Re: "Il magistrato vuole fare politica?Allora deve cambiare mestiere"
Bart67 ha scritto:
- quote -
> Castelli: "Chi vuole manifestare le proprie opinioni politiche
> abbia il coraggio di tornare a fare il semplice cittadino"
> Primo sì alla legge sull'ordinamento giudiziario
> Misure restrittive e censure per le toghe "contro il governo"
Re: "Il magistrato vuole fare politica?Allora deve cambiare mestiere"
Bart67 ha scritto:
- quote -
> Castelli: "Chi vuole manifestare le proprie opinioni politiche
> abbia il coraggio di tornare a fare il semplice cittadino"
> Primo sì alla legge sull'ordinamento giudiziario
> Misure restrittive e censure per le toghe "contro il governo"
Questi sono alla frutta...
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Stardust®
25-09-2003, 01.28.51
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Re: "Il magistrato vuole fare politica?Allora deve cambiare mestiere"
Bart67 ha scritto:
- quote -
> Castelli: "Chi vuole manifestare le proprie opinioni politiche
> abbia il coraggio di tornare a fare il semplice cittadino"
> Primo sì alla legge sull'ordinamento giudiziario
> Misure restrittive e censure per le toghe "contro il governo"
"Il magistrato vuole fare politica?Allora deve cambiare mestiere"
Castelli: "Chi vuole manifestare le proprie opinioni politiche
abbia il coraggio di tornare a fare il semplice cittadino"
Primo sì alla legge sull'ordinamento giudiziario
Misure restrittive e censure per le toghe "contro il governo"
ROMA - Se un magistrato vuole "svolgere altre attività", "manifestare la
proprie opinioni politiche o le sue forti opposizioni al governo in carica",
allora è meglio che cambi mestiere. Ne è convinto il ministro della
Giustizia, Roberto Castelli, che di diritti e doveri della magistratura ha
parlato subito dopo l'approvazione della legge delega sull'ordinamento
giudiziario da parte della commissione Giustizia di Palazzo Madama. Con
l'invito, rivolto a coloro che vogliano "esercitare i diritti che la
Costituzione riconosce a tutti i cittadini", a "rinunciare a tutte quelle
garanzie che la Costituzione riconosce ai magistrati" e quindi a "tornare a
fare il semplice cittadino".
Nel disegno di legge di delega al governo sull'ordinamento giudiziario, al
quale oggi la commissione Giustizia di Palazzo Madama ha dato il primo via
libera, è stato approvato un emendamento che riscrive l'intero articolo 7.
La norma vieta, ai magistrati, di iscriversi a partiti politici e sindacati,
e nel caso partecipino a manifestazioni apertamente politiche, li mette a
rischio di sanzioni, comminate dal Csm, che può anche censurare le sentenze
che, nel dispositivo, ricorrono ad argomenti fortemente politici, le
cosiddette sentenze "creative" (quelle che si discostano dal dettato
legislativo) e le sentenze "suicide", cioè quelle che nel dispositivo
contraddicono l'assoluzione dell'imputato.
Un'altra novità, contenuta nell'emendamento, riguarda i rapporti tra
magistrati e giornalisti. Il comma 5 bis dell'articolo 7, vieta
esplicitamente che i magistrati "tengano rapporti con gli organi di
informazione".
Unica eccezione, quella prevista dall'articolo 5, che stabilisce che i
rapporti con i giornali, e con gli organi di informazione, possano essere
tenuti soltanto dal procuratore della Repubblica, o da un altro magistrato
che, da questi, abbia avuto una delega ufficiale.
Il divieto riguarda le attività di ufficio del magistrato. E sarà
sufficiente che un organo di informazione riporti fatti o vicende che
riguardano le attività di ufficio della magistratura, per far scattare le
indagini per stabilire se qualche magistrato ha trasgredito l'obbligo della
riservatezza.
"Il nostro sforzo - ha spiegato il guardasigilli - è quello di creare una
classe di magistrati al di sopra di ogni sospetto, come accade nei Paesi più
avanzati. Ma non solo essere al di sopra: anche sembrarlo". Sul divieto di
partecipare a convegni o dibattiti, Castelli cerca di sdrammatizzare: "Credo
che la proposta potrà essere ulteriormente valutata anche in aula, e poi è
chiaro che l'apporto di carattere culturale che i magistrati possono fornire
alla civiltà giuridica è fondamentale, e nessuno lo vuole assolutamente
coartare".
Nella legge delega, spiega il ministro, si elencano principi di carattere
generale, "poi ci sarà un decreto legislativo che dovrà più puntualmente
recepirli, ma alla fine tutta la questione si svolge all'interno della
magistratura perché l'attività disciplinare viene svolta dal Csm, che decide
se c'è stato un illecito disciplinare equindi le garanzie per i magistrati
sono massime".
E per sottlineare che alcuni giudici si sono guadagnati un'etichetta
politica, che dovrebbe essere loro estranea, Castelli ricorre alla fantasia:
"Se fossi imputato in un processo, nel quale Gerardo D'Ambrosio è giudice,
non sarei affatto sereno". "Non parlo mai dei magistrati che esercitano la
loro attività. So che Borrelli e D'Ambrosio non esercitano più attività
giurisdizionale perché sono passati ad incarichi più alti. Ma facciamo
finta - ha detto il guardasigilli - che D'Ambrosio fosse stato giudice e io
dovessi essere da lui giudicato in un processo. E' assolutamente chiaro che
non sarei stato tranquillo della sua imparzialità nei miei confronti. Dico
tutto questo con grande sincerità".
Infine, un rammarico: "Morirò - ha detto il ministro della Giustizia - senza
la felicità di vedere una nuova classe di magistrati". E ai giornalisti che
gli chiedevano come risolvere il conflitto fra politica, magistratura e
governo, Castelli ha risposto che "si dovrà aspettare che fisicamente questa
generazione, a cui purtroppo appartengo anch'io, muoia. E siccome io sono
della generazione che ha fatto il '68, dovrò morire assieme a questa
generazione, e non vedrò la nuova magistratura".
(24 settembre 2003)
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"Una catastrofe immediata è preferibile alla prolungazione indefinita
del dramma spaventevole". (G. D'Annunzio).
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Si incazzeranno mica su it. politica...
fulvio: .... se gli mando una bella disamina su STM ?
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fulvio
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