Ha colto nel segno un giornale di ieri: Berlusconi se ne va. È la
vera, la grande notizia che cambia la vita italiana, compensa la fatica
e la tenacia di chi non ha smesso mai - come questo giornale - di
indicare in lui il pericolo per la Repubblica, la profonda distorsione
che aveva travolto e deteriorato la realtà. Fino al punto da non
vedere più l'enormità di ciò che ci stava accadendo e che i vicini
d'Europa e la stampa del mondo continuavano a farci notare, cercando
di risvegliarci, meravigliati dalla curiosa impassibilità di illustri
commentatori e validi giornalisti di fronte a un pericolo che si vedeva
bene anche da lontano.
Ma in Italia ti dicevano: «E basta con 'sto conflitto di
interessi». E «smettiamola di demonizzarlo, perché se no facciamo il
suo gioco». Ma lui il suo gioco, a causa del gigantesco conflitto
d'interessi, che si estende dal suo banchiere Fiorani ai suoi
giornalisti che lo mettono in onda quando vuole, con fiero disprezzo di
quella miseria della "par condicio", lo ha fatto come ha voluto.
Lo ha fatto impiegando senza scrupoli tutti i suoi mezzi, col pieno uso
e abuso del suo potere di dire quello che vuole, quando vuole.
L'incubo finisce nel momento in cui siamo autorizzati dai risultati
elettorali a usare i verbi al passato. Berlusconi era il caimano, e non
c'era niente di grottesco o di esagerato, o di «attacco che fa il
suo gioco» in quella scena finale del film di Nanni Moretti.
Effettivamente Berlusconi esce dalla scena del suo potere illegale
(illegale perché esercitato in pieno conflitto di interessi e dunque
contro le regole non solo della democrazia ma anche del codice civile e
del corretto capitalismo) dopo avere distrutto tutto quello che poteva
distruggere: fiducia e rispetto fra gli italiani, immagine del Paese,
condizioni morali (la sua protervia di inquisito che definisce
«infami» i giudici) e condizioni materiali (la crescita zero, unica
al mondo fra le democrazie industriali).
Ma, come se non bastasse tutto il danno che ha accumulato (insieme al
ridicolo e al risibile con cui ha divertito alle nostre spalle il resto
del mondo) Berlusconi ha combattuto casa per casa, prima di lasciare
(come lascerà, splendida prospettiva) il potere. Nell'assemblea
della Confindustria, a cui teoricamente appartiene, si è battuto per
fare tutto il danno possibile, dividendo, accusando, diffamando,
mostrando che il suo scopo era di lasciare solo rovine.
Nell'assemblea della Confcommercio ha insultato con deliberata
volgarità metà del Paese, e dunque metà di coloro che lo
ascoltavano, intento a provocare ancora più spaccatura, ancora più
animosità, ancora più rancore, ancora più sospetto, ancora più
impegno a combattersi fra italiani (e persino nel mondo del consumo,
che tipicamente cerca armonia, perché la gente incattivita non
compra).
Dalle tribune delle sue incursioni elettorali nel mondo dei media, che
per lui ha spalancato le porte del conflitto di interessi e del dominio
illegale delle notizie, ha usato tutto il talento negativo di cui è
dotato, tutte le risorse distruttive che sono la sua arma di
comunicazione, per aumentare la spaccatura dentro il Paese. Nella
conferenza stampa, cupa, allarmante, da Repubblica di Weimar, che ha
tenuto nel pomeriggio dell'11 aprile, Berlusconi propone minacce.
Sono minacce pesanti, se pronunciate da un uomo che può comprare di
tutto, e che non si da pace di non aver potuto piegare più di metà
del Paese.
Non c'è alcun precedente, nelle culture democratiche, di un lavoro
così intenso e continuo di attacco e screditamento con cui Berlusconi
ha tracciato i confini di un suo virtuale campo di concentramento
mentale nel quale relegare le figure e le immagini che non si devono
vedere e non si devono sentire. Ho detto «campo di concentramento
mentale». Ma non dimenticate che è molto forte la capacità mentale
di un uomo immensamente ricco e disposto a governare violando leggi e
decenza, e sfuggendo alle sentenze per corruzione e falso che lo
inseguono, di trasformare in fatto fisico, in evento reale ciò che
desidera. Voci hanno taciuto e figure sono scomparse in questi anni. E
in questi anni scomparire dalla radio, dalla televisione, dai grandi
giornali, vedersi tagliare con scrupolosa pignoleria ogni pubblicità e
moltiplicare, attraverso l'immensa compiacenza dei volontari, le
fonti di denigrazione, è un buon modo per rendere effettiva e reale la
lista di proscrizione che un primo ministro in apparenza democratico ha
imposto all'Italia.
Una tale cappa di conformismo e silenzio è disceso sul mondo della
gran parte della informazione italiana, da separarla drasticamente
dalla informazione del mondo. Per sapere quanto è grande questa
differenza vi basterà osservare che i senatori eletti all'estero,
con l'eccezione di uno, hanno aderito a Prodi e al governo
dell'Unione. Perché ciò che sanno dell'Italia lo hanno appreso da
corrispondenze e commenti e dalle televisioni dei Paesi in cui vivono e
in cui non vige né il dominio della Rai Pionati-Vespa, né quello di
alcuni commentatori italiani di buona firma. Infatti, anche in queste
ore, mentre nella sede della Lega Nord di Milano gli uomini di Bossi si
stanno prendendo a botte, c'è chi si preoccupa sinceramente (per la
milionesima volta, ma senza imbarazzo) di quanto sia diviso il
centrosinistra e di come si farà a governare.
E se lo chiedono mentre tutti sostiamo su detriti e macerie della legge
elettorale più vergognosa, la «porcata» che la gente di Berlusconi
ha preparato come trappola per rendere l'Italia ingovernabile.
L'intento distruttivo è stato forte e purtroppo continua. Senza
uomini come Marcello Pera alla presidenza del Senato, come Roberto
Castelli alla Giustizia, come Tremonti a manomettere i conti dello
Stato, riuscirà difficile a Berlusconi imporre i suoi interessi e far
votare con la consueta fretta e il consueto voto di fiducia (mentre
intanto si blocca il respiro economico del Paese) le sue leggi
vergogna.
Ai suoi tempi, che finiscono adesso, Berlusconi non ha avuto bisogno di
fatti veri e di risultati realmente ottenuti. Gli bastava andare - o
mandare - in televisione, ospite in case amiche di proprietà o
d'affitto, e dire ciò che riteneva utile dire, inventando fatti e
inventando cifre. Tanto nessuno, tra gli illustri interlocutori dei
migliori giornali, e tra i direttori delle migliori testate, si sarebbe
permesso di interrompere il monologo o di correggere anche una sola
cifra falsa. Sapevano tutti di avere di fronte un primo ministro ricco,
potente e vendicativo.
Sarà immensamente difficile governare. È già annunciata
l'intenzione di scatenare guerriglia parlamentare. La Casa delle
Libertà ne ha già dato l'annuncio. Sono gli stessi che chiamavano
«ostruzionismo» la presentazione di emendamenti migliorativi alle
loro terribili leggi.
Sarà immensamente difficile. Ma certo non gioverà a Berlusconi il
confronto quotidiano e continuo con la persona normale Romano Prodi,
senza cerone, senza tacchi, senza violenza offensiva, senza il seguito
sottomesso che tocca solo a chi è più ricco del sultano del Brunei e
ha fama di essere più generoso con chi lo compiace.
Il confronto fra la artefatta invenzione dello spettacolo e la vita
vera di un cittadino competente che sa quello che fa, governa con
cognizione di causa e si prepara, atto per atto, a rendere conto, non
gioverà all'uomo dell'immagine. Invece dell'abbaglio televisivo
che si protrae per infinite puntate, la "audience" (meglio
definibile come i cittadini della Repubblica che hanno votato) avrà di
fronte un normale governo, come in ogni altro normale Paese
democratico.
Questo Paese, prima di Berlusconi, ha avuto una sua buona e solida
reputazione nel mondo. Prodi lo vuole riportare in quel punto, al
livello di prestigio che l'Italia aveva quando è entrata - tra
l'incredulità di molti, ma con i conti in ordine - nell'Europa
dell'Euro.
Noi sappiamo che Berlusconi e i suoi cortigiani faranno il possibile
perché ciò non avvenga. Sono responsabili di un disastro e vogliono
farci credere che quel disastro è dovuto a cause di forza maggiore.
Ogni atto di governo, adesso, li inchioderà all'evidenza dei loro
clamorosi errori. Potete scommettere che, alla faccia del loro
sbandierato patriottismo, si batteranno perché, grazie alla guerriglia
di opposizione, l'Italia diventi ancora peggiore. Non risparmieranno
ogni possibile sabotaggio. La parola è dura ma va sottolineata perché
è un preannuncio, un appuntamento da ricordare, fra poco. È ciò che
si apprestano a fare come "contributo" per il Paese che hanno così
gravemente manomesso.
Ma noi sappiamo che Prodi è un ostinato, uno che mantiene le promesse.
Ci sarà un Italia. E non sarà quella offesa e umiliata e spinta dal
vanesio e incompetente primo ministro che sta per andarsene, alla
crescita zero.
Vuoi sapere chi ha scritto questo articolo?
E perche', cambierebbe qualcosa? Se lo hai letto, giudica solo se dice
cose giuste o no.
"poseidone" <poseidone@tin.it> ha scritto in
news:443e73f4$0$36933$4fafbaef@reader3.news.tin.it :
> Vuoi sapere chi ha scritto questo articolo?
> E perche', cambierebbe qualcosa? Se lo hai letto, giudica solo se dice
> cose giuste o no.
Lo ha scritto un uomo che tutto si puo' definire meno che comunista, che
per anni ha vissuto in America e che la democrazia americana ammira ed ama,
che ha sempre rifiutato di prostrarsi davanti al dittatore mediatico
Berlusconi.
Lo ha scritto un uomo che non mi piaceva molto, ma che ammiro per come ha
combattuto in questi anni contro lo sfacelo provocato da Berlusconi
denunciandone puntualmente tutte le magagne, le malefatte, i suoi conflitti
fra interessi personali e interessi dell'Italia.
Berlusconi è un mostro tutto italiano che in questi giorni derca
disperamente di sottrarsi alla morte politica alla quale è inevitabilmente
destinato. E' disposto a tutto per salvare se stesso, anche a mandare in
rovina un Paese intero delegittimandone il popolo sovrano che si è espresso
con il voto.
Ovviamente condivido quanto dice nell'articolo e mi auguro che Berlusconi
sparisca prima possibile dalla ribalta e magari pure dall'Italia con una
bella fuga in extremis quando la verità tutta verrà a galla.
--
Will Dephoe
Conosci l' odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose...
"poseidone" <poseidone@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:443e73f4$0$36933$4fafbaef@reader3.news.tin.it ...
> Ha colto nel segno un giornale di ieri: Berlusconi se ne va. È la
> vera, la grande notizia che cambia la vita italiana, compensa la fatica
> e la tenacia di chi non ha smesso mai - come questo giornale - di
> indicare in lui il pericolo per la Repubblica, la profonda distorsione
> che aveva travolto e deteriorato la realtà. Fino al punto da non
> vedere più l'enormità di ciò che ci stava accadendo e che i vicini
> d'Europa e la stampa del mondo continuavano a farci notare, cercando
> di risvegliarci, meravigliati dalla curiosa impassibilità di illustri
> commentatori e validi giornalisti di fronte a un pericolo che si vedeva
> bene anche da lontano.
Berlusconi è come la Rogna, se uno si becca la rogna non è che va via così
facilmente, bisogna soffrire prima di guarire ma pian piano ci stiamo
riuscendo ;-)
bell'articolo di giornale
poseidone: Ha colto nel segno un giornale di ieri: Berlusconi se ne va. È la
vera, la grande notizia che cambia la vita italiana, compensa la fatica
e la tenacia di chi non ha smesso mai - come questo...
Investire
1
13-04-2006 19.01.48
Panico a "il Giornale"
Ivan Denissovic: Il direttore servo e leccaculo non ha piu' un titolo a 9 colonne per
domani
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Will Dephoe
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Meglio un comunista in casa che un piduista...