Quello che preoccupa i nostri governanti, coloro che siedono sugli scranni
della politica internazionale e muovono le fila del mondo, non è il
terrorismo in se e per se.
Non è quel terrorismo che loro stessi hanno voluto e fortemente caldeggiato,
finanziandolo in maniera sommersa e usandolo per gli scopi più sporchi, ora
contro la minaccia del comunismo, ora contro un governo non particolarmente
gradito. Quello che preoccupa questi signori, ben vestiti, e con un
curriculum non sempre limpido all'attivo, è la perdita sempre più evidente e
irreversibile di uno status-quo. La perdita di controllo e gestione di ampie
aree del pianeta che stanno approdando a forme di riscatto molto diverse tra
loro, ma pur sempre di riscatto. Non ultimo, e sicuramente di enorme
interesse, il fenomeno in crescita, della "finanza islamica", che ha il suo
istituto principale nella Islamic banking. La Islamic banking ha
recentemente conquistato un posto tra le pagine dei giornali a causa del
presunto finanziamento alle corti islamiche somale. Pur non avendo ancora un
peso eccessivo sul mercato finanziario internazionale, è un istituto in
continua crescita (stimata, secondo dati recenti, ad un 15% annuo) e, fino
alla metà dell'anno appena trascorso gestiva un capitale pari a 400 miliardi
di dollari, ma con un potenziale di mercato di oltre 1000 miliardi.
Naturalmente sono ancora cifre molto esigue se rapportate al mercato dei
gruppi finanziari storici, ma ciò non toglie che ci troviamo di fronte ad un
fenomeno di neoformazione e che sta prendendo piede non solo tra i paesi
islamici ma anche fra i paesi occidentali con una forte presenza islamica,
basti pensare che istituti bancari europei come la Dresdner , la Citybank ,
la Abn-Amro , la Deutsche Bank , la HSBC , Credit Suisse, Standard
Chartered, UBS, BNP Paribas hanno già creato rami aziendali che rispondono
alle esigenze della finanza islamica ispirate ai principi sacri della
Shariah. Di fatti, l'esigenza di questa apertura è motivata dall'incremento
della popolazione islamica residente in Europa, ad oggi si parla di circa
cinquanta milioni di persone, quando, invece, complessivamente, la
popolazione di religione islamica nel mondo ammonta a 1 miliardo e mezzo di
individui, con una capacità economica difficilmente quantificabile, ma senza
ombra di dubbio molto elevata, soprattutto se rapportata all'innalzamento
del prezzo del petrolio ( un caso emblematico è rappresentato sicuramente
dall'Iran, che non a caso, è uno dei paesi dove la Islamic banking ha, in
assoluto, più peso). In seguito alla tragedia dell'11 settembre e alla lotta
senza quartiere che il colosso statunitense ha lanciato nei confronti del
terrorismo, frutto, secondo parere comune, del fondamentalismo islamico, è
cresciuto notevolmente anche il numero dei clienti per la Islamic banking:
da una parte, le nuove leve che hanno scelto di avvicinarsi ancora di più
alle proprie radici culturali boicottando così il sistema
capitalistico-finanziario di matrice occidentale, dall'altra, i vecchi
risparmiatori, terrorizzati dal possibile congelamento dei propri beni. La
demonizzazione del fondamentalismo islamico ha dunque generato un effetto
contrario a quello che si sarebbe voluto ottenere: invece di far scemare il
fenomeno gli ha fornito le motivazioni e la forza di rivalsa per continuare
a vivere in virtù di un'opposizione per la sopravvivenza di un'intera
cultura. La finanza islamica ha alla base dei principi etici derivati dalle
leggi sacre: nella islamic banking non vengono percepiti interessi, perché
questa pratica viene equiparata all'usura, inoltre è severamente vietato
investire in settori come, gli armamenti, il tabacco, la carne di maiale,
gioco d'azzardo, alcol e pornografia. L'azienda deve avere un indebitamente
limitato relativamente al suo capitale e, nell'ambito di una transazione si
richiede la massima chiarezza e correttezza da ambo le parti: esiste,
insomma, una precisa etica nella negoziazione. E non solo in essa. Mentre
gli investimenti responsabili sono caldeggiati da altre religioni, la
finanza islamica li impone, propendendo dunque per un'economia reale.
Ultimamente, l'argomento sta suscitando molta attenzione ( anche se in
Italia non esiste ancora come realtà), soprattutto se si pensa all'impatto
di un simile sistema con quello che invece è attualmente il mondo della
finanza internazionale. Cosa accadrebbe infatti, se a gestire gran parte dei
capitali provenienti dal mondo arabo fossero solo ed esclusivamente queste
banche? Cosa accadrebbe ai flussi economico- finanziari globali? Cosa
accadrebbe insomma se, oltre ai sistemi politici improntati a principi
religiosi si imponesse un controllo del denaro e del sistema finanziario
improntato dagli stessi principi? Probabilmente questi interrogativi non
sono sfuggiti neanche ai signori di cui sopra..
"**Afef la bella tunisina**" <bellissima@afef.uk> ha scritto nel messaggio
news:4smph.8971$hU.482@tornado.fastwebnet.it...
> Quello che preoccupa i nostri governanti, coloro che siedono sugli scranni
> della politica internazionale e muovono le fila del mondo, non è il
> terrorismo in se e per se.
> Non è quel terrorismo che loro stessi hanno voluto e fortemente
> caldeggiato, finanziandolo in maniera sommersa e usandolo per gli scopi
> più sporchi, ora contro la minaccia del comunismo, ora contro un governo
> non particolarmente gradito. Quello che preoccupa questi signori, ben
> vestiti, e con un curriculum non sempre limpido all'attivo, è la perdita
> sempre più evidente e irreversibile di uno status-quo. La perdita di
> controllo e gestione di ampie aree del pianeta che stanno approdando a
> forme di riscatto molto diverse tra loro, ma pur sempre di riscatto. Non
> ultimo, e sicuramente di enorme interesse, il fenomeno in crescita, della
> "finanza islamica", che ha il suo istituto principale nella Islamic
> banking. La Islamic banking ha recentemente conquistato un posto tra le
> pagine dei giornali a causa del presunto finanziamento alle corti
> islamiche somale. Pur non avendo ancora un peso eccessivo sul mercato
> finanziario internazionale, è un istituto in continua crescita (stimata,
> secondo dati recenti, ad un 15% annuo) e, fino alla metà dell'anno appena
> trascorso gestiva un capitale pari a 400 miliardi di dollari, ma con un
> potenziale di mercato di oltre 1000 miliardi. Naturalmente sono ancora
> cifre molto esigue se rapportate al mercato dei gruppi finanziari storici,
> ma ciò non toglie che ci troviamo di fronte ad un fenomeno di
> neoformazione e che sta prendendo piede non solo tra i paesi islamici ma
> anche fra i paesi occidentali con una forte presenza islamica, basti
> pensare che istituti bancari europei come la Dresdner , la Citybank , la
> Abn-Amro , la Deutsche Bank , la HSBC , Credit Suisse, Standard Chartered,
> UBS, BNP Paribas hanno già creato rami aziendali che rispondono alle
> esigenze della finanza islamica ispirate ai principi sacri della Shariah.
> Di fatti, l'esigenza di questa apertura è motivata dall'incremento della
> popolazione islamica residente in Europa, ad oggi si parla di circa
> cinquanta milioni di persone, quando, invece, complessivamente, la
> popolazione di religione islamica nel mondo ammonta a 1 miliardo e mezzo
> di individui, con una capacità economica difficilmente quantificabile, ma
> senza ombra di dubbio molto elevata, soprattutto se rapportata
> all'innalzamento del prezzo del petrolio ( un caso emblematico è
> rappresentato sicuramente dall'Iran, che non a caso, è uno dei paesi dove
> la Islamic banking ha, in assoluto, più peso). In seguito alla tragedia
> dell'11 settembre e alla lotta senza quartiere che il colosso statunitense
> ha lanciato nei confronti del terrorismo, frutto, secondo parere comune,
> del fondamentalismo islamico, è cresciuto notevolmente anche il numero dei
> clienti per la Islamic banking: da una parte, le nuove leve che hanno
> scelto di avvicinarsi ancora di più alle proprie radici culturali
> boicottando così il sistema capitalistico-finanziario di matrice
> occidentale, dall'altra, i vecchi risparmiatori, terrorizzati dal
> possibile congelamento dei propri beni. La demonizzazione del
> fondamentalismo islamico ha dunque generato un effetto contrario a quello
> che si sarebbe voluto ottenere: invece di far scemare il fenomeno gli ha
> fornito le motivazioni e la forza di rivalsa per continuare a vivere in
> virtù di un'opposizione per la sopravvivenza di un'intera cultura. La
> finanza islamica ha alla base dei principi etici derivati dalle leggi
> sacre: nella islamic banking non vengono percepiti interessi, perché
> questa pratica viene equiparata all'usura, inoltre è severamente vietato
> investire in settori come, gli armamenti, il tabacco, la carne di maiale,
> gioco d'azzardo, alcol e pornografia. L'azienda deve avere un
> indebitamente limitato relativamente al suo capitale e, nell'ambito di una
> transazione si richiede la massima chiarezza e correttezza da ambo le
> parti: esiste, insomma, una precisa etica nella negoziazione. E non solo
> in essa. Mentre gli investimenti responsabili sono caldeggiati da altre
> religioni, la finanza islamica li impone, propendendo dunque per
> un'economia reale. Ultimamente, l'argomento sta suscitando molta
> attenzione ( anche se in Italia non esiste ancora come realtà),
> soprattutto se si pensa all'impatto di un simile sistema con quello che
> invece è attualmente il mondo della finanza internazionale. Cosa
> accadrebbe infatti, se a gestire gran parte dei capitali provenienti dal
> mondo arabo fossero solo ed esclusivamente queste banche? Cosa accadrebbe
> ai flussi economico- finanziari globali? Cosa accadrebbe insomma se, oltre
> ai sistemi politici improntati a principi religiosi si imponesse un
> controllo del denaro e del sistema finanziario improntato dagli stessi
> principi? Probabilmente questi interrogativi non sono sfuggiti neanche ai
> signori di cui sopra..
mi risulta che ci siano ETF basati su indici di finanza islamica anche nella
borsa italiana
una sana lettura
antipollo: http://www.ecplanet.com/canale/varie-5/manipolazioni-147/1/0/25490/it/ecplanet.rxdf
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli...
Lettura .....
Geronimo Trader®: Il sonno delle autorità
Prima lo scaricabarile sui bond Cirio, ora il caso Parmalat. Non perdiamo il
vizio di comportarci da cialtroni, e proprio in un settore dei più delicati:
la finanza. E...