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Vecchio 29-03-2006, 12.02.04
Marco Aurelio Probo
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Predefinito Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite

Da www.lavoce.info

27-03-2006
Tutto (o quasi) quello che vorreste sapere sulla tassazione delle attività
finanziarie
Silvia Giannini
Maria Cecilia Guerra

In questi giorni vi sono state roventi polemiche sul futuro della
tassazione delle attività finanziarie, ma spesso l’informazione è stata
parziale o fuorviante. Proviamo a rispondere alle domande più frequenti e
sfatare alcuni luoghi comuni.



I redditi di capitale sono tassati oggi in Italia? Come?



I redditi di capitale e diversi (interessi, dividendi e plusvalenze)
percepiti da un normale risparmiatore (una persona fisica che non esercita
attività di impresa) sono già oggi tassati nel nostro paese, ma con
aliquote diverse. Sui depositi e conti correnti bancari e postali e sulle
obbligazioni private con scadenza inferiore a diciotto mesi vi è una
imposta sostitutiva dell’Irpef, prelevata alla fonte con l’aliquota del 27
per cento. Sugli interessi sui titoli del debito pubblico, sui buoni
postali e sulle obbligazioni con scadenza superiore a diciotto mesi,
l’aliquota è invece il 12,5 per cento. La stessa aliquota è applicata anche
ai dividendi e a tutte le plusvalenze, purché, nel caso di dividendi e
plusvalenze azionarie, l’azionista non detenga partecipazioni qualificate
(in caso contrario una quota, pari al 40 per cento del loro valore è
tassata in Irpef). L’aliquota del 12,5 per cento è applicata al risultato
netto di gestione dei fondi comuni e delle gestioni patrimoniali.



Vi sono buoni motivi per cambiare la tassazione delle attività finanziarie?



La presenza di due aliquote non ha alcuna giustificazione razionale, né
sotto il profilo dell’equità (perché chi ha interessi da depositi bancari o
postali dovrebbe pagare di più di chi detiene obbligazioni?), né dal punto
di vista dell’efficiente funzionamento del mercato (la tassazione non
dovrebbe interferire sulle scelte finanziarie degli individui, che
dovrebbero essere guidate solo dalla convenienza economica).

I motivi per unificare il tutto in un’unica aliquota non sono tanto quelli
di recuperare gettito, quanto quelli di rendere più coerente e razionale il
sistema di imposizione diretta dei redditi.



Quale sarebbe il livello ottimale per un’aliquota unica sui redditi
finanziari?



Non vi è un livello ottimale. La scelta va fatta tenendo conto del tipo di
sistema impositivo che si vuole adottare. Se si volesse adottare, ad
esempio, un’imposizione non sul reddito ma sul consumo (“imposta sul
reddito spesa”), tema spesso dibattuto nella letteratura economica, i
redditi di capitale dovrebbero essere esentati. Nessun paese si è mosso
però finora in questa direzione.

I redditi di capitale sono spesso tassati con regimi proporzionali, fuori
dal regime progressivo che grava sui redditi di lavoro. Mediamente quindi
sono meno tassati rispetto ai redditi di lavoro.

La scelta di una aliquota intermedia, fra le due attualmente esistenti
(12,5% e 27%) è motivata dalla volontà di ridurre la distanza fra il
prelievo sui redditi finanziari, da un lato, e quello sui redditi di lavoro
(tassati con le aliquote Irpef dal 23 al 43 per cento) e delle società di
capitali (tassati con l’Ires al 33 per cento e l’Irap al 4,25 per cento),
dall’altro.



Come è la tassazione negli altri paesi europei?



Per quanto riguarda gli interessi il modello di tassazione prevalente nella
Unione Europea non è più l’imposizione ordinaria (imposta personale e
progressiva sul reddito), ma un insieme variegato di regimi sostitutivi e
separati. Nell’Europa a 25, gli interessi rimangono assoggettati al regime
ordinario di tassazione solo nel Regno Unito e Slovenia e, per opzione del
contribuente, in Belgio, Francia e, in parte, in Germania.

I regimi di tassazione separata o sostitutiva prevedono generalmente una
sola aliquota di tassazione (anche se in molti paesi, soprattutto fra i
nuovi entranti, sono previste esenzioni per varie tipologie di interessi)
il cui livello varia fra il 10 e il 35 per cento, ma è generalmente non
inferiore al 15-20 per cento (ad esempio, 27 per cento in Francia, 31,65
per cento in Germania al di sopra di una soglia esente, dal 20 al 40 per
cento nel Regno Unito, 28 per cento in Finlandia).

Nei paesi nordici, che applicano sistemi cosiddetti di dual income tax,
l’aliquota sui redditi di capitale coincide con l’aliquota base
dell’imposta personale progressiva sul reddito.



Fissare una aliquota superiore al 12,5 per cento può provocare una fuga di
capitali?

L’enfasi posta su questa eventualità va sicuramente ridimensionata.
In primo luogo, perché l’aggravio medio per il contribuente sarebbe
limitato, in quanto l’aliquota sui depositi bancari e postali si riduce
corrispondentemente.
In secondo luogo, perché anche se si investe all’estero, occorre pagare le
imposte in Italia, con le stesse aliquote applicate ai redditi di capitale
interni. Se non lo si fa, è perché si evade. Ma vi sono strumenti crescenti
di controllo e contrasto di questo tipo di evasione. Vi è un sistema di
monitoraggio interno sui movimenti di capitale da e per l’estero. Dal
luglio 2005 è poi in vigore una direttiva europea che prevede lo scambio di
informazioni automatico fra paesi sul pagamento di interessi a contribuenti
europei. I paesi che non vi hanno aderito, applicano una ritenuta alla
fonte del 15 per cento, che aumenterà progressivamente fino al 35 per
cento, con retrocessione del 75 per cento del gettito al paese di residenza
del percettore. Anche importanti paesi, non appartenenti alla Unione, hanno
aderito all’accordo e operano una ritenuta alla fonte ai livelli indicati
(per esempio, Svizzera e Liechtenstein), o concorrono allo scambio di
informazioni (come Monaco e San Marino). Certo, sfuggendo al monitoraggio e
cioè utilizzando canali illegali, si può sempre andare alle Cayman o altro
paradiso fiscale in cui la direttiva non si applica ma ci si va già adesso
e, semmai, non solo per risparmiare il 12,5 per cento di imposta.



Se si aumentasse l’aliquota sugli interessi dei titoli pubblici non si
correrebbe il rischio di un aumento dei rendimenti lordi che lo Stato deve
garantire ai sottoscrittori, con il risultato che il Governo pagherebbe con
la mano sinistra quello che ha raccolto con la mano destra?



I titoli del debito pubblico sono per lo più detenuti da soggetti esteri
(55 per cento) e per il 20 per cento da banche e imprese. Per questi
soggetti l’aumento dell’aliquota del 12,5 per cento non avrebbe alcun
effetto. I risparmiatori (persone fisiche residenti) per i quali l’aumento
dell’aliquota del 12,5 per cento ha effetto detengono meno del 16 per cento
dei titoli pubblici (il restante 9 per cento è nelle mani dei fondi
comuni). Difficilmente la loro domanda sarà in grado di influenzare le
condizioni di offerta, e ciò a maggior ragione a seguito del progressivo
allineamento dei tassi di interesse lordi fra paesi, reso possibile
dall’adesione del nostro paese all’Unione monetaria europea. Non si
creerebbe una convenienza a modificare la composizione del portafoglio,
perché la nuova aliquota sarebbe applicata ai redditi di tutti i tipi di
attività finanziaria.



È possibile che un’eventuale riforma delle aliquote si applichi in modo
retroattivo?



No. Eventuali nuove aliquote si applicherebbero solo ai nuovi redditi di
capitale. Dunque, l’imposta non sarebbe retroattiva. Anche per quanto
riguarda le plusvalenze, come si è fatto in passato, per evitare la
tassazione retroattiva si calcolano le plusvalenze maturate fino al momento
dell’introduzione della nuova aliquota in modo da assoggettare al nuovo
regime solo quelle maturate dopo tale data.



Che differenza c’è fra tassare anche i redditi futuri di titoli già oggi in
circolazione o limitare la tassazione solo ai redditi derivanti da titoli
emessi dopo una eventuale riforma?



Se si limitasse la nuova aliquota ai soli titoli emessi dopo l’entrata in
vigore della riforma si creerebbero differenze di trattamento tra titoli di
vecchia e di nuova emissione, facendo un bel regalo in conto capitale (e
cioè nella valutazione dei titoli) a chi ha titoli più vecchi, come è
puntualmente avvenuto nel 1986, al momento dell’introduzione della
tassazione sui titoli pubblici. Alla differenza attuale per durata del
titolo, se ne sostituirebbe un’altra per data di emissione. Inoltre questo
periodo di transizione si protrarrebbe per circa un trentennio, creando
segmentazioni sui mercati secondari. Diventerebbe più complessa anche la
tassazione dei fondi comuni, tassati sul risultato di gestione. Per motivi
di equità e di efficiente funzionamento dei mercati è dunque decisamente
preferibile estendere la riforma anche ai titoli già in circolazione.



Aumentare la tassazione sui titoli pubblici significherebbe colpire i
piccoli risparmiatori?



I titoli pubblici sono una componente minoritaria del risparmio delle
famiglie; rappresentano secondo l’ultimo bollettino economico della Banca
d’Italia solo il 5,6 per cento delle attività finanziarie detenute dalle
famiglie. Per affrontare il problema dell’equità della riforma proposta
occorre considerare l’insieme di queste attività.



Quali sono allora gli effetti redistributivi della riforma?



Per rispondere a questa domanda occorre tener presente che la ricchezza
finanziaria è nel nostro paese molto concentrata. Sulla base dei dati
ricavabili dall’ultima inchiesta della Banca d’Italia sui redditi e la
ricchezza delle famiglie italiane, corretti per tener conto delle note
sottostime che emergono in questo tipo di rilevazioni campionarie, si
evince che il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede, da solo, il
40 per cento dello stock di attività finanziarie (con l’esclusione di
riserve assicurative e fondi pensione) dell’insieme delle famiglie, contro
il solo 1,2 per cento posseduto dal 10 per cento delle famiglie più povere.
Uniformare le aliquote a un livello intermedio (ad esempio, il 19-20 per
cento) avrebbe quindi sicuramente effetti redistributivi positivi.



Si può fissare una esenzione per i piccoli risparmi?



Generalmente l’esenzione ai piccoli risparmiatori viene concessa
nell’ambito di una tassazione personale, non di una tassazione sostitutiva,
come la nostra, perché richiede di conoscere i redditi finanziari
complessivamente ricevuti dal singolo risparmiatore. È comunque possibile
studiare forme di esenzione, attraverso meccanismi di opzione per la
tassazione ordinaria o di certificazione dell’imposta pagata da parte degli
intermediari.



Quanto sarebbe il gettito che si potrebbe ottenere da una riforma di questo
tipo?



Le stime del gettito atteso vanno prese con molta cautela, in quanto in
larga parte dipendono dalle ipotesi che si fanno circa la rilevanza delle
plusvalenze, che sono però una componente con un andamento molto erratico.
Vi è poi difficoltà a stimare la tassazione dei fondi comuni, i quali
stanno ancora sfruttando, in compensazione, ingenti crediti di imposta
maturati in passato, a seguito delle minusvalenze conseguite sui mercati
azionari.

Si parla comunque di una cifra compresa fra i 2,5 e i 4,2 miliardi. Di
questi, meno di 400 milioni arriverebbero dalla tassazione dei titoli
pubblici.


Ma se la nuova aliquota fosse applicata in modo uniforme a tutti i redditi
di capitale e diversi, inclusi dividendi e plusvalenze azionarie, non si
avrebbe un fenomeno di doppia imposizione, posto che dividendi e
plusvalenze azionarie possono avere già subito un primo livello di
tassazione in capo alla società?



Già oggi vi è doppia imposizione, ma questa aumenterebbe se ci si limitasse
ad aumentare l’aliquota del 12,5 per cento anche sui dividendi e sulle
plusvalenze azionarie. Una volta il problema non si poneva, perché c’erano
delle compensazioni, che riducevano la tassazione complessiva (societaria e
personale) sugli utili di impresa: la dual income tax in capo alla società
e il credito di imposta ai dividendi, in capo al socio. Oggi questi
correttivi non ci sono più. Se si vuole evitare di penalizzare le società
che si finanziano con capitale proprio sul mercato dei capitali, occorrerà
una riforma più organica che coinvolga anche la tassazione del reddito
delle società. E’ questo un aspetto spesso trascurato nel dibattito, che
meriterebbe maggiore attenzione .


--
Will Dephoe

Conosci l' odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose...
Alt 29-03-2006, 12.02.04
borsa-italia.net
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  #2  
Vecchio 29-03-2006, 12.03.21
.Afef.ø
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Predefinito Re: Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite


"Marco Aurelio Probo" <
> 27-03-2006
> Tutto (o quasi) quello che vorreste sapere sulla tassazione delle attività


si già lo sappiamo che ci metteranno le mani in saccoccia


  #3  
Vecchio 29-03-2006, 12.14.34
Marco Aurelio Probo
Guest
 
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Predefinito Re: Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite

".Afef.ø" <af@tunisi.com> ha scritto in
news:MXsWf.38532$nz4.20823@tornado.fastwebnet.it:

> "Marco Aurelio Probo" <
>>> 27-03-2006

>> Tutto (o quasi) quello che vorreste sapere sulla tassazione delle
>> attività

> si già lo sappiamo che ci metteranno le mani in saccoccia



Afeffa, lo so che leggere un'analisi fondata e approfondita è faticoso...
si fa prima e richiede meno sforzo urlare i soliti slogan fritti e
rifritti che i politici incapaci urlano in televisione.

Per una volta fai uno sforzo.

E se poi appartieni a quel 10% di famiglie che detengono il 40% del debito
pubblico in mano a investitori italiani, ovvero, se sei multimiliardario,
mi sembra giusto che dopo 5 anni di condoni fiscali, controlli della
finanza azzerati, arricchimenti arrivati non si sa da dove... cominci pure
tu a pagare le tasse.


--
Will Dephoe

Conosci l' odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose...
  #4  
Vecchio 29-03-2006, 12.16.12
.Afef.ø
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Predefinito Re: Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite


"Marco Aurelio Probo" <

> Afeffa, lo so che leggere un'analisi fondata e approfondita è faticoso...


quale analisi ?...di quelli che arminizzano?
fare la politica aumentando le tasse sono capaci tutti


  #5  
Vecchio 29-03-2006, 12.17.59
villosi si nasce
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Predefinito Re: Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite

".Afef.ø" ha scritto:

> "Marco Aurelio Probo" <
>> Afeffa, lo so che leggere un'analisi fondata e approfondita è faticoso...

> quale analisi ?...di quelli che arminizzano?
> fare la politica aumentando le tasse sono capaci tutti


moltiplicare i pani e i pesci è più difficile in effetti ...


  #6  
Vecchio 29-03-2006, 12.46.11
.Afef.ø
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Predefinito Re: Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite


"Viktor" <

> E' stato gia' postato con vari commenti. In ogni caso continuano a far
> finta di non voler aumentare le tasse.


beh ma adesso ti spiegano come faranno...è già qualcosa


  #7  
Vecchio 29-03-2006, 12.48.10
Viktor
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Predefinito Re: Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite

E' stato gia' postato con vari commenti. In ogni caso continuano a far finta
di non voler aumentare le tasse.

mah... ma risparmiare no, eh?


  #8  
Vecchio 29-03-2006, 12.53.00
Tr@derOne
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Predefinito Re: Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite

Il 29 Mar 2006, 12:02, Marco Aurelio Probo <nomail@hotmail.com> ha scritto:
> Se si limitasse la nuova aliquota ai soli titoli emessi dopo lentrata in
> vigore della riforma si creerebbero differenze di trattamento tra titoli

di
> vecchia e di nuova emissione, facendo un bel regalo in conto capitale (e
> cioè nella valutazione dei titoli) a chi ha titoli più vecchi, come è
> puntualmente avvenuto nel 1986, al momento dellintroduzione della
> tassazione sui titoli pubblici. Alla differenza attuale per durata del
> titolo, se ne sostituirebbe unaltra per data di emissione. Inoltre questo
> periodo di transizione si protrarrebbe per circa un trentennio, creando
> segmentazioni sui mercati secondari. Diventerebbe più complessa anche la
> tassazione dei fondi comuni, tassati sul risultato di gestione. Per motivi
> di equità e di efficiente funzionamento dei mercati è dunque decisamente
> preferibile estendere la riforma anche ai titoli già in circolazione.


premessa, le aliquote più basse sui titoli di stato nascevano dal fatto che
lo stato indebitato com'è aveva e ha esigenza di attirare capitali...


poi per quanto riguarda questo punto di tutto il lungo bla bla bla postato
prodi l'ha appena smentito, infatti tasseranno al 20% solo i bot di nuova
emissione...

bah....mi sembrano sempre più in confusione...

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
  #9  
Vecchio 29-03-2006, 12.54.00
.Afef.ø
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Predefinito Re: Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite


"Tr@derOne" <


> bah....mi sembrano sempre più in confusione...





Rutelli: «Niente aumento dell'imposta sui titoli di Stato». Fassino e
Bertinotti: «No, su quelli nuovi salirà al 20%». E Prodi continua a
smentirsi


  #10  
Vecchio 29-03-2006, 13.05.19
villosi si nasce
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Predefinito Re: Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite

"Viktor" ha scritto:

> E' stato gia' postato con vari commenti. In ogni caso continuano a far
> finta di non voler aumentare le tasse.
> mah... ma risparmiare no, eh?


risparmiare significa tagliare servizi pubblici di cui usufruiscono
soprattutto le persone a basso reddito




  #11  
Vecchio 29-03-2006, 13.13.33
Dottor Mistero
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Predefinito Re: Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite

villosi si nasce ha scritto:

> risparmiare significa tagliare servizi pubblici di cui usufruiscono
> soprattutto le persone a basso reddito


Quello mai! Ma è vero che il nostro apparato burocratico è costituito da
una "nomenklatura" sprecona e intoccabile.

Razionalizzare e modernizzare potrebbe essere la via non per tagliare,
ma per migliorare gli indispensabili servizi pubblici, la cui efficienza
e gratuità dovrebbe essere l'orgoglio di qualunque società civile.

Ma potrebbe essere realizzato solo da una classe politica non
ricattabile, e questo genere di politici è pittosto raro a vedersi, qui
da noi.

ricatti e saluti
  #12  
Vecchio 29-03-2006, 13.21.04
villosi si nasce
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Predefinito Re: Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite

"Dottor Mistero" ha scritto:

> villosi si nasce ha scritto:
>> risparmiare significa tagliare servizi pubblici di cui usufruiscono
>> soprattutto le persone a basso reddito

> Quello mai! Ma è vero che il nostro apparato burocratico è costituito da
> una "nomenklatura" sprecona e intoccabile.
> Razionalizzare e modernizzare potrebbe essere la via non per tagliare, ma
> per migliorare gli indispensabili servizi pubblici, la cui efficienza e
> gratuità dovrebbe essere l'orgoglio di qualunque società civile.
> Ma potrebbe essere realizzato solo da una classe politica non ricattabile,
> e questo genere di politici è pittosto raro a vedersi, qui da noi.
> ricatti e saluti


ma razionalizzando e modernizzando
quanto credi di risparmiare e in quanto tempo ?

purtroppo il debito non aspetta

è stato perso del tempo e aggravata la situazione in questi ultimi 5 anni

cosa bisogna fare ?

meglio promettere ancora di abbassare le tasse ?


  #13  
Vecchio 29-03-2006, 13.55.07
Sir Gawain
Guest
 
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Predefinito Re: Un po' di chiarezza sulla tassazione delle rendite

Dottor Mistero ha scritto:
[...]
> Quello mai! Ma è vero che il nostro apparato burocratico è costituito da
> una "nomenklatura" sprecona e intoccabile.
> Razionalizzare e modernizzare potrebbe essere la via non per tagliare,
> ma per migliorare gli indispensabili servizi pubblici, la cui efficienza
> e gratuità dovrebbe essere l'orgoglio di qualunque società civile.
> Ma potrebbe essere realizzato solo da una classe politica non
> ricattabile, e questo genere di politici è pittosto raro a vedersi, qui
> da noi.
> ricatti e saluti


Il debito da ripianare è formato anche dal costo dei servizi erogati
nella logica della dilazione fiduciosa, allegra cupidigia del public
contractor e della Carriera Politica do ut des.

Nella Grande Illusione di potenza industriale (peraltro in carenza di
materie prime e fonti energetiche proprie) abbiamo dilapidato il
patrimonio dei padri (risorse culturali, paesaggistiche, agricole); oggi
siamo orgogliosi degli incrementi del credito al consumo, eretti a
monumento della modernità di sistema (il valore della vita è nella
quantità dei consumi).

Il fatto è che prima o poi i conti si pagano, e con essi gli interessi
maturati; lo dovremo con il debito pubblico, quello privato e quello
delle aziende. Senza indugi.

La grottesca bellezza di tutto ciò la vedo esprimersi negli odierni
pallottolieri impegnati a quantificare "ricco", a determinare orizzonti
di intervento e zone franche in base al proprio "vissuto", il proprio
giardino rigorosamente più piccolo di quello del vicino. Grafiche di
Groz rese viventi.

Il problema è di tutti e solo il comune concreto impegno può tentare di
risolverlo ricordando che solo una visione globale fornisce le basi per
la progettualità compiuta. In ogni campo.

Mi scuso per lo sfogo a cui dedico nuovo sign.


--
"L'unica passione della mia vita è stata la paura"
(Hobbes)
 

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chiarezza, delle, rendite, tassazione
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