
> spesso
> inventate proprio per carpirgli i soldi con il miraggio di guadagni facili
> e
> favolosi.
> Per finire: occhio ai fantomatici "guru" che previo pagamento, promettono
> indicazioni puntuali che permetterebbero di conseguire rendimenti
> potenziali a
> dir poco incredibili: "dal 33% al 52% medio/anno" ed ancora addirittura
> dall'8,58% al 14,38% medio/mese".
> In pratica la formula magica per diventare milionari in poco tempo.
> Be', oltre alla banale considerazione che tale personaggi avrebbero gia'
> vinto
> il premio nobel da un pezzo, con i miliardi di euro ormai cumulati non
> avrebbero
> neppure la necessita' e suppongo la voglia, di chiedere canoni mensili di
> 'qualche centinaio di euro' potendo fare ben altro.
> Questo "andazzo" è molto simile a quello dei venditori dei numeri buoni
> per
> il lotto: si tratta di lazzaroni che hanno trovato il modo di guadagnare,
> senz'arte
> nè parte e senza lavorare a carico degli ingenui e creduloni (categoria
> che
> purtroppo esisterà sempre...).




Cioe' ?













  #3  
Vecchio 17-01-2008, 12.33.19
Ben Gunn
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Come investire: fare le cose semplici

On Thu, 17 Jan 2008 12:16:14 +0100, "FREGATO DALLA BORSA"
<MIHANNOINCULATO@DI.BRUTTO> wrote:

>Cioe' ?

e tu quoti 156 righe per aggiungerci "Cioè" ??

http://ifer.altervista.org/index.php?id=37
  #4  
Vecchio 17-01-2008, 12.55.11
FREGATO DALLA BORSA
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Come investire: fare le cose semplici

"Ben Gunn " <BenGunn@Falcòn.ve> ha scritto nel messaggio
news:478f3ba0.2693812@powernews.libero.it...
> On Thu, 17 Jan 2008 12:16:14 +0100, "FREGATO DALLA BORSA"
> <MIHANNOINCULATO@DI.BRUTTO> wrote:
>>>>Cioe' ?

>> e tu quoti 156 righe per aggiungerci "Cioè" ??

> http://ifer.altervista.org/index.php?id=37




Perche' ?







"FREGATO DALLA BORSA" <MIHANNOINCULATO@DI.BRUTTO> ha scritto nel messaggio
news:478f3912$0$36440$4fafbaef@reader5.news.tin.it ...
>> --------------------------------------------------------------
>>> Come possono gli investitori non esperti fare meglio (anche molto meglio)

>> del risparmio gestito?
>> Non e' necessario diventare gestori o "esperti" di finanza.
>>> 1)Sono necessarie diversificazioni settoriali e geografiche?

>> Secondo me, tale diversificazione e'associata ad una approccio di tipo
>> sistematico piuttosto articolato che deve essere ben compreso e
>> condiviso.
>> Infatti, se un investitore non esperto va a cercare un trend su
>> determinati
>> settori e' molto probabile che perda dei soldi (rispetto ad un ETF molto
>> diversificato) anche a causa dei problemi psicologici legati alla scelta,
>> mantenimento e decisione di cambiare quando e' il momento.
>> La diversificazione geografica/settoriale puo' indubbiamente fornire del
>> valore
>> aggiunto al rendimento del portafoglio, ma tale valore aggiunto troppo
>> spesso
>> risulta solo teorico, anche per i gestori professionali. In pratica, e'
>> piu'
>> probabile che si tramuti in una perdita (quantomeno relativa).
>> Si tratta quindi di un problema "inutile" se l'obiettivo e' semplicemente
>> quello di fare meglio della media delle alternative che ci vengono
>> proposte
>> dal mondo del risparmio gestito.
>> Quasi sempre uno stupidissimo portafoglio composto da un CCT ed un ETF
>> azionario
>> ampiamente diversificato batte la media dei fondi bilanciati.
>>> Per coloro che si appassionano alla materia, consiglio di fare due

>> portafogli:
>> uno "serio" che comprenda il 90/95% del proprio capitale ed uno di
>> "sperimentazione" con la restante parte.
>> Nel portafoglio di sperimentazione si possono fare tutti i "giochetti"
>> che
>> piacciono, ma nel portafoglio "serio" occorre usare pochi strumenti,
>> semplici,
>> ampiamente diversificati, poco costosi e soprattutto fare meno
>> movimentazioni
>> possibili.
>> Uno questione collegata e' quella della diversificazione valutaria. Prima
>> dell'ingresso nell'area euro, la diversificazione valutaria era una
>> necessita'.
>> Il mercato azionario italiano e' insignificante rispetto a quello
>> mondiale. Un
>> tempo, i titoli di stato italiani erano molto rischiosi. Se si voleva un
>> portafoglio ben diversificato e sicuro investire in titoli denominati in
>> valuta
>> estera era una necessita'. Oggi la situazione e' diversa. Il mercato
>> finanziario
>> dell'area euro e' molto bene diversificato ed andare ad inserire altre
>> valute in
>> portafoglio e' qualcosa che implica un valore aggiunto che puo'
>> facilmente
>> tramutarsi in minusvalenze.
>> Per gli investitori non esperti, quindi, è preferibile avere portafogli
>> aventi
>> strumenti denominati solo in euro (con, al massimo, il 5-10% in dollari
>> canadesi
>> e australiani)
>>> 2)Azioni e/o obbligazioni?

>> Penso che solo una piccola percentuale di investitori abbia un profilo
>> tale
>> da consentirle di eliminare la componente obbligazionaria del
>> portafoglio.
>> Va sempre ricordato che, per la maggior parte dei piccoli risparmiatori,
>> la base
>> del portafoglio deve essere un sano paniere di titoli di stato.
>> Infatti, la componente obbligazionaria e' quella che fornisce una certa
>> stabilita'
>> ai risultati del portafoglio.
>> Il mercato azionario offre dei rendimenti molto piu' volatili di quanto
>> gli
>> investitori mediamente percepiscono. Di piu'! Perfino le teorie
>> finanziarie
>> classiche sottostimano in maniera drammatica la reale rischiosita' dei
>> mercati
>> azionari (ed e' anche per questo che i prodotti del risparmio gestito
>> spesso
>> deludono, tecnicamente si basano su teorie in parte sbagliate).
>> Se e' vero che in teoria il mercato azionario adeguatamente diversificato
>> e con
>> ottica di investimento a medio lungo-termine ha maggiori probabilita' di
>> avere un
>> rendimento medio superiore rispetto all'obbligazionario, in pratica
>> pochissimi
>> hanno la reale possibilita' di attendere il lungo termine e pochissimi
>> hanno il
>> sangue freddo di restare anche nei momenti di turbolenza. Poi vi e' un
>> problemino da non trascurare: se anche vi fosse solo il 5% di
>> probabilita'
>> che
>> nei 20 anni prossimi il mercato azionario fornisca un rendimento
>> inferiore
>> a
>> quello azionario, cio' non significa che non accadra'.
>> Gli eventi rari non sono impossibili! Prima o dopo si verificano!
>> L'investitore
>> non puo' ripetere la prova per recuperare nei successivi venti anni.
>> I portafoglio finanziari devono essere progettati per offrire la
>> ragionevole
>> certezza di raggiungere gli obiettivi per i quali sono percepiti. Le
>> ipotesi di
>> andamenti considerati "fallimentari" non devono essere prese in
>> considerazione.
>> Quindi, la base del portafoglio finanziario deve essere obbligazionaria,
>> (per almeno il 50-70%).
>>> 3) E' veramente utile il PAC?

>> Non c'e' dubbio che il PAC sia una buona soluzione per il risparmio in
>> formazione,
>> cioè per un piano di investimento di soldi che ancora non ci sono.
>> E' il caso dell'investitore che investe una parte del proprio reddito
>> risparmiato.
>> Il vantaggio è dato soprattutto dallo stimolo psicologico al risparmio.
>> L'investimento rateizzato ha anche il vantaggio di diminuire il rischio
>> del
>> momento in cui si entra. Ma se questo e' vero in teoria, in pratica,
>> molto
>> spesso,
>> l'incidenza e' poco significativa. Investire mensilmente o
>> trimestralmente
>> cambia
>> poco. Va bene anche investire in tre o due volte all'anno.
>> Un costo d'ingresso intorno all'1% e' accettabile per una soluzione
>> d'investimento rateizzata. Un costo intorno al 3% e' eccessiva. E'
>> preferibile
>> diminuire le rate.
>>> 4) Conclusione: più semplice è, meglio è.

>> Il tratto distintivo, imprescindibile, degli investimenti finanziari e'
>> l'aleatorieta'. La maggior parte delle domande che si pongono gli
>> investitori,
>> di fatto, non hanno risposte certe e tecnicamente indiscutibili.
>> Se, i mercati finanziari esistono e' perche' in ogni momento, esistono
>> investitori che hanno idee opposte circa l'opportunita' di acquistare o
>> vendere
>> un determinato strumento.
>> Anche i cosiddetti esperti, quindi, molto spesso hanno idee opposte su
>> cosa sia
>> meglio fare e il dramma e' che molto spesso sbagliano, ma troppe poche
>> volte
>> hanno dubbi.
>> Un semplice risparmiatore, cosa deve fare quando non si ha la ragionevole
>> sicurezza di indovinare la scelta giusta? Deve limitarsi alle cose più
>> semplici
>> e agli strumenti e titoli che capisce.
>> Stando assolutamente lontano dalle scommesse della speculazione, molto
>> spesso
>> inventate proprio per carpirgli i soldi con il miraggio di guadagni
>> facili
>> e
>> favolosi.
>>> Per finire: occhio ai fantomatici "guru" che previo pagamento, promettono

>> indicazioni puntuali che permetterebbero di conseguire rendimenti
>> potenziali a
>> dir poco incredibili: "dal 33% al 52% medio/anno" ed ancora addirittura
>> dall'8,58% al 14,38% medio/mese".
>> In pratica la formula magica per diventare milionari in poco tempo.
>> Be', oltre alla banale considerazione che tale personaggi avrebbero gia'
>> vinto
>> il premio nobel da un pezzo, con i miliardi di euro ormai cumulati non
>> avrebbero
>> neppure la necessita' e suppongo la voglia, di chiedere canoni mensili di
>> 'qualche centinaio di euro' potendo fare ben altro.
>> Questo "andazzo" è molto simile a quello dei venditori dei numeri buoni
>> per
>> il lotto: si tratta di lazzaroni che hanno trovato il modo di guadagnare,
>> senz'arte
>> nè parte e senza lavorare a carico degli ingenui e creduloni (categoria
>> che
>> purtroppo esisterà sempre...).

> Cioe' ?


















 

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