L'ho già scritto altrove, e mi scuso per la ripetizione.
Ma è indispensabile tornare sul Fondo Interbancario di Tutela dei
Depositi.
Da molti post, dalla posizione di talune associazioni di consumatori e
soprattutto da quanto riporta ormai quotidianamente la stampa
nazionale, i conti correnti degli italiani sarebbero garaniti dal
Fondo fino a 103mila Euro, e tutti possiamo dormire tranquilli.
Per quanto si debba plaudire alla creazione del FITD, ormai risalente
ad oltre vent'anni fa e della quale, una volta tanto, l'Italia può
andare orgogliosa a livello europeo, occorre un po' di chiarezza.
Il FITD è alimentato dalle banche consorziate (nel caso di Istituti
italiani, tutti) con un'aliquota contributiva variabile tra lo 0,4% e
lo 0,8% sul complesso delle somme depositate e oggetto della tutela.
Per quanto gli interventi dal 1987 ad oggi si contino sulle dita delle
mani, e forse di una sola, è evidente che la dotazione del Fondo è
calibrata al rischio per il quale esso è stato creato, che è
rappresentata dall'insolvenza di una banca quale fatto del tutto
sporadico all'interno di un sistema sano.
Alcuni hanno attaccato Berlusconi per la precisazione "nessun italiano
perderà un solo Euro", ritenendola inutile all'interno di un contesto
dove il meccanismo di protezione esiste già.
Ma su questa linea vi sono altri Governi europei, che stanno proprio
sottolineando il supporto dello Stato anche dove un meccanismo simile
a quello italiano, seppure meno valido, in teoria già opererebbe.
Dunque che bisogno ha il Governo di fare il garante del garante?
Il punto è che il Fondo di Tutela ha i suoi limiti. Non è stato
progettato per affrontare una crisi generale ed è figlio di un'epoca
in cui il settore bancario era più frammentato. Oggi, dopo la fiera
delle fusioni e delle maxifusioni, l'insolvenza di un primario
Istituto farebbe tremare il sistema di garanzia. Se poi venisse
colpito più di un gruppo bancario, non parliamone neppure.
Il Governo ha voluto dare un segnale ben preciso, e chi vuol intendere
intenda.
Fermo restando che a mio parere l'eventuale crisi di una banca
italiana tenderebbe alla soluzione interna al settore, e cioè
l'incorporazione in altra banca: la ABC approfitta della
sottocapitalizzazione della XYZ e se la mangia, ma per chi ha soldi in
c/c non succede niente.
Se poi vogliamo cogliere un altro aspetto, non solo il FITD non è
progettato per salvare da solo il sistema, ma non può neppure
permettersi di spendere tutte le proprie risorse in un'unica
occasione. Supponiamo che la ABC dichiari lo stato d'insolvenza e
abbia depositi per 700 miliardi, e supponiamo che nel Fondo ci siano,
giusti giusti, 700 miliardi.
Pensate che il FITD abbia una stanza sotterranea dove sono impilate le
banconote? Evidentemente no, il Fondo stesso è un investitore.
Naturalmente lo scopo sociale del Fondo, nonchè le regole di
funzionamento e per finire il legislatore, non gli permettono di
rischiare il denaro, sicchè le alternative restano le solite poche:
titoli di Stato, immobili.
Nulla che possa essere immesso sul mercato di colpo in un bel lotto da
700 miliardi, con la pretesa di una conversione in denaro liquido a
valore corrente. L'eccesso di offerta deprime la quotazione, con seri
dubbi sul fatto che, se fossero tutti titoli di Stato, una quotazione
possa esistere: scusate, ma dove li prenderebbe l'emittente i soldi
per il rimborso?
On 8 Ott, 01:29, Alex Lustig <alexlus...@katamail.com> wrote:
> Pensate che il FITD abbia una stanza sotterranea dove sono impilate le
> banconote? Evidentemente no, il Fondo stesso è un investitore.
> Naturalmente lo scopo sociale del Fondo, nonchè le regole di
> funzionamento e per finire il legislatore, non gli permettono di
> rischiare il denaro, sicchè le alternative restano le solite poche:
> titoli di Stato, immobili.
> Nulla che possa essere immesso sul mercato di colpo in un bel lotto da
> 700 miliardi, con la pretesa di una conversione in denaro liquido a
> valore corrente. L'eccesso di offerta deprime la quotazione, con seri
> dubbi sul fatto che, se fossero tutti titoli di Stato, una quotazione
> possa esistere: scusate, ma dove li prenderebbe l'emittente i soldi
> per il rimborso?
>
Mi sembra di aver capito, legendo i dati del 2007, che non c'è nessun
fondo (nè contanti nè titoli). Secondo me il fondo è intervenuto ed
interviene richiedendo agli iscritti la quota di competenza (paga 100
e ripartisce la somma tra gli iscritti in proprorzione ai depositi
garantiti).
On 8 Ott, 01:29, Alex Lustig <alexlus...@katamail.com> wrote:
> Pensate che il FITD abbia una stanza sotterranea dove sono impilate le
> banconote? Evidentemente no, il Fondo stesso è un investitore.
> Naturalmente lo scopo sociale del Fondo, nonchè le regole di
> funzionamento e per finire il legislatore, non gli permettono di
> rischiare il denaro, sicchè le alternative restano le solite poche:
> titoli di Stato, immobili.
> Nulla che possa essere immesso sul mercato di colpo in un bel lotto da
> 700 miliardi, con la pretesa di una conversione in denaro liquido a
> valore corrente. L'eccesso di offerta deprime la quotazione, con seri
> dubbi sul fatto che, se fossero tutti titoli di Stato, una quotazione
> possa esistere: scusate, ma dove li prenderebbe l'emittente i soldi
> per il rimborso?
>
Mi sembra di aver capito, legendo i dati del 2007, che non c'è nessun
fondo (nè contanti nè titoli). Secondo me il fondo è intervenuto ed
interviene richiedendo agli iscritti la quota di competenza (paga 100
e ripartisce la somma tra gli iscritti in proprorzione ai depositi
garantiti).
"Alex Lustig" <alexlustig@katamail.com> ha scritto nel messaggio
> Il punto è che il Fondo di Tutela ha i suoi limiti.
Fai bene a ricordarlo, anche se è già stato fatto da te e da altri.
Banalizzando:
1) la "banchetta" va in crisi. Il Fondo interviene senza problemi;
2) una "grossa" banca va in crisi (es. recente Banco Napoli), cioè si
va verso la LCA. In genere interviene direttamente Bankitalia
(individuando possibile compratore), dopo di che si procede con Dcreto
del Ministero del Tesoro. I buchi in sostanza vengono coperti, alla
fine, dall'intera collettività (che però spesso non se ne accorge
tangibilmente);
3) crisi dell'intero sistema bancario. Ovvio che debba intervenire il
Governo in prima persona ma non oso fare previsioni sui quantum :-(
4) crisi finanziaria che si trasforma anche in vera crisi economica,
tipo '929 in USA: siamo tutti in mutande, amen.
5) default dello Stato: perdiamo anche le mutande
Ripeto, ho banalizzato, certamente si sono infinite situazioni
intermedie.
"Alex Lustig" <alexlustig@katamail.com> ha scritto nel messaggio
> Il punto è che il Fondo di Tutela ha i suoi limiti.
Fai bene a ricordarlo, anche se è già stato fatto da te e da altri.
Banalizzando:
1) la "banchetta" va in crisi. Il Fondo interviene senza problemi;
2) una "grossa" banca va in crisi (es. recente Banco Napoli), cioè si
va verso la LCA. In genere interviene direttamente Bankitalia
(individuando possibile compratore), dopo di che si procede con Dcreto
del Ministero del Tesoro. I buchi in sostanza vengono coperti, alla
fine, dall'intera collettività (che però spesso non se ne accorge
tangibilmente);
3) crisi dell'intero sistema bancario. Ovvio che debba intervenire il
Governo in prima persona ma non oso fare previsioni sui quantum :-(
4) crisi finanziaria che si trasforma anche in vera crisi economica,
tipo '929 in USA: siamo tutti in mutande, amen.
5) default dello Stato: perdiamo anche le mutande
Ripeto, ho banalizzato, certamente si sono infinite situazioni
intermedie.
"Fred(R)" <mail_valida_nel_reply-to@nospam.invalid> ha scritto nel messaggio
news:48ecab81$0$41661$4fafbaef@reader4.news.tin.it ...
>
> Ripeto, ho banalizzato, certamente si sono infinite situazioni intermedie.
>
Continuando con la banalizzazione, ma non so fino a che punto.
Al punto 1, i clienti sono salvaguardati, almeno in parte; i piccoli
risparmiatori obbligazionisti restano in mutande, eventuali azionisti senza
mutande.
Dal punto 2 al punto 4, tutti i cittadini sino al sesto gradino sono in
mutande; quelli del settimo gradino nemmeno se ne accorgono.
Al punto 5, giustamente si perdono anche le mutande, ma riguarda sempre i
cittadini sino al sesto gradino; quelli del settimo se ne accorgono
solamente perché cominciano a vedere aumentare il loro gruzzolo.
Faccina omnibus :-(
Cordialità
Gi
--
Per chi avesse necessità di contattarmi privatamente:
gsassachiocciolatiscalipuntoit
Scusate il disturbo.
"Fred(R)" <mail_valida_nel_reply-to@nospam.invalid> ha scritto nel messaggio
news:48ecab81$0$41661$4fafbaef@reader4.news.tin.it ...
>
> Ripeto, ho banalizzato, certamente si sono infinite situazioni intermedie.
>
Continuando con la banalizzazione, ma non so fino a che punto.
Al punto 1, i clienti sono salvaguardati, almeno in parte; i piccoli
risparmiatori obbligazionisti restano in mutande, eventuali azionisti senza
mutande.
Dal punto 2 al punto 4, tutti i cittadini sino al sesto gradino sono in
mutande; quelli del settimo gradino nemmeno se ne accorgono.
Al punto 5, giustamente si perdono anche le mutande, ma riguarda sempre i
cittadini sino al sesto gradino; quelli del settimo se ne accorgono
solamente perché cominciano a vedere aumentare il loro gruzzolo.
Faccina omnibus :-(
Cordialità
Gi
--
Per chi avesse necessità di contattarmi privatamente:
gsassachiocciolatiscalipuntoit
Scusate il disturbo.
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