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  #1  
Vecchio 05-02-2006, 17.59.39
matteo 43
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Predefinito in caso di default...

Poniamo caso che io in una Banca italiana detengo, in un normale
conto-deposito amministrato, tra gli altri, titoli di Sato esteri tipo
USA, Inghilterra,Francia e Svizzera; cosa succederebbe in caso dei due
seguenti scenari:

1) fallimento della Banca nei quali ho i titoli;

2) fallimento/default dello Stato italiano;

Cioè, pur fallendo la banca nella quale ho i titoli, ho ancora speranza
di riaverli oppure no?

Grazie e saluti
Alt 05-02-2006, 17.59.39
borsa-italia.net
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  #2  
Vecchio 05-02-2006, 22.56.25
Reventlov
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Predefinito Re: in caso di default...

Il giorno Sun, 5 Feb 2006 17:59:39 +0100, "matteo 43" <matteo43@tin.it> ha scritto:
>Poniamo caso che io in una Banca italiana detengo, in un normale
>conto-deposito amministrato, tra gli altri, titoli di Sato esteri tipo
>USA, Inghilterra,Francia e Svizzera; cosa succederebbe in caso dei due
>seguenti scenari:
>1) fallimento della Banca nei quali ho i titoli;
>2) fallimento/default dello Stato italiano;
>Cioè, pur fallendo la banca nella quale ho i titoli, ho ancora speranza
>di riaverli oppure no?


I titoli dei clienti sono depositati in un conto separato dai titoli della banca. Salvo
grandi malversazioni, la banca non può usare i titoli dei clienti.
Le banche comunque non falliscono per legge, e i coefficienti prudenziali sono abbastanza
stringenti da non creare i presupposti per una liquidazione coatta. Una banca in
difficoltà viene acquistata da una banca sana e a rimetterci sono eventualmente gli
azionisti.
Circa il fallimento dello stato italiano, invece, mi astengo dal dire stupidaggini (questo
non significa che nella risposta precedente non mi sia astenuto dal farlo...) in quanto il
mancato rimborso dei titoli di stato alle banche sarebbe solo uno dei tanti problemi.
Giovanni.
--
Giovanni Cenati (Aosta, Italy)
Write to user "Reventlov" and domain at katamail com
http://digilander.libero.it/Cenati (VbScript)
--
  #3  
Vecchio 06-02-2006, 12.01.00
Bigmeme
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Predefinito Re: in caso di default...


"matteo 43" <matteo43@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:ds5atj$ema$1@area.cu.mi.it...
> Poniamo caso che io in una Banca italiana detengo, in un normale
> conto-deposito amministrato, tra gli altri, titoli di Sato esteri tipo
> USA, Inghilterra,Francia e Svizzera; cosa succederebbe in caso dei due
> seguenti scenari:
>
> 1) fallimento della Banca nei quali ho i titoli


il fallimento della banca non ha alcun riflesso sui tuoi titoli
perchè nel comprare e vendere titoli, la banca fà solamente
da intermediario; per altro una volta comprati i titoli sono
assolutamente nominali, e cioè intestati al solo titolare del
deposito titoli, che non per caso può essere solamente una
persona (giuridica o fisica)



> 2) fallimento/default dello Stato italiano;


in caso di default d'uno stato, e quindi anche di quello italiano
nel caso te sia titolare di obbligazioni dello stesso stato alla peggio
puoi perdere tutto; alla meglio puoi recuperare qualcosa, se lo
stato rinegozia il debito sovrano. In questo, l'esempio non è poi
molto lontano, basta vedere cosa è capitato allo stato Argentino.
Occhio poi a tutti gli strumenti finanziari garantiti dallo stato, perchè
con il default dello stesso, anche le garanzie su i titoli correlati vengono
a cadere
Esempio è dato dal prestito ponte concesso all'alitalia con garanzia
sovrana dello stato italiano.



> Cioè, pur fallendo la banca nella quale ho i titoli, ho ancora speranza
> di riaverli oppure no?


Devi entrare nell'ordine di idee che la banca è intermediario e non ha
alcuna responsabilità, nel bene e nel male sui titoli che intermedia.
Cosa diversa è se i titoli ne vengono dal proprio stesso portafoglio;
qui vi potrebbero essere delle responsabilità, come accaduto nel caso
dei bond parmalat ed argentini.
In senso lato tuttavia la banca è intermediario e non ha alcuna
responsabilità.
Ovvio che se possiedi azioni e/o obbligazioni, certificati di deposito della
stessa banca in fallimento, allora rischi di perdere. Le azioni sono le più
rischiose per deficinizione, perchè creditori di ultima istanza; a salire vi
sono le obbligazioni ed i certificati di deposito in quanto creditori
privilegiati
e cioè i primi che prendono i soldi nel caso della liquidazione.
Banche fallite, non ve ne sono state molte nella storia, perchè nella
maggior
parte viene difficile bypassare tutti i controlli della banca centrale,
tanto da
provocare uno stato d'insolvenza.
Ma essempi, piccoli o grandi che siano ve ne sono, e ve ne sono stati.
Banca di Roma nei primi del secolo 1900, e poi a seguire Banca Privata
Italiana, di Michele Sindona; Banco Ambrosiano di Roberto Calvi; negli
ultimi anni poi si è assistito a fallimenti di piccolissimi istituiti di
provincia.
Generalmente è difficilissimo arrivare fino all'insolvenza e cosi la banca
d'italia, nella normale attività di vigilanza, quando verifica la presenza
di
difficoltà, cerca di risolvere il tutto, con accorpamenti.
Banco di Napoli è stato dato alla San Paolo Imi; Sicil Cassa, al banco
di sicilia, ed entrambi al banca di roma; il banca di roma poi ha preso
BiPop
con un'operazione al limite (molto limite) dell'illecito; ma a quei tempi
Fazio
e Geronzi erano culo e camicia, ed abbiamo visto con Fiorani cosa permetteva
Fazio ai suoi amici.
ciao ciao

bigmeme
Ciao ciao

bigmeme

  #4  
Vecchio 06-02-2006, 17.01.37
Fred®
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Predefinito Re: in caso di default...

"Reventlov (see signature)" <noone@no.void> ha scritto nel messaggio

> Circa il fallimento dello stato italiano, invece, mi astengo dal
> dire stupidaggini


Anch'io, ma non nascondo che la lettura di questo articolo qualche
brividino lungo la schiena (o portafoglio che sia) lo fa venire.
L'autore è un Professore della New York University

(da
http://www.lavoce.info/news/view.php...fe8d5b9b2c474a)

30-01-2006
L'Italia e il rischio Argentina
Nouriel Rubini

[...]
Sfortunatamente, la mancanza di serie riforme fa crescere il rischio
che l'Italia possa finire come l'Argentina. Non è inevitabile, ma se l'Italia
non intraprende le riforme necessarie, non si può escludere una sua
uscita dall'Unione monetaria nei prossimi cinque anni.
Come l'Argentina, l'Italia affronta infatti una crescente perdita di
competitività dovuta a una moneta sopravvalutata, con rischio di
caduta delle esportazioni e crescita del deficit di parte corrente. Il
rallentamento della crescita peggiorerà deficit e debito pubblico e lo
renderà potenzialmente insostenibile nel tempo. E se la svalutazione
non può essere usata per ridurre i salari reali, la sopravvalutazione
del tasso reale di cambio sarà annullata attraverso un lungo e penoso
processo di deflazione di salari e prezzi. La deflazione, però,
manterrà alti i tassi reali e renderà più acuta la crisi di crescita e
di bilancio. Senza le necessarie riforme, il circolo vizioso della
stagdeflazione imporrà all'Italia l'uscita dall'Unione monetaria, il
ritorno alla lira e il ripudio del debito denominato in euro.
Alcuni sostengono che l'Italia o altri paesi dell'Unione monetaria
nella sua stessa situazione non usciranno dal sistema perché una forte
svalutazione della nuova lira, necessaria per riguadagnare
competitività, renderebbe il valore reale del debito in euro troppo
alto e perciò insostenibile per lo Stato, il settore privato e le
famiglie. Ma basta guardare a quello che è successo in Argentina: ha
svalutato e dati gli effetti di bilancio del deprezzamento sul debito
in dollari, è stata costretta a "pesizzare" il suo debito in dollari.
Allo stesso modo, l'Italia sarebbe costretta a "lirizzare" il suo
debito in euro. Se l'Italia dovesse uscire dall'Unione monetaria il
ripudio interno e verso l'estero, privato e pubblico, del debito
denominato in euro sarebbe inevitabile. E uno Stato sovrano può fare
tutto ciò – uscita dall'Unione monetaria, ritorno alla valuta
nazionale e ripudio del debito in euro – senza tener conto dei vincoli
legali e formali imposti dal Trattato dell'Unione monetaria con le
clausole sulla non ammissibilità di una uscita dall'Unione.
Non è fantascienza, l'Argentina lo dimostra.

Gli effetti di sistema

Quali sarebbero gli effetti di sistema di una eventuale uscita dell'Italia
dall'Unione monetaria? Sarebbero estremamente pesanti sul mercato
europeo dei capitali perché l'Italia dovrebbe ripudiare parte del
debito verso l'estero - la parte del suo debito in euro in mano ai non
residenti. Gli effetti di contagio su altri mercati europei dei
capitali e sulle banche sarebbero gravi. Né si potrebbe agitare lo
spauracchio delle regole della Banca centrale, perché la Bce sarebbe
costretta a monetizzare la crisi indotta di liquidità e di
solvivibilità per evitare un effetto sistemico sui mercati finanziari
europei.
In conclusione, l'Unione monetaria può funzionare, e ha funzionato,
per i paesi della zona euro che hanno intrapreso la strada delle
riforme. Ma se l'Italia e altri paesi europei non cambiano le loro
politiche per perseguire serie riforme economiche che garantiscano
loro una rinnovata competitività e crescita, saranno alla fine
costretti a uscire dall'Unione monetaria. Sarebbe un disastro, ma è un
disastro inevitabile se le politiche non cambiano. Personalmente, sono
pessimista sul fatto che tali cambiamenti possano esserci, considerati
i politici e le politiche finora adottate in paesi come l'Italia.

Saluti. Fred®

--
Abolire l'art.118 del TUB!
Portabilità del c/c subito!
Class Action Subito!
Via le banche da Bankitalia!
 

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