Dietro il grande rialzo di questi anni, non c'è stata solo
una discreta crescita degli utili, peraltro avvenuti per
un sostanziale abbattimento dei costi e di riassetto
organizzativo, aumento del prezzo finale del prodotto
o servizio.
Poco più sotto si leggeva un post di risposta di Sir Gawain.
"Sottindendevo la cultura economica ed imprenditoriale...
....la bizzarra visione liberistica di questo Paese prevede sempre, alla
stretta finale, misure protezionistiche: sulle banche, sui prodotti
cinesi, ecc. Dimenticando che il costo dei servizi è stratosferico (e
non a fronte di qualità) e che i prodotti cinesi vengono importati e
rivenduti da "imprenditori" italiani... e non a prezzi "cinesi"."
Ovverosia..."che i prodotti cinesi vengono importati e
rivenduti da "imprenditori" italiani... e non a prezzi "cinesi".
Questo fenomeno non è per nulla italiano, cioè solo italiano.
E' su vasta scala. Americano, giapponese, europeo ecc.
Ciò ha acconsentito a moltissime imprese nazionali ed internazionali
di sommare, al riassetto organizzativo, il suddetto fenomeno.
Ma (per non allontanarmi troppo dal motivo del post, mi fermo qui),
non ci si è chiesti, però, quali sono, o meglio quali saranno, le
conseguenze a cui andranno
incontro le rispettive economie nazionali ed internazionali ad un
siffatto fenomeno.
Nè tantomeno si è riusciti a capire, cosa succederà quando il suddetto
fenomeno verrà meno,
visto che esso ha (relativamente) tenuto
a bada l'inflazione, importando una considerevole deflazione.
Ritorniamo al punto di partenza.
Cosa ci ha insegnato la storia (e continua ad insegnarci).?
Per avere una risposta esemplificativa, basta guardare le telecom,
sia europee sia statunitensi.
Fare il passo più lungo della gamba, non porta a nulla di buono nel
lungo periodo. (e stiamo parlando di un periodo tutto sommato
in cui la gente "mantiene" il proprio posto di lavoro, o ne trova
un'altro con relativa facilità. Non oso immaginare cosa potrebbe
succedere in un periodo di forte recessione...)
Ed è quello che sta succedendo anche nel mondo bancario.
Il fenomeno non riguarda solo l'italia.
M&A, opa, ecc.. a più non posso.
E a quale prezzo?
E sì, il prezzo.
Si è quasi dimenticati che le telecom hanno pagato miliardi di
euro per l'umts (si badi bene che proprio in questo ng, io personalmente
osteggiavo queste operazioni 5 anni fa, sostenendo che i prezzi da
pagare erano semplicemente assurdi).
Si diceva: ma quando partiranno le licenze......si rientrerà delle
spese. No comment, 5 anni dopo.
Ma fin qui niente di nuovo.
Si dirà, come tutto questo discorso per dire niente di nuovo?
L'elemento veramente nuovo (e pericoloso) è che quest'ultimo
fenomeno non riguarda solo il settore bancario.
E sì perchè, è di questa settimana l'offerta di E.on su endesa,
ma non tralascerei anche la meno recente di mittal su arcelor.
L'elemento veramente nuovo è che il pericolo corre sulle
"colonne portanti" del mondo economico reale e finanziario.
Tralasciando un futuro "futuristico", in cui avremo la sola
banca d'europa (non quella centrale, pubblica, ma la sola e unica
banca privata d'europa: bank of europe), un solo colosso petrolifero (oil
europe), un solo colosso telefonico (telecom europe),
un solo colosso assicurativo (assurance europe) ecc.,
mi vien da pensare che i vecchi monopoli del passato, attualmente
vigenti, rappresentevano la massima espressione di concorrenza.
Altro che antitrust.
Tre/quattro anni fa c'era un clima in borsa di "salta giù dalla
barca che affonda".
Oggi c' è il clima di "a me, a me", a qualunque prezzo.
(e prima che sia troppo tardi).
E proprio vero.
La storia, molto spesso, ha la memoria corta.
(Non era mai troppo tardi per le telecom).
Re: =?ISO-8859-1?Q?Perch=E8?= nei prossimi anni le borse.........
Afef®. wrote:
> "Francesco L. C." <
>> E proprio vero.
>> La storia, molto spesso, ha la memoria corta.
> Ma i sopravvissuti alla bolla....
> hanno buona memoria
e ottime minusvalenze )
Francesco L. C. ha scritto:
> faranno il botto!!!
> Ergo, continueranno a salire.
> Perchè la storia insegna.
> Non a tutti, ovvio.
> Dietro il grande rialzo di questi anni, non c'è stata solo
> una discreta crescita degli utili, peraltro avvenuti per
> un sostanziale abbattimento dei costi e di riassetto
> organizzativo, aumento del prezzo finale del prodotto
> o servizio.
[...]
> Ovverosia..."che i prodotti cinesi vengono importati e
> rivenduti da "imprenditori" italiani... e non a prezzi "cinesi".
> Questo fenomeno non è per nulla italiano, cioè solo italiano.
> E' su vasta scala. Americano, giapponese, europeo ecc.
Ciao Francesco,
speravo anche in tuo intervento nella discussione... ;-)
Condivido la precisazione, ma in fondo non è cosa nuova: Nike & Co. (per
non fare nomi) hanno aperto la strada decenni fa contribuendo
pesantemente per buon peso all'escalation dei costi pubblicitari.
(quando sento dire che la televisione commerciale è a costo zero per
l'utente mi viene la pelle d'oca fino in testa)
> Ciò ha acconsentito a moltissime imprese nazionali ed internazionali
> di sommare, al riassetto organizzativo, il suddetto fenomeno.
> Ma (per non allontanarmi troppo dal motivo del post, mi fermo qui),
> non ci si è chiesti, però, quali sono, o meglio quali saranno, le
> conseguenze a cui andranno
> incontro le rispettive economie nazionali ed internazionali ad un
> siffatto fenomeno.
> Nè tantomeno si è riusciti a capire, cosa succederà quando il suddetto
> fenomeno verrà meno,
> visto che esso ha (relativamente) tenuto
> a bada l'inflazione, importando una considerevole deflazione.
Bravo, questo è il punto. Il tema fondamentale del nostro momento
storico ritengo sia la "sostenibilità" di quanto raggiunto. Alcune
scuole di pensiero economico hanno portato a ricercare la crescita al di
fuori dei meccanismi virtuosi del reinvestimento, producendo un livello
di indebitamento generalizzato che mi ha sempre preoccupato. La crescita
è stata vertiginosa, è vero, ma la possibile ricaduta potrebbe esserlo
anche maggiormente.
Non mi limito (deformazione professionale) al solo campo economico,
bensì allargo la visione in termini generalistici: è sostenibile il
livello di prelievo delle energie non rinnovabili, dell'innalzamento
della coppa (figura ad imbuto) dello schema sociale?
Quello che posso portare come contributo personale è il segnale
regressivo che proviene dalla produzione della "cultura di massa": il
ricorso maniacale di questi ultimissimi tempi ad operazioni di remake e
re-remake "valorizzate" esclusivamente da apporti di "special effects" e
non da contributi di approfondimento dei temi trattati. Ne deriva un
quadro autoreferenziale e fondamentalmente entropico. Lo spostamento
della percezione di realtà è sensibile.
> Ritorniamo al punto di partenza.
> Cosa ci ha insegnato la storia (e continua ad insegnarci).?
> Per avere una risposta esemplificativa, basta guardare le telecom,
> sia europee sia statunitensi.
> Fare il passo più lungo della gamba, non porta a nulla di buono nel
> lungo periodo. (e stiamo parlando di un periodo tutto sommato
> in cui la gente "mantiene" il proprio posto di lavoro, o ne trova
> un'altro con relativa facilità. Non oso immaginare cosa potrebbe
> succedere in un periodo di forte recessione...)
> Ed è quello che sta succedendo anche nel mondo bancario.
> Il fenomeno non riguarda solo l'italia.
> M&A, opa, ecc.. a più non posso.
> E a quale prezzo?
> E sì, il prezzo.
> Si è quasi dimenticati che le telecom hanno pagato miliardi di
> euro per l'umts (si badi bene che proprio in questo ng, io personalmente
> osteggiavo queste operazioni 5 anni fa, sostenendo che i prezzi da
> pagare erano semplicemente assurdi).
> Si diceva: ma quando partiranno le licenze......si rientrerà delle
> spese. No comment, 5 anni dopo.
....e potremmo continuare il discorso sui costi pubblicitari...
> Ma fin qui niente di nuovo.
> Si dirà, come tutto questo discorso per dire niente di nuovo?
> L'elemento veramente nuovo (e pericoloso) è che quest'ultimo
> fenomeno non riguarda solo il settore bancario.
> E sì perchè, è di questa settimana l'offerta di E.on su endesa,
> ma non tralascerei anche la meno recente di mittal su arcelor.
> L'elemento veramente nuovo è che il pericolo corre sulle
> "colonne portanti" del mondo economico reale e finanziario.
> Tralasciando un futuro "futuristico", in cui avremo la sola
> banca d'europa (non quella centrale, pubblica, ma la sola e unica
> banca privata d'europa: bank of europe), un solo colosso petrolifero (oil
> europe), un solo colosso telefonico (telecom europe),
> un solo colosso assicurativo (assurance europe) ecc.,
> mi vien da pensare che i vecchi monopoli del passato, attualmente
> vigenti, rappresentevano la massima espressione di concorrenza.
> Altro che antitrust.
> Tre/quattro anni fa c'era un clima in borsa di "salta giù dalla
> barca che affonda".
> Oggi c' è il clima di "a me, a me", a qualunque prezzo.
> (e prima che sia troppo tardi).
> E proprio vero.
> La storia, molto spesso, ha la memoria corta.
> (Non era mai troppo tardi per le telecom).
"Sir Gawain" <sir_gawain_21@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
news:VjyMf.9063$6e2.8986@news.edisontel.com...
> Francesco L. C. ha scritto:
> Ciao Francesco,
> speravo anche in tuo intervento nella discussione... ;-)
> Condivido la precisazione, ma in fondo non è cosa nuova: Nike & Co. (per
> non fare nomi) hanno aperto la strada decenni fa contribuendo pesantemente
> per buon peso all'escalation dei costi pubblicitari.
> (quando sento dire che la televisione commerciale è a costo zero per
> l'utente mi viene la pelle d'oca fino in testa)
>> Ciò ha acconsentito a moltissime imprese nazionali ed internazionali
>> di sommare, al riassetto organizzativo, il suddetto fenomeno.
>>> Ma (per non allontanarmi troppo dal motivo del post, mi fermo qui),
>> non ci si è chiesti, però, quali sono, o meglio quali saranno, le
>> conseguenze a cui andranno
>> incontro le rispettive economie nazionali ed internazionali ad un
>> siffatto fenomeno.
>> Nè tantomeno si è riusciti a capire, cosa succederà quando il suddetto
>> fenomeno verrà meno,
>> visto che esso ha (relativamente) tenuto
>> a bada l'inflazione, importando una considerevole deflazione.
> Bravo, questo è il punto. Il tema fondamentale del nostro momento storico
> ritengo sia la "sostenibilità" di quanto raggiunto. Alcune scuole di
> pensiero economico hanno portato a ricercare la crescita al di fuori dei
> meccanismi virtuosi del reinvestimento, producendo un livello di
> indebitamento generalizzato che mi ha sempre preoccupato. La crescita è
> stata vertiginosa, è vero, ma la possibile ricaduta potrebbe esserlo anche
> maggiormente.
Ma è indubbio che producendo indebitamento generalizzato, la crescita
sia vertiginosa. Con i "debiti futuri" io posso anche passare
dall'utilitaria
alla ferrari. Utilitaria-ferrari è un "passaggio" vertiginoso.
La cosa divertente (solo per smorzarne la drammaticità) è che si
"impegnano" sempre più "risorse future", e non si capisce bene
a quale generazione "futura" (di risorse), siamo arrivati o arriveremo
(perchè
il processo è tutt'altro che fermo).(D'altronde noi siamo un esempio,
limitato
e relativo, di come le nostre risorse [almeno in parte] siano state
impegnate dalle generazioni
passate).
E' anche vero, che da molti anni si parla di "sostenibilità".
E poichè la crescita non ha mostrato segni di cedimento, (anzi...) il
concetto
di sostenibilità sembra che sia quasi un concetto "astratto" e
"anacronistico".
> Non mi limito (deformazione professionale) al solo campo economico, bensì
> allargo la visione in termini generalistici: è sostenibile il livello di
> prelievo delle energie non rinnovabili,
dell'innalzamento
> della coppa (figura ad imbuto) dello schema sociale?
potresti essere più chiaro su quest'ultimo punto?
> Quello che posso portare come contributo personale è il segnale regressivo
> che proviene dalla produzione della "cultura di massa": il ricorso
> maniacale di questi ultimissimi tempi ad operazioni di remake e re-remake
> "valorizzate" esclusivamente da apporti di "special effects" e non da
> contributi di approfondimento dei temi trattati. Ne deriva un quadro
> autoreferenziale e fondamentalmente entropico. Lo spostamento della
> percezione di realtà è sensibile.
Ogni civiltà ha avuto la sua parabola, con una fase ascendente e una
discendente. C'è da chiedersi se siamo ancora in fase ascendente,
in prossimità della cima o la stiamo per oltrepassare.
Francesco L. C. ha scritto:
> "Sir Gawain" <sir_gawain_21@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
[...]
>>Non mi limito (deformazione professionale) al solo campo economico, bensì
>>allargo la visione in termini generalistici: è sostenibile il livello di
>>prelievo delle energie non rinnovabili,
> dell'innalzamento
>>della coppa (figura ad imbuto) dello schema sociale?
> potresti essere più chiaro su quest'ultimo punto?
Esistono delle rappresentazioni grafiche per le struture sociali: quella
storica (piramidale) vede una larga base a baso reddito/specializzazione
che sostiene le fasce superiori progressivamente specializzate e
migliorate nel reddito. Lo sviluppo industriale ha comportato un
progressivo restringimento della base "povera" portando la sociologia
nel decennio '60 (se non ricordo male) ad ipotizzare il prossimo
rovesciamento della figura. L'avvento delle tecnologie informatiche e
connessi ha invece delineato una mutazione della figura a causa del
sempre maggior livello di specializzazione della parte alta "elite" e
contestualmente un innalzamento del livello (grafico) delle fasce
sotostanti; questo a portato a delineare la trasformazione da piramide
rovesciata ad imbuto.
Riportando questi dati sul piano della struttura economica risalta la
sempre maggior e sempre più drastica differenza di possibilità di un
ristretto numero di persone rispetto alla totalità. Ho sintetizzato
molto, ma il punto essenziale è che nel passaggio da piramide a piramide
rovesciata il reddito delle parti intermedie (middle class?) rimane
sostanzialmente invariato nella sua potenzialità, mentre nella figura ad
imbuto viene progressivamente compresso.
Anche se per alcune scuole di pensiero (eufemismo ;-)) i redditi alti
contribuirebbero fortemente ai consumi IMHO è la fascia media che
sostiene l'economia del gruppo, quindi la trasformazione in atto è
deleteria...
prossimi mesi
Chimoffafa': bonds japan ed europa in crescita, ergo azionario giu'...petrolio calmo fino
alle prime tempeste di ghiaccio negli usa...insomma vedo grigio...non per
tutto ovviamente, i titoli junx o devono...
Borsa
1
12-11-2004 07.37.13
Un' idea x i prossimi mesi
Major: salve
Come sapete V. Rossi forse cambia moto, le ultime voci lo danno quasi per
certo alla Yamaha, ma se Malboro "sgancia" i soldi le possibilita' di
vederlo in Ducati non sono remote, quindi...