ll Fisco ci ruba altre ventiquattro ore. La stessa data del 2001!!
47% E’ il carico fiscale che grava su un quadro con uno stipendio
netto di 2.800 euro al mese. Contro il 46,8% dell’anno scorso.
Nel 2006 il contribuente tipo dovrà lavorare 172 giorni per pagare
imposte, tasse e contributi, uno in più rispetto al 2005.
E solo dalla mattina del 22 giugno potrà cominciare a pensare,
finalmente, a sé e alla propria famiglia. E festeggiare così il
«Tax Freedom Day», il giorno di liberazione dal giogo del Fisco.
Complessivamente Irpef, contributi, Ici, Iva e altre imposte sui
consumi si divorano 19.071 euro dei 40.521 guadagnati da un
impiegato di buon livello.
Il carico tributario complessivo arriva così al 47% contro il 46,8%
dell’anno scorso.
Peggiora di un giorno anche il Tax Freedom Day dell’operaio,
l’altro contribuente tipo che CorrierEconomia, con l’aiuto dell’
ufficio studi della Cgia di Mestre, utilizza dal 1990 per calcolare
quanto il Fisco pesi sul budget delle famiglie italiane. L’operaio,
stipendio lordo di 20.295 euro, dovrà lavorare 136 giorni, vale a
dire fino al 16 maggio, per pagare imposte, tasse e contributi.
La liberazione fiscale scatta quindi il 17 maggio
con 24 ore di ritardo.
La pressione fiscale, insomma, è tornata a salire dopo un 2005 che
aveva lasciato sperare e nel corso del quale si erano guadagnati ben
tre giorni rispetto al pessimo 2004. Anno bisesto e funesto per tutti
noi. Fiscalmente parlando.
Il piccolo, imprevisto, slittamento in avanti del Tax Freedom Day è
facile da spiegare: la Finanziaria 2006 non ha portato alcuna
riduzione delle imposte sui redditi. E così l’anno che doveva segnare
la nascita del Fisco a due aliquote, inizia con un sapore amaro.
Nei piani del governo, e nel Contratto con gli italiani stipulato in
diretta tv da Silvio Berlusconi, il 2006 avrebbe dovuto segnare,
infatti,
il Big bang del nuovo Fisco con la nascita una sorta di tassa piatta
sui redditi con solo due aliquote: il 23% fino a 100.000 euro e il 33%
oltre questa soglia. Le aliquote Ire, l’ex Irpef, invece sono rimaste
4 come l’anno scorso e arrivano fino al 43%. La lunga crisi economica,
la ripresa che non c’è, e le cattive condizioni del bilancio pubblico
hanno impedito al Fisco a due marce di venire alla luce.
E così, ironia della sorte, il giorno di liberazione fiscale è tornato
aI 22 giugno, la stessa data del 2001, l’anno in cui è
iniziato il secondo governo Berlusconi. Come se nulla fosse cambiato.
I consumi sono quelli medi delle famiglie italiane.
La composizione della spesa è stata leggermente variata rispetto all’
anno scorso in considerazione del forte rincaro del petrolio e delle
tariffe.
I prezzi di beni e servizi sono stati aumentati deI 2%, in linea con l
’inflazione e, quindi, meno dell’incremento dei salari, con l’
eccezione di due voci. I costi di bollette e riscaldamento e le spese
per l’auto sono state incrementati del 5%. Il caro greggio ha così
finito per togliere risorse finanziarie alle due famiglie che arrivano
a fine anno con i risparmi contati. E se qualcosa nel corso dell’anno
dovesse andare storto, o il Fisco avesse bisogno di risorse fresche,
magari dopo le elezioni, ecco che il budget potrebbe tingersi di
rosso.
14 i giorni persi dal 1990. Allora il contribuente si liberava dal
giogo delle tasse l’8 giugno.
La balla del Fisco a due aliquote è rimasta nel cassetto.
Auguri a tutti.
E io, speriamo che me la cavo
:-))
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La verità prevale solo se coloro che vi credono sono pronti a
combattere incessantemente la menzogna. (John Locke)
mutuo e finanziamento stessa rata e....
I7460/VE: Salve a tutti,
devo chiedere un mutuo per acquisto casa e siccome ho bisogno di una
leggera somma di danaro superiore all'80% per pagare l'assicurazione
vita,la banca mi ha detto che per erogare...
P/E diverso per la stessa società
Arne Saknussem: Perché tanta differenza nei P/E riportati da riviste, giornali, siti
Internet etc., con riferimento alla medesima società?
Scusate la domanda sciocca
Buon Natale
Arne