dell'adesione al «mercato» di tipo anglosassone, funestamente entusiasta
all'inizio, della nostra sedicente classe dirigente politica e
imprenditoriale.
Per gli imprenditori, la dottrina del privatismo, che ha reso il lavoro una
merce come ogni altra (basata sul prezzo), si è tradotta nella sua forma più
patologica: lo sfruttamento, la dequalificazione, il menefreghismo assoluto
verso i dipendenti.
Arrangiatevi ragazzi, ora vige il privato.
E mica vorrete il lavoro a vita.
Per confronto, penso alla ditta farmaceutica in cui lavorò - per tutta la
vita - mio padre.
Quando si ammalò gravemente, il direttore del personale dell'epoca - era un
conte, un aristocratico - telefonò personalmente a mia madre, le chiese se
poteva permettersi spese, credo le abbia dato del denaro; e la assicurò che
il posto ci sarebbe sempre stato, per mio padre (quando morì, fu assunta mia
sorella).
La ditta era la casa, i dirigenti si sentivano attivamente responsabili dei
dipendenti.
Non è ciò che s'insegna alla Bocconi: s'insegna che il lavoro è «un costo»,
e che va liquidato e alleggerito alla prima occasione.
Stranamente l'Italia andava meglio quando gli aristocratici milanesi, capi
del personale, mettevano la lealtà fra azienda e lavoratori prima dei
«costi».
Tutto questo «taglio sui costi» bocconiano ci ha portato all'arretramento
nel mondo, a dipendenza crescente dall'estero, a impoverimento generale.
Qui, la colpa è dei politici.
La dottrina liberista - che vieta alla Stato di occuparsi di imprese -
l'hanno tradotta come un immenso scarico di responsabilità: lo Stato non si
occupa più nemmeno di economia generale, di mantenere il Paese all'altezza
nel mondo.
E' avvenuto un grande rapidissimo cambiamento - la competizione globale, i
salari cinesi ci hanno distrutto - e questa classe politica non ha fatto
niente.
Anzi peggio: si è chiusa nella sua sfera dorata dove si dà stipendi
miliardari, ben salda al riparo dalla competizione globale (mica possiamo
importare magistrati e funzionari cinesi a 200 euro mensili), estraendo
questi emolumenti da un Paese che stava velocemente impoverendo, e
socialmente degradandosi.
Nella storia d'Italia, non c'è mai stata una classe burocratica, che abbia
presieduto a una così tragica fase di impoverimento, e così ricca,
enormemente più ricca dei suoi cittadini.
Le responsabilità dei sindacati sono anch'esse enormi: non hanno segnalato
il mutamento in atto e le sue patologie; in contatto col mondo del lavoro,
hanno badato ad addormentarlo, non sono stati culturalmente in grado di
vedere dove si finiva.
Del resto, ormai, gli iscritti ai sindacati non sono più lavoratori, ma
pensionati.
Certo non interessati allo sviluppo generale.
Senza qualcuno che dia la direzione; del resto, dove lanciarsi?
Come quasi tutti i Paesi europei, infatti, l'Italia è stato un Paese
culturalmente retto dal dirigismo.
Il «liberismo globale» anglosassone, che ci è stato imposto da fuori, non lo
comprendiamo e non lo viviamo nel modo giusto: anzi, ci fa male.
La Russia aveva ben più del dirigismo, la socializzazione forzata,
l'abolizione della proprietà privata: le rovine del «liberismo», là sono
state anche peggiori.
Ma ora, ogni giorno con sempre maggior sicurezza, sta adottando il
dirigismo - l'indicazione di traguardi nazionali da parte del potere,
l'educazione all'ambizione non privata ma collettiva, ad essere qualcosa nel
mondo come nazione - che noi abbiamo abbandonato.
In Russia, nonostante tutto, c'è più vivacità intellettuale, dice la mia
amica.
E ci ha fatto male l'Europa a-democratica, dove il discorso pubblico è
limitato, dove non si deve parlare di certe cose.
Ci ha fatto male anche l''euro: l'Europa non ha dato direzioni, solo regole
su regole; ha dato prescrizioni invece che orizzonti e traguardi.
Ed è ovvio, perché una burocrazia non sarà mai la madre di nazioni, né
sostituirà mai la nazione.
In Europa, accade questo: che la Germania, a forza di tagli crudeli sulla
pelle dei suoi lavoratori, s'è rese «competitiva», grande esportatrice di
nuovo: a spese di Italia e Francia, i cui «costi sociali» sono rimasti alti.
Non siamo soci di un progetto comune; siamo concorrenti sul mercato globale,
restiamo avversari sotto la trappola pseudo-unificante dell'euro.
E' questa l'Europa Unita?
L'Europa ci predica la «flessibilità», la competizione, ci dice che dobbiamo
rassegnarci al «mercato», quello per cui i giovani non trovano lavoro che
precario.
Non ha visto in tempo - stupida, come ogni burocrazia - che la Cina non ci
avrebbe spiazzato solo dai settori «bassi» (tessile, scarpe, cemento) ma dai
settori d'alta gamma tecnologica a cui la burocrazia incitava i giovani.
Non c'è stato pensiero, non c'è stata elaborazione, e nemmeno sostegno dopo
la rovina.
Solo, negli ultimi tempi, visto che i consumi languono, veniamo incoraggiati
a «sostenere la domanda interna»: per poi scoprire che lo stimolo alla
domanda non giova alle aziende locali, ma provoca un aumento rapidissimo
delle importazioni.
Perché ciò che oggi i consumatori vogliono comprare non è più prodotto in
Italia né in Europa: i telefonini da Taiwan, le scarpe Reebock dalla Cina...
persino il cibo locale non è più richiesto, dalle nuove generazioni
degenerate fin nel gusto; e così la musica pop, lo spettacolo, persino
l'architettura: è richiesto solo quello che compriamo dall'estero.
Bisognava sostenere l'offerta, non la domanda.
Ma ciò comportava l'indicazione di traguardi e settori strategici, la
promozione culturale di chi se ne occupava, lo stimolo al senso di lealtà
fra le generazioni, unite nel comune destino: insomma, ancora una volta,
«dirigismo» sia pur in regime di proprietà privata e pluralismo economico.
Ma appunto di questo è vietato parlare.
Un argomento tabù: parlare di dirigismo sarebbe in qualche modo «fascista»,
parola su cui grava un sacro interdetto.
A cosa porterà tutto questo?
Al Sudamerica.
Alla borghesia compradora chiusa nei suoi quartieri di lusso circondati da
mura e sorvegliati da guardie armate, per difendersi dalla violenza e dai
furti di una popolazione giovanile perennemente disoccupata, eternamente
senza reddito certo, e senza istruzione perché «non è richiesta».
Da questa devastazione della lealtà reciproca nasce, inarrestabile, la
violenza.
E con in più, la concorrenza degli immigrati di colore e di altra fede:
l'ideale per fare della questione sociale una miscela esplosiva di tipo
razziale.
Il Sudamerica oggi si dà capi-popolo venuti da questo popolo inoccupabile e
degradato, ossia ignoranti: Chavez ne è l'esempio, che i nostri uomini di
sinistra ultrà - ignorantissimi - stanno imitando.
Ma Chavez ha almeno il petrolio.
E noi?
Il 29 Ago 2006, 00:02, "...Afef la bella tunisina..." <Affeffa@tunisi.tu> ha
scritto:
> Questo è il risultato ........................
> dell'adesione al «mercato» di tipo anglosassone, funestamente entusiasta
> all'inizio, della nostra sedicente classe dirigente politica e
> imprenditoriale.
> Per gli imprenditori, la dottrina del privatismo, che ha reso il lavoro
una
> merce come ogni altra (basata sul prezzo), si è tradotta nella sua forma
più
> patologica: lo sfruttamento, la dequalificazione, il menefreghismo
assoluto
> verso i dipendenti.
> Arrangiatevi ragazzi, ora vige il privato.
> E mica vorrete il lavoro a vita.
> Per confronto, penso alla ditta farmaceutica in cui lavorò - per tutta la
> vita - mio padre.
> Quando si ammalò gravemente, il direttore del personale dell'epoca - era
un
> conte, un aristocratico - telefonò personalmente a mia madre, le chiese se
> poteva permettersi spese, credo le abbia dato del denaro; e la assicurò
che
> il posto ci sarebbe sempre stato, per mio padre (quando morì, fu assunta
mia
> sorella).
> La ditta era la casa, i dirigenti si sentivano attivamente responsabili
dei
> dipendenti.
> Non è ciò che s'insegna alla Bocconi: s'insegna che il lavoro è «un
costo»,
> e che va liquidato e alleggerito alla prima occasione.
> Stranamente l'Italia andava meglio quando gli aristocratici milanesi, capi
> del personale, mettevano la lealtà fra azienda e lavoratori prima dei
> «costi».
> Tutto questo «taglio sui costi» bocconiano ci ha portato all'arretramento
> nel mondo, a dipendenza crescente dall'estero, a impoverimento generale.
> Qui, la colpa è dei politici.
> La dottrina liberista - che vieta alla Stato di occuparsi di imprese -
> l'hanno tradotta come un immenso scarico di responsabilità: lo Stato non
si
> occupa più nemmeno di economia generale, di mantenere il Paese all'altezza
> nel mondo.
> E' avvenuto un grande rapidissimo cambiamento - la competizione globale, i
> salari cinesi ci hanno distrutto - e questa classe politica non ha fatto
> niente.
> Anzi peggio: si è chiusa nella sua sfera dorata dove si dà stipendi
> miliardari, ben salda al riparo dalla competizione globale (mica possiamo
> importare magistrati e funzionari cinesi a 200 euro mensili), estraendo
> questi emolumenti da un Paese che stava velocemente impoverendo, e
> socialmente degradandosi.
> Nella storia d'Italia, non c'è mai stata una classe burocratica, che abbia
> presieduto a una così tragica fase di impoverimento, e così ricca,
> enormemente più ricca dei suoi cittadini.
> Le responsabilità dei sindacati sono anch'esse enormi: non hanno segnalato
> il mutamento in atto e le sue patologie; in contatto col mondo del lavoro,
> hanno badato ad addormentarlo, non sono stati culturalmente in grado di
> vedere dove si finiva.
> Del resto, ormai, gli iscritti ai sindacati non sono più lavoratori, ma
> pensionati.
> Certo non interessati allo sviluppo generale.
> Senza qualcuno che dia la direzione; del resto, dove lanciarsi?
> Come quasi tutti i Paesi europei, infatti, l'Italia è stato un Paese
> culturalmente retto dal dirigismo.
> Il «liberismo globale» anglosassone, che ci è stato imposto da fuori, non
lo
> comprendiamo e non lo viviamo nel modo giusto: anzi, ci fa male.
> La Russia aveva ben più del dirigismo, la socializzazione forzata,
> l'abolizione della proprietà privata: le rovine del «liberismo», là sono
> state anche peggiori.
> Ma ora, ogni giorno con sempre maggior sicurezza, sta adottando il
> dirigismo - l'indicazione di traguardi nazionali da parte del potere,
> l'educazione all'ambizione non privata ma collettiva, ad essere qualcosa
nel
> mondo come nazione - che noi abbiamo abbandonato.
> In Russia, nonostante tutto, c'è più vivacità intellettuale, dice la mia
> amica.
> E ci ha fatto male l'Europa a-democratica, dove il discorso pubblico è
> limitato, dove non si deve parlare di certe cose.
> Ci ha fatto male anche l''euro: l'Europa non ha dato direzioni, solo
regole
> su regole; ha dato prescrizioni invece che orizzonti e traguardi.
> Ed è ovvio, perché una burocrazia non sarà mai la madre di nazioni, né
> sostituirà mai la nazione.
> In Europa, accade questo: che la Germania, a forza di tagli crudeli sulla
> pelle dei suoi lavoratori, s'è rese «competitiva», grande esportatrice di
> nuovo: a spese di Italia e Francia, i cui «costi sociali» sono rimasti
alti.
> Non siamo soci di un progetto comune; siamo concorrenti sul mercato
globale,
> restiamo avversari sotto la trappola pseudo-unificante dell'euro.
> E' questa l'Europa Unita?
> L'Europa ci predica la «flessibilità», la competizione, ci dice che
dobbiamo
> rassegnarci al «mercato», quello per cui i giovani non trovano lavoro che
> precario.
> Non ha visto in tempo - stupida, come ogni burocrazia - che la Cina non ci
> avrebbe spiazzato solo dai settori «bassi» (tessile, scarpe, cemento) ma
dai
> settori d'alta gamma tecnologica a cui la burocrazia incitava i giovani.
> Non c'è stato pensiero, non c'è stata elaborazione, e nemmeno sostegno
dopo
> la rovina.
> Solo, negli ultimi tempi, visto che i consumi languono, veniamo
incoraggiati
> a «sostenere la domanda interna»: per poi scoprire che lo stimolo alla
> domanda non giova alle aziende locali, ma provoca un aumento rapidissimo
> delle importazioni.
> Perché ciò che oggi i consumatori vogliono comprare non è più prodotto in
> Italia né in Europa: i telefonini da Taiwan, le scarpe Reebock dalla
Cina...
> persino il cibo locale non è più richiesto, dalle nuove generazioni
> degenerate fin nel gusto; e così la musica pop, lo spettacolo, persino
> l'architettura: è richiesto solo quello che compriamo dall'estero.
> Bisognava sostenere l'offerta, non la domanda.
> Ma ciò comportava l'indicazione di traguardi e settori strategici, la
> promozione culturale di chi se ne occupava, lo stimolo al senso di lealtà
> fra le generazioni, unite nel comune destino: insomma, ancora una volta,
> «dirigismo» sia pur in regime di proprietà privata e pluralismo economico.
> Ma appunto di questo è vietato parlare.
> Un argomento tabù: parlare di dirigismo sarebbe in qualche modo
«fascista»,
> parola su cui grava un sacro interdetto.
> A cosa porterà tutto questo?
> Al Sudamerica.
> Alla borghesia compradora chiusa nei suoi quartieri di lusso circondati da
> mura e sorvegliati da guardie armate, per difendersi dalla violenza e dai
> furti di una popolazione giovanile perennemente disoccupata, eternamente
> senza reddito certo, e senza istruzione perché «non è richiesta».
> Da questa devastazione della lealtà reciproca nasce, inarrestabile, la
> violenza.
> E con in più, la concorrenza degli immigrati di colore e di altra fede:
> l'ideale per fare della questione sociale una miscela esplosiva di tipo
> razziale.
> Il Sudamerica oggi si dà capi-popolo venuti da questo popolo inoccupabile
e
> degradato, ossia ignoranti: Chavez ne è l'esempio, che i nostri uomini di
> sinistra ultrà - ignorantissimi - stanno imitando.
> Ma Chavez ha almeno il petrolio.
> E noi?
come? noi abbiamo vladimiro guadagno in arte luxuria, eppoi caruso eppoi
eppoi...
afeffa che ci fa sempre sveglia una donzella di buone abitudini come te...
visto che roba in questi giorni eh, il risiko impazza...
Improvvisamente dopo un'interminabile vagare nel vuoto più assoluto,
gli unici 2 neuroni di ...Afef la bella tunisina... Affeffa@tunisi.tu
si incontrarono e si sviluppò un nuovo idioma:
> Questo è il risultato ........................
> dell'adesione al «mercato» di tipo anglosassone, funestamente entusiasta
> all'inizio, della nostra sedicente classe dirigente politica e
> imprenditoriale.
> Per gli imprenditori, la dottrina del privatismo, che ha reso il lavoro una
> merce come ogni altra (basata sul prezzo), si è tradotta nella sua forma
> più patologica: lo sfruttamento, la dequalificazione, il menefreghismo
> assoluto verso i dipendenti.
> Arrangiatevi ragazzi, ora vige il privato.
> E mica vorrete il lavoro a vita.
> Per confronto, penso alla ditta farmaceutica in cui lavorò - per tutta la
> vita - mio padre.
> Quando si ammalò gravemente, il direttore del personale dell'epoca - era un
> conte, un aristocratico - telefonò personalmente a mia madre, le chiese se
> poteva permettersi spese, credo le abbia dato del denaro; e la assicurò che
> il posto ci sarebbe sempre stato, per mio padre (quando morì, fu assunta
> mia sorella).
> La ditta era la casa, i dirigenti si sentivano attivamente responsabili dei
> dipendenti.
> Non è ciò che s'insegna alla Bocconi: s'insegna che il lavoro è «un costo»,
> e che va liquidato e alleggerito alla prima occasione.
> Stranamente l'Italia andava meglio quando gli aristocratici milanesi, capi
> del personale, mettevano la lealtà fra azienda e lavoratori prima dei
> «costi».
> Tutto questo «taglio sui costi» bocconiano ci ha portato all'arretramento
> nel mondo, a dipendenza crescente dall'estero, a impoverimento generale.
> Qui, la colpa è dei politici.
> La dottrina liberista - che vieta alla Stato di occuparsi di imprese -
> l'hanno tradotta come un immenso scarico di responsabilità: lo Stato non si
> occupa più nemmeno di economia generale, di mantenere il Paese all'altezza
> nel mondo.
> E' avvenuto un grande rapidissimo cambiamento - la competizione globale, i
> salari cinesi ci hanno distrutto - e questa classe politica non ha fatto
> niente.
> Anzi peggio: si è chiusa nella sua sfera dorata dove si dà stipendi
> miliardari, ben salda al riparo dalla competizione globale (mica possiamo
> importare magistrati e funzionari cinesi a 200 euro mensili), estraendo
> questi emolumenti da un Paese che stava velocemente impoverendo, e
> socialmente degradandosi.
> Nella storia d'Italia, non c'è mai stata una classe burocratica, che abbia
> presieduto a una così tragica fase di impoverimento, e così ricca,
> enormemente più ricca dei suoi cittadini.
> Le responsabilità dei sindacati sono anch'esse enormi: non hanno segnalato
> il mutamento in atto e le sue patologie; in contatto col mondo del lavoro,
> hanno badato ad addormentarlo, non sono stati culturalmente in grado di
> vedere dove si finiva.
> Del resto, ormai, gli iscritti ai sindacati non sono più lavoratori, ma
> pensionati.
> Certo non interessati allo sviluppo generale.
> Senza qualcuno che dia la direzione; del resto, dove lanciarsi?
> Come quasi tutti i Paesi europei, infatti, l'Italia è stato un Paese
> culturalmente retto dal dirigismo.
> Il «liberismo globale» anglosassone, che ci è stato imposto da fuori, non
> lo comprendiamo e non lo viviamo nel modo giusto: anzi, ci fa male.
> La Russia aveva ben più del dirigismo, la socializzazione forzata,
> l'abolizione della proprietà privata: le rovine del «liberismo», là sono
> state anche peggiori.
> Ma ora, ogni giorno con sempre maggior sicurezza, sta adottando il
> dirigismo - l'indicazione di traguardi nazionali da parte del potere,
> l'educazione all'ambizione non privata ma collettiva, ad essere qualcosa
> nel mondo come nazione - che noi abbiamo abbandonato.
> In Russia, nonostante tutto, c'è più vivacità intellettuale, dice la mia
> amica.
> E ci ha fatto male l'Europa a-democratica, dove il discorso pubblico è
> limitato, dove non si deve parlare di certe cose.
> Ci ha fatto male anche l''euro: l'Europa non ha dato direzioni, solo regole
> su regole; ha dato prescrizioni invece che orizzonti e traguardi.
> Ed è ovvio, perché una burocrazia non sarà mai la madre di nazioni, né
> sostituirà mai la nazione.
> In Europa, accade questo: che la Germania, a forza di tagli crudeli sulla
> pelle dei suoi lavoratori, s'è rese «competitiva», grande esportatrice di
> nuovo: a spese di Italia e Francia, i cui «costi sociali» sono rimasti
> alti.
> Non siamo soci di un progetto comune; siamo concorrenti sul mercato
> globale, restiamo avversari sotto la trappola pseudo-unificante dell'euro.
> E' questa l'Europa Unita?
> L'Europa ci predica la «flessibilità», la competizione, ci dice che
> dobbiamo rassegnarci al «mercato», quello per cui i giovani non trovano
> lavoro che precario.
> Non ha visto in tempo - stupida, come ogni burocrazia - che la Cina non ci
> avrebbe spiazzato solo dai settori «bassi» (tessile, scarpe, cemento) ma
> dai settori d'alta gamma tecnologica a cui la burocrazia incitava i
> giovani.
> Non c'è stato pensiero, non c'è stata elaborazione, e nemmeno sostegno dopo
> la rovina.
> Solo, negli ultimi tempi, visto che i consumi languono, veniamo
> incoraggiati a «sostenere la domanda interna»: per poi scoprire che lo
> stimolo alla domanda non giova alle aziende locali, ma provoca un aumento
> rapidissimo delle importazioni.
> Perché ciò che oggi i consumatori vogliono comprare non è più prodotto in
> Italia né in Europa: i telefonini da Taiwan, le scarpe Reebock dalla
> Cina... persino il cibo locale non è più richiesto, dalle nuove generazioni
> degenerate fin nel gusto; e così la musica pop, lo spettacolo, persino
> l'architettura: è richiesto solo quello che compriamo dall'estero.
> Bisognava sostenere l'offerta, non la domanda.
> Ma ciò comportava l'indicazione di traguardi e settori strategici, la
> promozione culturale di chi se ne occupava, lo stimolo al senso di lealtà
> fra le generazioni, unite nel comune destino: insomma, ancora una volta,
> «dirigismo» sia pur in regime di proprietà privata e pluralismo economico.
> Ma appunto di questo è vietato parlare.
> Un argomento tabù: parlare di dirigismo sarebbe in qualche modo «fascista»,
> parola su cui grava un sacro interdetto.
> A cosa porterà tutto questo?
> Al Sudamerica.
> Alla borghesia compradora chiusa nei suoi quartieri di lusso circondati da
> mura e sorvegliati da guardie armate, per difendersi dalla violenza e dai
> furti di una popolazione giovanile perennemente disoccupata, eternamente
> senza reddito certo, e senza istruzione perché «non è richiesta».
> Da questa devastazione della lealtà reciproca nasce, inarrestabile, la
> violenza.
> E con in più, la concorrenza degli immigrati di colore e di altra fede:
> l'ideale per fare della questione sociale una miscela esplosiva di tipo
> razziale.
> Il Sudamerica oggi si dà capi-popolo venuti da questo popolo inoccupabile e
> degradato, ossia ignoranti: Chavez ne è l'esempio, che i nostri uomini di
> sinistra ultrà - ignorantissimi - stanno imitando.
> Ma Chavez ha almeno il petrolio.
> E noi?
la curiosità salverà il mondo...
....senza quella "siete" finiti...
....la curiosità equivale a mettersi in gioco senza pensare a
conservare...
"ginopilotino" <gino@pilotino.invalid> ha scritto nel messaggio
news:44f36cfb$0$47967$4fafbaef@reader3.news.tin.it ...
> ...Afef la bella tunisina... ha scritto:
>> Questo è il risultato ........................
> Non mi starai diventando una sporca comunista rossa mangiabambini a
> merenda? Vuoi farmi piangere giek?
> Ciao ... Dino
> --
> "Berlusconi e' una di quelle malattie che si curano con il vaccino" (I.
> Montanelli)
"...Afef la bella tunisina..." <Affeffa@tunisi.tu> ha scritto nel messaggio
news:1KJIg.1284$wD1.678@tornado.fastwebnet.it...
> Questo è il risultato ........................
Cut
Straquoto tutto!
Purtroppo :-(
Aggiungo che il cancro inizia dall'Istat che si rifiuta di segnalare il vero
tasso di inflazione e continua a mentire inbeccato dai Governi tutti e dalla
Bce.
Questo non ha fatto altro che trasformare un popolo di risparmiatori in uno
di morti di fame indebitatissimi che tanto costa poco farlo ma costa
tantissimo la roba.
Hanno ucciso il risparmio pagandolo solo un terzo dell'inflazione togliendo
ai consumi le rimesse della rendita.
E quei coglioni vogliono pure tassare al 20% i Bot.
Proviamo a calcolare il vero tasso d'inflazione ad iniziare dal paniere
degli Italiani.
Fatta 100 la spesa mensile quali sono le quote? Io credo queste:
40 rata mutuo/affitto (parametrata su un nuovo acquisto casa, se oggi la
casa costa 100 la rata sarà x ma se la casa dopo 4 anni costa 200 allora la
rata sarà 2x come è successo nel mondo reale non nel paradiso
dell'euroIstat)
20 carburanti
20 alimentare
10 assicurazione mezzo di trasporto
10 altro (abbigliamento-divertimenti-vacanze)
Ditemi se c'è una macroclasse qui sopra che aumenta del 2% annuo come
vogliono farci credere.
Per gli imprenditori, la dottrina del privatismo, che ha reso il lavoro una
> merce come ogni altra (basata sul prezzo), si è tradotta nella sua forma
più
questa lo disse marx 200 anni fa
MDM studiati il capitale nella parte dedicata al plusvalore
ignorante
Vuoi vedere che ....
Rokk: ...... Andrea Bressan ha ragione davvero ??
Saluti
Rokk
Borsa
1
18-11-2004 10.51.18
vuoi vedere che stu......
Jackal: cornutone del petrolio rimbalza domani ???
mi porta su le eni e tira giu' i listini....................faccia
do'...........
Borsa
1
15-11-2004 19.17.34
Vuoi vedere che oggi....
Jackal O': rimbalzano capitalia e fiat ???
Io sono tutto gabetto............lottomatico.............e se mi va mi
faccio pure ..."un grande viaggio" e bordo di una grande nave vellocce !!!