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  #1  
Vecchio 28-09-2006, 01.08.23
Fred®
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Predefinito (lungo) Banchieri da strapazzo...

Probabilmente anche chi non è rimasto coinvolto direttamente nelle
tristi vicende «MyWay» e «4You» ricorderà quanto se ne è discusso anche
qui.
Ora emergono altri particolari sulla vicenda complessiva che coinvolgono
banchieri, autorità di controllo e, chissà, anche la solita politica.

Peccato che di questi "pasticci" se ne parli sempre "a babbo morto" e
anche dagospia.com - da cui riporto il lungo ma IMO interessante
articolo - non si sottrae alla regola.

(avvertenza: siccome nell'articolo si fanno riferimenti anche a uomini
politici prego *ignorare* e attenersi agli aspetti "bancari" per
eventuali commenti/repliche)

========
Inchiesta di Claudio Gatti per il Sole 24 Ore

Un consulente finanziario milanese lo definisce «il più grande abbaglio
che una banca italiana abbia mai preso». O anche: il più costoso
specchietto per le allodole della storia creditizia tricolore. È l'acquisto
a peso d'oro della Banca del Salento - poi Banca 121 - da parte del
Monte dei Paschi di Siena. Storia vecchia di sei anni, ma non per questo
consegnata agli annali. Soprattutto dopo l'ultima ispezione di Banca d'Italia
a Mps Banca Personale di Lecce.

Il 31 gennaio 2000 il Monte dei Paschi di Siena annunciò di aver siglato
l'accordo quadro che gli consentiva di acquisire la Banca del Salento.
Ecco come un successivo rapporto interno ne ricostruirà i termini: «Tale
accordo prevedeva un corrispettivo totale per l'acquisto del 100% del
capitale di BdSA pari a 2.500 miliardi, di cui 1.600 miliardi riferibili
al pacchetto di controllo, da regolare per 600 miliardi in contanti e
per 1.000 miliardi mediante concambio con azioni Bmps di nuova
emissione, e 900 miliardi a quello di minoranza».

Era una montagna di soldi, ma al momento dell'affare il costo sembrava
un fattore quasi ininfluente. Al centro dell'attenzione di tutti -
banchieri, analisti e massmedia - erano le evidenti sinergie, i futuri
piani di crescita, e soprattutto lo straordinario potenziale della prima
"bancamulticanale" del Paese, con una vasta rete di "negozi finanziari"
e tecnologie d'avanguardia che le permettevano di operare 24 ore al
giorno.
Le cifre diffuse erano da capogiro. Si ipotizzava un indice di
redditività del 20%,una riduzione del rapporto tra costi e ricavi del
45% e una crescita della raccolta del gruppo di oltre 10 punti.

Non era solo alla banca salentina che veniva attribuito uno
straordinario valore e un ancor più straordinario futuro. Ma anche al
suo top manager, Vincenzo Figarola De Bustis, l'uomo che in qualità di
direttore generale riuscì a farne esplodere il reddito grazie a una
serie di prodotti di ingegneria finanziaria dai nomi invitanti quali
Btp-tel o Btp-index. De Bustis fu subito cooptato nel management del
Monte, arrivando a prenderne il timone in qualità di direttore generale,
caso più unico che raro di manager di soggetto acquisito che prende il
controllo del soggetto acquirente. Una spiegazione c'era. Ed era anche
logica: se la Banca del Salento era quel gioiello che si diceva, il
merito era infatti di De Bustis.

A pensarlo in quel periodo non erano solo i senesi. Ecco cosa si legge
in un rapporto interno redatto dall'Ispettorato Vigilanza della Banca d'Italia
in occasione dell'ispezione fatta alla banca salentina alla vigilia del
suo acquisto: «Dotato di una visione anticipatrice dell'evoluzione dell'attività
bancaria... l'ing. De Bustis si è rapidamente affermato come il soggetto
trainante del cambiamento, portatore di una "mission" volta ad affermare
una nuova fisionomia aziendale tesa all'innovazione e alla competizione
sui mercati aperti».

Insomma, all'epoca dell'asta per la Banca del Salento, De Bustis era
considerato un astro nascente della finanza nazionale. Ei nuovi prodotti
di ingegneria finanziaria da lui introdotti sul mercato erano ritenuti
una vera e propria manna finanziaria.

Tutto ciò, ovviamente, prima che emergesse che dietro a prodotti
pubblicizzati con slogan come «l'innovazione nella previdenza» non c'erano
strumenti assicurativo-pensionistici bensì, di fatto, prestiti che
finanziavano investimenti con forti commissioni upfront. Prima che buona
parte dei 170mila risparmiatori del gruppo Monte dei Paschi capissero di
aver firmato contratti di finanziamento a rimborso rateale finalizzato
all'acquisto di prodotti ad alta leva finanziaria e quindi molto più
rischiosi di quanto non avessero pensato. Insomma prima che scoppiasse
lo scandalo di «My Way» e «4You» che avrebbe poi contribuito a spingere
via da Siena De Bustis (col conseguente approdo alla Deutsche Bank dove
è tuttora).

Prima, infine, che il grande sogno della banca del futuro si tramutasse
nell'incubo della banca da dimenticare. Quel sogno durò lo spazio di tre
primavere, cioè fino al dicembre 2002 quando fu decisa la fusione per
incorporazione di Banca 121 nel Monte dei Paschi ed emersero altri
numeri: oltre 950 dipendenti da integrare nel Monte, 309,1 milioni di
euro di perdita su un valore di carico di 599,4, e una riduzione del
patrimonio di vigilanza per il Monte di 400 milioni.

Il problema è che per il Monte i traumi economici non si esaurirono lì.
A parte il grave danno di immagine dovuto alla vicenda di «MyWay» e
«4You», nel corso di questi ultimi 6 anni, tra cessioni di crediti,
acquisti di sportelli, e pagamenti di vecchi oneri dei contenziosi
legali, fonti del Monte hanno rivelato a Il Sole 24Ore che per la
Salento-121 la banca senese ha finito col spendere non meno di altri
1.000 miliardi di lire. «Sono cifre prive di fondamento, che paiono
scontare importanti duplicazioni di computo e che non considerano la
traslazione di attività all'interno del gruppo», è la replica del Monte
dei Paschi a queste stime.

Comunque sia, sorgono spontanee due domande: come mai le autorità di
controllo non hanno capito che quella imboccata da De Bustis alla Banca
del Salento era una strada estremamente sdrucciolevole? E perché la "due
diligence" del Monte dei Paschi e dei suoi advisors non ha messo in
guardia chi voleva acquistare la BdS? In un'inchiesta durata svariati
mesi, Il Sole 24 Ore ha provato a trovare risposte adeguate.

Come al solito, le responsabilità sono risultate diffuse. Cominciamo da
quelle della Banca d'Italia di Antonio Fazio, cioé di un governatore che
ha sempre voluto mantenere uno stretto controllo su operazioni bancarie
di una certa portata. Dopo aver indagato Fazio per omesso controllo e
favoreggiamento, l'anno scorso, il Pm di Trani ha chiesto l'archiviazione
del procedimento. Ma documenti ottenuti da Il Sole 24 Ore rivelano che
nell'ispezione che terminò il 24 febbraio 1999, Bankitalia aveva
individuato svariati problemi.

«La potenzialità degli strumenti di controllo non risultava coerente con
le soluzioni adottate in ordine ai processi commerciali e ai canali di
vendita: infatti sul versante della rete indiretta (promotori/negozi
finanziari) il maggior sforzo è stato profuso nel... favorire una rapida
penetrazione commerciale. Minore attenzione, di contro, è stata
riservata alla predisposizione di strumenti informativi idonei a
monitorare l'andamento del canale....L'operatività nel comparto delle
gestioni patrimoniali era interessata da inefficienze e disfunzioni».

In materia di sistemi informativi, gli ispettori notarono una curiosa
asimmetria: «La valenza che la Banca assegna alla variabile tecnologica
rivela peculiarmente due approcci:.. in tutti i settori dell'peratività .nei quali è in gioco l'immagine di azienda efficiente e dinamica...
forte è il contributo della tecnologia. Nelle aree di tipo più
tradizionale e di minore visibilità esterna (amministrazione, controlli
e contabilità) è a lungo prevalsa al contrario una logica . di scarsa
propensione all'investimento».

Gli ispettori avevano inoltre messo in evidenza la centralità del
business dei nuovi prodotti di ingegneria finanziaria, definito in un
loro rapporto "strategico", ma soprattutto il fatto che quei prodotti
erano tanto redditizi quanto ingannevoli. Seppure espresso nel
distaccato linguaggio tecnico, è senza dubbio questo il senso di quello
che si legge nel rapporto: «Oltre al normale scarto che si forma tra i
prezzi all'ingrosso e al dettaglio, la minore concorrenza che
contraddistingue tale peculiare segmento di mercato e la forte
asimmetria informativa fra sottoscrittori e intermediario consentono a
quest'ultimo di lucrare elevati profitti».

In un'intervista a Il Sole 24 Ore, Vincenzo De Bustis ha attribuito la
colpa di questa «attività di vendita non diligente» alla rete
commerciale sostenendo che «è stato dimostrato che la banca aveva
fornito tutte le necessarie informazioni». Ma non è quello che ha
dichiarato alla magistratura l'ex dipendente della banca salentina
Enrico Battaglia: «La politica dell'istituto di credito era quella di
collocare a tutti i costi i prodotti finanziari suddetti alla
clientela... Per l'inserimento al terminale di operazioni strutturate il
sistema richiedeva... la propensione al rischio... Tali condizioni non
erano però discusse con il cliente al momento della sottoscrizione del
contratto. Per quanto mi risulta infatti la documentazione era spesso
firmata in bianco».

Comunque fosse, era chiaramente un gioco ad alto rischio. Perché nel
momento in cui il mercato fosse sceso il valore di quei prodotti lo
avrebbe seguito a ruota, e la clientela sarebbe rimasta sorpresa. Come è
ormai noto a tutti, alcuni anni dopo accadde esattamente questo con
«MyWay»e «4You».
Ma sebbene De Bustis lo neghi, a Il Sole 24 Ore risulta che era successo
già prima a Lecce e che gli ispettori della Banca d'Italia lo erano
venuti a sapere. In occasione dell'ispezione fu detto loro che, per
evitare polemiche con risparmiatori presso i quali erano stati piazzati
dei prodotti strutturati (chiamati Ccs) la cui performance era stata
negativa, la BdS li aveva ricomprati al prezzo originale. Si era così
trovata con una significativa minusvalenza.

Ciò avrebbe probabilmente abbattuto il conto economico proprio in un
momento in cui De Bustis si stava preparando a vendere la banca. Il
rimedio? «Anziché metterli a bilancio,per evitare di abbattere il conto
economico quei prodotti indesiderati vennero immessi nei portafogli dei
clienti gestiti. Ma fu fatto a valori di carico e non di mercato, mentre
per il bilancio quei prodotti erano valutati a prezzi di mercato. Si
creava così un improprio doppio binario di valutazione, uno per la
clientela e uno per il bilancio», commenta una persona al corrente della
vicenda. Non era una scorrettezza da poco, ma anziché essere evidenziata
nel rapporto ispettivo venne relegata in un paragrafo di un allegato che
parlava di «un'operazione strutturata ... sulla quale in corso di
ispezione si sono rilevate delle anomalie».
Così come non furono evidenziati i problemi del portafoglio crediti. «C'erano
chiari segnali di window-dressing, di minusvalenze nascoste anche nel
credito oltre che nella finanza »,dice la nostra fonte.

Insomma, tra asimmetria tecnologica, asimmetria informativa, asimmetria
contabile, insussistenze nascoste e soprattutto un conto economico
fortemente dipendente dalla vendita di prodotti di ingegneria
finanziaria, c'erano elementi per lanciare l'allarme e forse anche
prevenire l'esplosione del il bubbone di «MyWay» e «4You». Ma non fu
fatto.

Come mai non emersero problemi nella due diligence fatta dal Mps? Pur
incredibile che sembri, in realtà anche qui ne vennero a galla molti.
Ecco cosa si legge a proposito dell'asimmetria tecnologica nella
relazione sulla cosiddetta data room fatta a Lecce e presentata al
consiglio di amministrazione del Mps il 4 novembre 1999: «L'elemento
distintivo della cultura aziendale è costituito dalla particolare
sensibilità verso l'innovazione... (ma) per fronteggiare la crescita di
volumi prevista dal piano pluriennale si rende indispensabile una
profonda revisione dell'architettura del sistema informativo nella sua
globalità».

Sul tema del peso specifico e Delle caratteristiche dei prodotti
ingegnerizzati, il rapporto sulla data room scrive: «Dal punto di vista
della performance reddituale i buoni risultati della banca sono
fondamentalmente riconducibili ai proventi derivanti direttamente o
indirettamente dall'area Finanza (elevato tasso di rotazione del
portafoglio nonché dal collocamento di prodotti ingegnerizzati), è
quindi molto rilevante analizzare in dettaglio l'attivitàdi questo
comparto».

Ma alla fine, l'analisi non fu affatto approfondita: «Purtroppo l'informazione
fornitaci non è stata molta, e quindi la ricostruzione che abbiamo
potuto effettuare è stata il frutto di alcuni colloqui (molto prudenti)
e nostre elaborazioni. Questa ritrosia è da un lato comprensibile per
ovvi motivi di riservatezza ... d'altra parte si deve riconoscere che
una maggior trasparenza avrebbe permesso di comprendere meglio sia .l'origine
ed eventualmente la ripetibilità di un risultato economico di
particolare rilievo ». Probabilmente anche per questo gli obiettivi
rappresentati da BdS vennero nel loro complesso definiti «decisamente
ambiziosi e di gran lunga superiori alle dinamiche patrimoniali e
reddituali sin qui sviluppate».

Insomma un rapporto tutt'altro che entusiastico. Ma allora perché si
arrivò a offrire cifre iperboliche? La risposta più innocente è che all'epoca
si era in piena bolla speculativa e il mito della banca del futuro
abilmente alimentato dai leccesi faceva gola a una banca tradizionale
come quella senese. Ma la bolla non aveva fatto perdere il senso delle
proporzioni a tutti.

Il Sole24 Ore ha appurato che gli advisor della Rothschild cercarono in
qualche modo di frenare gli entusiasmi del vertice del Monte. Anche
perché non ritenevano assolutamente realistico il piano industriale
offerto dalla BdS.

Ecco cosa recita un documento riservato presentato dalla Rothschild a
Siena: «Confrontato con gli scenari dimercato per il settore bancario...
le proiezioni delle masse e delle grandezze di conto economico proposte
dal Piano Industriale di Banca del Salento risultano sistematicamente
più aggressive. I principali punti di attenzione sollevati rispetto al
Piano Industriale presentato dalla Banca del Salento: i ritmi di
sviluppo delle rete distributiva prospettati, i rendimenti attesi per la
raccolta gestita nel periodo 1999-2002, l'aumento dei ritmi previsti per
gli impieghi mutui, i flussi di dividendi derivanti dalla controllata
irlandese (responsabile dei prodotti strutturati NdR)».

A Il Sole 24 Ore risulta che le perplessità della Rothschild non furono
condivise dal CdA del Monte, e in particolare dal presidente Pier Luigi
Fabrizi, il quale riteneva gli advisor troppo cauti. «Rothschild era
pronta ad abbandonare la partita, perché ritenne irrealistico il piano
della Salento. Il CdA, invece, era portato a continuare ad aumentare l'offerta»,
conferma uno dei protagonisti della vicenda. Tant'è che gli uomini di
Rothschild non furono invitati a partecipare al consiglio in cui venne
deciso il rilancio finale di oltre 300 miliardi di lire che portò l'offerta
complessiva a 2500.

Questa ricostruzione è però smentita da Siena: «La Banca ha articolato
la sua proposta d'acquisto - ovviamente approvata dal Consiglio di
Amministrazione- nell'ambito delle indicazioni formulate dall'advisor
Rothschild», dice il Monte. Lo stesso sostiene Fabrizi: «il CdA prese
all'unanimità la decisione di effettuare un'ultima operazione di
rilancio sulla base di una relazione del direttore generale e della
valutazione di Rothschild».

«L'Ok di Rothschild era dichiaratamente subordinato alla realizzazione
del piano industriale preparato da Andersen Consulting, che fu però
giudicato dalla stessa Rothschild troppo ottimista», insiste un'altra
fonte a conoscenza dei fatti. «La mia impressione fu che si volesse fare
quell'operazione a tutti i costi».

Certo è che da sin dall'inizio a Siena si diffuse il sospetto di
ingerenze e pressioni politiche affinché l'operazione andasse in porto e
De Bustis sbarcasse in città in una posizione di peso.
De Bustis era senza dubbio un banchiere con ottime entrature politiche.
Da entrambi i lati dello schieramento. Nel corso degli anni lo si è per
esempio dato sia vicino ad An che a Gianni Letta. Ma vista l'influenza
dei Ds sul Monte è soprattutto il rapporto con Massimo D'Alema che all'epoca
fece mormorare. Anche perché nella campagna elettorale del 2001 De
Bustis non solo partecipò a un comizio del leader diessino aGallipoli,
ma firmò un manifesto a suo favore.

A Il Sole 24 Ore, lo stesso De Bustis non ha nascosto che il suo
rapporto privilegiato con D'Alema contribuì a farlo arrivare sulla
poltrona di direttore generale del Monte: «Se dico di no, dico una
bugia», spiega, «ma (fu fatto) in perfetto accordo coni decisori a
livello locale».
Ma se per Siena e per il Monte la vicenda Salento-121 è tutta da
dimenticare, lo stesso non si può dire per De Bustis. Il Sole 24 Ore ha
infatti saputo che oltre al realizzo su stock options da lui detenute,
pari a oltre 10 milioni di euro, De Bustis ha avuto anche un premio di
circa 12 miliardi di vecchie lire. «Sarebbe stato logico che quel premio
fosse dato dagli azionisti della Salento, ma fu invece spesato al Monte
dei Paschi », rivela una delle nostre fonti.

«Nella notte della firma del contratto Gorgoni ci consegnò una lettera.
Si parlava di un bonus per DeBustis legato all'operazione e alla
valutazione della banca. Era una cosa abbastanza scottante e non era mai
entrata nella trattativa, ma non certo motivo sufficiente per far
saltare l'accordo», conferma una fonte senese, secondo la quale quell'elargizione
a De Bustis «non venne mai messa a verbale perché era una tantum che non
incideva».

Dagospia 27 Settembre 2006

--
Saluti. Fred®
Alt 28-09-2006, 01.08.23
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  #2  
Vecchio 28-09-2006, 09.35.44
Asappo
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Predefinito Re: (lungo) Banchieri da strapazzo...


Fred® ha scritto:

> ...
> Inchiesta di Claudio Gatti per il Sole 24 Ore
> ...


Sconsolante !
Mi fa venire in mente un'altra vicenda bancaria, per certi
aspetti simile: quella di BiPop (astro nascente del
panorama bancario, altamente tecnologizzato, che poi
col tempo ha rivelato segreti inconfessabili).

Che dire ? questa è l'Italia; se la Banca d'Italia avesse
fatto il suo dovere e gli advisor avessero insistito un po'
sulle loro perplessità e la legge sul risparmio fosse stata
approvata prima, forse (ripeto forse) non saremmo
arrivati a questo punto.

A parte l'inganno ai danni della clientela, che andrebbe
sempre punita severamente, voglio fare un'altra
considerazione: non mi si venga a dire che le
cose andrebbero meglio se le banca fossero dello Stato !
  #3  
Vecchio 28-09-2006, 09.35.44
Asappo
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Predefinito Re: (lungo) Banchieri da strapazzo...


Fred® ha scritto:

> ...
> Inchiesta di Claudio Gatti per il Sole 24 Ore
> ...


Sconsolante !
Mi fa venire in mente un'altra vicenda bancaria, per certi
aspetti simile: quella di BiPop (astro nascente del
panorama bancario, altamente tecnologizzato, che poi
col tempo ha rivelato segreti inconfessabili).

Che dire ? questa è l'Italia; se la Banca d'Italia avesse
fatto il suo dovere e gli advisor avessero insistito un po'
sulle loro perplessità e la legge sul risparmio fosse stata
approvata prima, forse (ripeto forse) non saremmo
arrivati a questo punto.

A parte l'inganno ai danni della clientela, che andrebbe
sempre punita severamente, voglio fare un'altra
considerazione: non mi si venga a dire che le
cose andrebbero meglio se le banca fossero dello Stato !
  #4  
Vecchio 28-09-2006, 19.45.17
Max max
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"Fred®" <mail_valida_nel_reply-to@nospam.invalid> ha scritto nel messaggio
news:5uDSg.6439$K8.5980@news.edisontel.com...
> Probabilmente anche chi non è rimasto coinvolto direttamente nelle tristi
> vicende «MyWay» e «4You»


La cosa assurda è che poi i danni (anche quando la banca risarcisce) li
pagano indirettamente tutti i clienti mentre certi "banchieri" sono liberi
di fare danni altrove.

Max max

  #5  
Vecchio 28-09-2006, 19.45.17
Max max
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"Fred®" <mail_valida_nel_reply-to@nospam.invalid> ha scritto nel messaggio
news:5uDSg.6439$K8.5980@news.edisontel.com...
> Probabilmente anche chi non è rimasto coinvolto direttamente nelle tristi
> vicende «MyWay» e «4You»


La cosa assurda è che poi i danni (anche quando la banca risarcisce) li
pagano indirettamente tutti i clienti mentre certi "banchieri" sono liberi
di fare danni altrove.

Max max

  #6  
Vecchio 30-09-2006, 10.05.23
kisaz@libero.it
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Predefinito Re: (lungo) Banchieri da strapazzo...

On Thu, 28 Sep 2006 01:08:23 +0200, "Fred®"
<mail_valida_nel_reply-to@nospam.invalid> wrote:

>Probabilmente anche chi non è rimasto coinvolto direttamente nelle
>tristi vicende «MyWay» e «4You» ricorderà quanto se ne è discusso anche


Premetto che non intendo assolutamente giustificare le banche ed i
loro "distrattissimi" controllori ma dovremmo anche considerare che
spesso è il cliente che si fa prendere dall'ingordigia di guadagnare
più del possibile e che, perciò, abbocca alle facili promesse del
promotore dr. Gatto e della funzionaria sig.ra Volpe.

Che differenza c'è fra quelli che stazionano davanti ai monitor dei
locali di scommesse e quei pensionati che stazionano davanti ai
monitor delle quotazioni di Borsa messi in vetrina "furbescamente"
dalle banche per attrarre i gonzi?

Che può capire l'uomo della strada di settori molto complessi come le
TLC o l'IT o la nanontecnologie o la bioingegneria se questi settori
richiedono anche agli specilaisti complesse analisi e tonnellate di
informazioni da vagliare e da filtrare?

Eppure, tranquillamente, la gente ha acquistato bond argentini e
quelli llattiero-caseari allettati da promesse di ingenti rendimenti.

Dalle mie parti si dice che: ogni giorno escono un fesso ed un dritto
e se si incontrano hanno entrambi combinato la giornata.
Purtroppo le banche di fessi (ingordi e presuntusosi) ne trovano tanti
perchè la loro mammina è sempre incinta!
  #7  
Vecchio 30-09-2006, 10.05.23
kisaz@libero.it
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On Thu, 28 Sep 2006 01:08:23 +0200, "Fred®"
<mail_valida_nel_reply-to@nospam.invalid> wrote:

>Probabilmente anche chi non è rimasto coinvolto direttamente nelle
>tristi vicende «MyWay» e «4You» ricorderà quanto se ne è discusso anche


Premetto che non intendo assolutamente giustificare le banche ed i
loro "distrattissimi" controllori ma dovremmo anche considerare che
spesso è il cliente che si fa prendere dall'ingordigia di guadagnare
più del possibile e che, perciò, abbocca alle facili promesse del
promotore dr. Gatto e della funzionaria sig.ra Volpe.

Che differenza c'è fra quelli che stazionano davanti ai monitor dei
locali di scommesse e quei pensionati che stazionano davanti ai
monitor delle quotazioni di Borsa messi in vetrina "furbescamente"
dalle banche per attrarre i gonzi?

Che può capire l'uomo della strada di settori molto complessi come le
TLC o l'IT o la nanontecnologie o la bioingegneria se questi settori
richiedono anche agli specilaisti complesse analisi e tonnellate di
informazioni da vagliare e da filtrare?

Eppure, tranquillamente, la gente ha acquistato bond argentini e
quelli llattiero-caseari allettati da promesse di ingenti rendimenti.

Dalle mie parti si dice che: ogni giorno escono un fesso ed un dritto
e se si incontrano hanno entrambi combinato la giornata.
Purtroppo le banche di fessi (ingordi e presuntusosi) ne trovano tanti
perchè la loro mammina è sempre incinta!
  #8  
Vecchio 30-09-2006, 21.13.37
Fred®
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kisaz@libero.it ha scritto:

> Purtroppo le banche di fessi (ingordi e presuntusosi) ne trovano
> tanti perchè la loro mammina è sempre incinta!


360.000 ingordi e presuntusosi (solo x i Bond argentini) mi sembrano un
po' troppi, anche se qualcuno tra di loro ci sarà pur stato.

Fiducia mal riposta da una parte, malafede dall'altra; questa è la
realtà (che emerge anche dalla giurisprudenza che si sta formando).

Saluti. Fred®
  #9  
Vecchio 30-09-2006, 21.13.37
Fred®
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Predefinito Re: (lungo) Banchieri da strapazzo...

kisaz@libero.it ha scritto:

> Purtroppo le banche di fessi (ingordi e presuntusosi) ne trovano
> tanti perchè la loro mammina è sempre incinta!


360.000 ingordi e presuntusosi (solo x i Bond argentini) mi sembrano un
po' troppi, anche se qualcuno tra di loro ci sarà pur stato.

Fiducia mal riposta da una parte, malafede dall'altra; questa è la
realtà (che emerge anche dalla giurisprudenza che si sta formando).

Saluti. Fred®
  #10  
Vecchio 02-10-2006, 09.10.35
Asappo
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Predefinito Re: (lungo) Banchieri da strapazzo...

kisaz@libero.it ha scritto:
> Che può capire l'uomo della strada di settori molto complessi come le
> TLC o l'IT o la nanontecnologie o la bioingegneria se questi settori
> richiedono anche agli specilaisti complesse analisi e tonnellate di
> informazioni da vagliare e da filtrare?

Questo è il motivo per cui "l'incompetente" investitore si affida ad
esperti (consulenti finanziari, bancari di fiducia, fondi comuni)

> Eppure, tranquillamente, la gente ha acquistato bond argentini e
> quelli llattiero-caseari allettati da promesse di ingenti rendimenti.

Sui bond argentini ma soprattutto sullo scandalo Cirio e Parmalat le
cose sono diverse.
Sfido chiunque a capire da bilanci falsi che le cose vanno male ! Anche
le società di rating sono rimaste imbrogliate.
Solo le banche coinvolte nei finanziamenti vedevano la situazione
"dall'interno" e quindi erano in grado di valutare esattamente il
rischio. Infatti hanno imposto e collocato bond per rientrare da loro
finanziamenti.
Ma questa è roba da galera. Non venirmi a dire che bastava informarsi
per non cadere nella trappola Parmalat.
  #11  
Vecchio 02-10-2006, 09.10.35
Asappo
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Predefinito Re: (lungo) Banchieri da strapazzo...

kisaz@libero.it ha scritto:
> Che può capire l'uomo della strada di settori molto complessi come le
> TLC o l'IT o la nanontecnologie o la bioingegneria se questi settori
> richiedono anche agli specilaisti complesse analisi e tonnellate di
> informazioni da vagliare e da filtrare?

Questo è il motivo per cui "l'incompetente" investitore si affida ad
esperti (consulenti finanziari, bancari di fiducia, fondi comuni)

> Eppure, tranquillamente, la gente ha acquistato bond argentini e
> quelli llattiero-caseari allettati da promesse di ingenti rendimenti.

Sui bond argentini ma soprattutto sullo scandalo Cirio e Parmalat le
cose sono diverse.
Sfido chiunque a capire da bilanci falsi che le cose vanno male ! Anche
le società di rating sono rimaste imbrogliate.
Solo le banche coinvolte nei finanziamenti vedevano la situazione
"dall'interno" e quindi erano in grado di valutare esattamente il
rischio. Infatti hanno imposto e collocato bond per rientrare da loro
finanziamenti.
Ma questa è roba da galera. Non venirmi a dire che bastava informarsi
per non cadere nella trappola Parmalat.
 

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Bigmeme: Fazio è un grande uomo, l'unico banchiere cattolico, in un mondo di laici: cosi zio Giulio Andreotti ha difeso Antonino Fazio; certo che questi due di baci se ne intendono. L'esser cattolico...
Banche 3 07-09-2005 20.58.10
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Borsa 10 28-11-2003 16.51.40



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