Vi segnalo questo articolo, esemplare per chiarezza e semplicità
espositiva.
Contiene l'idea/proposta di affidare ad autorevoli "terzi
indipendenti" la fissazione di un "rating" di affidabilità alla
singola banca intesa come "gestore di portafoglio e consulente
patrimoniale" del cliente.
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il sistema bancario
italiano di una proposta del genere che, stando all'articolo, è
già realtà in altri Paesi europei.
(tratto dal sito www.lavoce.info)
30-08-2004
Banche all'indice
Luigi Guiso
Il passaggio alla banca universale negli anni Novanta ha
fatto emergere i potenziali conflitti di interesse in cui possono
trovarsi gli istituti bancari nell'esercizio della loro attività.
Già da diversi anni, l'attività di mero deposito è stata
affiancata (in proporzioni ragguardevoli) da operazioni di
gestione del portafoglio dei clienti risparmiatori. Oggi le
banche sono il principale manager del risparmio finanziario delle
famiglie italiane; in questa veste forniscono informazioni sulle
attività disponibili e sulle loro caratteristiche, consigliano
come investire i risparmi tra strumenti alternativi. Allo stesso
tempo, le banche sono anche produttori di strumenti finanziari:
emettono obbligazioni, gestiscono (attraverso controllate) fondi
di investimento, forniscono prodotti assicurativi; continuano ad
assumere rischi in proprio erogando prestiti.
Tre tipi di conflitto
Nel compimento di queste attività le banche possono
trovarsi in conflitto d'interessi. Perché? Vi sono tre
fattispecie: 1) come portfolio managers dovrebbero agire nell'
interesse del loro cliente promuovendo i prodotti che, a parità
di rischio, hanno un rendimento più elevato e gestendo i loro
risparmi nella maniera più proficua (per i clienti, s'intende).
Dall'altro - in qualità di produttori di strumenti finanziari -
hanno un forte incentivo a collocare gli strumenti da loro stesse
emessi, a prescindere dalla disponibilità sul mercato di
strumenti più convenienti per i risparmiatori. 2) Le banche
assistono le imprese clienti nel collocamento di titoli sul
mercato. Rispetto al mercato e in particolare rispetto ai loro
depositanti, hanno anche una conoscenza molto migliore della
situazione dell'impresa. Una banca esposta verso una impresa
conoscerà lo stato di difficoltà dell'impresa ben prima che
questo divenga manifesto al mercato. La banca può avvalersi del
suo ruolo di collocatore e di gestore di portafogli della propria
clientela per trasferire il rischio, da sé stessa ai propri
clienti. Nuovamente, vi è un conflitto di interesse tra il ruolo
della banca come erogatore di finanziamenti all'impresa e di
gestore del portafoglio dei depositanti. 3) Un problema analogo
emerge anche quando la banca gestisce il proprio portafoglio
titoli e allo stesso tempo amministra il portafoglio della
clientela: per ri-bilanciare il proprio portafoglio può essere
tentata a cedere titoli rischiosi anziché sul mercato ai suoi
depositanti, incassando così le commissioni (ed evitando i costi
di transazione).
Questi conflitti sarebbero però una innocua minaccia se la
clientela bancaria fosse finanziariamente sofisticata, ben
informata e capace di valutare il rischio connesso con le varie
attività finanziarie disponibili. Clienti sofisticati punirebbero
la banca che approfitta del conflitto di interesse cambiando
intermediario o pretendendo rendimenti più elevati sui titoli da
esse collocati; la paura di perdita di clienti e di profitti
sarebbe un deterrente sufficiente, nella maggior parte dei casi,
a scoraggiare lo sfruttamento dei conflitti di interesse. Il
mercato e un sufficiente grado di concorrenza sarebbero i
naturali antidoti. Nei fatti questo meccanismo rischia di non
funzionare.
In Italia, il 35 per cento delle persone ignora persino l'
esistenza delle azioni e la metà quella dei fondi comuni. (1) Tra
i detentori di attività rischiose solo il 20 per cento ha una
laurea contro il 60 per cento in Olanda e il 70 negli Stati
Uniti. Nel raffronto internazionale, i risparmiatori italiani
sono quelli che ottengono il voto più basso in termini di
conoscenza economico-finanziaria (meno di 4 decimi, contro 7,2 in
Olanda e Svezia e 6,3 negli Stati Uniti). Infine, buona parte
degli investitori attinge dalla banca le informazioni necessarie
per operare le proprie scelte finanziarie. (2)
È questo vantaggio informativo che impedisce al mercato (i
clienti delle banche) di porre rimedio al conflitto di interesse.
Come ripristinare il meccanismo di mercato?
Far dischiudere maggiori informazioni agli intermediari,
come talvolta proposto, può essere utile, ma non è sufficiente.
Basti pensare alla difficoltà per una persona con basso livello
di istruzione di comprendere i prospetti bancari o anche solo gli
estratti conto. Basarsi sul mercato e sulla perdita di
reputazione come deterrente contro i conflitti di interesse
richiede non solo che l'informazione sia disponibile ma che vi
sia l'abilità a elaborarla. Per questo occorre rendere l'
informazione intelligibile al risparmiatore meno esperto e
smaliziato, cioè al tipico cliente della banca. Un modo per farlo
è quello di far valutare le banche affidando a un professionista
terzo la predisposizione di un "bank-fairness index", un indice
di correttezza e affidabilità dell'intermediario come gestore di
portafoglio e consulente patrimoniale, compreso ad esempio tra 0
e 10, una metrica abituale e quindi comprensibile anche per chi
possiede solo la quinta elementare.
L'indice di affidabilità è simile al rating cui oggi si
sottopongono gli emittenti di titoli e assolverebbe esattamente
alle stesse funzioni: mettere a disposizione degli investitori
dell'informazione sintetica che racchiude un giudizio esperto (e
basato sulla elaborazione di numerosi dati) sulla qualità dell'
emittente, soggetto a revisione periodica. Diversamente dal
rating è diretto a valutare la capacità (serietà) della banca
come gestore di portafogli. Banche con una organizzazione interna
che scoraggia lo sfruttamento dei conflitti di interesse, o che
distribuiscono molta informazione ai loro clienti, che destinano
personale qualificato all'attività di consulenza finanziaria alla
clientela, eccetera, otterrebbero indici elevati e attrarrebbero
così clienti, e questo le incentiverebbe ad adottare quei
provvedimenti che ostacolano lo sfruttamento dei conflitti di
interesse.
Un indice del genere può incontrare difficoltà tecniche, ma
è costruibile. Già oggi esistono agenzie in grado di produrli,
come Deminor (www.deminor.org) o la Ftse (www.ftse.com).
La difficoltà oggi è nell'iniziare questo processo: se lo
sfruttamento dei conflitti di interesse è praticato da molte
banche, anche un intermediario ben intenzionato si troverebbe in
difficoltà a sottoporsi volontariamente all'indice di
affidabilità e a rinunciare a una fonte di profitto, perché
concederebbe un vantaggio competitivo, almeno nel breve periodo,
ai propri concorrenti. Ma potrebbe bastare poco per raggirare
questo incentivo perverso: ad esempio, si potrebbe concedere il
collocamento diretto di titoli propri - oggi, paradossalmente,
concesso a tutte le banche dall'articolo 100 del Testo unico
sulla finanza (3) - solo alle banche si dotano di un indice di
affidabilità.
Un operatore del settore, profondo conoscitore delle banche
e dei loro risparmiatori, ha notato, in modo paradossale ma
incisivo, che per eliminare la tentazione di talune banche a
sfruttare l'ignoranza dei propri clienti occorrerebbe colorare i
loro sportelli: di verde quelli nei quali il risparmiatore può
recarsi con tranquillità; di giallo quelli delle banche in cui è
bene tenere gli occhi aperti; di rosso quelli nei quali il
risparmiatore, entrando, rischia di rimetterci il patrimonio. L'
indice di affidabilità è simile alla colorazione degli sportelli:
tutti ne possono capire il significato e aiuta a premiare i
migliori e punire i peggiori. Ha il vantaggio che, se si cambia
giudizio sull'intermediario, non si devono ridipingere tutti gli
sportelli.
(1) Si veda Luigi Guiso e Tullio Jappelli "Awarness and
Stock Market Participation", Cepr WP. 4182, 2004
(2) Luigi Guiso, Michael Haliassos e Tullio Jappelli
"Households Stockholding in Europe. Where do we Stand? Where do
we go? " Economic Policy, 2003, February.
(3) L'articolo 100 del Tu, in deroga ai principi generali,
concede alle banche di collocare direttamente presso la clientela
obbligazioni proprie. Questa riserva di legge (per certi versi
comprensibile perché concede il collocamento anche di piccole
emissioni), e la scarsa informazione finanziaria dei
risparmiatori, fa si che alcune banche collochino obbligazioni
con tassi di rendimento inferiori anche di 40 punti base a titoli
del Tesoro dello Stato di uguale struttura e scadenza. Eppure
queste obbligazioni a) non sono coperte dal fondo di garanzia sui
depositi; b) sono illiquide non essendo quotate su un mercato
secondario. Questo è forse l'esempio più chiaro di sfruttamento
di un conflitto di interesse da parte delle banche: esiste un
titolo che domina in ritorno e rischio ma l'intermediario ne cela
l'esistenza al risparmiatore per collocare il proprio. L'indice
di affidabilità ovviamente sconterebbe questi comportamenti.
"Fred®":
.........................
> Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il sistema bancario
> italiano di una proposta del genere che, stando all'articolo, è
> già realtà in altri Paesi europei.
.........................
Restara' pensosamente silente, fingendosi in altre faccende
affacendati....Scommettiamo?
Ma vuoi scherzare?
Si tratterebbe d'inventare una nuova "filosofia": queste cose
si sa come cominciano, ma poi finisce sempre che i vecchi
capi non son "piu' attuali..."
Rataplan.
> Vi segnalo questo articolo, esemplare per chiarezza e semplicità
> espositiva.
> Contiene l'idea/proposta di affidare ad autorevoli "terzi
> indipendenti" la fissazione di un "rating" di affidabilità alla
> singola banca intesa come "gestore di portafoglio e consulente
> patrimoniale" del cliente.
> Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il sistema bancario
> italiano di una proposta del genere che, stando all'articolo, è
> già realtà in altri Paesi europei.
>
Cos'è Fred? la settimana del buonumore??
Mi immagino già la versione gattopardesca nostrana di questa cosa.
Come minimo l'Agenzia di rating sarebbe un organismo nominato dall'ABI sotto
la vigilanza della Banca d'Italia che fornirebbe alla Spettabile Clientela,
a pagamento, a mo di rating un prospetto contente 5 moduli composti di 50
pagine ognuno, in quadruplice copia ciascuna delle quali con obbligo di
firma di ogni singolo cliente che leggendosi tutte le 250 pagine arrivato
alla fine si chiederebbe " Si ma il rating è verde o rosso? Devo chiedere in
Banca..."
"Vecchia Guardia" <Someone@Nowhere.net> ha scritto nel messaggio
> Cos'è Fred? la settimana del buonumore??
Vedo molto ottimismo sul Ng!
:-) :-(
Ok, il post può anche sembrare provocatorio eppure all'estero
queste cose sono realtà da tempo e, come evidenziato
nell'articolo, il valore aggiunto non riguarda solo la clientela
ma, in primis, le medesime banche.
Personalmente mi auguro che qualche banchiere "illuminato" si
decida a suonare la sveglia in ABI affinché non si lascino
passare questi treni senza salirci sopra.
L'Italia è all'ultimo primo posto in Europa (e forse nel mondo)
in quanto a indice di *fiducia* cliente/banca.
Forse sarebbe ora di risalire qualche gradino... o no?
Sveglia banchieri!
> Vedo molto ottimismo sul Ng!
> :-) :-(
> Ok, il post può anche sembrare provocatorio eppure all'estero
> queste cose sono realtà da tempo e, come evidenziato
> nell'articolo, il valore aggiunto non riguarda solo la clientela
> ma, in primis, le medesime banche.
Assolutamente il post non era provocaorio ma meritorio. Sono d'accordo sul
valore di una simile iniziativa ma ecco, mi sono divertito ad immaginarne la
versione italiana alla luce dei precedenti che hanno inondato di carte le
Agenzie italiane annegando con le stesse carte lo spirito di trasparenza e
chiarezza. E poi via, l'Italia è il Paese dove l'Ombudsman Bancario non ha
nemmeno un membro super partes ovvero di nomina non ABI.
> Personalmente mi auguro che qualche banchiere "illuminato" si
> decida a suonare la sveglia in ABI affinché non si lascino
> passare questi treni senza salirci sopra.
> L'Italia è all'ultimo primo posto in Europa (e forse nel mondo)
> in quanto a indice di *fiducia* cliente/banca.
> Forse sarebbe ora di risalire qualche gradino... o no?
> Sveglia banchieri!
Ma se si guadagna tutto quello che c'è da guadagnare anche a stare in fondo
alla classifica perchè risalire? Se si ha già tutto l'assoluto potere che si
vuole perchè inseguire la fiducia di chicchessia?
Il tool INTESA \350 affidabile?\n ^
claudio: Salve a tutti,
Mi interessava sapere da chi lo adopera se è affidabile oppure crea problemi
tecnici.
Ringrazio anticipatamente tutti quelli che vogliono darmi la loro opinione
in merito
...
Trading Online
3
05-03-2005 12.13.00
in realtà CA
adaro: se metto 2.000 ? sul conto arancio, frà un anno quanti ne trovo ?
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3
03-08-2004 15.17.47
la realtà è...
lucag: ke la guerra fa schifo da qualunque parte ! ! !.....'ste schifezze sui campi
di battaglia ci sono sempre state... è inutile e deleterio fare finta di
svegliarsi ora (sicuro ke i nostri...
Borsa
8
10-05-2004 18.34.31
FINECO POCO AFFIDABILE
PAKY: si blocca spesso un po i book un po la schermata iniziale un po i grafici e
pazzesco succede solo a me?
e ho l'adsl figuriamoco