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  #14  
Vecchio 08-01-2007, 23.28.50
Neo
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Predefinito Re: Esportare la democrazia

[..Ghigo..] ha scritto:

- quote -

> Stallone pare disponibile, tra un anno vedremo nelle sale ROCKY vs
> TALIBAN !!!


Abbiamo già visto Rambo combattere a fianco dei Talebani (quando i talebani
erano buoni).

--
Dreams are like angels, they keep bad at bay
Love is the light, scaring darkness away.
(Frankie goes to Holliwood - The power of love)


Alt 08-01-2007, 23.28.50
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  #13  
Vecchio 08-01-2007, 18.54.05
..Ghigo..
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Predefinito Re: Esportare la democrazia



Neo <Neo[at]The.Matrix> scritto nell'articolo
<45a17a0a$0$97237$892e7fe2[at]authen.yellow.readfreenews.net> ...

- quote -

> La falsificazione del voto rapprenta comunque una violazione della
libertà
> di espressione del voto stesso, una delle due condizioni che avevo posto.


MA SE MOLTE (SE NON TUTTI) LE CANDIDATURE SONO FATTE IN BASE A FIRME FALSE
O DI MORTI O DI GENTE CHE FIRMA 2 VOLTE ....

QUESTA NN E' MATRIX ..... E' BEDDAMATRIX E TU NN NE SEI ANCORA USCITO NIO
..... !!

HAHAHAUAHAHAAUAHAHAA


  #12  
Vecchio 08-01-2007, 18.54.02
..Ghigo..
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Predefinito Re: Esportare la democrazia



doppio.massimo <doppio[at]massimo.dm> scritto nell'articolo
<pan.2007.01.07.22.41.29.627128[at]massimo.dm> ...

- quote -

> > in cui 'negri' ed 'ebrei' sono usati come sostantivi o aggettivi
> > (dis)qualificativi. Proprio come ai "bei" vecchi tempi, vero?

> "l'ebreo sta usando il negro come muscolo contro di noi" (cit.)


Blues Brothers docet.

Questo e' il bello degli Ammerigani, prima fanno le PEGGIORI PORCATE, poi
(anni dopo a Babbo Morto) ci fanno 1 film
e ci guadagnano 2 volte (prima con le porcate poi con i Films)

E Per finire SPACCIANO STA ROBA PER DEMOCRAZIA.mentre la realta' e' che i
Russi (ora i Cinesi) con i loro trip dei segreti
sono dei minkioni !!

PS

Dopo il Vietnam ora sta partendo la saga dell'Iraq.

Stallone pare disponibile, tra un anno vedremo nelle sale ROCKY vs
TALIBAN !!!

Se no c'e' sempre Swarzy o Van Dammela












  #11  
Vecchio 07-01-2007, 23.54.02
Neo
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Predefinito Re: Esportare la democrazia

[doppio.massimo] ha scritto:

- quote -

> in realta' c'e' anche una terza condizione: che il candidato piu'
> votato sia dichiarato eletto (altrimenti tu sei libero di candidarti,
> tutti ti votano e al governo ci ritroviamo mandelli)


:-)

Vabbè, diciamo che io questo lo davo per scontato (sono troppo ottimista ?).
Del resto l'ho scritto che stavo semplificando.

La falsificazione del voto rapprenta comunque una violazione della libertà
di espressione del voto stesso, una delle due condizioni che avevo posto.

--
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  #10  
Vecchio 07-01-2007, 23.41.29
doppio.massimo
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Predefinito Re: Esportare la democrazia

Il Sun, 07 Jan 2007 00:52:51 +0100, vitt ha scritto:

- quote -

> Ho trovato interessante questo post ma ancora piu' interessanti le
> reazioni che ha suscitato, in nessuna delle quali si e' ritenuto di
> dover quanto meno 'notare' la presenza di espressioni quali:


....

- quote -

> in cui 'negri' ed 'ebrei' sono usati come sostantivi o aggettivi
> (dis)qualificativi. Proprio come ai "bei" vecchi tempi, vero?


"l'ebreo sta usando il negro come muscolo contro di noi" (cit.)
  #9  
Vecchio 07-01-2007, 23.38.09
doppio.massimo
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Predefinito Re: Esportare la democrazia

Il Sat, 06 Jan 2007 20:42:27 +0100, Neo ha scritto:

- quote -

> [Nino] ha scritto:
> > Sulla forma di democrazia indiretta prevalentemente bipolare presente
> > nei nostri paesi occidentali ci sarebbe molto da dire. La scelta
> > spesso è tra due coalizioni neo-liberiste che fanno politiche molto
> > simili. Si potrebbe dire, in sostanza, che in quasi tutti i paesi del
> > mondo c'è una dittatatura.

> Si potrebbe dire (e si dice) un po' di tutto, ma questa che hai appena detto
> è una fesseria.
> Detto in maniera così rozza che più rozza non si può una democrazia
> rappresentativa è tale in quanto:
> a) chiunque si può candidare a governare.
> b) ognuno è libero di esprimere la propria preferenza fra i vari candidati.


in realta' c'e' anche una terza condizione: che il candidato piu' votato
sia dichiarato eletto (altrimenti tu sei libero di candidarti, tutti ti
votano e al governo ci ritroviamo mandelli)

Bene, questa condizione nelle ultime 2 elezioni USA (almeno nella
penultima) non e' stata rispettata.
  #8  
Vecchio 07-01-2007, 00.52.51
vitt@rio.it
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Predefinito Re: Esportare la democrazia

Ho trovato interessante questo post ma ancora piu' interessanti le
reazioni che ha suscitato, in nessuna delle quali si e' ritenuto di
dover quanto meno 'notare' la presenza di espressioni quali:

- quote -

> [...] una prostituta giovane,
> negra, fatta di crack, e in più ferita da una coltellata: un grumo di
> disperazione, di rabbia e di piaghe sociali in un giovane corpo nero [...]
> Con Kofi Annan e la moglie, una serata in un night: complessini negri
> suonano [...]
> Quando qualche negro lancia un insulto contro Bush, frenetici applausi. [...]
> nel 2003, i due caporioni neocon ebrei Lawrence Kaplan e
> William Kristol [...]
> accusano i competenti di incompetenza, i razionali di viltà e sabotaggio
> (fecero così anche i loro correligionari dentro il PCUS, ebrei come loro,
> instancabili nelle purghe dei nemici interni) [...]


in cui 'negri' ed 'ebrei' sono usati come sostantivi o aggettivi
(dis)qualificativi. Proprio come ai "bei" vecchi tempi, vero?

Io non ho bisogno di evocare penchants segregazionisti o complotti
sionisti per dire che gli Stati Uniti si sono scelti, con i due Bush,
le peggiori amministrazioni che si potessero cercare.
Ne' di tirare in ballo evasione e riforme nostrane che c'entrano come
il classico cavolo a merenda.

Vittorio
  #7  
Vecchio 06-01-2007, 21.52.47
paperoga
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Predefinito Re: Esportare la democrazia

perfettamente d'accordo con cio che ha scritto neo


  #6  
Vecchio 06-01-2007, 21.30.46
begano
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Predefinito Re: Esportare la democrazia


"P" <gdgd[at]gdgdjkhg.it> ha scritto nel messaggio
news:%bQnh.102009$Fk1.561243[at]twister2.libero.it...
- quote -

> basta che non vieni a dirmi che da noi la democrazia (quindi anche
> l'onestà
> e la serietà), è rappresentata dall'attuale governo.............

scusa, ma perchè non sarebbe lecito criticare il governo dell'apparato
economico-militare solo perchè da noi governa il governo delle commissioni e
dei banchieri europei?

guarda che si possono criticare contemporaneamente ..

mica perchè a me non piace bush, allora deve piacere prodi per forza.

restiamo in tema


  #5  
Vecchio 06-01-2007, 20.42.27
Neo
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Predefinito Re: Esportare la democrazia

[Nino] ha scritto:

- quote -

> Sulla forma di democrazia indiretta prevalentemente bipolare presente
> nei nostri paesi occidentali ci sarebbe molto da dire. La scelta
> spesso è tra due coalizioni neo-liberiste che fanno politiche molto
> simili. Si potrebbe dire, in sostanza, che in quasi tutti i paesi del
> mondo c'è una dittatatura.


Si potrebbe dire (e si dice) un po' di tutto, ma questa che hai appena detto
è una fesseria.

Detto in maniera così rozza che più rozza non si può una democrazia
rappresentativa è tale in quanto:
a) chiunque si può candidare a governare.
b) ognuno è libero di esprimere la propria preferenza fra i vari candidati.

Nelle dittature manca almeno una delle due condizioni di cui sopra.

Da questo punto di vista i "nostri paesi occidentali" sono sicuramente delle
democrazie.

- quote -

> Infatti quale forma di democrazia potrebbe consentire a una
> ristrettissima minoranza di possedere gran parte della ricchezza
> mondiale a discapito della misera e della fame della maggioranza
> della popolazione mondiale?


Un paese può essere contemporaneamente democratico ed egoista verso il resto
del mondo.
Le due cose non sono affatto in contraddizione.
La logica "nazionale" è proprio questa: ogni nazione pensa innazitutto al
proprio benessere.
Un paese ricco può democraticamente decidere di mantenere la propria
ricchezza sfruttando gli altri paesi.
Di più.
Un paese in cui la maggioranza se la passa bene può democraticamente
decidere di lasciare morire di fame la minoranza che se la passa male.
Non si tratta di difetti di democrazia, ma, semmai, di difetti di
lungimiranza della maggioranza democratica.

- quote -

> E' anche il nostro futuro: ce lo prepara il nostro governo a forza
> «lotta all'evasione» e di «riforme delle pensioni».
> E' il potere burocratico che, giunto all'apice, opprime la vita umana
> fino a renderla impossibile: come il cancro, come già il comunismo.


Fino a qui il pezzo di Blondet era largamente condivisibile (strano, ma a
volte capita).

Ma non ha resistito e ci ha messo la sua zampata finale, fra l'altro del
tutto avulsa dal contesto del pezzo, anche se perfettamente in linea con lo
stile di Blondet.

Ci vuole la faccia tosta di Blondet per infilare critiche all'attuale
governo in un pezzo sull'Iraq senza avere mai speso una parola per criticare
il governo precedente per la politca da esso tenuta sull'Iraq.

--
Dreams are like angels, they keep bad at bay
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(Frankie goes to Holliwood - The power of love)


  #4  
Vecchio 06-01-2007, 18.30.21
Woodstock®
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Predefinito Re: Esportare la democrazia

P wrote:
- quote -

> da noi la democrazia (quindi anche l'onestà e la serietà), è
> rappresentata dall'attuale governo.............???


No, da quello precedente!
«La sinistra, e in particolare quella massimalista propone di rendere
uguali il figlio del professionista e il figlio dell'operaio."
(Silvio Berlusconi)



--
Woodstock®



  #3  
Vecchio 06-01-2007, 18.04.43
Nino
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Predefinito Re: Esportare la democrazia


"P" ha scritto nel messaggio
- quote -

> basta che non vieni a dirmi che da noi la democrazia (quindi anche
> l'onestà
> e la serietà), è rappresentata dall'attuale governo.............


Dove sarebbe scritto questo????

Anzi, se leggevi fino in fondo:

"E' anche il nostro futuro: ce lo prepara il nostro governo a forza «lotta
all'evasione» e di «riforme delle pensioni».
E' il potere burocratico che, giunto all'apice, opprime la vita umana fino a
renderla impossibile: come il cancro, come già il comunismo."





  #2  
Vecchio 06-01-2007, 17.35.02
P
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Predefinito Re: Esportare la democrazia

da noi la democrazia (quindi anche l'onestà e la serietà), è rappresentata
dall'attuale governo.............???




  #1  
Vecchio 06-01-2007, 17.34.03
P
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Predefinito Re: Esportare la democrazia

basta che non vieni a dirmi che da noi la democrazia (quindi anche l'onestà
e la serietà), è rappresentata dall'attuale governo.............


 
Vecchio 06-01-2007, 17.18.10
Pirrone lo scettico
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Predefinito Re: Esportare la democrazia

Nino ha scritto:
- quote -

> Sulla forma di democrazia indiretta prevalentemente bipolare presente nei
> nostri paesi occidentali ci sarebbe molto da dire. La scelta spesso è tra
> due coalizioni neo-liberiste che fanno politiche molto simili. Si potrebbe
> dire, in sostanza, che in quasi tutti i paesi del mondo c'è una dittatatura.


quoto in toto
e ti invito ad iscriverti a:

http://it.groups.yahoo.com/group/resistenza_partigiana/
  #-1  
Vecchio 06-01-2007, 17.06.37
Nino
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Predefinito Esportare la democrazia

Sulla forma di democrazia indiretta prevalentemente bipolare presente nei
nostri paesi occidentali ci sarebbe molto da dire. La scelta spesso è tra
due coalizioni neo-liberiste che fanno politiche molto simili. Si potrebbe
dire, in sostanza, che in quasi tutti i paesi del mondo c'è una dittatatura.

Infatti quale forma di democrazia potrebbe consentire a una ristrettissima
minoranza di possedere gran parte della ricchezza mondiale a discapito della
misera e della fame della maggioranza della popolazione mondiale? Penso
nessun tipo di democrazia, ma finchè non siamo noi a patire la fame siamo in
democrazia, giusto? quando arriveranno i grossi problemi anche da noi (è
solo questione di tempo) inizieremo forse a mettere in discussione la nostra
cara democrazia.

Se volete, leggete (e meditate):

American Gotterdammerung
Maurizio Blondet
06/01/2007

Anna Cataldi, amica molto ben introdotta all'ONU, che ha trascorso Capodanno
con Kofi Annan («Siamo liberi», ha detto il segretario uscente alla moglie
svedese, abbracciandola) sta conducendo un'inchiesta sulla Tbc nel mondo ed
ha quindi visitato i ricoveri per tisici a New York. Riferisce storie
spaventose.
Lo squallore, l'abbandono di straccioni che tossiscono nelle miserabili
camerate; la loro totale solitudine, irredimibile. Non sono solo barboni.
Tra i tubercolotici che dormono ed espettorano negli ospizi, Anna ha trovato
molti uomini che hanno un lavoro stabile, persino guidatori di autobus
urbani, e dunque un salario: e che tuttavia non possono pagarsi non solo le
medicine, ma un alloggio.
I «working poor», coloro che pur lavorando non riescono ad uscire dalla
miseria, sono una vecchia istituzione del liberismo americano. Ora sono
diventati «working TB homeless», malati senza-tetto con occupazione stabile.
Questa massa miserevole, avendo spesso interrotto le cure per ignoranza o
impossibilità economica - effetto collaterale del sistema sanitario
privato - ha sviluppato e quasi creato un bacillo resistente ai farmaci.
Così il municipio ha lanciato un serio programma di somministrazione
sorvegliata e senza interruzioni ai disgraziati; un cocktail di antibiotici
potentissimi che, dopo qualche settimana, almeno rendono il malato non più
contagioso.
Gli addetti sanitari sono coscienziosi e dedicati, si prodigano seriamente.
Ma Anna ha visto arrivare a prendere le medicine una prostituta giovane,
negra, fatta di crack, e in più ferita da una coltellata: un grumo di
disperazione, di rabbia e di piaghe sociali in un giovane corpo nero, tutte
da curare prima.
«Il nostro compito è accertarsi che non interrompa i farmaci», dice
l'addetta sanitaria.
Freddamente. Curano l'epidemia, non le persone.
Anche se arrivano da loro sempre nuovi tisici da denutrizione, senza
famiglia, cacciati dalle case dagli alti prezzi degli affitti, effetto
collaterale del boom immobiliare.

E ciò nel Paese più ricco del mondo, che sta dilapidando centinaia di
miliardi di dollari in due guerre insensate, che per giunta sta perdendo.

Con Kofi Annan e la moglie, una serata in un night: complessini negri
suonano splendido, antico dixieland.
I musicanti sono tutti di New Orleans, tutti profughi, le loro casette di
legno sono ancora laggiù nel fango, ci resteranno per sempre. Avventori in
jeans e maglioni.
Quando qualche negro lancia un insulto contro Bush, frenetici applausi.
Molti dicono all'italiana, «mi vergogno di essere americano».
Ma la sera dopo, un'amica della buona società commenta consolata
l'impiccagione di Saddam Hussein: «Bene così, almeno non potrà aggredire
un'altra volta gli Stati Uniti».

Il Far West globale, avvolto nell'ignoranza disinformata dalla propaganda.
Una lugubre demente atmosfera di fin de régime pare opprimere gli USA.

La rileva anche William Pfaff, forse il miglior commentatore americano.
Ottantenne, Pfaff ha visto la grande depressione, la guerra mondiale, il
Vietnam, l'assassinio di Kennedy.
Ma, scrive, «non ricordo un capodanno con prospettive più nere di questo».
Ciò che Pfaff intravvede, e che teme di vedere, è l'America presa in
trappola dal suo mito - il mito dell'Impero del Bene - diventato incubo.
Dove tutti i caratteri che hanno determinato il suo successo storico -
l'ottimismo, il semplicismo, il moralismo, la fede che la forza schiacciante
può aver ragione di qualunque problema - si volgono tutti
insieme in motivi di sciagura, ossessione e rovina.

«Ancora una volta gli USA hanno scelto di lanciarsi in una guerra che i suoi
capi definiscono come una battaglia sul destino mondiale».
Lo hanno fatto a freddo, dipingendo a se stessi Bin Laden e Al Qaeda come il
nuovo, titanico Impero del Male.

«Dal momento in cui Bush ha interpretato questa sfida non già come
proveniente da un piccolo numero d'uomini animati da uno speciale odio
religioso per gli USA ed Israele, bensì come una vasta forza
politico-culturale interna alla civiltà islamica, gli USA hanno
implicitamente ammesso la propria sconfitta. Come possono degli
eserciti americani debellare un simile fenomeno?».

Ma nemmeno Pfaff può ammettere che già il «terrorismo islamico» e «globale»
contro cui l'America è scesa in guerra è stato un falso deliberato, su
indicazione israelo-neocon.
Un americano continua a dover credere che il pericolo sia reale - altrimenti
dovrebbe ammettere che il Paese più potente e libero della storia umana è
caduto vergognosamente sotto la schiavitù di un potere estraneo, che non si
può nemmeno nominare, e che la democrazia più forte del mondo ha votato al
potere dei criminali totali, per giunta stupidi, e non sa liberarsene.

Basterebbe ricordare che nel 2003, i due caporioni neocon ebrei Lawrence
Kaplan e William Kristol, scrivevano senza vergogna quanto segue: «Saddam ha
a disposizione quattro o cinque volte la forza di massacro di Hitler nel
1939, e di Stalin quando fu formata la NATO. Se Saddam acquisisce una bomba
atomica sporca, la sua capacità di male supererà quella di Hitler e Stalin
messi assieme».
Non aver smascherato questa spudorata menzogna allora fa sì che essa ci
venga proposta dagli stessi figuri pari pari: oggi è Ahmadinejad il «nuovo
Hitler», anzi peggio, e l'Iran, potenza di quarto o quinto rango, Paese
arretrato senza industrie, il nuovo Reich da annichilire con ogni mezzo.
Ancora una volta i Kristol e i Kagan dicono che l'Iran non è un pericolo per
Israele ma «per il mondo intero», ed è quindi il mondo che deve liberarne
Israele. e i giornali, i capi di Stato dell'Occidente, ripetono questa
menzogna incredibile come se ci credessero.

Perché nessuno può sbugiardare i padroni del mondo.
Oggi, scrive Il Corriere, «i neocon tornano a dettare la linea alla Casa
Bianca».

Nonostante la batosta elettorale, nonostante il pantano in Iraq, nonostante
tutta la NATO sia alle corde in Afghanistan.
I Kristol, i Kagan, i Leeden (e da noi Ferrara, ridicola imitazione)
accusano i dubbiosi di disfattismo, e dicono che basta un'escalation
militare, basta mandare più soldati, e ancora in Iraq «si può vincere».
Persino questi guerrafondai che mai hanno militato in guerra debbono
accorgersi che è insensato mandare 15 o 30 mila uomini in più, di un
esercito già demoralizzato ed usurato, senza aver elaborato prima una
strategia: ma a loro non interessa la rovina degli USA, interessa la
sicurezza d'Israele, e credono di garantirla così, a quel prezzo.

Il destino storico americano è stato di distruggere ogni società organica
per renderla omogenea al suo modello del consumo e del mercato.

Oggi, la stessa pulsione ha assunto un livello parodistico.
«Da quel che dice e da quel che pare pensare, Washington sembra assimilare
nella guerra al terrorismo tutti i mali del mondo non occidentale. Il
documento sulla Strategia della Sicurezza Nazionale del 2004 descrive il
terrorismo come causato dalla `crescita economica fallita', dalla `mancanza
di infrastrutture democratiche', dalla`assenza di mercato e libero
commercio» [la litania delle giaculatorie ideologiche].
Ma ciò «equivale ad offrire un materialismo semplicistico come cerotto per
tutte le ferite aperte e verminose dell'umanità».

E naturalmente l'analisi è del tutto sommaria, pressapochista, idiota: in
una parola, indegna della cultura occidentale. «Né la mancanza del mercato
né il terrorismo islamico hanno nulla a che vedere con i massacri dei
bambini-soldati in Liberia e Sierra Leone, o il genocidio in Ruanda.»,
esemplifica Pfaff.
Vana riflessione: la potenza del mito americano, in questa pretesa di
debellare ogni male dell'umanità con «democrazia» e «mercato», e imporre
democrazia e mercato con bombardamenti al fosforo, piogge di missili e tutto
l'armamento - costoso, strapotente, sofisticatisssimo. e inadeguato - della
terza guerra mondiale, è giunto al suo parossismo storico.
Ogni ragionevolezza è vana: il mito diventa più forte proprio quando è
impazzito.

Durante le sue ultime ore nel bunker, coi sovietici a pochi metri sopra,
Hitler deponeva generali come incapaci e traditori, e ordinava di «far
affluire l'armata Wenk», un'armata da tempo distrutta.
Nella Casa Bianca, eletto democraticamente, un Hitler subnormale e
alcolizzato ha appena sbattuto John Negroponte ad un incarico di
viceministro subalterno a Condoleezza Rice, ed ha sollevato il generale
Abizaid, comandante supremo USA per il Medio Oriente, e il generale George
Casey, comandante delle forze americane in Iraq: entrambi erano contrari
all'aumento delle truppe in Iraq senza una chiara strategia.

Demente, Bush ha sostituito Abizaid con un ammiraglio, Fallow, che al
momento comanda la flotta del Pacifico: un marinaio si troverà a comandare
le operazioni terrestri nel deserto.
Era un ammiraglio senza navi anche Doenitz, che assunse per qualche ora il
ruolo di Hitler ormai suicida.
E' probabile che anche Negroponte debba la sua disgrazia improvvisa al
tentativo di far ragionare il demente: ma i motivi della deposizione non
sono noti, ormai l'America assiste a purghe di palazzo indecifrabili come
quelle del Cremlino staliniano.

Attorno ad Hitler nelle ultime ore, sicofanti o deliranti continuavano a
proclamarsi «certi della vittoria finale».
In USA, i Kagan, i Kristol e i Leeden recitano lo stesso ruolo, accusano i
competenti di incompetenza, i razionali di viltà e sabotaggio (fecero così
anche i loro correligionari dentro il PCUS, ebrei come loro, instancabili
nelle purghe dei nemici interni): e Bush ascolta solo loro, o a loro
obbedisce.
E' la Gotterdammerung americana, peggiorata dalla vena di comicità sinistra
che sempre accompagna «mercato» e «democrazia»: il Crepuscolo dei Bottegai,
che credono alle soap opera da loro stessi messe in onda in TV.

Per questo Pfaff è lugubre.
Teme, scrive, che «l'Iraq rappresenti il futuro»: una guerra senza fine,
senza scopo confessabile e senza esito, infinitamente devastatrice, in cui
la potenza americana fonderà come cera nel forno.
E già comincia, nei dormitori pieni di tubercolotici che la grande
«democrazia di mercato» non ha i mezzi, né l'interesse, di curare.
Comincia nei working poor che lavorando non riescono a nutrirsi e a
coprirsi.

E' anche il nostro futuro: ce lo prepara il nostro governo a forza «lotta
all'evasione» e di «riforme delle pensioni».
E' il potere burocratico che, giunto all'apice, opprime la vita umana fino a
renderla impossibile: come il cancro, come già il comunismo.



 

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