Uccise per un graffio all'auto: condannato a 6 anni
Il gup di Palermo, Maria Elena Gamberini, ha inflitto la pena a
Salvatore Mannino, titolare di una impresa di pompe funebri, ed ha assolto
il figlio, Natale. Entrambi avevano massacrato di botte un impiegato davanti
a moglie e figlia, per un banale incidente
PALERMO - L'uomo che ha massacrato di botte, uccidendo l'impiegato che
gli aveva graffiato involontariamente l'auto durante una manovra di
posteggio, è stato condannato a sei anni di reclusione per omicidio
preterintenzionale. Il gup di Palermo, Maria Elena Gamberini, ha inflitto la
pena a Salvatore Mannino, titolare di una impresa di pompe funebri, ed ha
assolto il figlio, Natale. Entrambi erano accusati di avere aggredito e
ucciso Simone La Mantia, 37 anni, padre di quattro bambini, il 2 ottobre
2004 davanti agli occhi della moglie della vittima e di una delle figlie che
aveva quattro anni. Il processo si è svolto con il rito abbreviato e la
procura aveva chiesto al gup la condanna a 12 anni per Salvatore Mannino,
mentre per il figlio Natale l'assoluzione. Il gup ha anche accordato 30mila
euro di provvisionale a ciascuna delle parti civili, la moglie e i 4 figli
della vittima.
Simone La Mantia era impiegato all'Azienda del gas di Palermo ed era
conosciuto dai suoi colleghi di lavoro come una persona simpatica e allegra.
«Sei anni per un omicidio sono pochi. Leggo sul giornale che i ladri
sono condannati a pene più pesanti. Quell'uomo ha rovinato la mia vita e
quella dei miei 4 figli». Dice dopo la sentenza Irene Librera, 34 anni,
madre di 4 figli di 16, 13, 9 e sei anni, e moglie della vittima.
«Chiedo alle istituzioni competenti - aggiunge - di permettermi di
andare via da Palermo. Abito vicino al negozio di quelle persone e ogni
tanto sono costretta ad incontrare l'assassino di mio marito. Se la legge
condanna a sei anni un uomo che uccide a botte deve consentirmi di rifarmi
una vita».
«Dal giorno dell'omicidio - conclude la donna che lavora come
fattorino all'azienda del gas, dov'era impiegato il marito - la mia vita è
stata rovinata. Vado dallo psicologo e i problemi con 4 figli da mantenere e
da mandare a scuola sono tanti. Ricordo che la mia figlia minore ha
assistito al pestaggio del padre che poi è morto».
L'autopsia aveva accertato che La Mantia aveva ricevuto calci e pugni
ed è morto per la compressione del nervo vagale del collo, a causa del pugno
inferto da Salvatore Mannino, che ha confessato di essere stato lui a
colpire l'impiegato.
Simone La Mantia due anni fa era uscito in auto con la moglie per
andare a prendere i figli a scuola. Accidentalmente, durante una manovra la
sua auto aveva urtato una vettura posteggiata. E così un banale incidente d'
auto si è trasformato improvvisamente in una tragedia. A provocarla sono
stati i proprietari della vettura, Salvatore e Natale Mannino, che avevano
assistito alla manovra. Nacque subito una lite violenta e La Mantia viene
massacrato a calci e pugni davanti agli occhi della moglie e della figlia. L
'uomo morì prima di arrivare in ospedale.
Salvatore e Natale Mannino vennero arrestati dai carabinieri. Per
entrambi l'accusa è di omicidio preterintenzionale. A piede libero, con le
stesse imputazioni, furono indagati anche due dipendenti dei Mannino, che
secondo le prime ricostruzioni avrebbero partecipato al pestaggio
Re: Uccise per un graffio all'auto: condannato a 6 anni
h A n A r k I c h O ha scritto:
> «Sei anni per un omicidio sono pochi. Leggo sul giornale che i ladri
> sono condannati a pene più pesanti. Quell'uomo ha rovinato la mia vita e
> quella dei miei 4 figli». Dice dopo la sentenza Irene Librera, 34 anni,
> madre di 4 figli di 16, 13, 9 e sei anni, e moglie della vittima.
Che razza di giustizia abbiamo? Facciamo veramente schifo.
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