Non sono qui a porvi un vero e proprio quesito nè ad esporvi un dubbio,
ma solo vorrei soddisfare una mia piccola curiosità, fine a sè stessa.
Càpita a tutti di frugare fra le vecchie cose di famiglia e trovare
vecchie foto, biglietti del bus o documenti di vario genere.
Ecco: io mi sono imbattuto in un vecchio "Libretto di Conto di Deposito
Libero", emesso dal Banco di Roma nell'ottobre 1945 a mio bisnonno.
La prima cosa che salta all'occhio è la semplicità del tutto: niente
sfondo filigranato, nome scritto a penna con pennino in bella grafia,
somme aggiornate lungo le varie pagine con una scrittura che ormai
nessuno usa più.
Nell'ultima pagina, leggo due righe: nella penultima riga si indica un
saldo di 52411 Lire (!) e l'ultima riga mi fa sapere che a maggio del
1950 sono state prelevate 52300 Lire lasciando un saldo attivo di 111
Lire.
Mi domando: se *teoricamente* mia madre, unica erede di mio bisnonno,
volesse riscuotere quella somma (che presumo non basterebbe, con gli
interessi maturati, a pagare il biglietto del bus per raggiungere la
Banca) potrebbe farlo?
Quel libretto è, come le carte di credito, proprietà della Banca o io
potrei venderlo ad un eventuale collezionista (il ritrovamento di un
buono postale mi ha fruttato una bella sommetta ) ?
So che forse l'argomento è di scarso interesse ma ogni tanto mi
frullano per la testa i più disparati quesiti!
--
Conservare ed usare *in totale sicurezza* le password su internet
comprese quelle per conti correnti, carte di credito etc?
Leggi come su http://marcoge.splinder.com
> Ecco: io mi sono imbattuto in un vecchio "Libretto di Conto di Deposito
> Libero", emesso dal Banco di Roma nell'ottobre 1945 a mio bisnonno.
Potrebbe essere l'equivalente di un libretto a risparmio (l'importo scritto
lì è un debito della banca, e quel libretto è il documento che certifica il
debito e autorizza il portatore a riscuoterlo).
Oppure potrebbe essere semplicemente un "estratto conto interno" di un conto
corrente.
Quindi non avrebbe alcun valore, perchè sarebbe solo un "promemoria" per il
depositante.
Decenni fa, si facevano tutte le scritture a mano, e le banche fornivano ai
clienti queste specie di "libretti" da aggiornare a propria cura per sapere
quanti soldi si avevano sul conto.Ogni tanto, lo si portava in banca e il
bancario poteva verificare che l'importo scritto sul libretto era uguale a
quello registrato presso la banca.
Se non "quadrava" si chiedeva l'estratto conto, la cui redazione era un vero
e proprio lavoraccio...
> a maggio del 1950 sono state prelevate 52300 Lire lasciando un saldo
> attivo di 111 Lire.
I coefficenti di rivalutazione monetaria, usati solo a scopo indicativo,
dicono che 111 lire del 1950 equivalgono a circa due euro odierni.
La somma presente su quel libretto sarà già stata "fagocitata" dalla banca.
Diverso sarebbe stato se al posto delle 111 avessi trovato le 52.000 lire
iniziali.
La pratica non sarebbe stata di facile soluzione.
La banca non avrebbe potuto dire "quei soldi si sono svampati", perchè non
si sarebbe trattato di una piccola cifra.
Non so con quali conteggi avrebbero "attualizzato" la somma, visto che gli
interessi dovuti sarebbero "passati" per gli anni dell'inflazione a due
cifre e dei tassi al 20 per cento.
Se il titolo non è al portatore, avresti dovuto dimostrare precisamente chi
sono gli eredi ( e dopo più di 50 anni... non è facile!).
> Quel libretto è, come le carte di credito, proprietà della Banca o io
> potrei venderlo ad un eventuale collezionista ...
Il libretto di risparmio è un debito della banca, ma non è "suo".
Presentandoglielo, ti direbbero "Non vale niente, ne faccia quello che
vuole".
Ciao ciao
Vinicio Loncagni
--
Vinicius_LoncanisAThotmailPUNTOcom
Gringotts Bank LTD, Diagon Alley. http://tinyurl.com/cwf4r
> Ecco: io mi sono imbattuto in un vecchio "Libretto di Conto di Deposito
> Libero", emesso dal Banco di Roma nell'ottobre 1945 a mio bisnonno.
Potrebbe essere l'equivalente di un libretto a risparmio (l'importo scritto
lì è un debito della banca, e quel libretto è il documento che certifica il
debito e autorizza il portatore a riscuoterlo).
Oppure potrebbe essere semplicemente un "estratto conto interno" di un conto
corrente.
Quindi non avrebbe alcun valore, perchè sarebbe solo un "promemoria" per il
depositante.
Decenni fa, si facevano tutte le scritture a mano, e le banche fornivano ai
clienti queste specie di "libretti" da aggiornare a propria cura per sapere
quanti soldi si avevano sul conto.Ogni tanto, lo si portava in banca e il
bancario poteva verificare che l'importo scritto sul libretto era uguale a
quello registrato presso la banca.
Se non "quadrava" si chiedeva l'estratto conto, la cui redazione era un vero
e proprio lavoraccio...
> a maggio del 1950 sono state prelevate 52300 Lire lasciando un saldo
> attivo di 111 Lire.
I coefficenti di rivalutazione monetaria, usati solo a scopo indicativo,
dicono che 111 lire del 1950 equivalgono a circa due euro odierni.
La somma presente su quel libretto sarà già stata "fagocitata" dalla banca.
Diverso sarebbe stato se al posto delle 111 avessi trovato le 52.000 lire
iniziali.
La pratica non sarebbe stata di facile soluzione.
La banca non avrebbe potuto dire "quei soldi si sono svampati", perchè non
si sarebbe trattato di una piccola cifra.
Non so con quali conteggi avrebbero "attualizzato" la somma, visto che gli
interessi dovuti sarebbero "passati" per gli anni dell'inflazione a due
cifre e dei tassi al 20 per cento.
Se il titolo non è al portatore, avresti dovuto dimostrare precisamente chi
sono gli eredi ( e dopo più di 50 anni... non è facile!).
> Quel libretto è, come le carte di credito, proprietà della Banca o io
> potrei venderlo ad un eventuale collezionista ...
Il libretto di risparmio è un debito della banca, ma non è "suo".
Presentandoglielo, ti direbbero "Non vale niente, ne faccia quello che
vuole".
Ciao ciao
Vinicio Loncagni
--
Vinicius_LoncanisAThotmailPUNTOcom
Gringotts Bank LTD, Diagon Alley. http://tinyurl.com/cwf4r
*Vinicio Loncagni* <mail_nel_post@nospam.invalid> il sabato 09/08/2008
alle 8.49.11 ha scritto su it.economia.banche :
> Decenni fa, si facevano tutte le scritture a mano, e le banche fornivano ai
> clienti queste specie di "libretti" da aggiornare a propria cura per sapere
> quanti soldi si avevano sul conto.Ogni tanto, lo si portava in banca e il
> bancario poteva verificare che l'importo scritto sul libretto era uguale a
> quello registrato presso la banca.
> Se non "quadrava" si chiedeva l'estratto conto, la cui redazione era un vero
> e proprio lavoraccio...
Interessa mica vederlo?
--
Conservare ed usare *in totale sicurezza* le password su internet
comprese quelle per conti correnti, carte di credito etc?
Leggi come su http://marcoge.splinder.com
*Vinicio Loncagni* <mail_nel_post@nospam.invalid> il sabato 09/08/2008
alle 8.49.11 ha scritto su it.economia.banche :
> Decenni fa, si facevano tutte le scritture a mano, e le banche fornivano ai
> clienti queste specie di "libretti" da aggiornare a propria cura per sapere
> quanti soldi si avevano sul conto.Ogni tanto, lo si portava in banca e il
> bancario poteva verificare che l'importo scritto sul libretto era uguale a
> quello registrato presso la banca.
> Se non "quadrava" si chiedeva l'estratto conto, la cui redazione era un vero
> e proprio lavoraccio...
Interessa mica vederlo?
--
Conservare ed usare *in totale sicurezza* le password su internet
comprese quelle per conti correnti, carte di credito etc?
Leggi come su http://marcoge.splinder.com
Re: Archeologia bancaria: una =?ISO-8859-15?Q?curiosit=E0?=
*Vinicio Loncagni*, in data 09/08/2008 8.49, ha scritto:
>
> Non so con quali conteggi avrebbero "attualizzato" la somma, visto che gli
> interessi dovuti sarebbero "passati" per gli anni dell'inflazione a due
> cifre e dei tassi al 20 per cento.
>
Ricordo un servizio del TGR ER di questa primavera, purtroppo ho
cercatoin rete ma non ho trovato niente.
Cmq, parlava di un signore che aveva ritrovato un libretto che era stato
aperto a suo nome in occasione del suo battesimo circa 50 anni prima.
Andato in banca (la Cassa di Risparmio di Ferrara) glielo avevano
riconosciuto come pienamente valido anche per - parole del direttore
intervistato - "riconoscergli la sua lunga fedeltà alla banca" essendo
ancora loro cliente dopo così tanto tempo".
L'unico problema - diceva sempre il direttore - sarebbe consistito nei
tempi necessari per fare i conteggi, proprio perché bisognava fare
diverse operazioni, alcune delle quali "a mano" visto che non tutti i
dati erano informatizzati.
Re: Archeologia bancaria: una =?ISO-8859-15?Q?curiosit=E0?=
*Vinicio Loncagni*, in data 09/08/2008 8.49, ha scritto:
>
> Non so con quali conteggi avrebbero "attualizzato" la somma, visto che gli
> interessi dovuti sarebbero "passati" per gli anni dell'inflazione a due
> cifre e dei tassi al 20 per cento.
>
Ricordo un servizio del TGR ER di questa primavera, purtroppo ho
cercatoin rete ma non ho trovato niente.
Cmq, parlava di un signore che aveva ritrovato un libretto che era stato
aperto a suo nome in occasione del suo battesimo circa 50 anni prima.
Andato in banca (la Cassa di Risparmio di Ferrara) glielo avevano
riconosciuto come pienamente valido anche per - parole del direttore
intervistato - "riconoscergli la sua lunga fedeltà alla banca" essendo
ancora loro cliente dopo così tanto tempo".
L'unico problema - diceva sempre il direttore - sarebbe consistito nei
tempi necessari per fare i conteggi, proprio perché bisognava fare
diverse operazioni, alcune delle quali "a mano" visto che non tutti i
dati erano informatizzati.