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Vecchio 20-11-2006, 15.17.22
Nero Tulip
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Lavoro in Usa

Ogni volta che arrivo negli Stati Uniti, mi stupisco della quantità di
manodopera umana tuttora impiegata - nel paese dell'automazione e del
progresso tecnologico - per i lavori più piccoli e trascurabili. Due
settimane fa ero a New York: scendo dall'aereo e mi avvicino alle file per
il controllo dei passaporti. A destra un cartello dice “cittadini Usa” e a
sinistra un altro richiama gli stranieri. Eppure, c'è una signorina che
chiede la provenienza dei viaggiatori e li indirizza personalmente, a destra
o a sinistra. Supero il controllo e passo vicino a due addetti
dell'aeroporto che si occupano di sistemare più ordinatamente e comodamente
le valigie che vengono espulse sul nastro distributore dei bagagli agli
arrivi. Fuori un signore in divisa sta davanti alla fermata e indica alle
persone gli ingressi del bus in partenza. Ai taxi, c'è un giovanotto nero
che chiede ai passeggeri in fila dove vogliono andare, e poi lo va a dire ai
tassisti.
Nei giorni successivi, noto: un cameriere in un ristorante costoso che ha il
solo compito di versare l'acqua da una brocca nei bicchieri dei clienti. Un
condominio elegante vicino a Central Park in cui l'ascensore è azionato con
vecchie leve e saracinesche da un addetto stabilmente di servizio nel
suddetto ascensore (a cui penso che non mi abituerei mai: già è imbarazzante
stare con qualcuno nell'ascensore, figuriamoci con uno che è lì per portarvi
su e giù; e se uno sta al primo piano e ha un'amante all'ottavo, che fa?
Sette piani di scale tutto il tempo, per amore?).
Da Starbucks, dove in teoria tutto sarebbe costruito per farvi arrangiare da
soli, dietro al banco c'è uno che vi chiede cosa volete, uno che ve lo
prepara, e uno che vi fa pagare. Entro in un palazzo di uffici e ci sono tre
persone alla reception: uno mi chiede a che piano vado. “Diciottesimo”,
faccio io. “Ok”, fa lui. Al supermercato, c'è un impiegato che si occupa di
mettere le mie cose in un sacchetto di plastica (anzi due, uno dentro
l'altro; anche questa non è male: invece di fare sacchetti più robusti, te
ne danno due gracili).
Alla stazione della metropolitana quando arriva il treno, due addetti sul
binario si avvicinano al conducente e gli chiedono “È un locale o un
espresso?”, e una volta ottenuta la risposta, portano un megafono alla bocca
e declamano ai passeggeri in attesa: “E-spres-so! E-spres-so!”
(curiosamente, è la stessa cosa che declama il barista di Starbucks al suo
collega, ma in italiano).
Ogni volta mi stupisco, dicevo, e sarete d'accordo che da noi tutto questo
sarebbe molto strano. Da noi, convinti di imitare la modernità americana in
tutto, ogni compito umano che sia sostenibile da una macchina o eliminabile
senza trauma per gli utenti, viene eliminato. A volte anche con trauma per
gli utenti. L'idea è che se fai un rullo trasportatore per i bagagli, puoi
licenziare gli addetti ai bagagli; che se hai dei segnalatori elettronici
delle informazioni della metropolitana, puoi licenziare gli addetti alle
informazioni; che se il progresso ci ha dato la comodità di ascensori
veloci, automatici, programmabili, puoi sostituire le vecchie cabine e
licenziare l'omino dell'ascensore. Eccetera.
Sarebbe bello pensare che gli americani mantengano una maggiore diffidenza
nei confronti dell'autonomia delle macchine, e preferiscano lasciare sempre
qualcuno a sorvegliarle e aiutarle, hai visto mai che si realizzassero le
vecchie previsioni fantascientifiche sul dominio della tecnologia: Hal 9000
eccetera. Ma la spiegazione non può essere così letterariamente
rassicurante.
Poi mi fermo a rifletterci, e realizzo che tutte queste persone sono
probabilmente pagate pochissimo, che molte di loro campano grazie alle
mance, che sono licenziabili a piacimento secondo le regole di quaggiù. E
che tutto il sistema delle opportunità per tutti eccetera si fonda
esattamente su questo meccanismo e questa spietata libertà e inclinazione
alla mobilità professionale. Per qualcuno è meglio, per qualcuno è peggio,
ci sono i pro e ci sono i contro. Ma è appena stato diffuso il dato sul
tasso di disoccupazione negli Stati Uniti: il 4,4 per cento, il più basso
dal 2001, in diminuzione continua. E malgrado questo generi anche
preoccupazioni (la produttività resta invariata, quindi chi lavora produce
meno), crescono anche gli stipendi medi, e, con le parole del dipartimento
del lavoro, “i lavori in cui le persone producono delle cose diminuiscono
(-60 mila) mentre quelli in cui le persone fanno delle cose aumentano
notevolmente (+152mila)”. Basti dire che a fronte dei felici dati
sull'occupazione in generale, l'industria automobilistica americana ha
toccato il più basso livello di occupazione in quattorrdici anni, con tagli
di decine di migliaia di dipendenti da parte di Ford, General Motors e
Delphi, in crisi o addirittura vicine alla bancarotta.
Insomma, gli Stati Uniti stanno progressivamente diventando un paese dove
lavora chiunque, a costo di fare dei lavori quasi superflui e temporanei.
Lavorare meno, lavorare tutti.

Luca Sofri
http://www.wittgenstein.it/


Alt 20-11-2006, 15.17.22
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  #2  
Vecchio 20-11-2006, 15.46.49
kappa
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Lavoro in Usa


"Nero Tulip" <ada@ada.it> ha scritto nel messaggio
news:ejsdcm$g1m$1@balena.cs.interbusiness.it...
> Ogni volta che arrivo negli Stati Uniti, mi stupisco della quantità di
> manodopera umana tuttora impiegata - nel paese dell'automazione e del
> progresso tecnologico - per i lavori più piccoli e trascurabili. Due
> settimane fa ero a New York: scendo dall'aereo e mi avvicino alle file per
> il controllo dei passaporti. A destra un cartello dice "cittadini Usa" e a
> sinistra un altro richiama gli stranieri. Eppure, c'è una signorina che
> chiede la provenienza dei viaggiatori e li indirizza personalmente, a
> destra o a sinistra. Supero il controllo e passo vicino a due addetti
> dell'aeroporto che si occupano di sistemare più ordinatamente e
> comodamente le valigie che vengono espulse sul nastro distributore dei
> bagagli agli arrivi. Fuori un signore in divisa sta davanti alla fermata e
> indica alle persone gli ingressi del bus in partenza. Ai taxi, c'è un
> giovanotto nero che chiede ai passeggeri in fila dove vogliono andare, e
> poi lo va a dire ai tassisti.
> Nei giorni successivi, noto: un cameriere in un ristorante costoso che ha
> il solo compito di versare l'acqua da una brocca nei bicchieri dei
> clienti. Un condominio elegante vicino a Central Park in cui l'ascensore è
> azionato con vecchie leve e saracinesche da un addetto stabilmente di
> servizio nel suddetto ascensore (a cui penso che non mi abituerei mai: già
> è imbarazzante stare con qualcuno nell'ascensore, figuriamoci con uno che
> è lì per portarvi su e giù; e se uno sta al primo piano e ha un'amante
> all'ottavo, che fa? Sette piani di scale tutto il tempo, per amore?).
> Da Starbucks, dove in teoria tutto sarebbe costruito per farvi arrangiare
> da soli, dietro al banco c'è uno che vi chiede cosa volete, uno che ve lo
> prepara, e uno che vi fa pagare. Entro in un palazzo di uffici e ci sono
> tre persone alla reception: uno mi chiede a che piano vado.
> "Diciottesimo", faccio io. "Ok", fa lui. Al supermercato, c'è un impiegato
> che si occupa di mettere le mie cose in un sacchetto di plastica (anzi
> due, uno dentro l'altro; anche questa non è male: invece di fare sacchetti
> più robusti, te ne danno due gracili).
> Alla stazione della metropolitana quando arriva il treno, due addetti sul
> binario si avvicinano al conducente e gli chiedono "È un locale o un
> espresso?", e una volta ottenuta la risposta, portano un megafono alla
> bocca e declamano ai passeggeri in attesa: "E-spres-so! E-spres-so!"
> (curiosamente, è la stessa cosa che declama il barista di Starbucks al suo
> collega, ma in italiano).
> Ogni volta mi stupisco, dicevo, e sarete d'accordo che da noi tutto questo
> sarebbe molto strano. Da noi, convinti di imitare la modernità americana
> in tutto, ogni compito umano che sia sostenibile da una macchina o
> eliminabile senza trauma per gli utenti, viene eliminato. A volte anche
> con trauma per gli utenti. L'idea è che se fai un rullo trasportatore per
> i bagagli, puoi licenziare gli addetti ai bagagli; che se hai dei
> segnalatori elettronici delle informazioni della metropolitana, puoi
> licenziare gli addetti alle informazioni; che se il progresso ci ha dato
> la comodità di ascensori veloci, automatici, programmabili, puoi
> sostituire le vecchie cabine e licenziare l'omino dell'ascensore.
> Eccetera.
> Sarebbe bello pensare che gli americani mantengano una maggiore diffidenza
> nei confronti dell'autonomia delle macchine, e preferiscano lasciare
> sempre qualcuno a sorvegliarle e aiutarle, hai visto mai che si
> realizzassero le vecchie previsioni fantascientifiche sul dominio della
> tecnologia: Hal 9000 eccetera. Ma la spiegazione non può essere così
> letterariamente rassicurante.
> Poi mi fermo a rifletterci, e realizzo che tutte queste persone sono
> probabilmente pagate pochissimo, che molte di loro campano grazie alle
> mance, che sono licenziabili a piacimento secondo le regole di quaggiù. E
> che tutto il sistema delle opportunità per tutti eccetera si fonda
> esattamente su questo meccanismo e questa spietata libertà e inclinazione
> alla mobilità professionale. Per qualcuno è meglio, per qualcuno è peggio,
> ci sono i pro e ci sono i contro. Ma è appena stato diffuso il dato sul
> tasso di disoccupazione negli Stati Uniti: il 4,4 per cento, il più basso
> dal 2001, in diminuzione continua. E malgrado questo generi anche
> preoccupazioni (la produttività resta invariata, quindi chi lavora produce
> meno), crescono anche gli stipendi medi, e, con le parole del dipartimento
> del lavoro, "i lavori in cui le persone producono delle cose diminuiscono
> (-60 mila) mentre quelli in cui le persone fanno delle cose aumentano
> notevolmente (+152mila)". Basti dire che a fronte dei felici dati
> sull'occupazione in generale, l'industria automobilistica americana ha
> toccato il più basso livello di occupazione in quattorrdici anni, con
> tagli di decine di migliaia di dipendenti da parte di Ford, General Motors
> e Delphi, in crisi o addirittura vicine alla bancarotta.
> Insomma, gli Stati Uniti stanno progressivamente diventando un paese dove
> lavora chiunque, a costo di fare dei lavori quasi superflui e temporanei.
> Lavorare meno, lavorare tutti.
> Luca Sofri
> http://www.wittgenstein.it/


Molto interessante e utile da sapere.
kappa


  #3  
Vecchio 20-11-2006, 18.03.34
Trilussa
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Lavoro in Usa

Nero Tulip ha scritto:

> Ogni volta mi stupisco, dicevo, e sarete d'accordo che da noi tutto questo
> sarebbe molto strano. Da noi, convinti di imitare la modernità americana in
> tutto, ogni compito umano che sia sostenibile da una macchina o eliminabile
> senza trauma per gli utenti, viene eliminato. A volte anche con trauma per
> gli utenti.



Gli americani mantengono per la manualità un concetto semplice mentre da
noi da decenni è diventato "TRIPLICE".
A scuola per esempio:
loro i soldi ce li mettono mentre noi "li togliamo, li mettiamo, li
togliamo".

bello il tuo post....simpatia!-)

Trilussa

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questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
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