Colloquio con il ministro dell'Economia - corriere della sera
02 settembre 2007
Colloquio con il ministro dell'Economia
«Prima i tagli di spesa, poi le tasse»
Padoa-Schioppa: «L'emergenza non è il carico fiscale. Il caso California:
ridussero le imposte ma licenziarono i dipendenti pubblici»
In tutto quel tempo un italiano qualsiasi potrebbe fare comodamente il giro
del mondo: a piedi, camminando per otto ore al giorno. Dopo 1.210 giorni,
ripassando dal tribunale, scoprirebbe che la sua causa per inadempienza
contrattuale è stata finalmente discussa. Se fosse stato un cittadino
britannico sarebbero bastati 229 giorni. Non andrebbe poi tanto meglio a
un'impresa che volesse licenziare un dipendente per giusta causa: la
decisione, in un tribunale italiano, arriva in media dopo 700 giorni. In un
tribunale olandese, dopo 19. Ci sono pochi magistrati? A Bolzano c'è un
giudice ogni 110 fra cancellieri e personale vario. A Campobasso, uno ogni
221. Forse anche per questo la giustizia italiana è la più cara d'Europa: 67
euro l'anno a testa, contro 22 del Regno Unito e 46 della Francia. Per non
parlare della sanità, dove si fa un numero di Tac doppio rispetto alla
Germania e triplo rispetto alla Francia e il costo medio del posto letto in
ospedale pubblico va da 134 mila euro l'anno per la Lombardia a 200 mila
euro in Campania. Troppi dipendenti pubblici? Nel Regno Unito sono più o
meno gli stessi. Ma perché in Lombardia ce ne sono 10 ogni 10 mila abitanti,
in Sicilia 22 e nel Molise addirittura 45?
Mistero. Oppure no: semplicemente, «l'Italia ha la peggiore qualità della
spesa pubblica di tutta l'Europa occidentale, insieme alla Grecia. E'
illusorio pensare di riportare il Paese a una crescita duratura senza
affrontare il problema della spesa pubblica».
Giudizi e dati da far accapponare la pelle sono contenuti in un rapporto
(titolo: "Spendere meglio, alcune prime indicazioni") che il ministro
dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa presenterà nei prossimi giorni giusto
in tempo per la Finanziaria. Un "libro verde" sulla spesa pubblica, usando
la terminologia comunitaria, fatto come guida per i ministri che dovranno
indicare al Tesoro i possibili tagli da fare. Ma anche per non dare più
alcun alibi a chi insiste nel chiedere più soldi e non vuole fare economie.
Anche se qualcuno di loro, scorrendo i dati sulle maggiori entrate fiscali,
si sta già leccando i baffi pensando a come si potrebbe spartire il nuovo
tesoretto nella prossima Finanziaria.
La reazione di Padoa-Schioppa è gelida: «Per il prossimo anno il Dpef fissa
un obiettivo di disavanzo pari al 2,2% del Pil, e allo stato attuale non
serve nulla per raggiungerlo. Questo significa che per proseguire il
risanamento non abbiamo bisogno di un solo euro». Detto così, sembra facile.
Ma il Dpef indica 21 miliardi di spese: dove si troveranno i soldi? «Non è
detto che i numeri siano quelli. La cifra riguarda impegni già assunti con
misure che non sono scritte nelle leggi, ma anche semplici ipotesi. E faremo
fronte a queste voci nella misura in cui troveremo le risorse riducendo la
spesa pubblica». Questo è lo spartito della Finanziaria 2008 che il ministro
dell'Economia ha già confezionato. Niente nuove tasse, ma i nuovi impegni
compensati da tagli di spesa. Ma suonarlo, anche se «l'emergenza della
finanza pubblica è superata», Padoa-Schioppa ne è convinto, sarà ancora più
complicato di un anno fa. «La condizione è molto diversa. Ora siamo
sollevati, ma siamo alle prese con qualcosa di più dell'emergenza». Si
chiama spesa pubblica. E il problema, per il ministro, non è soltanto
tagliarla, ma soprattutto «riqualificarla». Ma come? «Con la spesa è in
discussione il rapporto fra gli italiani e il loro settore pubblico, un
rapporto che va molto oltre la dimensione economica. Un fatto civile, che
attiene alla partecipazione alla cosa pubblica di ciascun membro della
società, sia persona, sia impresa. In questo senso credo che il compito per
questa Finanziaria non sia più facile, ma più difficile». Difficile, forse,
anche per le aspettative che si sono create con il taglio delle tasse.
«Molti anni fa in California ci fu un referendum per tagliare le tasse. Ebbe
successo. Il giorno dopo lo Stato licenziò poliziotti e dipendenti pubblici,
e ridimensionò i servizi per ridurre la spesa di quanto si sarebbero ridotte
le entrate. Se si potesse fare così anche in Italia, sarebbe semplicissimo.
Ma pensare che si possano tagliare le tasse senza affrontare
contemporaneamente il problema della spesa pubblica è illusorio.
Significherebbe soltanto far aumentare il debito e far deragliare nuovamente
i conti pubblici».
E se non è una frenata, certamente è un punto di vista un po' diverso.
Diverso rispetto a quello di Luca di Montezemolo, che ha parlato di
emergenza fiscale. Diverso da chi, anche nel centrosinistra, guarda al
taglio delle tasse come allo strumento più facile per riconquistare il
consenso perduto, soprattutto al Nord dove Umberto Bossi incita alla rivolta
fiscale. Che secondo il ministro non può essere liquidata come la solita
sparata leghista. «La protesta fiscale è un'espressione per certi versi
deviata di una salutare presa di coscienza di due peculiarità italiane che
invece sono degne di stare al centro dell'attenzione. Il problema non è
tanto che gli italiani pagano troppe tasse. E' che la distribuzione del
carico fiscale è fortemente distorta dall'evasione e che la qualità dei
servizi pubblici non è proporzionata alla spesa».
E' la prudenza dell'ex banchiere centrale che conosce bene gli ammonimenti
di Bruxelles sulla necessità di tenere i conti pubblici (e soprattutto il
debito) sotto controllo? Oppure il timore di chi rischia di trovarsi stretto
nella micidiale tenaglia di chi vuole meno tasse senza tagliare la spesa e
chi, al contrario, più spesa senza tagliare le tasse? Dice il ministro
dell'Economia: «Se sono vere le stime di 100 miliardi di euro di evasione
l'anno vuol dire che sui contribuenti in regola grava un pesantissimo
sovrappiù di carico tributario. Naturalmente nessuno che non sia in regola
dice di evadere il fisco. Nel coro di chi sostiene che in Italia si pagano
troppe tasse ci sono quelli che pagano più del dovuto e quelli che non
pagano nemmeno il dovuto. È difficile distinguere le voci stonate da quelle
intonate. Ma è un problema di coscienza civile. Troppo raramente il mancato
adempimento fiscale è sentito come qualcosa di cui vergognarsi». Padoa-
Schioppa, insomma, non si è pentito. L'elogio delle tasse: così si
intitolava un articolo che scrisse proprio sul Corriere. «Lo riscriverei
oggi tale e quale», ammette. E insiste: «Spesso si tende a identificare la
spesa pubblica con la spesa statale, quando questa non è che metà del
totale. L'altra metà è spesa degli enti locali, quella che negli ultimi anni
è aumentata di più. In secondo luogo si può guardare la sovrabbondanza degli
organici, l'intensità con cui il cittadino vede applicarsi al lavoro il
funzionario pubblico. Ma quando si vuole porre mano a questo problema e
contenere il numero dei dipendenti pubblici, le amministrazioni centrali e
periferiche non parlano mai di riqualificazione della spesa, ma di
ridimensionamento dei servizi. Invece riqualificare la spesa significa
precisamente modificare il rapporto fra servizi e impiego di lavoro. Parlare
di miglioramento dei servizi pubblici va benissimo, ma bisogna farlo in
maniera consapevole e senza che questo sottintenda l'idea che si possano
avere servizi pubblici e non pagarli. Il problema è averli migliori e
pagarli meno». Anche se, avverte il ministro dell' Economia, «la
riqualificazione della spesa è un' operazione che si compie in molti anni.
Gli altri Paesi ci hanno lavorato per qualche lustro. Mentre noi abbiamo
alle spalle un peggioramento, non un miglioramento. Per giunta va detto che
paghiamo cinque punti di Prodotto interno lordo per il servizio del debito».
Un macigno che grava da molti anni sui conti pubblici. Tanto pesante,
secondo il calcolo contenuto nel libro verde, che se la spesa per interessi
e per le pensioni fossero in linea con quella delle altre grandi economie
europee, il bilancio pubblico italiano avrebbe ogni anno fra 50 e 60
miliardi di euro in più. «Siamo come un' azienda fortemente indebitata e
gravemente sottocapitalizzata, perché negli stessi anni in cui si
indebitava, l'Italia consumava anche il capitale: dal materiale rotabile
delle Ferrovie al capitale umano, al territorio, alla cultura, alla qualità
ambientale. La legislatura passata», afferma Padoa-Schioppa, «ha aggravato
questa condizione. Non soltanto ha annullato l'avanzo primario e ha
aumentato il debito, ma ha spostato il peso della spesa verso le uscite
correnti, riducendo quella per investimenti. L'anno scorso abbiamo compiuto
il risanamento agendo anche sul fronte delle entrate, ma c'è un limite.
Abbiamo davanti a noi anni in cui bisogna rafforzare il reperimento di
risorse nella spesa iniziato con la Finanziaria scorsa. Non si tratta
soltanto di correggere i fatti di costume, ma di modificare l'organizzazione
della spesa pubblica».
Come il libro verde dimostra, i margini di manovra esistono e sono piuttosto
ampi. Ma operare in concreto è difficilissimo. Spiega il ministro
dell'Economia: «La spesa pubblica è composta da tre grandi categorie:
retribuzioni, acquisto di beni e servizi, investimenti. Le restrizioni sono
state fatte soprattutto sulle ultime due voci e ciò che si può ora
recuperare da queste è oggettivamente poco, anzi gli investimenti vanno
accresciuti. Quindi bisogna recuperare con maggiore forza sul monte
retribuzioni».
E qui, per Padoa-Schioppa, cominciano i dolori. «Visto in maniera generica è
un problema di numero di stipendi. In maniera specifica, il problema si
presenta molto diverso da settore a settore. Negli anni prossimi ci saranno
molte uscite dal pubblico impiego dovute a ragioni anagrafiche. E'
l'occasione per snellire le strutture pubbliche, ma è un'operazione
difficile. Molto spesso chi sostiene che non sia così complicato, si mette a
strillare non appena si tocca il suo settore. Il sistema ha consolidato
difese attrezzatissime e i tempi non sono rapidi. La difficoltà di
affrontare contemporaneamente l'alto indebitamento e la forte
sottocapitalizzazione sta nel fatto che la ricapitalizzazione non può
procedere con la rapidità che vorremmo. Purtroppo».
Re: Colloquio con il ministro dell'Economia - corriere della sera
"Bigmeme" <bigmemeNOSPAM@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:46daf457$0$36447$4fafbaef@reader5.news.tin.it ...
> 02 settembre 2007
> «Prima i tagli di spesa, poi le tasse»
Il problema è uno solo:
-Come si fa a ridurre le spese dello stato senza far perdere consensi ai
partiti che lo promuovono?
Lo dico io.
Parto dal presupposto che governo ed opposizione sentano entrambe il dovere
di collaborare per abbattere il debito pubblico.
AN, FI, MARGHERITA E DS, senza temere perdite di conseso che favoriscono la
controparte, decidono che senza un drastico ridimensionamento del debito
pubblico l'Italia è fottuta.
Preparano un governo di salute pubblica o di emergenza e programmano quanto
segue:
-allungamento dell'età pensionabile a 65 anni esclusi i lavori usuranti;
-privatizzazione di molti servizi ora pubblici e trasferimento del personale
statale alle nuove società;
-responsabilizzazione degli organi centrali e periferici dello stato con
possibilità di licenziare i dipendenti che non hanno voglia di lavorare o
lavorano male (naturalmente con un iter che preservi il lavoratore da colpi
di mano cervellotici dei superiori);
-mobilità degli statali secondo normativa da stabilire( nord vuoto e sud
stracolmo di personale, possono funzionare i servizi?);
-rafforzamento della guardia di finanza e di una sezione del ministero delle
finanze per collaborare con incroci di dati per scovare il sommerso e gli
evasori ed elargire primi secondo la quantità di soldi recuperati per
l'erario ;
-giustizia più celere con tempi certi per le sentenze( ci sono vari modi per
snellire il tutto).
-vendita di cespiti
Lo stato, dopo queste misure, nel giro di tre anni dopo può abbattere del
10% il debito liberando 7 milardi di Euro per costruire infrastrutture.
Tenendo questo regime per altri tre anni i risparmi triplicano e quindi si
può tornare a fare ricerca, ad investire in infrastrutture, a promuovere
aggiornamenti tecnologici sia dello stato che dei privati. Insomma si può
tornare dal essere un paese normale.
Poi i partiti potrebbero tornare a scannarsi.
Ora come ora, è una guerra di poveri dementi e noi cittadini rischiamo il
nostro futuro e quello dei nostri figli.
Re: Colloquio con il ministro dell'Economia - corriere della sera
Il Sun, 02 Sep 2007 21:51:39 +0200, bony ha scritto:
> Parto dal presupposto che governo ed opposizione sentano entrambe il dovere
> di collaborare per abbattere il debito pubblico.
> AN, FI, MARGHERITA E DS, senza temere perdite di conseso che favoriscono la
> controparte, decidono che senza un drastico ridimensionamento del debito
> pubblico l'Italia è fottuta.
il che va benissimo ad almeno 2 dei partiti che hai citato. Ci hanno
lavorato per 5 anni a fottere l'Italia e mandarla in rovina, e ci sono
andati vicinissimo. Mica penserai che fosse per incapacita', vero ?
Re: Colloquio con il ministro dell'Economia - corriere della sera
"doppio.massimo" <doppio@massimo.dm> ha scritto nel messaggio
news:dgFCi.2674$Th1.1876@tornado.fastwebnet.it...
> Il Sun, 02 Sep 2007 21:51:39 +0200, bony ha scritto:
> il che va benissimo ad almeno 2 dei partiti che hai citato. Ci hanno
> lavorato per 5 anni a fottere l'Italia e mandarla in rovina, e ci sono
> andati vicinissimo. Mica penserai che fosse per incapacita', vero ?
Lo so, purtroppo, ma non si può mai sapere come la pensano ora!
La nascita del PD mi fa sospettare che FI sia l'obiettivo, non ti pare?
ministro dell'economia comunista...
Trilussa: Trombato ad Economia 1.....
sicuramente agognava il 24 assicurato il nostro attuale super ministro
dell'economia
Tommaso Padoa Schioppa ...
azz che fenomeno...
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23-02-2007 11.11.08
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