In queste settimane di accuse e critiche all'economia del Belpaese
quasi tutti gli organismi internazionali non hanno mancato di
sottolineare la bontà di alcune delle riforme messe a punto
dall'attuale
esecutivo.
In sintesi: sia l'Ocse che il Fondo monetario internazionale, ma anche
la Bce e via dicendo non hanno mancato di evidenziare come la riforma
delle pensioni e del mercato del lavoro fossero tra le poche note
liete degli ultimi anni della politica economica italiana.
L'Europa non cresce, insomma, ma l'Italia lo fa ancora meno. Le una
tantum hanno caratterizzato le ultime leggi finanziarie, ma sul tema
delle pensioni e della flessibilità la strada intrapresa è quella
giusta.
Eppure proprio su uno di questi due pilastri virtuosi negli ultimi
giorni l'esecutivo ha segnato una brusca battuta d'arresto. Il
trasferimento del trattamento di fine rapporto dalle aziende ai fondi
pensione con il meccanismo del silenzio assenso sembrava in pieno
decollo.
A luglio in pratica i lavoratori avrebbero avuto 6 mesi a disposizione
per fare la loro scelta. Il ministro del welfare, Roberto Maroni, si
era speso abbondantemente sull'argomento. Ma proprio sul più bello è
arrivato l'altolà. Niente da fare. I decreti attuativi slittano da
giugno a ottobre e tutto il meccanismo che avrebbe dovuto dare vigore
alla previdenza complementare scivola a gennaio del 2006.
Un brutta notizia sia per i lavoratori che per l'ancora embrionale
sistema finanziario italiano. Dei lavoratori si sa: con il passaggio
dal sistema retributivo a quello contributivo le pensione di domani
dovrebbero corrispondere a circa il 50% dell'ultimo stipendio. Insomma
le nuove generazione potranno contare su una pensione decisamente più
bassa rispetto a quella dei loro padri.
Cosa fare? Aggiungere una seconda gamba previdenziale. Quella dei
fondi pensione appunto. Una spinta decisiva in questo senso dovrebbe
arrivare dal trasferimento dei fondi pensione. E tanto più questa
strada ritarda tanto maggiore sarà il gap tra le pensioni dei padri e
quelle dei figli...
Il sistema finanziario. L'Italia è ancora lontana dagli standard
statunitensi o britannici. In pratica per evitare che siano solo le
banche a finanziare le imprese sarebbe necessario allargare il più
possibile il ventaglio dei possibili finanziatori.
In questo senso dare una spinta ai fondi pensione sarebbe
fondamentale. Si calcola che con il tfr potrebbero entrare una decina
di miliardi di nuove liquidità. Questi soldi sarebbero poi reinvestiti
anche nelle società quotate o nei bond emessi dalle aziende più
meritevoli, con un meccanismo si spera virtuoso. Premiare insomma chi
dà più garanzie.
Ritardare questa riforma è stato quindi grave: la speranza adesso è
che si tratti solo di un rinvio e non di una bocciatura definitiva.
"Woodstock®" <...............@..............> ha scritto nel messaggio
news:uOhre.724$D7.11256@twister1.libero.it...
> In queste settimane di accuse e critiche all'economia del Belpaese
> quasi tutti gli organismi internazionali non hanno mancato di
> sottolineare la bontà di alcune delle riforme messe a punto dall'attuale
> esecutivo.
> In sintesi: sia l'Ocse che il Fondo monetario internazionale, ma anche
> la Bce e via dicendo non hanno mancato di evidenziare come la riforma
> delle pensioni e del mercato del lavoro fossero tra le poche note
> liete degli ultimi anni della politica economica italiana.
>
> L'Europa non cresce, insomma, ma l'Italia lo fa ancora meno. Le una
> tantum hanno caratterizzato le ultime leggi finanziarie, ma sul tema
> delle pensioni e della flessibilità la strada intrapresa è quella
> giusta.
>
> Eppure proprio su uno di questi due pilastri virtuosi negli ultimi
> giorni l'esecutivo ha segnato una brusca battuta d'arresto. Il
> trasferimento del trattamento di fine rapporto dalle aziende ai fondi
> pensione con il meccanismo del silenzio assenso sembrava in pieno
> decollo.
>
> A luglio in pratica i lavoratori avrebbero avuto 6 mesi a disposizione
> per fare la loro scelta. Il ministro del welfare, Roberto Maroni, si
> era speso abbondantemente sull'argomento. Ma proprio sul più bello è
> arrivato l'altolà. Niente da fare. I decreti attuativi slittano da
> giugno a ottobre e tutto il meccanismo che avrebbe dovuto dare vigore
> alla previdenza complementare scivola a gennaio del 2006.
>
> Un brutta notizia sia per i lavoratori che per l'ancora embrionale
> sistema finanziario italiano. Dei lavoratori si sa: con il passaggio
> dal sistema retributivo a quello contributivo le pensione di domani
> dovrebbero corrispondere a circa il 50% dell'ultimo stipendio. Insomma
> le nuove generazione potranno contare su una pensione decisamente più
> bassa rispetto a quella dei loro padri.
>
> Cosa fare? Aggiungere una seconda gamba previdenziale. Quella dei
> fondi pensione appunto. Una spinta decisiva in questo senso dovrebbe
> arrivare dal trasferimento dei fondi pensione. E tanto più questa
> strada ritarda tanto maggiore sarà il gap tra le pensioni dei padri e
> quelle dei figli...
>
> Il sistema finanziario. L'Italia è ancora lontana dagli standard
> statunitensi o britannici. In pratica per evitare che siano solo le
> banche a finanziare le imprese sarebbe necessario allargare il più
> possibile il ventaglio dei possibili finanziatori.
>
> In questo senso dare una spinta ai fondi pensione sarebbe
> fondamentale. Si calcola che con il tfr potrebbero entrare una decina
> di miliardi di nuove liquidità. Questi soldi sarebbero poi reinvestiti
> anche nelle società quotate o nei bond emessi dalle aziende più
> meritevoli, con un meccanismo si spera virtuoso. Premiare insomma chi
> dà più garanzie.
>
> Ritardare questa riforma è stato quindi grave: la speranza adesso è
> che si tratti solo di un rinvio e non di una bocciatura definitiva.
>
> ALAN FRIEDMAN
>
> 13/06/2005
> www.miaeconomia.it
>
>
>
>
>
Nemmeno io.... e che vadano a lavorare questi politici buoni a nulla.
"asya" <bruno.tealdi@fastwebnet.it> wrote in message
newsShre.4680$bc.4016@tornado.fastwebnet.it...
> io il mio tfr non glielo dò
> ciao bruno
>
>
> "Woodstock®" <...............@..............> ha scritto nel messaggio
> news:uOhre.724$D7.11256@twister1.libero.it...
> > In queste settimane di accuse e critiche all'economia del Belpaese
> > quasi tutti gli organismi internazionali non hanno mancato di
> > sottolineare la bontà di alcune delle riforme messe a punto dall'attuale
> > esecutivo.
> > In sintesi: sia l'Ocse che il Fondo monetario internazionale, ma anche
> > la Bce e via dicendo non hanno mancato di evidenziare come la riforma
> > delle pensioni e del mercato del lavoro fossero tra le poche note
> > liete degli ultimi anni della politica economica italiana.
> >
> > L'Europa non cresce, insomma, ma l'Italia lo fa ancora meno. Le una
> > tantum hanno caratterizzato le ultime leggi finanziarie, ma sul tema
> > delle pensioni e della flessibilità la strada intrapresa è quella
> > giusta.
> >
> > Eppure proprio su uno di questi due pilastri virtuosi negli ultimi
> > giorni l'esecutivo ha segnato una brusca battuta d'arresto. Il
> > trasferimento del trattamento di fine rapporto dalle aziende ai fondi
> > pensione con il meccanismo del silenzio assenso sembrava in pieno
> > decollo.
> >
> > A luglio in pratica i lavoratori avrebbero avuto 6 mesi a disposizione
> > per fare la loro scelta. Il ministro del welfare, Roberto Maroni, si
> > era speso abbondantemente sull'argomento. Ma proprio sul più bello è
> > arrivato l'altolà. Niente da fare. I decreti attuativi slittano da
> > giugno a ottobre e tutto il meccanismo che avrebbe dovuto dare vigore
> > alla previdenza complementare scivola a gennaio del 2006.
> >
> > Un brutta notizia sia per i lavoratori che per l'ancora embrionale
> > sistema finanziario italiano. Dei lavoratori si sa: con il passaggio
> > dal sistema retributivo a quello contributivo le pensione di domani
> > dovrebbero corrispondere a circa il 50% dell'ultimo stipendio. Insomma
> > le nuove generazione potranno contare su una pensione decisamente più
> > bassa rispetto a quella dei loro padri.
> >
> > Cosa fare? Aggiungere una seconda gamba previdenziale. Quella dei
> > fondi pensione appunto. Una spinta decisiva in questo senso dovrebbe
> > arrivare dal trasferimento dei fondi pensione. E tanto più questa
> > strada ritarda tanto maggiore sarà il gap tra le pensioni dei padri e
> > quelle dei figli...
> >
> > Il sistema finanziario. L'Italia è ancora lontana dagli standard
> > statunitensi o britannici. In pratica per evitare che siano solo le
> > banche a finanziare le imprese sarebbe necessario allargare il più
> > possibile il ventaglio dei possibili finanziatori.
> >
> > In questo senso dare una spinta ai fondi pensione sarebbe
> > fondamentale. Si calcola che con il tfr potrebbero entrare una decina
> > di miliardi di nuove liquidità. Questi soldi sarebbero poi reinvestiti
> > anche nelle società quotate o nei bond emessi dalle aziende più
> > meritevoli, con un meccanismo si spera virtuoso. Premiare insomma chi
> > dà più garanzie.
> >
> > Ritardare questa riforma è stato quindi grave: la speranza adesso è
> > che si tratti solo di un rinvio e non di una bocciatura definitiva.
> >
> > ALAN FRIEDMAN
> >
> > 13/06/2005
> > www.miaeconomia.it
> >
> >
> >
> >
> >
>
>
"Woodstock®" <...............@..............> ha scritto nel messaggio news:uOhre.724$D7.11256@twister1.libero.it...
> di miliardi di nuove liquidità. Questi soldi sarebbero poi reinvestiti
> anche nelle società quotate o nei bond emessi dalle aziende più
> meritevoli, con un meccanismo si spera virtuoso.
appunto: si spera.
Inoltre i paletti imposti agli
investimenti nei fondi pensione
sono tanti e tali da tenere
lontanissimo qualsiasi
investitore avveduto, IMHO.
Si aggiunga il fatto che questi
e quelli tanto sbraitano sulla
necessita' di abituarsi all'idea
di dovere cambiare piu' volte
lavoro e tipo di contratto nel
corso della propria vita
lavorativa per poi penalizzare
al quadrato ogni cambiamento dal
punto di vista previdenziale.
> Ritardare questa riforma è stato quindi grave:
IMHO proprio no: io investo
in titoli assicurativi, ma mi
terro' ben alla larga - per
quanto potro' - da fondi
pensione gestiti da sindacati
e politicume vario
"Nicola Bortolotti" <nbsoft@despammed.com> ha scritto nel messaggio
news:r2ire.14914$75.1041397@news4.tin.it...
"Woodstock®" <...............@..............> ha scritto nel messaggio
news:uOhre.724$D7.11256@twister1.libero.it...
> di miliardi di nuove liquidità. Questi soldi sarebbero poi reinvestiti
> anche nelle società quotate o nei bond emessi dalle aziende più
> meritevoli, con un meccanismo si spera virtuoso.
appunto: si spera.
Inoltre i paletti imposti agli
investimenti nei fondi pensione
sono tanti e tali da tenere
lontanissimo qualsiasi
investitore avveduto, IMHO.
Si aggiunga il fatto che questi
e quelli tanto sbraitano sulla
necessita' di abituarsi all'idea
di dovere cambiare piu' volte
lavoro e tipo di contratto nel
corso della propria vita
lavorativa per poi penalizzare
al quadrato ogni cambiamento dal
punto di vista previdenziale.
> Ritardare questa riforma è stato quindi grave:
IMHO proprio no: io investo
in titoli assicurativi, ma mi
terro' ben alla larga - per
quanto potro' - da fondi
pensione gestiti da sindacati
e politicume vario
Si aggiunga che questa storia del silenzio assenso suona di imbroglio
qualunque variazione dello status quo dovrebbe essere esplicitamente
comunicata e accettata, non viceversa ......
"begano" <begano@virgilio.it> ha scritto nel messaggio news:R4ire.14932$75.1042118@news4.tin.it...
> Si aggiunga che questa storia del silenzio assenso suona di imbroglio
sono totalmente d'accordo.
Ritengo che, per moltissime
ragioni, il "silenzio assenso"
- sul quale non a caso si punta -
si trasformera' invece in un
clamoroso boomerang.
brutto scivolone di seat !!!
man out: peccato !!! proprio sul finale ...
come mai ??!
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Borsa
3
29-03-2005 17.46.12
brutto scivolone,
Peppuzzo: ma non vi preoccupate... è natale.
Ed a natale, gli sciacalli (i signori della borsa), ci fanno sempre
guadagnare tanti bei soldini ;-)
E' solo un rafforzamento degli indici..... anzi.......
Borsa
3
09-12-2003 19.30.55
per BRUTTO BAGAROZZO
I NIPOTI DI SACCO & VANZETTI: in riferimento a quanto ci hai accusato ieri sera, volevamo dire (non è
plurale majestatis ma è che siamo in 2 )che non sempre le ciambelle
riescono coi buchi.
Eppoi che ci azzecca : i nipoti di...