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Senza rigore e riforme,
l'Italia rischia un'altra bocciatura
MILANO - "Vendere titoli di Stato italiani e comprare quelli della
Germania", è questo il consiglio che ieri gli esperti di Goldman Sachs hanno
dato alla loro clientela. Il motivo non è certo l'aumento della tassazione
dei Bot dal 12,5% al 20% in caso di vittoria dell'Unione.
A spaventare gli analisti sono stati i brutti dati della relazione di cassa
che ieri ha annunciato un debito esplosivo, salito nel 2005 al 106,4% dal
103,8% del 2004 e che quest'anno dovrebbe arrivare al 108% del Pil. Davanti
a una cifra così spaventosa, c'è un chiaro rischio di tenuta della nostra
finanza pubblica, che difficilmente potrebbe reggere ad un crollo dei prezzi
dei titoli di Stato che spingerebbe ulteriormente verso l'alto gli interessi
e quindi il costo del debito pubblico.
Ma l'esito delle elezioni di domenica e lunedì non c'entra con la cautela
degli analisti. L'Italia, che oggi è il terzo maggiore debitore su scala
mondiale, rischia il secondo taglio del rating di credito dall'introduzione
dell'euro, avvenuta nel 1999, a prescindere dall'esito del voto del 9-10
aprile, dicono gli operatori.
"L'italia ha davvero bisogno di fare delle riforme serie" per evitare un
declassamento, ha detto Brian Coulton di Fitch Ratings a Bloomberg News, in
un'intervista concessa il 3 aprile a Londra. Moritz Kraemer, responsabile
europeo per i rating sovrani europei presso Standard & Poor's a Londra, ha
espresso dei dubbi sul fatto che l'Italia meriti il rating di cui gode
attualmente, ricordando che l'Italia è diventata il primo paese dell'euro a
vedersi declassato due anni fa il rating da parte di S&P.
M le elezioni alle porte non c'entrano con questo. Anzi, alcuni analisti
sono convinti che le agenzie di rating non abbiano ancora toccato il
giudizio sull'Italia proprio per dare tempo al governo che verrà eletto, di
qualunque schieramento esso sia, di prendere atto della situazione e di
predisporre le opportune correzioni sui conti publbici. Anche se ciò non
sarà un compito facile.
Una riduzione sostenuta del debito richiederà riforme economiche
"strutturali," come l'ulteriore abbassamento dei costi previdenziali e del
lavoro, lo snellimento della burocrazia e la diminuzione della spesa
pubblica, per consentire all'economia italiana di crescere allo stesso ritmo
di quella europea, hanno indicato gli economisti. "Qualcuno dovrà farlo," ha
detto Johannes Mueller, che gestisce 4 miliardi di euro nel reddito fisso
europeo presso Dws investment gmbh a Francoforte. "Sarà impopolare. Un
requisito sarà la presenza di una maggioranza stabile. Direi che è più
importante il grado di stabilità della maggioranza piuttosto che il suo
colore politico", afferma l'analista.
Ma resta incertezza. "Il nostro assunto è che chiunque vinca non riuscirà a
soddisfare le agenzie di rating e che i minacciati declassamenti saranno
attuati," ha detto John Butler, responsabile strategie per i tassi
d'interesse europei presso Lehman Brothers a Londra. "Nel momento in cui
sarà eletto il nuovo governo, potremo giudicare se l'Italia" meriti ancora
il suo rating, "cosa su cui abbiamo dei dubbi," ha affermato Kraemer di
Standard & Poor's a Londra, durante una conferenza stampa l'8 febbraio
scorso. "Prevediamo di risolvere l'outlook negativo in un senso o nell'altro
entro la fine dell'anno."
Dopo il declassamento del rating a 'AA-' nel luglio 2004, S&P ha tagliato
poi nell'agosto dell'anno scorso anche le prospettive sull'andamento del
rating, cioè l'outlook, a negativo, segnalando che è più incline a
declassare ancora il rating di credito che non a mantenerlo invariato o ad
alzarlo. Un declassamento ad 'A+' renderebbe l'Italia meno affidabile del
Portogallo circa la capacità di rimborso del debito. L'Italia collocherà
titoli di Stato per oltre 200 miliardi di euro nel 2006, quasi un quarto del
debito europeo di nuova emissione.
L'outlook che Moody's investors service assegna all'Italia è stabile, dopo
il rialzo del rating ad 'AA2' effettuato nel maggio 2002, dopo che l'Italia
aveva tagliato il debito dai massimi del 124% del Pil raggiunti nel 1995.
Fitch ratings ha comunicato il 14 febbraio che mantiene un outlook negativo
sull'Italia, a causa dell'incapacità del paese di controllare il proprio
deficit.
Gli investitori, da parte loro, in vista delle elezioni pretendono un
rendimento aggiuntivo, o spread, maggiore per detenere titoli italiani
piuttosto che titoli equivalenti del tesoro tedesco. Lo spread fra il titolo
di stato decennale italiano di riferimento e il bond tedesco di analoga
durata è salito a 0,3 punti percentuali, ai massimi in quattro anni. Sui
titoli trentennali, lo spread è aumentato quest'anno di 0,15 punti
percentuali a 0,40 punti percentuali.
Il rendimento del titolo italiano a 10 anni è del 4,14 percento, lo stesso
offerto da titoli comparabili emessi da paesi come la Grecia e la Malaysia,
che hanno un rating, rispettivamente, di due e tre tacche inferiore
all'Italia, da parte di Standard & Poor's. "Non siamo distanti da quello che
sarebbe a tutti gli effetti lo spread maggiore mai visto entro l'unione
monetaria e argomenteremmo che tale spread dovrebbe essere ancora maggiore,"
in quanto l'Italia "rimane su un sentiero negativo per quanto riguarda il
rating," ha detto Butler di Lehman Brothers.
"(mirko)@" <
> MILANO - "Vendere titoli di Stato italiani e comprare quelli della
> Germania", è questo il consiglio che ieri gli esperti di Goldman Sachs
> hanno
> dato alla loro clientela
Quando lo dicevo io ..sul ng una mesata orsono.....
mo lo dice Goldman Sachs ....
Che brutta fine ... il IEB !
PAULETTO: Che delusione venerdi' a Milano alla TOL EXPO !
Deluso per l'assenza sopratutto degli Amici MODENESI, di Reggio Emilia,
i torinesi son tutti bugianen, sopratutto ci tenevo a incontrare anche i...
Re: BRUTTA STM
incanala: "Bart67" <pbartol@prigioniero.it> ha scritto nel messaggio
news:bh0ual$g55$1@lacerta.tiscalinet.it...
> qualcosa non va, brutto lo skrollone negli ultimi minuti.
>
> io ero gia' uscito con s.l....