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Vecchio 29-09-2003, 15.39.11
mascheroni®
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Predefinito bond cirio (dagospia)

IL GRANDE INGANNO DELLE GRANDI BANCHE
SAPEVANO DEL CROLLO CIRIO MA VENDEVANO BOND
LO DIMOSTRANO I DOCUMENTI IN POSSESSO DA "ECONOMY"

Nadia Anzani e Jacob Fillai per "Economy"


Fino a poche settimane prima dell'insolvenza delle obbligazioni Cirio del
novembre 2002, una decina di banche hanno continuato a vendere all'ignara
clientela i bond della società di Sergio Cragnotti, trasferendoli dal
proprio portafoglio a quello dei risparmiatori, quasi sempre senza
presentare alcun prospetto informativo. Qualcuno è riuscito persino a far
pagare commissioni sulla vendita di questi bond che non sarebbero mai dovuti
finire nelle tasche degli investitori privati. Inoltre, i rendimenti offerti
erano troppo bassi per un titolo ad altissimo rischio e senza rating e
quindi il prezzo di vendita era troppo elevato.

Tutto questo emerge da numerosi documenti in possesso di Economy, che
inchiodano alcune tra le maggiori banche italiane alle loro responsabilità:
prima che scoppiasse il bubbone Cirio - a quel punto ampiamente
prevedibile - hanno liberato il proprio portafoglio da questi titoli
spazzatura, scaricandoli su una clientela poco informata, che chiedeva -
come dimostrano le testimonianze raccolte da Economy - investimenti sicuri.
E s'è ritrovata in mano solo carta. Che oggi vale zero.



Attenzione alle date e ai nomi. Cariparma & Piacenza (gruppo Intesa) ha
piazzato i famigerati Cirio-bond almeno fino all'8 marzo 2002, Cassa di
Risparmio di Venezia (gruppo Sanpaolo Imi) fino al 20 marzo, Rolo Banca
(gruppo Unicredit) almeno fino al 16 maggio, Banco di Sicilia (gruppo
Capitalia) fino al 9 luglio, Intesa Bci fino al 9 agosto e Banca di Roma
(gruppo Capitalia) fino al 29 agosto 2002.
Già in autunno le voci di Piazza Affari dicevano che Sergio Cragnotti non
avrebbe mai rimborsato il primo prestito obbligazionario: 150 milioni di
euro in scadenza il 3 novembre 2002, con cedola al 7,5%. Quasi certamente
questo le banche, ferratissime sulla disastrosa situazione finanziaria di
mister Cirio, lo sapevano da prima. E, puntualmente, l'8 novembre, il
Trustee di Londra, cioè il rappresentante degli obbligazionisti, ha
dichiarato il default di quel bond. Una decina di giorni dopo, il crac si è
esteso a tutte le altre emissioni del gruppo, con i risparmiatori sull'orlo
di una crisi di nervi. Ma davvero le aziende di credito non ne sapevano
niente? Davvero non avevano letto lo sconfortante bilancio 2001 della Cirio
Finanziaria Spa, presentato il 30 aprile 2002?

Qui stava scritto nero su bianco che la società aveva debiti complessivi per
un totale di oltre 1.578 miliardi di vecchie lire a fronte di un patrimonio
netto di 712 miliardi. E, sempre dal bilancio 2001, emergeva che i debiti
diretti del gruppo romano verso alcuni istituti di credito nel giro di un
anno erano vistosamente calati trasformandosi in obbligazioni, per un totale
di 338,8 miliardi di lire. Ma gli sportelli hanno continuato a vendere bond
Cirio ai loro clienti senza batter ciglio.

Un investimento sicuro e redditizio? «Nessun problema, c'è qui un bond Cirio
che fa per lei». Sono queste le parole che si è sentito raccontare, per
esempio, un vecchio cliente della Banca di Roma, quando il 29 agosto 2002 si
è recato presso l'agenzia 43 Hilton della capitale per far fruttare al
meglio i suoi 20 mila euro. Purtroppo per lui è cascato in un'operazione di
vendita, avvenuta in contropartita diretta (vedremo poi cosa vuol dire),
costatagli 101,75 centesimi di euro per ogni obbligazione. Di questo
importo, il malcapitato non sapeva che 1 euro serviva per scaricare dalla
banca al suo portafoglio il debito di Cragnotti, con il relativo rischio,
mentre 1,75 centesimi finivano nelle casse dell'istituto di Cesare Geronzi.
In soldoni, con quest'operazione la banca ha guadagnato due volte. La prima
quando ha trasformato il debito della Cirio nei suoi confronti in
obbligazioni, evitando di apporre la scritta «crediti inesigibili» nel
bilancio. La seconda vendendo allo sportello queste obbligazioni in teoria
destinate a investitori istituzionali.


Consenso preventivo e scritto? «Quando mai», sbotta al telefono una grintosa
signora con il suo accento romagnolo. «Non mi hanno fatto firmare alcun
documento,non sapevo neanche chi fosse Cirio, prima di entrare in quella
banca». Ma non è solo un problema della risparmiatrice. In alcuni casi,
anche le agenzie che hanno piazzato i Cirio-bond non sapevano cosa stessero
vendendo. Su alcune delle carte in mano a Economy è sbagliato persino il
nome dell'emittente. Una svista? Forse. La holding alimentare negli ultimi
tre anni ha emesso sette obbligazioni per 1.125 milioni di euro. Tutte -
tranne una, la Cirio Finanziaria Spa - sono di diritto estero, domiciliate
in Olanda e Lussemburgo.

L'escamotage serviva a Cragnotti per emettere prestiti d'importo superiore
al capitale sociale. Sulla piazza italiana quest'operazione non avrebbe
potuto farla. Ma è un giochetto che i banchieri di lungo corso, ma anche i
ragionieri di primo pelo, conoscono benissimo. E ai risparmiatori? Meglio
non far sapere troppo. Soprattutto in provincia. Qui i colpi sono stati
ancora più duri: pensate, il 14 maggio 2002 la Banca Popolare Santa Venera
di Acireale (Catania) ha piazzato a un suo correntista 244.215 euro di bond
Cirio al prezzo di 101,75 centesimi. Non è dato sapere che cosa avesse
chiesto il cliente siciliano. Come il suo conterraneo al quale il Banco di
Sicilia (Capitalia) ha appioppato 15.247 euro di bond a 101,65. Quando? Il 9
luglio 2002.



Nomi immaginari. Come risulta da un documento che Economy ha potuto
visionare - la banca Cariparma & Piacenza (gruppo Intesa) l'8 marzo del 2002
è riuscita a vendere 212.426 euro di bond «Cirio». Un'obbligazione che
tecnicamente neppure esiste, perché l'emittente era Cirio Finance Luxemburg.
Un altro esempio? La Cassa di Risparmio di Venezia, il 20 marzo 2002, ha
trasferito dal proprio portafoglio a quello di un cliente 60 mila euro di
bond Cirio Del Monte, omettendo la scritta Nv, sigla misteriosa per il
popolo del piccolo risparmio, che denota la natura olandese dell'emittente.

Ma i casi si moltiplicano, fino al paradosso. Banca Fideuram (gruppo
Sanpaolo Imi) in un documento di acquisto di bond per un importo di 22 mila
euro, il 17 dicembre 2001, sotto la voce «descrizione del titolo» aveva
scritto un sintetico Cirio Spa. Peccato che quella denominazione fosse
scomparsa nel vortice di trasformazioni societarie volute da Cragnotti,
sostituita il 19 gennaio 2001 da Cirio Finanziaria Spa. I vertici della
banca aspettano di vedere le carte: «Non essendo in grado di visionare il
documento» specifica Banca Fideuram «ci è impossibile verificare se ci sia
stato un errore». Tutto liscio? Neanche per idea.


Secondo alcuni legali contattati da Economy, questa operazione potrebbe
configurare il caso di «informazione recettiva, ovvero tesa a deviare l'
attenzione del cliente». Qualcun altro insinua un dubbio. «Il risparmiatore
italiano conosce bene il marchio Cirio. Probabilmente, la scritta Finance
avrebbe destato qualche perplessità in più» spiega Carbone. Ma ancora più
grave è l'omissione dell'informazione che l'operazione, per alcune banche,
era in conflitto di interesse. In molti dei documenti visionati da Economy
non c'era scritto che chi vendeva il bond Cirio era stato al tempo stesso
finanziatore e creditore del gruppo emittente. Oppure intermediario
finanziario per il collocamento.

Gli istituti bancari si sono difesi. Dicendo che i bond Cirio venduti erano
stati richiesti dalla clientela come previsto dall'articolo 29 del
regolamento Consob 11522/98. Ma in una lettera del 26 febbraio 2003
Unicredit spiega a un avvocato: «A fronte della richiesta dell'investitore
di effettuare un investimento a breve termine l'operatore titoli presentò
diverse opportunità di investimento, tra queste l'acquisto delle
obbligazioni Cirio 7,50%». L'operazione in questione risale al maggio di un
anno fa, solo sei mesi prima del crac di Cirio. «Ma il problema sta nel
proporre dei bond Cirio come investimento» ribatte Massimo Cermiglia,
consulente legale dell'Adusbef, che sta seguendo le cause presentate da 70
risparmiatori nei confronti delle banche. «Agendo così, l'istituto di
credito ha violato le norme in materia di sollecitazione all'investimento
previste dal testo unico della Finanza in quanto obbligazioni dirette
esclusivamente a investitori istituzionali».


Alt 29-09-2003, 15.39.11
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Vecchio 29-09-2003, 15.42.29
Jackal
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Predefinito Re: bond cirio (dagospia)


"mascheroni®" <mascheronimassimo@NOSPAM.tin.it> ha scritto nel messaggio
news:3CWdb.356654$Ny5.11409824@twister2.libero.it. ..
> IL GRANDE INGANNO DELLE GRANDI BANCHE
> SAPEVANO DEL CROLLO CIRIO MA VENDEVANO BOND
> LO DIMOSTRANO I DOCUMENTI IN POSSESSO DA "ECONOMY"
>
> Nadia Anzani e Jacob Fillai per "Economy"
>
>
> Fino a poche settimane prima dell'insolvenza delle obbligazioni Cirio del
> novembre 2002, una decina di banche hanno continuato a vendere all'ignara
> clientela i bond della società di Sergio Cragnotti, trasferendoli dal
> proprio portafoglio a quello dei risparmiatori, quasi sempre senza
> presentare alcun prospetto informativo. Qualcuno è riuscito persino a far
> pagare commissioni sulla vendita di questi bond che non sarebbero mai

dovuti
> finire nelle tasche degli investitori privati. Inoltre, i rendimenti

offerti
> erano troppo bassi per un titolo ad altissimo rischio e senza rating e
> quindi il prezzo di vendita era troppo elevato.
>
> Tutto questo emerge da numerosi documenti in possesso di Economy, che
> inchiodano alcune tra le maggiori banche italiane alle loro

responsabilità:
> prima che scoppiasse il bubbone Cirio - a quel punto ampiamente
> prevedibile - hanno liberato il proprio portafoglio da questi titoli
> spazzatura, scaricandoli su una clientela poco informata, che chiedeva -
> come dimostrano le testimonianze raccolte da Economy - investimenti

sicuri.
> E s'è ritrovata in mano solo carta. Che oggi vale zero.
>
>
>
> Attenzione alle date e ai nomi. Cariparma & Piacenza (gruppo Intesa) ha
> piazzato i famigerati Cirio-bond almeno fino all'8 marzo 2002, Cassa di
> Risparmio di Venezia (gruppo Sanpaolo Imi) fino al 20 marzo, Rolo Banca
> (gruppo Unicredit) almeno fino al 16 maggio, Banco di Sicilia (gruppo
> Capitalia) fino al 9 luglio, Intesa Bci fino al 9 agosto e Banca di Roma
> (gruppo Capitalia) fino al 29 agosto 2002.
> Già in autunno le voci di Piazza Affari dicevano che Sergio Cragnotti non
> avrebbe mai rimborsato il primo prestito obbligazionario: 150 milioni di
> euro in scadenza il 3 novembre 2002, con cedola al 7,5%. Quasi certamente
> questo le banche, ferratissime sulla disastrosa situazione finanziaria di
> mister Cirio, lo sapevano da prima. E, puntualmente, l'8 novembre, il
> Trustee di Londra, cioè il rappresentante degli obbligazionisti, ha
> dichiarato il default di quel bond. Una decina di giorni dopo, il crac si

è
> esteso a tutte le altre emissioni del gruppo, con i risparmiatori

sull'orlo
> di una crisi di nervi. Ma davvero le aziende di credito non ne sapevano
> niente? Davvero non avevano letto lo sconfortante bilancio 2001 della

Cirio
> Finanziaria Spa, presentato il 30 aprile 2002?
>
> Qui stava scritto nero su bianco che la società aveva debiti complessivi

per
> un totale di oltre 1.578 miliardi di vecchie lire a fronte di un

patrimonio
> netto di 712 miliardi. E, sempre dal bilancio 2001, emergeva che i debiti
> diretti del gruppo romano verso alcuni istituti di credito nel giro di un
> anno erano vistosamente calati trasformandosi in obbligazioni, per un

totale
> di 338,8 miliardi di lire. Ma gli sportelli hanno continuato a vendere

bond
> Cirio ai loro clienti senza batter ciglio.
>
> Un investimento sicuro e redditizio? «Nessun problema, c'è qui un bond

Cirio
> che fa per lei». Sono queste le parole che si è sentito raccontare, per
> esempio, un vecchio cliente della Banca di Roma, quando il 29 agosto 2002

si
> è recato presso l'agenzia 43 Hilton della capitale per far fruttare al
> meglio i suoi 20 mila euro. Purtroppo per lui è cascato in un'operazione

di
> vendita, avvenuta in contropartita diretta (vedremo poi cosa vuol dire),
> costatagli 101,75 centesimi di euro per ogni obbligazione. Di questo
> importo, il malcapitato non sapeva che 1 euro serviva per scaricare dalla
> banca al suo portafoglio il debito di Cragnotti, con il relativo rischio,
> mentre 1,75 centesimi finivano nelle casse dell'istituto di Cesare

Geronzi.
> In soldoni, con quest'operazione la banca ha guadagnato due volte. La

prima
> quando ha trasformato il debito della Cirio nei suoi confronti in
> obbligazioni, evitando di apporre la scritta «crediti inesigibili» nel
> bilancio. La seconda vendendo allo sportello queste obbligazioni in teoria
> destinate a investitori istituzionali.
>
>
> Consenso preventivo e scritto? «Quando mai», sbotta al telefono una

grintosa
> signora con il suo accento romagnolo. «Non mi hanno fatto firmare alcun
> documento,non sapevo neanche chi fosse Cirio, prima di entrare in quella
> banca». Ma non è solo un problema della risparmiatrice. In alcuni casi,
> anche le agenzie che hanno piazzato i Cirio-bond non sapevano cosa

stessero
> vendendo. Su alcune delle carte in mano a Economy è sbagliato persino il
> nome dell'emittente. Una svista? Forse. La holding alimentare negli ultimi
> tre anni ha emesso sette obbligazioni per 1.125 milioni di euro. Tutte -
> tranne una, la Cirio Finanziaria Spa - sono di diritto estero, domiciliate
> in Olanda e Lussemburgo.
>
> L'escamotage serviva a Cragnotti per emettere prestiti d'importo superiore
> al capitale sociale. Sulla piazza italiana quest'operazione non avrebbe
> potuto farla. Ma è un giochetto che i banchieri di lungo corso, ma anche i
> ragionieri di primo pelo, conoscono benissimo. E ai risparmiatori? Meglio
> non far sapere troppo. Soprattutto in provincia. Qui i colpi sono stati
> ancora più duri: pensate, il 14 maggio 2002 la Banca Popolare Santa Venera
> di Acireale (Catania) ha piazzato a un suo correntista 244.215 euro di

bond
> Cirio al prezzo di 101,75 centesimi. Non è dato sapere che cosa avesse
> chiesto il cliente siciliano. Come il suo conterraneo al quale il Banco di
> Sicilia (Capitalia) ha appioppato 15.247 euro di bond a 101,65. Quando? Il

9
> luglio 2002.
>
>
>
> Nomi immaginari. Come risulta da un documento che Economy ha potuto
> visionare - la banca Cariparma & Piacenza (gruppo Intesa) l'8 marzo del

2002
> è riuscita a vendere 212.426 euro di bond «Cirio». Un'obbligazione che
> tecnicamente neppure esiste, perché l'emittente era Cirio Finance

Luxemburg.
> Un altro esempio? La Cassa di Risparmio di Venezia, il 20 marzo 2002, ha
> trasferito dal proprio portafoglio a quello di un cliente 60 mila euro di
> bond Cirio Del Monte, omettendo la scritta Nv, sigla misteriosa per il
> popolo del piccolo risparmio, che denota la natura olandese

dell'emittente.
>
> Ma i casi si moltiplicano, fino al paradosso. Banca Fideuram (gruppo
> Sanpaolo Imi) in un documento di acquisto di bond per un importo di 22

mila
> euro, il 17 dicembre 2001, sotto la voce «descrizione del titolo» aveva
> scritto un sintetico Cirio Spa. Peccato che quella denominazione fosse
> scomparsa nel vortice di trasformazioni societarie volute da Cragnotti,
> sostituita il 19 gennaio 2001 da Cirio Finanziaria Spa. I vertici della
> banca aspettano di vedere le carte: «Non essendo in grado di visionare il
> documento» specifica Banca Fideuram «ci è impossibile verificare se ci sia
> stato un errore». Tutto liscio? Neanche per idea.
>
>
> Secondo alcuni legali contattati da Economy, questa operazione potrebbe
> configurare il caso di «informazione recettiva, ovvero tesa a deviare l'
> attenzione del cliente». Qualcun altro insinua un dubbio. «Il

risparmiatore
> italiano conosce bene il marchio Cirio. Probabilmente, la scritta Finance
> avrebbe destato qualche perplessità in più» spiega Carbone. Ma ancora più
> grave è l'omissione dell'informazione che l'operazione, per alcune banche,
> era in conflitto di interesse. In molti dei documenti visionati da Economy
> non c'era scritto che chi vendeva il bond Cirio era stato al tempo stesso
> finanziatore e creditore del gruppo emittente. Oppure intermediario
> finanziario per il collocamento.
>
> Gli istituti bancari si sono difesi. Dicendo che i bond Cirio venduti

erano
> stati richiesti dalla clientela come previsto dall'articolo 29 del
> regolamento Consob 11522/98. Ma in una lettera del 26 febbraio 2003
> Unicredit spiega a un avvocato: «A fronte della richiesta dell'investitore
> di effettuare un investimento a breve termine l'operatore titoli presentò
> diverse opportunità di investimento, tra queste l'acquisto delle
> obbligazioni Cirio 7,50%». L'operazione in questione risale al maggio di

un
> anno fa, solo sei mesi prima del crac di Cirio. «Ma il problema sta nel
> proporre dei bond Cirio come investimento» ribatte Massimo Cermiglia,
> consulente legale dell'Adusbef, che sta seguendo le cause presentate da 70
> risparmiatori nei confronti delle banche. «Agendo così, l'istituto di
> credito ha violato le norme in materia di sollecitazione all'investimento
> previste dal testo unico della Finanza in quanto obbligazioni dirette
> esclusivamente a investitori istituzionali».
>
> DOVREBBE SCATTARE UNA RETATA



  #3  
Vecchio 29-09-2003, 15.42.29
Jackal
Guest
 
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Predefinito Re: bond cirio (dagospia)


"mascheroni®" <mascheronimassimo@NOSPAM.tin.it> ha scritto nel messaggio
news:3CWdb.356654$Ny5.11409824@twister2.libero.it. ..
> IL GRANDE INGANNO DELLE GRANDI BANCHE
> SAPEVANO DEL CROLLO CIRIO MA VENDEVANO BOND
> LO DIMOSTRANO I DOCUMENTI IN POSSESSO DA "ECONOMY"
>
> Nadia Anzani e Jacob Fillai per "Economy"
>
>
> Fino a poche settimane prima dell'insolvenza delle obbligazioni Cirio del
> novembre 2002, una decina di banche hanno continuato a vendere all'ignara
> clientela i bond della società di Sergio Cragnotti, trasferendoli dal
> proprio portafoglio a quello dei risparmiatori, quasi sempre senza
> presentare alcun prospetto informativo. Qualcuno è riuscito persino a far
> pagare commissioni sulla vendita di questi bond che non sarebbero mai

dovuti
> finire nelle tasche degli investitori privati. Inoltre, i rendimenti

offerti
> erano troppo bassi per un titolo ad altissimo rischio e senza rating e
> quindi il prezzo di vendita era troppo elevato.
>
> Tutto questo emerge da numerosi documenti in possesso di Economy, che
> inchiodano alcune tra le maggiori banche italiane alle loro

responsabilità:
> prima che scoppiasse il bubbone Cirio - a quel punto ampiamente
> prevedibile - hanno liberato il proprio portafoglio da questi titoli
> spazzatura, scaricandoli su una clientela poco informata, che chiedeva -
> come dimostrano le testimonianze raccolte da Economy - investimenti

sicuri.
> E s'è ritrovata in mano solo carta. Che oggi vale zero.
>
>
>
> Attenzione alle date e ai nomi. Cariparma & Piacenza (gruppo Intesa) ha
> piazzato i famigerati Cirio-bond almeno fino all'8 marzo 2002, Cassa di
> Risparmio di Venezia (gruppo Sanpaolo Imi) fino al 20 marzo, Rolo Banca
> (gruppo Unicredit) almeno fino al 16 maggio, Banco di Sicilia (gruppo
> Capitalia) fino al 9 luglio, Intesa Bci fino al 9 agosto e Banca di Roma
> (gruppo Capitalia) fino al 29 agosto 2002.
> Già in autunno le voci di Piazza Affari dicevano che Sergio Cragnotti non
> avrebbe mai rimborsato il primo prestito obbligazionario: 150 milioni di
> euro in scadenza il 3 novembre 2002, con cedola al 7,5%. Quasi certamente
> questo le banche, ferratissime sulla disastrosa situazione finanziaria di
> mister Cirio, lo sapevano da prima. E, puntualmente, l'8 novembre, il
> Trustee di Londra, cioè il rappresentante degli obbligazionisti, ha
> dichiarato il default di quel bond. Una decina di giorni dopo, il crac si

è
> esteso a tutte le altre emissioni del gruppo, con i risparmiatori

sull'orlo
> di una crisi di nervi. Ma davvero le aziende di credito non ne sapevano
> niente? Davvero non avevano letto lo sconfortante bilancio 2001 della

Cirio
> Finanziaria Spa, presentato il 30 aprile 2002?
>
> Qui stava scritto nero su bianco che la società aveva debiti complessivi

per
> un totale di oltre 1.578 miliardi di vecchie lire a fronte di un

patrimonio
> netto di 712 miliardi. E, sempre dal bilancio 2001, emergeva che i debiti
> diretti del gruppo romano verso alcuni istituti di credito nel giro di un
> anno erano vistosamente calati trasformandosi in obbligazioni, per un

totale
> di 338,8 miliardi di lire. Ma gli sportelli hanno continuato a vendere

bond
> Cirio ai loro clienti senza batter ciglio.
>
> Un investimento sicuro e redditizio? «Nessun problema, c'è qui un bond

Cirio
> che fa per lei». Sono queste le parole che si è sentito raccontare, per
> esempio, un vecchio cliente della Banca di Roma, quando il 29 agosto 2002

si
> è recato presso l'agenzia 43 Hilton della capitale per far fruttare al
> meglio i suoi 20 mila euro. Purtroppo per lui è cascato in un'operazione

di
> vendita, avvenuta in contropartita diretta (vedremo poi cosa vuol dire),
> costatagli 101,75 centesimi di euro per ogni obbligazione. Di questo
> importo, il malcapitato non sapeva che 1 euro serviva per scaricare dalla
> banca al suo portafoglio il debito di Cragnotti, con il relativo rischio,
> mentre 1,75 centesimi finivano nelle casse dell'istituto di Cesare

Geronzi.
> In soldoni, con quest'operazione la banca ha guadagnato due volte. La

prima
> quando ha trasformato il debito della Cirio nei suoi confronti in
> obbligazioni, evitando di apporre la scritta «crediti inesigibili» nel
> bilancio. La seconda vendendo allo sportello queste obbligazioni in teoria
> destinate a investitori istituzionali.
>
>
> Consenso preventivo e scritto? «Quando mai», sbotta al telefono una

grintosa
> signora con il suo accento romagnolo. «Non mi hanno fatto firmare alcun
> documento,non sapevo neanche chi fosse Cirio, prima di entrare in quella
> banca». Ma non è solo un problema della risparmiatrice. In alcuni casi,
> anche le agenzie che hanno piazzato i Cirio-bond non sapevano cosa

stessero
> vendendo. Su alcune delle carte in mano a Economy è sbagliato persino il
> nome dell'emittente. Una svista? Forse. La holding alimentare negli ultimi
> tre anni ha emesso sette obbligazioni per 1.125 milioni di euro. Tutte -
> tranne una, la Cirio Finanziaria Spa - sono di diritto estero, domiciliate
> in Olanda e Lussemburgo.
>
> L'escamotage serviva a Cragnotti per emettere prestiti d'importo superiore
> al capitale sociale. Sulla piazza italiana quest'operazione non avrebbe
> potuto farla. Ma è un giochetto che i banchieri di lungo corso, ma anche i
> ragionieri di primo pelo, conoscono benissimo. E ai risparmiatori? Meglio
> non far sapere troppo. Soprattutto in provincia. Qui i colpi sono stati
> ancora più duri: pensate, il 14 maggio 2002 la Banca Popolare Santa Venera
> di Acireale (Catania) ha piazzato a un suo correntista 244.215 euro di

bond
> Cirio al prezzo di 101,75 centesimi. Non è dato sapere che cosa avesse
> chiesto il cliente siciliano. Come il suo conterraneo al quale il Banco di
> Sicilia (Capitalia) ha appioppato 15.247 euro di bond a 101,65. Quando? Il

9
> luglio 2002.
>
>
>
> Nomi immaginari. Come risulta da un documento che Economy ha potuto
> visionare - la banca Cariparma & Piacenza (gruppo Intesa) l'8 marzo del

2002
> è riuscita a vendere 212.426 euro di bond «Cirio». Un'obbligazione che
> tecnicamente neppure esiste, perché l'emittente era Cirio Finance

Luxemburg.
> Un altro esempio? La Cassa di Risparmio di Venezia, il 20 marzo 2002, ha
> trasferito dal proprio portafoglio a quello di un cliente 60 mila euro di
> bond Cirio Del Monte, omettendo la scritta Nv, sigla misteriosa per il
> popolo del piccolo risparmio, che denota la natura olandese

dell'emittente.
>
> Ma i casi si moltiplicano, fino al paradosso. Banca Fideuram (gruppo
> Sanpaolo Imi) in un documento di acquisto di bond per un importo di 22

mila
> euro, il 17 dicembre 2001, sotto la voce «descrizione del titolo» aveva
> scritto un sintetico Cirio Spa. Peccato che quella denominazione fosse
> scomparsa nel vortice di trasformazioni societarie volute da Cragnotti,
> sostituita il 19 gennaio 2001 da Cirio Finanziaria Spa. I vertici della
> banca aspettano di vedere le carte: «Non essendo in grado di visionare il
> documento» specifica Banca Fideuram «ci è impossibile verificare se ci sia
> stato un errore». Tutto liscio? Neanche per idea.
>
>
> Secondo alcuni legali contattati da Economy, questa operazione potrebbe
> configurare il caso di «informazione recettiva, ovvero tesa a deviare l'
> attenzione del cliente». Qualcun altro insinua un dubbio. «Il

risparmiatore
> italiano conosce bene il marchio Cirio. Probabilmente, la scritta Finance
> avrebbe destato qualche perplessità in più» spiega Carbone. Ma ancora più
> grave è l'omissione dell'informazione che l'operazione, per alcune banche,
> era in conflitto di interesse. In molti dei documenti visionati da Economy
> non c'era scritto che chi vendeva il bond Cirio era stato al tempo stesso
> finanziatore e creditore del gruppo emittente. Oppure intermediario
> finanziario per il collocamento.
>
> Gli istituti bancari si sono difesi. Dicendo che i bond Cirio venduti

erano
> stati richiesti dalla clientela come previsto dall'articolo 29 del
> regolamento Consob 11522/98. Ma in una lettera del 26 febbraio 2003
> Unicredit spiega a un avvocato: «A fronte della richiesta dell'investitore
> di effettuare un investimento a breve termine l'operatore titoli presentò
> diverse opportunità di investimento, tra queste l'acquisto delle
> obbligazioni Cirio 7,50%». L'operazione in questione risale al maggio di

un
> anno fa, solo sei mesi prima del crac di Cirio. «Ma il problema sta nel
> proporre dei bond Cirio come investimento» ribatte Massimo Cermiglia,
> consulente legale dell'Adusbef, che sta seguendo le cause presentate da 70
> risparmiatori nei confronti delle banche. «Agendo così, l'istituto di
> credito ha violato le norme in materia di sollecitazione all'investimento
> previste dal testo unico della Finanza in quanto obbligazioni dirette
> esclusivamente a investitori istituzionali».
>
> DOVREBBE SCATTARE UNA RETATA



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Vecchio 29-09-2003, 15.42.29
Jackal
Guest
 
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Predefinito Re: bond cirio (dagospia)


"mascheroni®" <mascheronimassimo@NOSPAM.tin.it> ha scritto nel messaggio
news:3CWdb.356654$Ny5.11409824@twister2.libero.it. ..
> IL GRANDE INGANNO DELLE GRANDI BANCHE
> SAPEVANO DEL CROLLO CIRIO MA VENDEVANO BOND
> LO DIMOSTRANO I DOCUMENTI IN POSSESSO DA "ECONOMY"
>
> Nadia Anzani e Jacob Fillai per "Economy"
>
>
> Fino a poche settimane prima dell'insolvenza delle obbligazioni Cirio del
> novembre 2002, una decina di banche hanno continuato a vendere all'ignara
> clientela i bond della società di Sergio Cragnotti, trasferendoli dal
> proprio portafoglio a quello dei risparmiatori, quasi sempre senza
> presentare alcun prospetto informativo. Qualcuno è riuscito persino a far
> pagare commissioni sulla vendita di questi bond che non sarebbero mai

dovuti
> finire nelle tasche degli investitori privati. Inoltre, i rendimenti

offerti
> erano troppo bassi per un titolo ad altissimo rischio e senza rating e
> quindi il prezzo di vendita era troppo elevato.
>
> Tutto questo emerge da numerosi documenti in possesso di Economy, che
> inchiodano alcune tra le maggiori banche italiane alle loro

responsabilità:
> prima che scoppiasse il bubbone Cirio - a quel punto ampiamente
> prevedibile - hanno liberato il proprio portafoglio da questi titoli
> spazzatura, scaricandoli su una clientela poco informata, che chiedeva -
> come dimostrano le testimonianze raccolte da Economy - investimenti

sicuri.
> E s'è ritrovata in mano solo carta. Che oggi vale zero.
>
>
>
> Attenzione alle date e ai nomi. Cariparma & Piacenza (gruppo Intesa) ha
> piazzato i famigerati Cirio-bond almeno fino all'8 marzo 2002, Cassa di
> Risparmio di Venezia (gruppo Sanpaolo Imi) fino al 20 marzo, Rolo Banca
> (gruppo Unicredit) almeno fino al 16 maggio, Banco di Sicilia (gruppo
> Capitalia) fino al 9 luglio, Intesa Bci fino al 9 agosto e Banca di Roma
> (gruppo Capitalia) fino al 29 agosto 2002.
> Già in autunno le voci di Piazza Affari dicevano che Sergio Cragnotti non
> avrebbe mai rimborsato il primo prestito obbligazionario: 150 milioni di
> euro in scadenza il 3 novembre 2002, con cedola al 7,5%. Quasi certamente
> questo le banche, ferratissime sulla disastrosa situazione finanziaria di
> mister Cirio, lo sapevano da prima. E, puntualmente, l'8 novembre, il
> Trustee di Londra, cioè il rappresentante degli obbligazionisti, ha
> dichiarato il default di quel bond. Una decina di giorni dopo, il crac si

è
> esteso a tutte le altre emissioni del gruppo, con i risparmiatori

sull'orlo
> di una crisi di nervi. Ma davvero le aziende di credito non ne sapevano
> niente? Davvero non avevano letto lo sconfortante bilancio 2001 della

Cirio
> Finanziaria Spa, presentato il 30 aprile 2002?
>
> Qui stava scritto nero su bianco che la società aveva debiti complessivi

per
> un totale di oltre 1.578 miliardi di vecchie lire a fronte di un

patrimonio
> netto di 712 miliardi. E, sempre dal bilancio 2001, emergeva che i debiti
> diretti del gruppo romano verso alcuni istituti di credito nel giro di un
> anno erano vistosamente calati trasformandosi in obbligazioni, per un

totale
> di 338,8 miliardi di lire. Ma gli sportelli hanno continuato a vendere

bond
> Cirio ai loro clienti senza batter ciglio.
>
> Un investimento sicuro e redditizio? «Nessun problema, c'è qui un bond

Cirio
> che fa per lei». Sono queste le parole che si è sentito raccontare, per
> esempio, un vecchio cliente della Banca di Roma, quando il 29 agosto 2002

si
> è recato presso l'agenzia 43 Hilton della capitale per far fruttare al
> meglio i suoi 20 mila euro. Purtroppo per lui è cascato in un'operazione

di
> vendita, avvenuta in contropartita diretta (vedremo poi cosa vuol dire),
> costatagli 101,75 centesimi di euro per ogni obbligazione. Di questo
> importo, il malcapitato non sapeva che 1 euro serviva per scaricare dalla
> banca al suo portafoglio il debito di Cragnotti, con il relativo rischio,
> mentre 1,75 centesimi finivano nelle casse dell'istituto di Cesare

Geronzi.
> In soldoni, con quest'operazione la banca ha guadagnato due volte. La

prima
> quando ha trasformato il debito della Cirio nei suoi confronti in
> obbligazioni, evitando di apporre la scritta «crediti inesigibili» nel
> bilancio. La seconda vendendo allo sportello queste obbligazioni in teoria
> destinate a investitori istituzionali.
>
>
> Consenso preventivo e scritto? «Quando mai», sbotta al telefono una

grintosa
> signora con il suo accento romagnolo. «Non mi hanno fatto firmare alcun
> documento,non sapevo neanche chi fosse Cirio, prima di entrare in quella
> banca». Ma non è solo un problema della risparmiatrice. In alcuni casi,
> anche le agenzie che hanno piazzato i Cirio-bond non sapevano cosa

stessero
> vendendo. Su alcune delle carte in mano a Economy è sbagliato persino il
> nome dell'emittente. Una svista? Forse. La holding alimentare negli ultimi
> tre anni ha emesso sette obbligazioni per 1.125 milioni di euro. Tutte -
> tranne una, la Cirio Finanziaria Spa - sono di diritto estero, domiciliate
> in Olanda e Lussemburgo.
>
> L'escamotage serviva a Cragnotti per emettere prestiti d'importo superiore
> al capitale sociale. Sulla piazza italiana quest'operazione non avrebbe
> potuto farla. Ma è un giochetto che i banchieri di lungo corso, ma anche i
> ragionieri di primo pelo, conoscono benissimo. E ai risparmiatori? Meglio
> non far sapere troppo. Soprattutto in provincia. Qui i colpi sono stati
> ancora più duri: pensate, il 14 maggio 2002 la Banca Popolare Santa Venera
> di Acireale (Catania) ha piazzato a un suo correntista 244.215 euro di

bond
> Cirio al prezzo di 101,75 centesimi. Non è dato sapere che cosa avesse
> chiesto il cliente siciliano. Come il suo conterraneo al quale il Banco di
> Sicilia (Capitalia) ha appioppato 15.247 euro di bond a 101,65. Quando? Il

9
> luglio 2002.
>
>
>
> Nomi immaginari. Come risulta da un documento che Economy ha potuto
> visionare - la banca Cariparma & Piacenza (gruppo Intesa) l'8 marzo del

2002
> è riuscita a vendere 212.426 euro di bond «Cirio». Un'obbligazione che
> tecnicamente neppure esiste, perché l'emittente era Cirio Finance

Luxemburg.
> Un altro esempio? La Cassa di Risparmio di Venezia, il 20 marzo 2002, ha
> trasferito dal proprio portafoglio a quello di un cliente 60 mila euro di
> bond Cirio Del Monte, omettendo la scritta Nv, sigla misteriosa per il
> popolo del piccolo risparmio, che denota la natura olandese

dell'emittente.
>
> Ma i casi si moltiplicano, fino al paradosso. Banca Fideuram (gruppo
> Sanpaolo Imi) in un documento di acquisto di bond per un importo di 22

mila
> euro, il 17 dicembre 2001, sotto la voce «descrizione del titolo» aveva
> scritto un sintetico Cirio Spa. Peccato che quella denominazione fosse
> scomparsa nel vortice di trasformazioni societarie volute da Cragnotti,
> sostituita il 19 gennaio 2001 da Cirio Finanziaria Spa. I vertici della
> banca aspettano di vedere le carte: «Non essendo in grado di visionare il
> documento» specifica Banca Fideuram «ci è impossibile verificare se ci sia
> stato un errore». Tutto liscio? Neanche per idea.
>
>
> Secondo alcuni legali contattati da Economy, questa operazione potrebbe
> configurare il caso di «informazione recettiva, ovvero tesa a deviare l'
> attenzione del cliente». Qualcun altro insinua un dubbio. «Il

risparmiatore
> italiano conosce bene il marchio Cirio. Probabilmente, la scritta Finance
> avrebbe destato qualche perplessità in più» spiega Carbone. Ma ancora più
> grave è l'omissione dell'informazione che l'operazione, per alcune banche,
> era in conflitto di interesse. In molti dei documenti visionati da Economy
> non c'era scritto che chi vendeva il bond Cirio era stato al tempo stesso
> finanziatore e creditore del gruppo emittente. Oppure intermediario
> finanziario per il collocamento.
>
> Gli istituti bancari si sono difesi. Dicendo che i bond Cirio venduti

erano
> stati richiesti dalla clientela come previsto dall'articolo 29 del
> regolamento Consob 11522/98. Ma in una lettera del 26 febbraio 2003
> Unicredit spiega a un avvocato: «A fronte della richiesta dell'investitore
> di effettuare un investimento a breve termine l'operatore titoli presentò
> diverse opportunità di investimento, tra queste l'acquisto delle
> obbligazioni Cirio 7,50%». L'operazione in questione risale al maggio di

un
> anno fa, solo sei mesi prima del crac di Cirio. «Ma il problema sta nel
> proporre dei bond Cirio come investimento» ribatte Massimo Cermiglia,
> consulente legale dell'Adusbef, che sta seguendo le cause presentate da 70
> risparmiatori nei confronti delle banche. «Agendo così, l'istituto di
> credito ha violato le norme in materia di sollecitazione all'investimento
> previste dal testo unico della Finanza in quanto obbligazioni dirette
> esclusivamente a investitori istituzionali».
>
> DOVREBBE SCATTARE UNA RETATA



 

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bond, cirio, dagospia
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