il vero valore di banca italia - Fabrizio Galimberti
17 settembre 2005
Una nazionalizzazione da 180mila euro
Quanto vale la Banca d'Italia? La domanda è venuta di attualità con il
progetto di riforma della Banca centrale deciso durante gli spasmi convulsi
della vicenda Fazio. Uno dei commi dell'"articolo unico" intende porre
rimedio all'anomalia di un controllore (Banca d'Italia) formalmente
posseduto dai controllati (banche commerciali); e, per rimediare
all'anomalia, non c'è che far vendere le quote delle banche allo Stato.
A questo punto, si pone il problema del "quanto vale". Problema
complicato dal fatto che le quote di Bankitalia iscritte all'attivo dei
bilanci bancari sono valutate secondo criteri diversi (vedi in proposito
l'articolo di Rossella Bocciarelli su Il Sole 24 Ore del 9 settembre). E il
quantum ha poi altre importanti implicazioni.
Dato che il valore di libro della Banca d'Italia assomma a molti
miliardi di euro e dato che il provvedimento in fieri "prenota" le
disponibilità del Fondo ammortamento titoli di Stato per coprire l'esborso
conseguente all'acquisto pubblico della Banca d'Italia, è stata espressa la
preoccupazione che i mercati non vedano di buon occhio questo prosciugamento
delle disponibilità del Fondo e facciano "pagare" ai titoli italiani questa
inquietudine con un allargamento dello spread.
Fortunatamente, qualche riflessione su quello che è veramente il
valore di mercato della Banca d'Italia permette di considerare premature
queste preoccupazioni; ove per "valore di mercato" si intenda il valore
ottenibile sulla base di un'asta.
Questa asta sarebbe di un tipo particolare, dato che non tutti
potrebbero fare un'offerta. Lo statuto della Banca d'Italia dice chiaramente
che l'istituto può essere posseduto solo da enti pubblici, il che limita di
molto la quantità degli acquirenti. Anzi, circoscrive gli acquirenti al solo
Stato, dato che gli altri enti pubblici non avrebbero né titolo né capacità
finanziaria per offrirsi come acquirenti. Vi è poi un'altra peculiare
situazione, messa in luce dal giurista Francesco Galgano: chi possiede
attualmente le quote non ha in verità "titolo a possedere", dato che le
banche, dopo le privatizzazioni, da molti anni non sono più "enti pubblici"
e quindi detengono illegittimamente quelle quote del capitale della Banca
centrale. Questo basterebbe già ad attribuire valore zero a quelle
partecipazioni, e l'unico acquirente a questa ipotetica asta potrebbe
ottenerle offrendo, generosamente, un simbolico euro alle banche che sono in
ogni caso obbligate a vendere quel che non hanno titolo a possedere.
Se si volesse comunque valutare la Banca d'Italia secondo i metodi
canonici, si incontrerebbero presto altre peculiarità. Il metodo
patrimoniale non può essere usato. Il patrimonio della Banca d'Italia -
capitale e riserve - che è di 13,9 miliardi di euro (alla fine del 2004) è
stato costituito lungo 113 anni di signoraggio, sulla base di un diritto -
appunto, il signoraggio - squisitamente pubblico.
Sarebbe assurdo attribuire ai proprietari formali della Banca - oggi
soggetti privati - un patrimonio che ontologicamente appartiene alla res
publica.
Se il metodo patrimoniale non può essere usato, rimanCe il metodo del
reddito, che è stato utilizzato in un recente studio della Goldman Sachs. La
Goldman Sachs ha capitalizzato la media delle distribuzioni fatte agli
azionisti negli ultimi 5 anni. Lo statuto della Banca d'Italia pone però dei
limiti a quello che può essere distribuito (e riserva il resto dell'utile
allo Stato). I limiti alla distribuzione sono stringenti: deve essere
distributo agli azionisti un massimo del 6% del capitale sociale (che è di
soli 156mila euro) e possono essere distribuiti un altro 4% del capitale,
oltre a una somma non eccedente il 4% delle riserve. Sulla base di queste
statuizioni le banche azioniste hanno ricevuto in media poco più di 40
milioni di euro all'anno nell'ultimo lustro. Ma di questi solo 9mila euro
(il 6% circa del capitale) sono i soldi che la Banca d'Italia è obbligata a
pagare agli azionisti. Basterebbe quindi che la Banca annunciasse d'ora in
poi di volersi strettamente attenere alla parte non discrezionale dello
statuto per quel che concerne la distribuzione degli utili, per far cadere
drasticamente il valore della partecipazione. Applicando all'"utile
distribuito" un generoso multiplo di 20, la Banca d'Italia varrebbe al
massimo 180mila euro. Il Fondo ammortamento, insomma, può dormire sonni
tranquilli.
Re: il vero valore di banca italia - Fabrizio Galimberti
"Bigmeme" <bigmemeNOSPAM@gmail.com> ha scritto nel messaggio
Vi è poi un'altra peculiare
> situazione, messa in luce dal giurista Francesco Galgano: chi possiede
> attualmente le quote non ha in verità "titolo a possedere", dato che le
> banche, dopo le privatizzazioni, da molti anni non sono più "enti
> pubblici" e quindi detengono illegittimamente quelle quote del capitale
> della Banca centrale. Questo basterebbe già ad attribuire valore zero a
> quelle partecipazioni, e l'unico acquirente a questa ipotetica asta
> potrebbe ottenerle offrendo, generosamente, un simbolico euro alle banche
> che sono in ogni caso obbligate a vendere quel che non hanno titolo a
> possedere.
Mi piace lèggere così autorevoli conferme a quanto già scritto qui sul Ng.
Sella e Zadra (ABI) 'stavolta l'hanno sparata veramente grossa. Secondo loro
le banche italiane dovrebbero *rapinare* tutti noi cittadini di altri 20
*miliardi* di *euro*.
Io continuo a sostenere che lo Stato non deve neanche un euro, poi si vedrà.
Piuttosto lo Stato deve affrettarsi a chiedere a quelle stesse banche
svariati miliardi (di euro) per il c.d. "signoraggio". Altrimenti siamo in
presenza di omissione di atti d'ufficio.
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5
18-11-2005 22.33.57
Valore della Banca d'Italia
Piotry: In questi giorni si parla del valore della Banca d'Italia perchè, come
sapete, nel Decreto Legislativo in esame (che, per inciso, credo non
verrà mai approvato) lo stato dovrebbe rilevare le quote...
La politica nel forum ! Da Fabrizio De Andre'......
Jackal: .....per fortuna che al braccio speciale c'è un uomo geniale che parla con
me........
Tutto il giorno con quattro infamoni,briganti, papponi, cornuti e lacchè.
Tutte l'ore co sta fetenzia che...