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  #1  
Vecchio 03-03-2007, 11.59.56
Vinicio Loncagni
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Predefinito Compito dei bancari (era: aiuto info bonifico)

Tratto dal messaggio 1hue90l.ztdte9behv0gN%dammiprimalatua@tin.it di Aleran:

> perchè ritengo che il nostro compito sia principalmente quello di fare
> consulenza.


Mi ha colpito questa frase, e anche il messaggio successivo di Matteo.
Inviterei però entrambi e tutti gli interessati a proseguire qui la
discussione, visto che con i bonifici ... non c'azzecca!

A me pare che il discorso "consulenza" risulti un po' stiracchiato, perchè
non si tratta di mettere il cliente davanti a delle scelte "universali", ma
solo davanti alle possibilità offerte *dal proprio istituto*.

Anzi, no, scrivendo mi vengono in mente cose nuove e mi correggo.

Presuntuosamente, *io* posso fare consulenza, *vera* consulenza, perchè,
visto che sono bancario d'assalto, posso mettere a disposizione del cliente
le mie conoscenze, che devono essere necessariamente le stesse per tutte le
banche, visto che si basano su prodotti interbancari e sulle regole e i
disposti di legge.
Cioè, a me vengono a chiedere con che valuta devono andare nel Belucistan, o
se possono bloccare l'assegno che hanno fatto al mobiliere che li ha
bidonati, o che conseguenza avranno se non pagano quella bolletta, o che
devono fare se la moglie è impazzita e si è messa a firmare assegni a
raffica, e via così.
Le risposte che dò io, e tutti i colleghi nella mia situazione, sono
risposte "assolute", perchè vere a prescindere dal fatto che uno lavori in
una banca o in un altra.
Se notate, quando si parla di prezzi e condizioni io scrivo sempre "Alla
Gringotts si fa così..."; quando si chiedono termini di legge o regolamenti
interbancari, la risposta invece è quella e deve essere solo quella.

La figura che descrive Aleran, a mio parere, non è quella di "consulente",
ma quella di "venditore".
Informato sui *propri* prodotti, deve indirizzare la scelta del cliente tra
*quei* prodotti.
Non deve consigliare al pensionato il conto corrente a operazioni
illimitate, internet banking evoluto e tasso zero, ma magari quello che un
po' di tasso lo concede e gli dà l'opportunità di eseguire gratuitamente
allo sportello le poche operazioni che gli servono.
Magari dall'altra parte della piazza c'è una banca che offre un prodotto
diverso, maggiormente confacente alle esigenze del cliente: il venditore
*deve* non sapere... o far finta di non sapere!
Mentre il consulente dovrebbe dire... "Vai da loro che ti conviene!".

Stesso discorso, ma molto più delicato, per la *vera* consulenza
finanziaria...

Così la penso.

Ciao ciao

Vinicio Loncagni

--
Vinicius_LoncanisAThotmailPUNTOcom
Gringotts Bank LTD, Diagon Alley.
http://tinyurl.com/cwf4r
Ho scelto di non discutere con chi utilizza X-No-Archive.

Alt 03-03-2007, 11.59.56
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  #2  
Vecchio 03-03-2007, 14.14.43
Vecchia Guardia
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Predefinito Re: Compito dei bancari (era: aiuto info bonifico)


"Vinicio Loncagni" ha scritto :

> Presuntuosamente, *io* posso fare consulenza, *vera* consulenza, perchè,
> visto che sono bancario d'assalto, posso mettere a disposizione del
> cliente
> le mie conoscenze, che devono essere necessariamente le stesse per tutte
> le
> banche, visto che si basano su prodotti interbancari e sulle regole e i
> disposti di legge.


> La figura che descrive Aleran, a mio parere, non è quella di "consulente",
> ma quella di "venditore".


Sono d'accordo con Vinicio. Purtroppo il nostro codice civile non stabilisce
chiaramente la differenza tra venditore e consulente. Certo è che chi
esegue, e il codice civile dice che è tenuto ad eseguire, ordini aziendali
di vendita non è un consulente ma un venditore così come lo è chi è soggetto
a incentivi di vendita.
Ovviamente poi ci si marcia alla grande con l'uso indiscriminato e massiccio
del rassicurante termine "consulente" invece del più chiaro "venditore".
Paradossalmente il disprezzato "bancario d'assalto" o "carne da macello" che
sia fa vera consulenza come dice Vinicio. Aggratis per la banca e il
cliente.
Non c'entra molto con l'argomento ma avete idea di quante gente rimane
cliente di una certa agenzia prevalentemente perchè si trova bene e si fida
dei vituperati "bancari d'assalto" ?


  #3  
Vecchio 03-03-2007, 14.14.43
Vecchia Guardia
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Predefinito Re: Compito dei bancari (era: aiuto info bonifico)


"Vinicio Loncagni" ha scritto :

> Presuntuosamente, *io* posso fare consulenza, *vera* consulenza, perchè,
> visto che sono bancario d'assalto, posso mettere a disposizione del
> cliente
> le mie conoscenze, che devono essere necessariamente le stesse per tutte
> le
> banche, visto che si basano su prodotti interbancari e sulle regole e i
> disposti di legge.


> La figura che descrive Aleran, a mio parere, non è quella di "consulente",
> ma quella di "venditore".


Sono d'accordo con Vinicio. Purtroppo il nostro codice civile non stabilisce
chiaramente la differenza tra venditore e consulente. Certo è che chi
esegue, e il codice civile dice che è tenuto ad eseguire, ordini aziendali
di vendita non è un consulente ma un venditore così come lo è chi è soggetto
a incentivi di vendita.
Ovviamente poi ci si marcia alla grande con l'uso indiscriminato e massiccio
del rassicurante termine "consulente" invece del più chiaro "venditore".
Paradossalmente il disprezzato "bancario d'assalto" o "carne da macello" che
sia fa vera consulenza come dice Vinicio. Aggratis per la banca e il
cliente.
Non c'entra molto con l'argomento ma avete idea di quante gente rimane
cliente di una certa agenzia prevalentemente perchè si trova bene e si fida
dei vituperati "bancari d'assalto" ?


  #4  
Vecchio 03-03-2007, 16.28.37
Aleran
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Predefinito Re: Compito dei bancari (era: aiuto info bonifico)

Vinicio Loncagni <mail_nel_post@nospam.invalid> wrote:


> Mi ha colpito questa frase, e anche il messaggio successivo di Matteo.
> Inviterei però entrambi e tutti gli interessati a proseguire qui la
> discussione, visto che con i bonifici ... non c'azzecca!


Hai ragione, continuiamo qua.

> A me pare che il discorso "consulenza" risulti un po' stiracchiato, perchè
> non si tratta di mettere il cliente davanti a delle scelte "universali", ma
> solo davanti alle possibilità offerte *dal proprio istituto*.


No, non è così, anche perchè nella miriade di "prodotti" (che è una
parola che non mi piace per niente, sembra di essere al supermercato)
che la mia banca ha, non c'è tutto.
Per esempio noi non abbiamo nulla di simile al CA.
Quando me lo chiedono io invece propongo un classico Bot ad un anno, che
non è certo roba nostra, spiegando chiaramente che rende di più.
E' ovvio che se trovo lo spazio per inserire i miei prodotti, cerco di
farlo, sarei ipocrita a dire il contrario. Nel caso specifico dovrei
osannare le ns. obbligazioni, ma non lo faccio perchè non le ritengo
idonee al confronto con CA e poi rendono meno.
Ed infatti prendo sempre un sacco di nomi, per questo, dal mio capo.
Cerco sempre di dare al cliente quello che gli serve, e non sempre si
tratta di prodotti nostri.

> Se notate, quando si parla di prezzi e condizioni io scrivo sempre "Alla
> Gringotts si fa così..."; quando si chiedono termini di legge o regolamenti
> interbancari, la risposta invece è quella e deve essere solo quella.


Sono d'accordo, anch'io faccio così.

> Mentre il consulente dovrebbe dire... "Vai da loro che ti conviene!".


Ho spesso clienti che mi chiedono condizioni particolari.
Quando si può fare, molto volentieri.
Ma quando non si può fare, ho detto tante volte "vada pure dall'altra
parte". Le balle non son buone, è inutile promettere se poi non puoi
dare.
Che tu ci creda o no, ho parecchi clienti che mi stimano per la mia
franchezza.

> Stesso discorso, ma molto più delicato, per la *vera* consulenza
> finanziaria...


Oltre alla consulenza finanziaria bisognerebbe prima fare vera
informazione finanziaria, perchè la gente purtroppo è ancora troppo
ignorante (nel senso buono del termine, beninteso) in questa materia e
purtroppo non ne vuole sapere, non vuole imparare.
Quando mi dicono "faccia quello che vuole lei che per me va sempre
bene", ecco io mi incazzo abbastanza, soprattutto se dall'altra parte
c'è un ragazzo di 30 anni e pure laureato (tanto per citare un episodio
che mi è capitato diverse volte).
Ti sembrerà strano, ma per me è così.
--
"NON MUOIO NEMMENO SE M'AMMAZZANO"
da Don Camillo di G.Guareschi
  #5  
Vecchio 03-03-2007, 16.28.37
Aleran
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Predefinito Re: Compito dei bancari (era: aiuto info bonifico)

Vinicio Loncagni <mail_nel_post@nospam.invalid> wrote:


> Mi ha colpito questa frase, e anche il messaggio successivo di Matteo.
> Inviterei però entrambi e tutti gli interessati a proseguire qui la
> discussione, visto che con i bonifici ... non c'azzecca!


Hai ragione, continuiamo qua.

> A me pare che il discorso "consulenza" risulti un po' stiracchiato, perchè
> non si tratta di mettere il cliente davanti a delle scelte "universali", ma
> solo davanti alle possibilità offerte *dal proprio istituto*.


No, non è così, anche perchè nella miriade di "prodotti" (che è una
parola che non mi piace per niente, sembra di essere al supermercato)
che la mia banca ha, non c'è tutto.
Per esempio noi non abbiamo nulla di simile al CA.
Quando me lo chiedono io invece propongo un classico Bot ad un anno, che
non è certo roba nostra, spiegando chiaramente che rende di più.
E' ovvio che se trovo lo spazio per inserire i miei prodotti, cerco di
farlo, sarei ipocrita a dire il contrario. Nel caso specifico dovrei
osannare le ns. obbligazioni, ma non lo faccio perchè non le ritengo
idonee al confronto con CA e poi rendono meno.
Ed infatti prendo sempre un sacco di nomi, per questo, dal mio capo.
Cerco sempre di dare al cliente quello che gli serve, e non sempre si
tratta di prodotti nostri.

> Se notate, quando si parla di prezzi e condizioni io scrivo sempre "Alla
> Gringotts si fa così..."; quando si chiedono termini di legge o regolamenti
> interbancari, la risposta invece è quella e deve essere solo quella.


Sono d'accordo, anch'io faccio così.

> Mentre il consulente dovrebbe dire... "Vai da loro che ti conviene!".


Ho spesso clienti che mi chiedono condizioni particolari.
Quando si può fare, molto volentieri.
Ma quando non si può fare, ho detto tante volte "vada pure dall'altra
parte". Le balle non son buone, è inutile promettere se poi non puoi
dare.
Che tu ci creda o no, ho parecchi clienti che mi stimano per la mia
franchezza.

> Stesso discorso, ma molto più delicato, per la *vera* consulenza
> finanziaria...


Oltre alla consulenza finanziaria bisognerebbe prima fare vera
informazione finanziaria, perchè la gente purtroppo è ancora troppo
ignorante (nel senso buono del termine, beninteso) in questa materia e
purtroppo non ne vuole sapere, non vuole imparare.
Quando mi dicono "faccia quello che vuole lei che per me va sempre
bene", ecco io mi incazzo abbastanza, soprattutto se dall'altra parte
c'è un ragazzo di 30 anni e pure laureato (tanto per citare un episodio
che mi è capitato diverse volte).
Ti sembrerà strano, ma per me è così.
--
"NON MUOIO NEMMENO SE M'AMMAZZANO"
da Don Camillo di G.Guareschi
  #6  
Vecchio 03-03-2007, 16.52.24
Vinicio Loncagni
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Predefinito Re: Compito dei bancari (era: aiuto info bonifico)

Tratto dal messaggio 1huepit.1m5bwuacfkq75N%dammiprimalatua@tin.it di
Aleran:

> Per esempio noi non abbiamo nulla di simile al CA.
> Quando me lo chiedono io invece propongo un classico Bot ad un anno,
> che non è certo roba nostra, spiegando chiaramente che rende di più.


Giusto.
Però anche in questo caso vendi qualcosa che potrebbe andare bene al cliente
(attenzione, a quello che cerca *solo* il tasso, non va bene se vuole
anche la liquidità praticamente immediata), ma va bene anche alla banca.
Le commissioni sull'operazione, per misere che siano, sono sempre un
guadagno per la banca; e, importante, il cliente non fa uscire i soldi
dall'istituto:
quando il BOT scade, magari, lo si potrà convincere a comprare qualcosa
d'altro...

> Ed infatti prendo sempre un sacco di nomi, per questo, dal mio capo.


.... e ti sei chiesto perchè *lui* è diventato capo... e noi no? :-(

> Che tu ci creda o no, ho parecchi clienti che mi stimano per la mia
> franchezza.


Non ho problemi a crederci, perchè capita la stessa cosa anche a me.

Quando una cosa ragionevolmente non si può fare, io dico NO.
Punto.
Magari quello sul momento ci resta male, ma se è furbo capisce e
cerca (o meglio, cerchiamo) altre soluzioni.

Altri gliela girano, la rigirano, chiedo al capo, chiedo all'ufficio
preposto, magari oggi non si può ma domani si, provi a
ripassare, e via così.
E il cliente resta in ballo come uno scemo.
E poi gli devono dire NO lo stesso.
E quello si sente preso in giro e se ne va.
Successo diverse volte...

> Ti sembrerà strano, ma per me è così.


Non è strano.
Siamo strani noi... specie in via di estinzione...

Ciao ciao

VL

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  #7  
Vecchio 03-03-2007, 16.52.24
Vinicio Loncagni
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Predefinito Re: Compito dei bancari (era: aiuto info bonifico)

Tratto dal messaggio 1huepit.1m5bwuacfkq75N%dammiprimalatua@tin.it di
Aleran:

> Per esempio noi non abbiamo nulla di simile al CA.
> Quando me lo chiedono io invece propongo un classico Bot ad un anno,
> che non è certo roba nostra, spiegando chiaramente che rende di più.


Giusto.
Però anche in questo caso vendi qualcosa che potrebbe andare bene al cliente
(attenzione, a quello che cerca *solo* il tasso, non va bene se vuole
anche la liquidità praticamente immediata), ma va bene anche alla banca.
Le commissioni sull'operazione, per misere che siano, sono sempre un
guadagno per la banca; e, importante, il cliente non fa uscire i soldi
dall'istituto:
quando il BOT scade, magari, lo si potrà convincere a comprare qualcosa
d'altro...

> Ed infatti prendo sempre un sacco di nomi, per questo, dal mio capo.


.... e ti sei chiesto perchè *lui* è diventato capo... e noi no? :-(

> Che tu ci creda o no, ho parecchi clienti che mi stimano per la mia
> franchezza.


Non ho problemi a crederci, perchè capita la stessa cosa anche a me.

Quando una cosa ragionevolmente non si può fare, io dico NO.
Punto.
Magari quello sul momento ci resta male, ma se è furbo capisce e
cerca (o meglio, cerchiamo) altre soluzioni.

Altri gliela girano, la rigirano, chiedo al capo, chiedo all'ufficio
preposto, magari oggi non si può ma domani si, provi a
ripassare, e via così.
E il cliente resta in ballo come uno scemo.
E poi gli devono dire NO lo stesso.
E quello si sente preso in giro e se ne va.
Successo diverse volte...

> Ti sembrerà strano, ma per me è così.


Non è strano.
Siamo strani noi... specie in via di estinzione...

Ciao ciao

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  #8  
Vecchio 03-03-2007, 17.47.18
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Vinicio Loncagni <mail_nel_post@nospam.invalid> wrote:

> ... e ti sei chiesto perchè *lui* è diventato capo... e noi no? :-(


Mah, guarda, su questo argomento ci sarebbe da parlare per un bel pezzo.
Diventare capo (leggi "fare carriera") non lo diventi solo perchè vendi
tanto. Ci vuole una somma di fattori concomitanti tipo
risultati+raccomandazioni+essere conosciuti+trovarsi al posto giusto al
momento giusto+avere un pizzico di fortuna.
Ultimamente poi ho visto che se sei donna, hai ancora più chance....
Comunque gira ancora tutto sul fattore conoscenza+raccomandazioni. Dei
tuoi risultati e del tuo lavoro frega niente a nessuno.
Se poi continui a lavorare in filiali piccole (come è sempre capitato al
sottoscritto), di te non saprà mai niente nessuno.
Almeno, questa è la mia esperienza.
--
"NON MUOIO NEMMENO SE M'AMMAZZANO"
da Don Camillo di G.Guareschi
  #9  
Vecchio 03-03-2007, 17.47.18
Aleran
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Vinicio Loncagni <mail_nel_post@nospam.invalid> wrote:

> ... e ti sei chiesto perchè *lui* è diventato capo... e noi no? :-(


Mah, guarda, su questo argomento ci sarebbe da parlare per un bel pezzo.
Diventare capo (leggi "fare carriera") non lo diventi solo perchè vendi
tanto. Ci vuole una somma di fattori concomitanti tipo
risultati+raccomandazioni+essere conosciuti+trovarsi al posto giusto al
momento giusto+avere un pizzico di fortuna.
Ultimamente poi ho visto che se sei donna, hai ancora più chance....
Comunque gira ancora tutto sul fattore conoscenza+raccomandazioni. Dei
tuoi risultati e del tuo lavoro frega niente a nessuno.
Se poi continui a lavorare in filiali piccole (come è sempre capitato al
sottoscritto), di te non saprà mai niente nessuno.
Almeno, questa è la mia esperienza.
--
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  #10  
Vecchio 03-03-2007, 21.22.47
LucaS
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"Aleran" <dammiprimalatua@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:1hueuds.1p85xbgpcjwziN%dammiprimalatua@tin.it ...

> Diventare capo (leggi "fare carriera") non lo diventi solo perchè vendi
> tanto. Ci vuole una somma di fattori concomitanti tipo
> risultati+raccomandazioni+essere conosciuti+trovarsi al posto giusto al
> momento giusto+avere un pizzico di fortuna.


Tutte cose sacrosante ma permettimi di aggiungerne ancora una.
Magari anche volerlo veramente.
Ho conosciuto tanti colleghi che hanno consumato una vita di lavoro a
criticare questo più raccomandato, quell'altro più fortunato, l'altra che
ha fatto carriera solo perchè è stata "generosa" nelle relazioni
interpersonali giuste.
Poi in qualche caso, quando qualcuno gli ha offerto di crescere, hanno fatto
un passo indietro.
Già, perchè crescere e non solo professionalmente, significa anche
assumersi delle responsabilità, verso gli altri e verso se stessi.

> Comunque gira ancora tutto sul fattore conoscenza+raccomandazioni. Dei
> tuoi risultati e del tuo lavoro frega niente a nessuno.
> Se poi continui a lavorare in filiali piccole (come è sempre capitato al
> sottoscritto), di te non saprà mai niente nessuno.
> Almeno, questa è la mia esperienza.


Francamente mi pare strano ma se lo dici tu non ho ragione per non crederti.
E' strano che una banca possa ancora permettersi di portare a spasso le
zavorre e mettere in un angolo coloro che invece sono bravi ed efficienti.
A maggior ragione nelle piccole agenzie.
Anche perchè oggi, la maggior parte dei modelli organizzativi contemplano
analisi pressochè giornaliere dei risultati.
Dal che si comprende che i tuoi capi dovrebbero avere grosse difficoltà ad
interpretarle.
Saluti
LucaS
  #11  
Vecchio 03-03-2007, 21.22.47
LucaS
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"Aleran" <dammiprimalatua@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:1hueuds.1p85xbgpcjwziN%dammiprimalatua@tin.it ...

> Diventare capo (leggi "fare carriera") non lo diventi solo perchè vendi
> tanto. Ci vuole una somma di fattori concomitanti tipo
> risultati+raccomandazioni+essere conosciuti+trovarsi al posto giusto al
> momento giusto+avere un pizzico di fortuna.


Tutte cose sacrosante ma permettimi di aggiungerne ancora una.
Magari anche volerlo veramente.
Ho conosciuto tanti colleghi che hanno consumato una vita di lavoro a
criticare questo più raccomandato, quell'altro più fortunato, l'altra che
ha fatto carriera solo perchè è stata "generosa" nelle relazioni
interpersonali giuste.
Poi in qualche caso, quando qualcuno gli ha offerto di crescere, hanno fatto
un passo indietro.
Già, perchè crescere e non solo professionalmente, significa anche
assumersi delle responsabilità, verso gli altri e verso se stessi.

> Comunque gira ancora tutto sul fattore conoscenza+raccomandazioni. Dei
> tuoi risultati e del tuo lavoro frega niente a nessuno.
> Se poi continui a lavorare in filiali piccole (come è sempre capitato al
> sottoscritto), di te non saprà mai niente nessuno.
> Almeno, questa è la mia esperienza.


Francamente mi pare strano ma se lo dici tu non ho ragione per non crederti.
E' strano che una banca possa ancora permettersi di portare a spasso le
zavorre e mettere in un angolo coloro che invece sono bravi ed efficienti.
A maggior ragione nelle piccole agenzie.
Anche perchè oggi, la maggior parte dei modelli organizzativi contemplano
analisi pressochè giornaliere dei risultati.
Dal che si comprende che i tuoi capi dovrebbero avere grosse difficoltà ad
interpretarle.
Saluti
LucaS
  #12  
Vecchio 04-03-2007, 12.14.59
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LucaS <lucaS@on_notebook.it> wrote:

> Poi in qualche caso, quando qualcuno gli ha offerto di crescere, hanno fatto
> un passo indietro.


Tutto vero, quoto in pieno.

> E' strano che una banca possa ancora permettersi di portare a spasso le
> zavorre e mettere in un angolo coloro che invece sono bravi ed efficienti.


Diciamo che convivono due mondi.
C'è il mondo della meritocrazia, dove vengono evidenziati che che sono
bravi sul serio.
Ma c'è il mondo - vastissimo - della raccomandazione, dove ci sono
quelli che vanno avanti perchè interviene il politico (o il prete) di
turno, perchè ha un patrimonio a sette zeri, perchè grazie alla sua
avvenenza si può portare fuori a cena un dirigente, perchè..... basta,
non farmi aprire un tristissimo libro. Ne avrei per tutta la giornata e,
francamente, sono cose più da dimenticare che da ricordare...

> Dal che si comprende che i tuoi capi dovrebbero avere grosse difficoltà ad
> interpretarle.


No, no, i numeri li interpretano benissimo.
Quando la tua filiale va male, tu fai schifo.
Quando la tua filiale va bene è grazie alla loro attenzione ed allo
studio del mercato che hanno fatto.
Sono abilissimi in questo.
Ricordati: il lavoro che fai serve per i loro numeri, e basta.
Di quello che fai, come lo fai, della tua soddisfazione, della tua
esperienza frega niente a nessuno.
Anzi, stai attento a non rompere troppo le scatole perchè quando cominci
ad avere un po' di anzianità ed il tuo stipendio (che per la banca è un
grossissimo fastidio) comincia ad essere un pochino interessante, puoi
diventare un problema.
E quando nascono dei problemi, vanno estirpati altrimenti sono guai.
E questo non solo nel settore bancario.
--
"NON MUOIO NEMMENO SE M'AMMAZZANO"
da Don Camillo di G.Guareschi
  #13  
Vecchio 04-03-2007, 12.14.59
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Predefinito Re: Compito dei bancari (era: aiuto info bonifico)

LucaS <lucaS@on_notebook.it> wrote:

> Poi in qualche caso, quando qualcuno gli ha offerto di crescere, hanno fatto
> un passo indietro.


Tutto vero, quoto in pieno.

> E' strano che una banca possa ancora permettersi di portare a spasso le
> zavorre e mettere in un angolo coloro che invece sono bravi ed efficienti.


Diciamo che convivono due mondi.
C'è il mondo della meritocrazia, dove vengono evidenziati che che sono
bravi sul serio.
Ma c'è il mondo - vastissimo - della raccomandazione, dove ci sono
quelli che vanno avanti perchè interviene il politico (o il prete) di
turno, perchè ha un patrimonio a sette zeri, perchè grazie alla sua
avvenenza si può portare fuori a cena un dirigente, perchè..... basta,
non farmi aprire un tristissimo libro. Ne avrei per tutta la giornata e,
francamente, sono cose più da dimenticare che da ricordare...

> Dal che si comprende che i tuoi capi dovrebbero avere grosse difficoltà ad
> interpretarle.


No, no, i numeri li interpretano benissimo.
Quando la tua filiale va male, tu fai schifo.
Quando la tua filiale va bene è grazie alla loro attenzione ed allo
studio del mercato che hanno fatto.
Sono abilissimi in questo.
Ricordati: il lavoro che fai serve per i loro numeri, e basta.
Di quello che fai, come lo fai, della tua soddisfazione, della tua
esperienza frega niente a nessuno.
Anzi, stai attento a non rompere troppo le scatole perchè quando cominci
ad avere un po' di anzianità ed il tuo stipendio (che per la banca è un
grossissimo fastidio) comincia ad essere un pochino interessante, puoi
diventare un problema.
E quando nascono dei problemi, vanno estirpati altrimenti sono guai.
E questo non solo nel settore bancario.
--
"NON MUOIO NEMMENO SE M'AMMAZZANO"
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  #14  
Vecchio 04-03-2007, 15.19.44
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"LucaS" ha scritto :

> Tutte cose sacrosante ma permettimi di aggiungerne ancora una.
> Magari anche volerlo veramente.


Diciamo anche che negli anni sono cambiati i requisiti che la Banca riteneva
e ritiene interessanti e necessari. Una ventina d'anni fa era indispensabile
essere degli ottimi tecnici, avere una assoluta padronanza delle norme e
delle procedure e infine essere precisi, molto precisi, nell'applicarle. Non
erano ammessi farfugliamenti, furbate e improvvisazioni. Ricordo che
colleghi che non
avevano queste attitudini venivano "posti in grado di non nuocere"
collocandoli in ruoli per così dire umanistici e di intrattenimento. Bè ora
è tutto il contrario e la capacità di intrattenimento e ipnotiche vengono
considerate prioritarie mentre le competenze tecniche e le esperienze
maturate sono state decisamente relegate agli ultimi posti con quel che ne
consegue ai fini delle valutazioni. Insomma una sorta di legge del
contrappasso e di colossale rivincita degli amabili intrattenitori ( che
all'epoca non erano in grado di compilare una distinta di versamento senza
combinare un pasticcio ed ora ci comandano a bacchetta col potere di vita e
di morte che gli è stato dato ).



  #15  
Vecchio 04-03-2007, 15.19.44
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"LucaS" ha scritto :

> Tutte cose sacrosante ma permettimi di aggiungerne ancora una.
> Magari anche volerlo veramente.


Diciamo anche che negli anni sono cambiati i requisiti che la Banca riteneva
e ritiene interessanti e necessari. Una ventina d'anni fa era indispensabile
essere degli ottimi tecnici, avere una assoluta padronanza delle norme e
delle procedure e infine essere precisi, molto precisi, nell'applicarle. Non
erano ammessi farfugliamenti, furbate e improvvisazioni. Ricordo che
colleghi che non
avevano queste attitudini venivano "posti in grado di non nuocere"
collocandoli in ruoli per così dire umanistici e di intrattenimento. Bè ora
è tutto il contrario e la capacità di intrattenimento e ipnotiche vengono
considerate prioritarie mentre le competenze tecniche e le esperienze
maturate sono state decisamente relegate agli ultimi posti con quel che ne
consegue ai fini delle valutazioni. Insomma una sorta di legge del
contrappasso e di colossale rivincita degli amabili intrattenitori ( che
all'epoca non erano in grado di compilare una distinta di versamento senza
combinare un pasticcio ed ora ci comandano a bacchetta col potere di vita e
di morte che gli è stato dato ).



  #16  
Vecchio 04-03-2007, 21.20.37
Bianca
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"Vinicio Loncagni" <mail_nel_post@nospam.invalid> ha scritto nel messaggio
news:54t2q0F2225d1U1@mid.individual.net...
> A me pare che il discorso "consulenza" risulti un po' stiracchiato, perchè
> non si tratta di mettere il cliente davanti a delle scelte "universali",
> ma
> solo davanti alle possibilità offerte *dal proprio istituto*.

......cut
> La figura che descrive Aleran, a mio parere, non è quella di "consulente",
> ma quella di "venditore".


Vinicio, qui devo dare ragione ad Aleran. E' naturale che il collega offra
al cliente i servizi del proprio istituto. Noi siamo pagati da questo, non
dall'altro. Non confondiamo l'intermediario sopra le parti (mai visto, anche
gli immobiliari parteggiano sempre per una delle parti...) con il consulente
(di cui, purtroppo, ne ho sempre tanti che mi scondinzolano attorno in
ufficio). Anche questi ultimi vendono i propri servizi. Se un cliente ha
bisogno di un prodotto di liquidità e conosce solo il conto arancio, non c'é
nulla di male se il gestore gli propone garbatamente un prodotto analogo del
proprio istituto, magari facendogli un paragone, vantaggi etc etc. Certo, se
cerca solo di fregarlo, non fa bene il proprio lavoro, e fanno bene a
mollarlo appena possono. Ma un cliente potrebbe anche apprezzare questa
iniziativa, se fatta bene (e ripeto con garbo), con dei prodotti validi. E
ne esistono, basta guardarsi attorno.

Ma noi, Vinì, DOBBIAMO vendere i prodotti del nostro istituto, il mio
stipendio, quello di Aleran, il tuo dipendono da questo. Se tutti facciamo
quelli equi e solidali che consigliano gli altri istituti e vanno anche a
dire che gli altri sono meglio e costano meno... il nostro datore di lavoro
comincia a non andare molto bene, ci comprano e lasciano a casa la gente.
Questo succede, sta succedendo oggi stesso in istituti grandi e piccoli.
Non siamo istituti non profit, dobbiamo aiutare la nostra azienda a fare
utili facendo il nostro lavoro nella maniera più trasparente possibile. Io
vendo un servizio, cerco di fare un buon lavoro. Ma non buttiamo sempre giù
i "venditori"...
  #17  
Vecchio 04-03-2007, 21.20.37
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"Vinicio Loncagni" <mail_nel_post@nospam.invalid> ha scritto nel messaggio
news:54t2q0F2225d1U1@mid.individual.net...
> A me pare che il discorso "consulenza" risulti un po' stiracchiato, perchè
> non si tratta di mettere il cliente davanti a delle scelte "universali",
> ma
> solo davanti alle possibilità offerte *dal proprio istituto*.

......cut
> La figura che descrive Aleran, a mio parere, non è quella di "consulente",
> ma quella di "venditore".


Vinicio, qui devo dare ragione ad Aleran. E' naturale che il collega offra
al cliente i servizi del proprio istituto. Noi siamo pagati da questo, non
dall'altro. Non confondiamo l'intermediario sopra le parti (mai visto, anche
gli immobiliari parteggiano sempre per una delle parti...) con il consulente
(di cui, purtroppo, ne ho sempre tanti che mi scondinzolano attorno in
ufficio). Anche questi ultimi vendono i propri servizi. Se un cliente ha
bisogno di un prodotto di liquidità e conosce solo il conto arancio, non c'é
nulla di male se il gestore gli propone garbatamente un prodotto analogo del
proprio istituto, magari facendogli un paragone, vantaggi etc etc. Certo, se
cerca solo di fregarlo, non fa bene il proprio lavoro, e fanno bene a
mollarlo appena possono. Ma un cliente potrebbe anche apprezzare questa
iniziativa, se fatta bene (e ripeto con garbo), con dei prodotti validi. E
ne esistono, basta guardarsi attorno.

Ma noi, Vinì, DOBBIAMO vendere i prodotti del nostro istituto, il mio
stipendio, quello di Aleran, il tuo dipendono da questo. Se tutti facciamo
quelli equi e solidali che consigliano gli altri istituti e vanno anche a
dire che gli altri sono meglio e costano meno... il nostro datore di lavoro
comincia a non andare molto bene, ci comprano e lasciano a casa la gente.
Questo succede, sta succedendo oggi stesso in istituti grandi e piccoli.
Non siamo istituti non profit, dobbiamo aiutare la nostra azienda a fare
utili facendo il nostro lavoro nella maniera più trasparente possibile. Io
vendo un servizio, cerco di fare un buon lavoro. Ma non buttiamo sempre giù
i "venditori"...
  #18  
Vecchio 04-03-2007, 21.58.26
Vinicio Loncagni
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Tratto dal messaggio 45eb2a1a$0$811$4fafbaef@reader5.news.tin.it di Bianca:

>Non confondiamo l'intermediario sopra le
> parti ... con il consulente.


Mi pare, contrariamente alle apparenze, stiamo sostenendo tutti la stessa
tesi.
Si tratta solo di definire le parole e le "cariche".

Al primo posto il consulente VERO, quello ipotizzato da Fred: il consulente
finanziario indipendente.
Facciamo i cattivi e parliamo di soldi: quello che *qualunque cosa ti venda*
guadagna sul tuo acquisto.
Ovvio che, se vuole tenerti come cliente, ti possa tirare ben pochi
bidoni...
Questo è il più pericoloso concorrente delle banche.

Poi c'è il consulente-bancario, che deve aver la capacità di scegliere *tra
i prodotti a propria disposizione* quello più indicato per le esigenze del
cliente.
Chiamiamolo consulente-venditore; non tutti i prodotti che propone producono
lo stesso guadagno per l'azienda: dovrà avere la capacità di valutare fino a
che punto gli interessi della clientela possano andare nella stessa
direzione degli interessi dell'istituto che rappresenta.
Ovviamente, dovrebbe avere anche una conoscenza della concorrenza, per avere
la possibilità di proporre al cliente valide alternative. E dovrebbe avere
l'umiltà di rendersi conto di quando "non ce la può fare", perchè i prodotti
della concorrrenza sono migliori, senza imbarcarsi in ipotesi assurde (ho
sentito miei colleghi mettere in dubbio la certezza dei rimborsi richiesti a
Conto Arancio...).

Infine il venditore-venditore, quello al quale dicono: "Vendi questo", e lui
lo piazza al primo sprovveduto che passa. Magari i capi sono contenti perchè
porta a compimento tutti i budgets... ma alla lunga, quelli che tendono a
scarseggiare sono i clienti ...

Io penso che l'unica figura che salvaguardi la professionalità e le capacità
del bancario sia quella centrale.
Non so se, per la sopravvienza della banca, sia più pericolosa la prima
figura o l'ultima...

Ciao ciao

VL

--
Vinicius_LoncanisAThotmailPUNTOcom
Gringotts Bank LTD, Diagon Alley.
http://tinyurl.com/cwf4r
Ho scelto di non discutere con chi utilizza X-No-Archive.
  #19  
Vecchio 04-03-2007, 21.58.26
Vinicio Loncagni
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Tratto dal messaggio 45eb2a1a$0$811$4fafbaef@reader5.news.tin.it di Bianca:

>Non confondiamo l'intermediario sopra le
> parti ... con il consulente.


Mi pare, contrariamente alle apparenze, stiamo sostenendo tutti la stessa
tesi.
Si tratta solo di definire le parole e le "cariche".

Al primo posto il consulente VERO, quello ipotizzato da Fred: il consulente
finanziario indipendente.
Facciamo i cattivi e parliamo di soldi: quello che *qualunque cosa ti venda*
guadagna sul tuo acquisto.
Ovvio che, se vuole tenerti come cliente, ti possa tirare ben pochi
bidoni...
Questo è il più pericoloso concorrente delle banche.

Poi c'è il consulente-bancario, che deve aver la capacità di scegliere *tra
i prodotti a propria disposizione* quello più indicato per le esigenze del
cliente.
Chiamiamolo consulente-venditore; non tutti i prodotti che propone producono
lo stesso guadagno per l'azienda: dovrà avere la capacità di valutare fino a
che punto gli interessi della clientela possano andare nella stessa
direzione degli interessi dell'istituto che rappresenta.
Ovviamente, dovrebbe avere anche una conoscenza della concorrenza, per avere
la possibilità di proporre al cliente valide alternative. E dovrebbe avere
l'umiltà di rendersi conto di quando "non ce la può fare", perchè i prodotti
della concorrrenza sono migliori, senza imbarcarsi in ipotesi assurde (ho
sentito miei colleghi mettere in dubbio la certezza dei rimborsi richiesti a
Conto Arancio...).

Infine il venditore-venditore, quello al quale dicono: "Vendi questo", e lui
lo piazza al primo sprovveduto che passa. Magari i capi sono contenti perchè
porta a compimento tutti i budgets... ma alla lunga, quelli che tendono a
scarseggiare sono i clienti ...

Io penso che l'unica figura che salvaguardi la professionalità e le capacità
del bancario sia quella centrale.
Non so se, per la sopravvienza della banca, sia più pericolosa la prima
figura o l'ultima...

Ciao ciao

VL

--
Vinicius_LoncanisAThotmailPUNTOcom
Gringotts Bank LTD, Diagon Alley.
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Ho scelto di non discutere con chi utilizza X-No-Archive.
  #20  
Vecchio 04-03-2007, 22.16.06
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"Vinicio Loncagni" <mail_nel_post@nospam.invalid> ha scritto nel messaggio
news:550q9gF22f1vmU1@mid.individual.net...
> Al primo posto il consulente VERO, quello ipotizzato da Fred: il
> consulente
> finanziario indipendente.


Cioé un promotore finanziario. Uno indipendente- indipendente non l'ho mai
visto. Credo non ce ne siano più tanti, di solito i p.f. sono legati a
qualche banca o qualche sim o qualche istituzione finanziaria
(assicurazione, sgr). Una volta mi sa che ce ne fossero di più. Sono uscite
troppe truffe, alla fine, che garanzia ha il cliente con un p.f. che si
dichiara indipendente, per i fatti suoi e non "vende" ma "consiglia", non
rischia mai nulla di suo ma sempre di altri? I negozi finanziari come in
America, i brokers a oggi non esistono ancora. Vedi anche le assicurazioni
come fanno resistenza ai suoi agenti che vendano anche prodotti di altre
assicurazioni? Alla fine il p.f. vende i prodotti di chi lo paga di più per
"esporre", come gli spazi al supermercato.

> Infine il venditore-venditore, quello al quale dicono: "Vendi questo", e
> lui
> lo piazza al primo sprovveduto che passa.


Sì, anche dove lavoro, nel settore retail a un certo punto vigeva il "mordi
e fuggi". Vendevano le boiate a chiunque, poi li spostavano.... o
addirittura andavano a lavorare prsso altre banche. Devo dire che dove
lavoro io il turn-over é molto più basso, gente che lavora lì da anni e
lavora per il lungo termine. Infatti i nostri risultati li vedi negli anni,
la crescita non é esponenziale come altrove. Ma hai ragione, i ragazzotti
con i budget stratosferici mi spaventano un po'... e mettono tristezza.
Bah. Vecchia scuola funziona sempre.
  #21  
Vecchio 04-03-2007, 22.16.06
Bianca
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"Vinicio Loncagni" <mail_nel_post@nospam.invalid> ha scritto nel messaggio
news:550q9gF22f1vmU1@mid.individual.net...
> Al primo posto il consulente VERO, quello ipotizzato da Fred: il
> consulente
> finanziario indipendente.


Cioé un promotore finanziario. Uno indipendente- indipendente non l'ho mai
visto. Credo non ce ne siano più tanti, di solito i p.f. sono legati a
qualche banca o qualche sim o qualche istituzione finanziaria
(assicurazione, sgr). Una volta mi sa che ce ne fossero di più. Sono uscite
troppe truffe, alla fine, che garanzia ha il cliente con un p.f. che si
dichiara indipendente, per i fatti suoi e non "vende" ma "consiglia", non
rischia mai nulla di suo ma sempre di altri? I negozi finanziari come in
America, i brokers a oggi non esistono ancora. Vedi anche le assicurazioni
come fanno resistenza ai suoi agenti che vendano anche prodotti di altre
assicurazioni? Alla fine il p.f. vende i prodotti di chi lo paga di più per
"esporre", come gli spazi al supermercato.

> Infine il venditore-venditore, quello al quale dicono: "Vendi questo", e
> lui
> lo piazza al primo sprovveduto che passa.


Sì, anche dove lavoro, nel settore retail a un certo punto vigeva il "mordi
e fuggi". Vendevano le boiate a chiunque, poi li spostavano.... o
addirittura andavano a lavorare prsso altre banche. Devo dire che dove
lavoro io il turn-over é molto più basso, gente che lavora lì da anni e
lavora per il lungo termine. Infatti i nostri risultati li vedi negli anni,
la crescita non é esponenziale come altrove. Ma hai ragione, i ragazzotti
con i budget stratosferici mi spaventano un po'... e mettono tristezza.
Bah. Vecchia scuola funziona sempre.
  #22  
Vecchio 04-03-2007, 22.32.12
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"Bianca" <bianca.ns@ns.it> ha scritto nel messaggio
news:45eb371c$0$810$4fafbaef@reader5.news.tin.it.. .

> Cioé un promotore finanziario.


A parte che il promotore finanziario può essere anche un dipendente, se
alludi alla tipologia più diffusa (agente) non è certo indipendente avendo
il vincolo del monomandato. Anzi, dato che non ha neanche lo stipendio
sicuro e vive di provvigioni.

Max max

  #23  
Vecchio 04-03-2007, 22.32.12
Max max
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"Bianca" <bianca.ns@ns.it> ha scritto nel messaggio
news:45eb371c$0$810$4fafbaef@reader5.news.tin.it.. .

> Cioé un promotore finanziario.


A parte che il promotore finanziario può essere anche un dipendente, se
alludi alla tipologia più diffusa (agente) non è certo indipendente avendo
il vincolo del monomandato. Anzi, dato che non ha neanche lo stipendio
sicuro e vive di provvigioni.

Max max

  #24  
Vecchio 04-03-2007, 23.48.12
Fred (R)
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Nella discussione:45eb2a1a$0$811$4fafbaef@reader5.news.t in.it,
Bianca <bianca.ns@ns.it> ha scritto:

> Ma noi, Vinì, DOBBIAMO vendere i prodotti del nostro istituto, il
> mio stipendio, quello di Aleran, il tuo dipendono da questo. Se
> tutti facciamo quelli equi e solidali che consigliano gli altri
> istituti e vanno anche a dire che gli altri sono meglio e costano
> meno... il nostro datore di lavoro comincia a non andare molto
> bene, ci comprano e lasciano a casa la gente. Questo succede, sta
> succedendo oggi stesso in istituti grandi e piccoli. Non siamo
> istituti non profit, dobbiamo aiutare la nostra azienda a fare
> utili facendo il nostro lavoro nella maniera più trasparente
> possibile. Io vendo un servizio, cerco di fare un buon lavoro. Ma
> non buttiamo sempre giù i "venditori"...


Assolutamente no, a patto che si dichiarino tali e non "consulenti",
come spesso accade.
Sarebbe sufficiente che alla parete di ogni ufficio titoli (o porta
del "consulente" bancario) si attaccasse un quadretto con su riportato
quanto tu hai *chiaramente* scritto e che io ho quotato integralmente.
Forse la clientela comincerebbe a capire certe differenze che - mi
risulta - non vengono minimamente spiegate al cliente che entra in
banca.

"Noi" infatti sappiamo bene che basta rileggere quanto afferma, con
chiarezza, il T.U.F. a proposito del "bancario" (denominato promotore
finanziario) che si occupa della c.d. "offerta fuori sede" (di
prodotti finanziari):

"...E' promotore finanziario la persona fisica che, in qualità di
dipendente, agente o mandatario, esercita professionalmente l'offerta
fuori sede. L'attività di promotore finanziario è svolta
esclusivamente nell'interesse di un solo soggetto..."

La differenza tra p.f. e "bancario" addetto alla vendita di prodotti
finanziari, oltre che nello "status" del suo rapporto di lavoro, sta
esclusivamente nel *luogo* in cui avviene la vendita: dentro la banca
o fuori dalla banca.

Quindi i prodotti offerti non possono che essere gli stessi,
l'attività (cioè la vendita) *deve* essere svolta *esclusivamente*
nell'interesse di un solo soggetto e deve essere fornita con
professionalità.
Questo è quanto e questo è - come da oggetto del thread - il "compito"
dei bancari preposti a svolgere tale tipo di attività.

Sono perciò d'accordo su tutto il resto qui rappresentato riguardo al
lavoro svolto dal "bancario", sia front office che back office
relativo ai servizi bancari in generale, sul fatto che in tanti di
questi casi il bancario (preparato e formato dall'azienda) si ritrova
a fornire alla clientela anche dei veri e propri servizi di
*consulenza* sulle materie più varie e pure complesse di cui si occupa
una qualsiasi banca. E tale consulenza è spesso anche misconosciuta
perché non porta a volte un profitto diretto e immediato al bilancio
della banca (ma porta *fidelizzazione*, *fiducia*, sinonimi di sicuri
profitti nel tempo).

Ma se parliamo di *prodotti finanziari* del mercato mobiliare in cui
investire i risparmi della clientela, allora mi sembra che quanto ho
sopra riportato non lasci spazio a dubbi di qualsiasi genere.

La *consulenza* del bancario in questo campo va esclusa a priori,
sarebe addirittura contraria alla legge, cioè al TUF. E' un'attività
che il bancario (o pf che sia) non può e *non deve* svolgere.
Lui *deve* operare nell'interesse *esclusivo* di un unico soggetto,
cioè della banca da cui dipende, non esistono alternative.
La legge naturalmente prevede obblighi e iter abbastanza precisi, tra
cui quelli principali sono la più ampia e corretta *informativa* al
cliente sul prodotto che si propone per l'acquisto, così come
l'obbligo di informarsi (attraverso apposite modulistiche) sulla
propensione al rischio da parte del cliente, eccetera eccetera.
Tutte queste attività le possiamo definire complesse, delicate, che
comportano un non comune grado di professionalità da parte di chi le
compie e così via.
Ma mai potremo definirle come *consulenza*, che è tutt'altra cosa
anche se comprensiva di quanto sopra.

L'elemento fondamentale di distinzione è ovviamente insito
nell'attività di consulenza dove, appunto, è invece *esclusa*
qualsiasi attività di *vendita* e dove quindi l'interesse da
proteggere è *esclusivamente* quello del cliente, perché non ne
esistono altri.
Trattasi cioè di un'attività esclusivamente *intellettuale* NON
finalizzata alla vendita di alcunché.

Purtroppo questi concetti e questi chiari distinguo sono ancora oggi
scarsamente percepiti da molta (moltisima) clientela bancaria.
Ed è su questo punto (e non altro) che mi sento di "rimproverare"
fermamente il sistema bancario italiano che, da sempre, in questo
campo mostra tutta la sua ambiguità, adottando comportamenti scorretti
(almeno eticamente), perfino con l'adozione di "nomi di fantasia"
accattivanti, per presentare al pubblico i propri dipendenti.

Un esempio per tutti la "trovata" di Unicredit (Xelion) del
"consulente" e per di più "indipendente" e per di più denominato in
inglese (che non guasta mai): Personal Financial Adviser
(www.xelion.it).
Questo, a mio personalissimo modo di vedere, è un atteggiamento
scorretto, destinato solo a creare confusione di ruoli e di
competenze.

Così come i tanto sbandierati "multibrand" (cioè la possibilità a
volte offerta al bancario di turno di allargare la proposta di vendita
a prodotti anche di altre realtà bancarie).
Le statistiche dimostrano chiaramente che questa possibilità è solo
"di facciata" perché nella pratica ciò non avviene quasi mai e
comunque in percentuale del tutto trascurabile.

Ecco, a mio avviso, le varie Autorità si sono finora mosse pochissimo
per fare chiarezza/trasparenza su questo fronte.

Io cliente la prima cosa di cui *devo* essere consapevole e
*informato* e proprio su *chi* ho davanti:
è un venditore (professioniale, preparato, tutto quel che volete),
cioè il suo obiettivo è farmi comprare qualcosa (che magari mi farà
ricco e felice per la vita, non è questo il punto) nell'interesse
esclusivo di chi questo "qualcosa" ha prodotto, o è un consulente,
cioè un qualcuno che mi sta "consigliando" su quali prodotti IO
cliente potrei orientarmi e che comunque sarò poi IO cliente ad
acquistare *direttamente* tramite la banca che IO preferisco?

Molti risparmiatori non sanno nemmeno dell'esistenza di una figura
professionale di questo tipo. Per loro il "consulente" è la banca ed i
suoi dipendenti.

E la banca finora ha fatto NULLA per spiegare loro che non è proprio
così.

Nel corso di quest'anno dovrebbe - con grande fatica e ritardi
biblici - essere recepita anche in Italia la direttiva UE (c.d. MIFID)
che introduce, a livello *professionale*, la figura del "Consulente
Finanziario Indipendente" che, ovviamente, non ha nulla a che fare con
le "banche".

Mi auguro che Consob e Bankitalia (incaricate di fissare le "regole")
svolgano al meglio il loro lavoro, soprattutto e finalmente,
nell'esclusiva ottica dell'interesse della *clientela*, perché così ha
da essere.
;-)

--
Saluti. Fred (R)
Class Action subito!
Portabilità del c/c subito!
Via le banche da Bankitalia!
  #25  
Vecchio 04-03-2007, 23.48.12
Fred (R)
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Predefinito Re: Compito dei bancari (era: aiuto info bonifico)

Nella discussione:45eb2a1a$0$811$4fafbaef@reader5.news.t in.it,
Bianca <bianca.ns@ns.it> ha scritto:

> Ma noi, Vinì, DOBBIAMO vendere i prodotti del nostro istituto, il
> mio stipendio, quello di Aleran, il tuo dipendono da questo. Se
> tutti facciamo quelli equi e solidali che consigliano gli altri
> istituti e vanno anche a dire che gli altri sono meglio e costano
> meno... il nostro datore di lavoro comincia a non andare molto
> bene, ci comprano e lasciano a casa la gente. Questo succede, sta
> succedendo oggi stesso in istituti grandi e piccoli. Non siamo
> istituti non profit, dobbiamo aiutare la nostra azienda a fare
> utili facendo il nostro lavoro nella maniera più trasparente
> possibile. Io vendo un servizio, cerco di fare un buon lavoro. Ma
> non buttiamo sempre giù i "venditori"...


Assolutamente no, a patto che si dichiarino tali e non "consulenti",
come spesso accade.
Sarebbe sufficiente che alla parete di ogni ufficio titoli (o porta
del "consulente" bancario) si attaccasse un quadretto con su riportato
quanto tu hai *chiaramente* scritto e che io ho quotato integralmente.
Forse la clientela comincerebbe a capire certe differenze che - mi
risulta - non vengono minimamente spiegate al cliente che entra in
banca.

"Noi" infatti sappiamo bene che basta rileggere quanto afferma, con
chiarezza, il T.U.F. a proposito del "bancario" (denominato promotore
finanziario) che si occupa della c.d. "offerta fuori sede" (di
prodotti finanziari):

"...E' promotore finanziario la persona fisica che, in qualità di
dipendente, agente o mandatario, esercita professionalmente l'offerta
fuori sede. L'attività di promotore finanziario è svolta
esclusivamente nell'interesse di un solo soggetto..."

La differenza tra p.f. e "bancario" addetto alla vendita di prodotti
finanziari, oltre che nello "status" del suo rapporto di lavoro, sta
esclusivamente nel *luogo* in cui avviene la vendita: dentro la banca
o fuori dalla banca.

Quindi i prodotti offerti non possono che essere gli stessi,
l'attività (cioè la vendita) *deve* essere svolta *esclusivamente*
nell'interesse di un solo soggetto e deve essere fornita con
professionalità.
Questo è quanto e questo è - come da oggetto del thread - il "compito"
dei bancari preposti a svolgere tale tipo di attività.

Sono perciò d'accordo su tutto il resto qui rappresentato riguardo al
lavoro svolto dal "bancario", sia front office che back office
relativo ai servizi bancari in generale, sul fatto che in tanti di
questi casi il bancario (preparato e formato dall'azienda) si ritrova
a fornire alla clientela anche dei veri e propri servizi di
*consulenza* sulle materie più varie e pure complesse di cui si occupa
una qualsiasi banca. E tale consulenza è spesso anche misconosciuta
perché non porta a volte un profitto diretto e immediato al bilancio
della banca (ma porta *fidelizzazione*, *fiducia*, sinonimi di sicuri
profitti nel tempo).

Ma se parliamo di *prodotti finanziari* del mercato mobiliare in cui
investire i risparmi della clientela, allora mi sembra che quanto ho
sopra riportato non lasci spazio a dubbi di qualsiasi genere.

La *consulenza* del bancario in questo campo va esclusa a priori,
sarebe addirittura contraria alla legge, cioè al TUF. E' un'attività
che il bancario (o pf che sia) non può e *non deve* svolgere.
Lui *deve* operare nell'interesse *esclusivo* di un unico soggetto,
cioè della banca da cui dipende, non esistono alternative.
La legge naturalmente prevede obblighi e iter abbastanza precisi, tra
cui quelli principali sono la più ampia e corretta *informativa* al
cliente sul prodotto che si propone per l'acquisto, così come
l'obbligo di informarsi (attraverso apposite modulistiche) sulla
propensione al rischio da parte del cliente, eccetera eccetera.
Tutte queste attività le possiamo definire complesse, delicate, che
comportano un non comune grado di professionalità da parte di chi le
compie e così via.
Ma mai potremo definirle come *consulenza*, che è tutt'altra cosa
anche se comprensiva di quanto sopra.

L'elemento fondamentale di distinzione è ovviamente insito
nell'attività di consulenza dove, appunto, è invece *esclusa*
qualsiasi attività di *vendita* e dove quindi l'interesse da
proteggere è *esclusivamente* quello del cliente, perché non ne
esistono altri.
Trattasi cioè di un'attività esclusivamente *intellettuale* NON
finalizzata alla vendita di alcunché.

Purtroppo questi concetti e questi chiari distinguo sono ancora oggi
scarsamente percepiti da molta (moltisima) clientela bancaria.
Ed è su questo punto (e non altro) che mi sento di "rimproverare"
fermamente il sistema bancario italiano che, da sempre, in questo
campo mostra tutta la sua ambiguità, adottando comportamenti scorretti
(almeno eticamente), perfino con l'adozione di "nomi di fantasia"
accattivanti, per presentare al pubblico i propri dipendenti.

Un esempio per tutti la "trovata" di Unicredit (Xelion) del
"consulente" e per di più "indipendente" e per di più denominato in
inglese (che non guasta mai): Personal Financial Adviser
(www.xelion.it).
Questo, a mio personalissimo modo di vedere, è un atteggiamento
scorretto, destinato solo a creare confusione di ruoli e di
competenze.

Così come i tanto sbandierati "multibrand" (cioè la possibilità a
volte offerta al bancario di turno di allargare la proposta di vendita
a prodotti anche di altre realtà bancarie).
Le statistiche dimostrano chiaramente che questa possibilità è solo
"di facciata" perché nella pratica ciò non avviene quasi mai e
comunque in percentuale del tutto trascurabile.

Ecco, a mio avviso, le varie Autorità si sono finora mosse pochissimo
per fare chiarezza/trasparenza su questo fronte.

Io cliente la prima cosa di cui *devo* essere consapevole e
*informato* e proprio su *chi* ho davanti:
è un venditore (professioniale, preparato, tutto quel che volete),
cioè il suo obiettivo è farmi comprare qualcosa (che magari mi farà
ricco e felice per la vita, non è questo il punto) nell'interesse
esclusivo di chi questo "qualcosa" ha prodotto, o è un consulente,
cioè un qualcuno che mi sta "consigliando" su quali prodotti IO
cliente potrei orientarmi e che comunque sarò poi IO cliente ad
acquistare *direttamente* tramite la banca che IO preferisco?

Molti risparmiatori non sanno nemmeno dell'esistenza di una figura
professionale di questo tipo. Per loro il "consulente" è la banca ed i
suoi dipendenti.

E la banca finora ha fatto NULLA per spiegare loro che non è proprio
così.

Nel corso di quest'anno dovrebbe - con grande fatica e ritardi
biblici - essere recepita anche in Italia la direttiva UE (c.d. MIFID)
che introduce, a livello *professionale*, la figura del "Consulente
Finanziario Indipendente" che, ovviamente, non ha nulla a che fare con
le "banche".

Mi auguro che Consob e Bankitalia (incaricate di fissare le "regole")
svolgano al meglio il loro lavoro, soprattutto e finalmente,
nell'esclusiva ottica dell'interesse della *clientela*, perché così ha
da essere.
;-)

--
Saluti. Fred (R)
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Via le banche da Bankitalia!
  #26  
Vecchio 05-03-2007, 21.00.05
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"Max max" <maxmax@nomail.it.invalid> ha scritto nel messaggio
news:45eb3b02$0$37194$4fafbaef@reader3.news.tin.it ...
> A parte che il promotore finanziario può essere anche un dipendente, se
> alludi alla tipologia più diffusa (agente) non è certo indipendente avendo
> il vincolo del monomandato. Anzi, dato che non ha neanche lo stipendio
> sicuro e vive di provvigioni.
>

appunto Max. Non mi sembra tanto una persona da temere....
  #27  
Vecchio 05-03-2007, 21.00.05
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"Max max" <maxmax@nomail.it.invalid> ha scritto nel messaggio
news:45eb3b02$0$37194$4fafbaef@reader3.news.tin.it ...
> A parte che il promotore finanziario può essere anche un dipendente, se
> alludi alla tipologia più diffusa (agente) non è certo indipendente avendo
> il vincolo del monomandato. Anzi, dato che non ha neanche lo stipendio
> sicuro e vive di provvigioni.
>

appunto Max. Non mi sembra tanto una persona da temere....
  #28  
Vecchio 05-03-2007, 21.05.48
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"Fred (R)" <mail_valida_nel_reply-to@nospam.invalid> ha scritto nel
messaggio news:f0IGh.22811$K8.8266@news.edisontel.com...
>
> Nel corso di quest'anno dovrebbe - con grande fatica e ritardi biblici -
> essere recepita anche in Italia la direttiva UE (c.d. MIFID) che
> introduce, a livello *professionale*, la figura del "Consulente
> Finanziario Indipendente" che, ovviamente, non ha nulla a che fare con le
> "banche".
>

Bah, ci credo quando lo vedo... L'etica professionale non é un'opinione!
Ciao :-)
  #29  
Vecchio 05-03-2007, 21.05.48
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"Fred (R)" <mail_valida_nel_reply-to@nospam.invalid> ha scritto nel
messaggio news:f0IGh.22811$K8.8266@news.edisontel.com...
>
> Nel corso di quest'anno dovrebbe - con grande fatica e ritardi biblici -
> essere recepita anche in Italia la direttiva UE (c.d. MIFID) che
> introduce, a livello *professionale*, la figura del "Consulente
> Finanziario Indipendente" che, ovviamente, non ha nulla a che fare con le
> "banche".
>

Bah, ci credo quando lo vedo... L'etica professionale non é un'opinione!
Ciao :-)
  #30  
Vecchio 05-03-2007, 21.57.03
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Bianca ha scritto:

>> A parte che il promotore finanziario può essere anche un dipendente,
>> se alludi alla tipologia più diffusa (agente) non è certo indipendente
>> avendo il vincolo del monomandato. Anzi, dato che non ha neanche lo
>> stipendio sicuro e vive di provvigioni.
>>

> appunto Max. Non mi sembra tanto una persona da temere....


Uno che vive delle provvigioni di quello che vende sarà incentivato a
vendere i prodotti che rendono meglio *a lui* anziché quelli che rendono
meglio al cliente.

Per esempio i piani pensionistici assicurativi quarantennali, con i
maxicaricamenti iniziali che vanno per buona parte in tasca sua.

Per esempio i PAC ventennali con le maxicommissioni iniziali, che
altrettanto vanno a comporre la sua provvigione.

Per esempio l'obbligazione da piazzare assolutamente, sulla quale c'è il
bonus provvigionale, che sia o meno adatta al cliente.

Supponiamo che la migliore soluzione per un certo cliente sia comprare
dei titoli di stato, sui quali il PF guadagna zero. Sarà il PF
invogliato a consigliare il cliente nel miglior modo possibile?

In pratica ad un PF è istituzionalmente impedito essere onesto (e
mangiare comunque tre volte al giorno).

A me sembra una figura temibilissima.

W.
  #31  
Vecchio 05-03-2007, 21.57.03
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Bianca ha scritto:

>> A parte che il promotore finanziario può essere anche un dipendente,
>> se alludi alla tipologia più diffusa (agente) non è certo indipendente
>> avendo il vincolo del monomandato. Anzi, dato che non ha neanche lo
>> stipendio sicuro e vive di provvigioni.
>>

> appunto Max. Non mi sembra tanto una persona da temere....


Uno che vive delle provvigioni di quello che vende sarà incentivato a
vendere i prodotti che rendono meglio *a lui* anziché quelli che rendono
meglio al cliente.

Per esempio i piani pensionistici assicurativi quarantennali, con i
maxicaricamenti iniziali che vanno per buona parte in tasca sua.

Per esempio i PAC ventennali con le maxicommissioni iniziali, che
altrettanto vanno a comporre la sua provvigione.

Per esempio l'obbligazione da piazzare assolutamente, sulla quale c'è il
bonus provvigionale, che sia o meno adatta al cliente.

Supponiamo che la migliore soluzione per un certo cliente sia comprare
dei titoli di stato, sui quali il PF guadagna zero. Sarà il PF
invogliato a consigliare il cliente nel miglior modo possibile?

In pratica ad un PF è istituzionalmente impedito essere onesto (e
mangiare comunque tre volte al giorno).

A me sembra una figura temibilissima.

W.
  #32  
Vecchio 05-03-2007, 22.29.18
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Vinicio Loncagni ha scritto:

> Al primo posto il consulente VERO, quello ipotizzato da Fred: il consulente
> finanziario indipendente.
> Facciamo i cattivi e parliamo di soldi: quello che *qualunque cosa ti
> venda*
> guadagna sul tuo acquisto.


Per la precisione, quello che guadagna *anche se non compri niente*.
Perché il consulente non è un broker, non vende proprio niente; non è un
gestore, non gestisce i tuoi soldi.
Il consulente consiglia. Ti consiglia come gestire i tuoi soldi. Ti
aiuta a capire se quello che ti offre la banca è buono o cattivo, se è
adatto o non adatto. Ti suggerisce un prodotto più efficiente, uno più
adatto alle tue esigenze, ti aiuta a inquadrare le tue esigenze.
E si fa pagare per consigliarti; qualsiasi cosa consigli, paghi uguale:
presupposto per l'imparzialità.

Ovviamente non tutti possono permettersi di pagare un consulente.
Anche se tanti non si rendono conto che pagano in costi impliciti più di
quello che pagherebbero a un libero professionista.

> Poi c'è il consulente-bancario, che deve aver la capacità di scegliere *tra
> i prodotti a propria disposizione* quello più indicato per le esigenze del
> cliente.


Per fare un confronto, nelle imprese manifatturiere normalmente questo
ruolo è quello di "supporto alla vendita". Quando il cliente ti chiede
una fornitura non banale è normale aiutarlo a scegliere, consigliandolo
per il meglio all'interno del portafoglio dell'azienda.

Il cliente sa perfettamente che il "consulente" può offrirgli solo i
prodotti del proprio catalogo. Sa però che può fare le stesse richieste
alla concorrenza, anzi è assolutamente la norma farsi fare più offerte
tra cui scegliere.
Inoltre in molti campi ci si può rivolgere a rivenditori multimarca che
possono spaziare tra molti cataloghi e comporre un'offerta con i pezzi
migliori di ciascuno.

Nel mondo bancario-finanziario, non è alla portata di tutti i clienti
ottenere offerte da più operatori; anche se lo fosse, otterrebbero molto
spesso offerte tristemente simili. Il broker multimarca non esiste
(esiste nel mondo assicurativo, e non sempre è la soluzione di tutti i
mali).

W.
  #33  
Vecchio 05-03-2007, 22.29.18
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Vinicio Loncagni ha scritto:

> Al primo posto il consulente VERO, quello ipotizzato da Fred: il consulente
> finanziario indipendente.
> Facciamo i cattivi e parliamo di soldi: quello che *qualunque cosa ti
> venda*
> guadagna sul tuo acquisto.


Per la precisione, quello che guadagna *anche se non compri niente*.
Perché il consulente non è un broker, non vende proprio niente; non è un
gestore, non gestisce i tuoi soldi.
Il consulente consiglia. Ti consiglia come gestire i tuoi soldi. Ti
aiuta a capire se quello che ti offre la banca è buono o cattivo, se è
adatto o non adatto. Ti suggerisce un prodotto più efficiente, uno più
adatto alle tue esigenze, ti aiuta a inquadrare le tue esigenze.
E si fa pagare per consigliarti; qualsiasi cosa consigli, paghi uguale:
presupposto per l'imparzialità.

Ovviamente non tutti possono permettersi di pagare un consulente.
Anche se tanti non si rendono conto che pagano in costi impliciti più di
quello che pagherebbero a un libero professionista.

> Poi c'è il consulente-bancario, che deve aver la capacità di scegliere *tra
> i prodotti a propria disposizione* quello più indicato per le esigenze del
> cliente.


Per fare un confronto, nelle imprese manifatturiere normalmente questo
ruolo è quello di "supporto alla vendita". Quando il cliente ti chiede
una fornitura non banale è normale aiutarlo a scegliere, consigliandolo
per il meglio all'interno del portafoglio dell'azienda.

Il cliente sa perfettamente che il "consulente" può offrirgli solo i
prodotti del proprio catalogo. Sa però che può fare le stesse richieste
alla concorrenza, anzi è assolutamente la norma farsi fare più offerte
tra cui scegliere.
Inoltre in molti campi ci si può rivolgere a rivenditori multimarca che
possono spaziare tra molti cataloghi e comporre un'offerta con i pezzi
migliori di ciascuno.

Nel mondo bancario-finanziario, non è alla portata di tutti i clienti
ottenere offerte da più operatori; anche se lo fosse, otterrebbero molto
spesso offerte tristemente simili. Il broker multimarca non esiste
(esiste nel mondo assicurativo, e non sempre è la soluzione di tutti i
mali).

W.
  #34  
Vecchio 05-03-2007, 22.38.50
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Nella discussione:45ec7822$0$37199$4fafbaef@reader3.news .tin.it,
Bianca <bianca.ns@ns.it> ha scritto:

> Bah, ci credo quando lo vedo... L'etica professionale non é
> un'opinione! Ciao :-)


Solo un piccolo chiarimento.

Riproduco da questo link
http://www.dgt.tesoro.it/Aree-Docum/...direttiva-.pdf

RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA MIFID
IPOTESI DI MODIFICA DEL D.LGS. N. 58/1998
Art. 18-bis
(Consulenti indipendenti)
1. La riserva di attività di cui all'articolo 18, non pregiudica la
possibilità per le persone fisiche,
professionisti intellettuali in possesso dei requisiti di
professionalità, onorabilità, indipendenza e
patrimoniali stabiliti con regolamento adottato dal Ministro dell'economia
e delle finanze, sentite la
Banca d'Italia e la Consob, di prestare la consulenza in materia di
investimenti, senza detenere
somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.
2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze adottato di
concerto con il Ministro della
Giustizia e sentite la Banca d'Italia e la Consob, sono stabilite le
regole in materia di:
a) istituzione e funzionamento dell'ordine professionale e dell'albo
dei consulenti indipendenti;
b) modalità di accesso alla professione;
c) condotta da tenere da parte dei consulenti nel rapporto con il
cliente, avuto riguardo alla
disciplina cui sono sottoposti i soggetti abilitati, e demandando all'ordine
l'adozione del codice
deontologico;
d) attribuzione all'ordine professionale di compiti di tutela dei
clienti e di qualificazione e
aggiornamento professionale degli iscritti, nonché di verifica sul
rispetto delle regole di condotta e
del relativo potere disciplinare;
e) attribuzione alla Consob della vigilanza sull'ordine professionale.

Da quest'altro link
http://www.dgt.tesoro.it/Aree-Docum/...tiva-MiFID.pdf
intitolato:
Relazione illustrativa per la consultazione sullo schema di decreto
legislativo in attuazione
della delega di cui all'art. 9 -bis della legge 18 aprile 2005 n. 62
recante i criteri e principi
direttivi per il recepimento della Direttiva 2004/39/CE (MiFID)

si ricava la "spiega":

Articolo 18-bis
La direttiva MiFID inserisce la consulenza tra i servizi di
investimento.
Il nuovo articolo 18-bis istituisce l'ordine professionale e l'albo
dei consulenti indipendenti,
attribuendo al Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con
il Ministro della giustizia,
sentite la Banca d'Italia e la Consob, il potere di emanare la
normativa regolamentare di attuazione.
Con tale normativa saranno in particolare definiti le modalità di
accesso alla professione, le regole
di condotta da rispettare e le sanzioni. Inoltre, all'ordine
professionale saranno attribuiti compiti di
qualificazione e aggiornamento degli iscritti, verificando il rispetto
delle regole di condotta ed
esercitando il relativo potere disciplinare. La Consob vigila sull'ordine
professionale.
Il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e
la Consob, disciplina
con regolamento i requisiti di professionalità, onorabilità,
indipendenza e patrimoniali dei
consulenti.
=====

Per ora siamo fermi qui...

--
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  #35  
Vecchio 05-03-2007, 22.38.50
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Nella discussione:45ec7822$0$37199$4fafbaef@reader3.news .tin.it,
Bianca <bianca.ns@ns.it> ha scritto:

> Bah, ci credo quando lo vedo... L'etica professionale non é
> un'opinione! Ciao :-)


Solo un piccolo chiarimento.

Riproduco da questo link
http://www.dgt.tesoro.it/Aree-Docum/...direttiva-.pdf

RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA MIFID
IPOTESI DI MODIFICA DEL D.LGS. N. 58/1998
Art. 18-bis
(Consulenti indipendenti)
1. La riserva di attività di cui all'articolo 18, non pregiudica la
possibilità per le persone fisiche,
professionisti intellettuali in possesso dei requisiti di
professionalità, onorabilità, indipendenza e
patrimoniali stabiliti con regolamento adottato dal Ministro dell'economia
e delle finanze, sentite la
Banca d'Italia e la Consob, di prestare la consulenza in materia di
investimenti, senza detenere
somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.
2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze adottato di
concerto con il Ministro della
Giustizia e sentite la Banca d'Italia e la Consob, sono stabilite le
regole in materia di:
a) istituzione e funzionamento dell'ordine professionale e dell'albo
dei consulenti indipendenti;
b) modalità di accesso alla professione;
c) condotta da tenere da parte dei consulenti nel rapporto con il
cliente, avuto riguardo alla
disciplina cui sono sottoposti i soggetti abilitati, e demandando all'ordine
l'adozione del codice
deontologico;
d) attribuzione all'ordine professionale di compiti di tutela dei
clienti e di qualificazione e
aggiornamento professionale degli iscritti, nonché di verifica sul
rispetto delle regole di condotta e
del relativo potere disciplinare;
e) attribuzione alla Consob della vigilanza sull'ordine professionale.

Da quest'altro link
http://www.dgt.tesoro.it/Aree-Docum/...tiva-MiFID.pdf
intitolato:
Relazione illustrativa per la consultazione sullo schema di decreto
legislativo in attuazione
della delega di cui all'art. 9 -bis della legge 18 aprile 2005 n. 62
recante i criteri e principi
direttivi per il recepimento della Direttiva 2004/39/CE (MiFID)

si ricava la "spiega":

Articolo 18-bis
La direttiva MiFID inserisce la consulenza tra i servizi di
investimento.
Il nuovo articolo 18-bis istituisce l'ordine professionale e l'albo
dei consulenti indipendenti,
attribuendo al Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con
il Ministro della giustizia,
sentite la Banca d'Italia e la Consob, il potere di emanare la
normativa regolamentare di attuazione.
Con tale normativa saranno in particolare definiti le modalità di
accesso alla professione, le regole
di condotta da rispettare e le sanzioni. Inoltre, all'ordine
professionale saranno attribuiti compiti di
qualificazione e aggiornamento degli iscritti, verificando il rispetto
delle regole di condotta ed
esercitando il relativo potere disciplinare. La Consob vigila sull'ordine
professionale.
Il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e
la Consob, disciplina
con regolamento i requisiti di professionalità, onorabilità,
indipendenza e patrimoniali dei
consulenti.
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  #36  
Vecchio 05-03-2007, 23.52.29
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Nella discussione:esi23i$n1s$1@tdi.cu.mi.it,
capo <w.spam@libero.it> ha scritto:

> Per la precisione, quello che guadagna *anche se non compri niente*.


Yes!

> Perché il consulente non è un broker, non vende proprio niente; non
> è un gestore, non gestisce i tuoi soldi.


Yes, ed è severamente vietato farlo (galera immediata).

> Il consulente consiglia.


Yes, e la consulenza finanziaria, in quanto *indipendente*, può
spaziare in diversi settori del campo finanziario.
Non solo nel campo specifico degli investimenti mobiliari ma anche, ad
esempio, nella individuazione della banca "migliore" per le esigenze
*personali* del cliente, nell'assistenza (non legale ma tecnica) in
caso di vertenze con la propria banca, eccetera.
In ogni caso la parcella "normale" del consulente è sempre compensata
dai risparmi sui costi degli investimenti che, altrimenti, il cliente
sarebbe costretto ad individuare solo tra quelli proposti dalle banche
(o PF), anche potendo "scegliere" tra più banche.
Il fatto è che molti risparmiatori "ignorano" l'entità di molti costi
"nascosti" tra le pieghe di prospetti, fogli informativi e carte
varie, grazie anche a normative che, da sempre, sono state costruite
per favorire il sistema bancario.

Un esempio per tutti, l'opacità delle quotazioni giornaliere dei fondi
comuni di investimento, classico prodotto del risparmio gestito.
Chissà perché, i quotidiani specializzati (oltre ai siti degli
emittenti) sono autorizzati a pubblicare la quotazione, AL NETTO delle
commissioni di gestione.
L'investitore così non ha la *percezione* diretta ed immediata di una
voce di costo fondamentale e che spesso incide notevolmente
sull'effettivo rendimento di tali prodotti.
L'investitore in questo modo è portato, guidato, a concentrarsi solo
su "quanto sto guadagnando" o "quanto sto perdendo" e mai su "quanto
mi sta costando il semplice possesso di questo prodotto".
Per non parlare poi delle tante altre commissioni "una tantum", tipo
quelle di "entrata", di "uscita", di "performance", ecc.

E' un po' come la storia del costo di un bonifico, voce (come molte
altre) assente da molti documenti di sintesi.
Mi è stato spiegato, a suo tempo, che la banca è "in regola", perché
siccome un bonifico può essere fatto anche al di fuori di un rapporto
di c/c, la banca non è obbligata ad inserire tale voce di costo nel
citato documento.

Ecco, queste sono cose *fuori dal mondo*, fuori da ogni logica di
mercato trasparente e concorrenziale, sono cose che mi fanno incaxxxre
oltremodo quando sento cianciare di "pattichiari" del ciufolo.

Mah, vabbè, tiremm' ennanz... (andiamo avanti....)

--
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  #37  
Vecchio 05-03-2007, 23.52.29
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Nella discussione:esi23i$n1s$1@tdi.cu.mi.it,
capo <w.spam@libero.it> ha scritto:

> Per la precisione, quello che guadagna *anche se non compri niente*.


Yes!

> Perché il consulente non è un broker, non vende proprio niente; non
> è un gestore, non gestisce i tuoi soldi.


Yes, ed è severamente vietato farlo (galera immediata).

> Il consulente consiglia.


Yes, e la consulenza finanziaria, in quanto *indipendente*, può
spaziare in diversi settori del campo finanziario.
Non solo nel campo specifico degli investimenti mobiliari ma anche, ad
esempio, nella individuazione della banca "migliore" per le esigenze
*personali* del cliente, nell'assistenza (non legale ma tecnica) in
caso di vertenze con la propria banca, eccetera.
In ogni caso la parcella "normale" del consulente è sempre compensata
dai risparmi sui costi degli investimenti che, altrimenti, il cliente
sarebbe costretto ad individuare solo tra quelli proposti dalle banche
(o PF), anche potendo "scegliere" tra più banche.
Il fatto è che molti risparmiatori "ignorano" l'entità di molti costi
"nascosti" tra le pieghe di prospetti, fogli informativi e carte
varie, grazie anche a normative che, da sempre, sono state costruite
per favorire il sistema bancario.

Un esempio per tutti, l'opacità delle quotazioni giornaliere dei fondi
comuni di investimento, classico prodotto del risparmio gestito.
Chissà perché, i quotidiani specializzati (oltre ai siti degli
emittenti) sono autorizzati a pubblicare la quotazione, AL NETTO delle
commissioni di gestione.
L'investitore così non ha la *percezione* diretta ed immediata di una
voce di costo fondamentale e che spesso incide notevolmente
sull'effettivo rendimento di tali prodotti.
L'investitore in questo modo è portato, guidato, a concentrarsi solo
su "quanto sto guadagnando" o "quanto sto perdendo" e mai su "quanto
mi sta costando il semplice possesso di questo prodotto".
Per non parlare poi delle tante altre commissioni "una tantum", tipo
quelle di "entrata", di "uscita", di "performance", ecc.

E' un po' come la storia del costo di un bonifico, voce (come molte
altre) assente da molti documenti di sintesi.
Mi è stato spiegato, a suo tempo, che la banca è "in regola", perché
siccome un bonifico può essere fatto anche al di fuori di un rapporto
di c/c, la banca non è obbligata ad inserire tale voce di costo nel
citato documento.

Ecco, queste sono cose *fuori dal mondo*, fuori da ogni logica di
mercato trasparente e concorrenziale, sono cose che mi fanno incaxxxre
oltremodo quando sento cianciare di "pattichiari" del ciufolo.

Mah, vabbè, tiremm' ennanz... (andiamo avanti....)

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