Si vede che il cambio un anno fa era sui livelli attuali e che nel frattempo
le borse europee hanno largamente sovraperfomato quelle americane,
nonostante il PIL europeo sia rimasto pressoché fermo, mentre quello
americano ha corso parecchio, e nonostante le aziende americane abbiano
beneficiato durante questo periodo di un cambio molto favorevole.
Tutti tendono a minimizzare pubblicamente i problemi dell'economia
americana, ma nei fatti sembra che i mercati in qualche modo ne tengano
conto. In qualche modo gli indici scontano negativamente la debolezza dei
fondamentali dell'economia USA.
Quello di cui in apparenza gli indici (americani ed europei) non sembrano
tenere conto sono gli effetti che la debolezza dell'economia americana ha e
avrà sempre più sulle economie europee e mondiali.
Il rischio USA in qualche modo è avvertito, si vede che in generale si cerca
di stare alla larga dagli asset USA, ma la percezione di questo rischio è
solo parziale, è come anestetizzata dai tassi bassi e dall'eccesso di
liquidità presente sui mercati finanziari.
Di questo passo, quando ci sarà, la recessione USA finirà per fare più danni
alle borse europee che a quelle americane.
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Se c'è una strada sotto il mare, prima o poi ci troverà
se c'è una strada dentro al cuore degli altri, prima o poi si traccerà.
(Ivano Fossati - Mio Fratello che guardi il mondo)
riflessioni notturne sugli storici ...
Juk: Certo che a guardare i grafici storici viene la pelle d'oca!
Nel 1992 acquistai un appartamento, a 140 milioni di lire,
solo per affittarlo.
Oggi vale neanche 300 milioni.
Se avessi comprato,...