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  #1  
Vecchio 16-07-2009, 16.12.33
Fred(R)
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Predefinito Bancari e BanKari

Ma insomma 'sto bancario è *vittima*, *boia*, *fiancheggiatore* della
banca, o cosa?
Si potrebbe anche dire che, semplicemente, è un lavoratore
subordinato, fa il suo lavoro, con tutti gli obblighi e i diritti
previsre da leggi e contratti collettivi.
Già, ma che *tipo* di lavoro è il suo? Sporco o pulito? Ci mette la
sua intelligenza e onestà intelletuale o applica alla lettera le
"furbizie" suggerite dalla banca per ottenere profitti anche quando
sono indebiti o realizzati ad esclusivo danno del cliente?

Il dibattito è aperto da parecchio tra la clientela, tra i bancari non
saprei.

Anche "Il Sole24Ore" ogni tanto vi partecipa, con apposita rubrica
settimanale "Mal di budget", dove ospita lettere di bancari.
Ve ne propongo un paio (delle scorse settimane), di segno opposto, che
fanno capire quanta incertezza regni nella categoria, in particolare
in quella fetta (sempre più grossa) di bancari "addetti alla vendita"
di *prodotti* (leggi investimenti mobiliari in generale).
======
Mal di budget
Le leggi? A favore delle banche

Caro bancario in crisi (mi riferisco alla lettera pubblicata su
«Plus24» del 6 giugno scorso) sono un tuo collega con più capelli
bianchi di te e quindi mi ritengo nella posizione di dare una risposta
abbastanza certa al tuo angosciante interrogativo: ovverossia se il
lavoro del bancario deve essere soltanto quello di venditore oppure se
potrà mai assurgere al ruolo più nobile di consulente.
Ebbene caro giovane collega, non farti illusione alcuna: il tuo ruolo
sarà sempre e soltanto quello di venditore di prodotti della tua banca
e su questa capacità sarai valutato.
Già alla metà degli anni 80, in piena era dei «BoTpeople», noi
sportellisti eravamo spronati dalla direzione a far sottoscrivere ai
clienti i libretti della casa, meno vantaggiosi, piuttosto che i
famigerati ma molto redditizi titoli di Stato.
E per riuscire nella difficile impresa si usavano tutte le armi:
addirittura dovevamo lasciar intendere che lo Stato italiano sarebbe
fallito di lì a poco mentre le banche e i loro depositi avrebbero
prosperato in tutta sicurezza.
Come vedi già molti anni fa in banca si raccontavano molte cose nelle
quali non si credeva veramente.
D'altra parte non vedo perché dovrebbe essere diverso: le banche sono
imprese come le altre e ovviamente tendono alla produzione del massimo
utile.
Non credo che nel salone dì un concessionario il venditore ti consigli
l'auto di una marca diversa.
Ma allora da cosa nasce il tuo grido di dolore, povero bancario in
crisi?
Forse da aspettative deluse.
Ma allora i colpevoli sono scuola e Università che hanno creato falsi
miti: quando in banca entravano più ragionieri che dottori forse i
sogni di gloria erano molto inferiori e quindi minori le delusioni.
E per aprire gli occhi ai giovani diciamo che oggi in banca tutti, dal
cassiere all'amministratore delegato, fanno prevalentemente lo stesso
mestiere: quello di vendere i servizi della propria azienda.
O forse la tua angoscia nasce dal constatare un comportamento
costantemente illecito nell'esercìzio della legittima attività di
vendita: e allora il problema è più importante e riguarda seriamente
tutti noi in veste di cittadini.
Perché a certe banche è consentito perseverare in comportamenti
scorretti?
Perché tutti gli scandali finanziari degli ultimi anni finiscono
sempre in una bolla di sapone?
Perché un dirigente bancario, che ha alleggerito un povero pensionato,
rimane a piede libero?
Perché le norme per regolamentare il sistema (vedi la recente Mifid)
sono talmente contorte che sembrano fatte apposta per essere mal
interpretate e quindi mal applicate?
Anche per questi quesiti credo di avere una risposta, giovane collega:
perché il potere finanziario è forte e ad esso si è attaccata tutta la
società politica, produttiva e consumatrice.
Tutti noi abbiamo contribuito a far nascere l'onnipotente "dragone".
Ti sembra il finale di una eroica saga cavalleresca? Beh, non è
sicuramente così nobile ma è la realtà.
Tu, in quanto vassallo di questo impero, puoi serenamente approfittare
del ruolo (fin che dura) e pagare tranquillo le rate mensili del tuo
mutuo oppure, se preferisci per le tue ambizioni, saltare fuori.
Alternative in banca non ne hai e non ne avrai mai.

(Un vecchio bancario)
========
Mal di budget
Con la Mifid siamo noi i responsabili

Sono anch'io un bancario con dieci anni di esperienza e una laurea in
Economia e rispondo alla lettera del collega pubblicata sul «Plus24»
del 6 giugno. Io ho deciso di non essere un mero venditore pressato
dai budget.
Mi immedesimo nella crisi d'identità del collega perché l'ho
attraversata anch'io per un periodo brevissimo.
La crisi nasce quasi sempre da un problema di fondo: piegare la testa
agli obiettivi di Roe ancora pericolosamente presenti in banca e fare
carriera oppure decidere con un minimo di ratio e rischiare di «morire
in cassa» (come dicono i consulenti che soffrono il ricatto
intellettuale dei superiori).
A parte il dovuto rispetto per i colleghi che lavorano in cassa, io
ritengo che il settore retail delle banche (che produce in Italia il
70% degli utili) sia popolato da gente che, purtroppo, è stata troppo
indottrinata dalla cultura del risultato a breve senza prendersi un
po' di tempo per fermarsi a riflettere e a studiare.
Sono troppi i colleghi che, con grave nocumento per loro e per i
clienti che seguono, hanno una scarsa cultura finanziaria pur essendo
dei venditori perfetti. La remora morale a vendere i prodotti nasce
quando questi venditori hanno appunto coscienza, quando hanno
conoscenza o entrambe le qualità.
Io posso soltanto portare la mia esperienza e dire che più di una
volta mi sono trovato a smontare i prodotti del giorno di fronte al
mio direttore e a dimostrare che non possono essere venduti.
I paletti legali sono stati fissati proprio dalla Mifid che impone non
più uno scambio informato di corrispondenza ma un vero e proprio
contratto di consulenza nel quale l'offerente dichiara di aver
proposto, sotto propria responsabilità, le domande del questionario in
modo chiaro, corretto e non fuorviarnte.
Il consulente non è più soltanto un dipendente, ma anche un po'
lavoratore autonomo che deve giudicare il prodotto più adatto per il
cliente dopo aver capito chi ha di fronte, la sua propensione al
rischio e persino la sua capacità di comprendere i prodotti.
In più, al momento della proposta di collocamento, deve specificare il
conflitto di interessi, i rischi dell'investimento e tutti i costì.
Addirittura la delibera Consob 16190/2007 prevede che il consulente
debba rendersi conto che impatto abbia la perdita totale
dell'investimento sul cliente e se sia in grado di sopportarla.
Io direi al collega frustrato che, purtroppo e per fortuna, la Mifid
investe noi (non la banca) di una serie di responsabilità, ma che
proprio il rispetto della legge ci impone di avere un grande margine
di discrezionalità nella scelta dell'investimento, discrezionalità
nella quale la banca non può entrare perché le conseguenze di
valutazioni palesemente errate sono esclusivamente a nostro carico. Se
il collega ha letto il codice etico del proprio istituto si sarà reso
conto che la situazione è proprio questa: non siamo più meri
operatori, ma rientriamo nel processo di decisione anche dal punto di
vista formale.
Oggi il consulente è sempre tra l'incudine e il martello ma, se è
informato, sa anche come difendersi, come svolgere eticamente il
proprio lavoro e come difendere il cliente perché la difesa del
risparmio è di interesse pubblico e quindi prevarica quello privato
(articolo 47 della Costituzione).
Alla domanda di «Plus24» su come venga applicata la Mifid nelle
banche, posso testimoniare che molti colleghi la presentano come un
fastidioso compito da adempiere e non perdono più di cinque minuti per
far firmare al cliente la copiosa modulistica.
Altri colleghi "perdono" un'ora di tempo per spiegare buona parte
degli argomenti obiettivamente non sempre facili da esporre.
Purtroppo le banche organizzano i profili di rischio in modo tale che
anche in quello più conservativo possano entrare obbligazioni
corporate investment grade, fondi liquidità, gestioni patrimoniali
monetarie e unit linked (le index linked non si vedono più).
È un nostro preciso dovere capire che, probabilmente, alla nonnina
ottantenne non si può vendere l'obbligazione corporate anche se la
procedura lo permette.
È semplicemente la legge a investirci di questa discrezionalità.
Qualcuno potrebbe dirmi che la pratica è diversa dalla teoria.
Io rispondo dicendo che oggi pratica, teoria e soprattutto conoscenza
sono il mix che permettono di non essere soltanto venditori.
Se poi abbiamo paura di essere sollevati dall'incarico, allora
continuiamo a tenere la testa giù, con la consapevolezza, però, che
oggi con la Mifid i rischi sono molto più grandi e noi ne siamo stati
informati dalle nostre banche.
Non demandiamo le nostre scelte a terzi e non diamo un prezzo alla
nostra dignità di consulenti.
(Un bancario uscito dalla crisi)
=======

Saluti. Fred®
Alt 16-07-2009, 16.12.33
borsa-italia.net
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  #2  
Vecchio 17-07-2009, 11.45.43
Fred(R)
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Messaggi: n/a
Predefinito Re: Bancari e BanKari

In news: 4a5f3552$0$836$4fafbaef@reader5.news.tin.it
"Fred(R)" ha scritto:

> Anche "Il Sole24Ore" ogni tanto vi partecipa, con apposita rubrica
> settimanale "Mal di budget", dove ospita lettere di bancari.


Ho rintracciato anche la originaria lettera del bancario alla quale
poi rispondono suoi colleghi con le lettere che ho già postato nel
thread.
Per completezza riporto anche questa.
========
La crisi è finita? Ricominciamo a fare i venditori

Sono un bancario con circa dieci anni di esperienza e molti sogni in
meno. In questa grande crisi che ha colpito dapprima mercati e banche
e adesso i portafogli di tutti noi ho stranamente riposto fiducia e
speranza. Già, ho sperato che potesse servire a cambiare qualcosa
nella spavalderia e irruenza di certi banchieri e dirigenti bancari.
Quando ho accettato questo lavoro, che da neolaureato mi pareva un
sogno aver raggiunto, credevo, forse da ingenuo, che ci fosse un reale
spazio per dimostrare professionalità e capacità. Oggi mi trovo a
dover ammettere che, per andare avanti e rispondere sempre presente
agli innumerevoli budget, resistere al monitoraggio quotidiano e alle
pressioni, incidendo non soltanto sul piano professionale ma anche
personale, non devo essere diverso da un qualsiasi venditore. Con
tutto il rispetto per questa categoria.
La banca retail in Italia, che all'interno di questa crisi si è
vantata di essere la meglio attrezzata per affrontarla grazie allo
spirito italico contrario alla speculazione stile Usa, ha al suo
interno un pericolo più insidioso; nascosto all'interno dei dossier
titoli di clienti che di elevato hanno soltanto l'età oppure
l'incompetenza finanziaria. Prendendo per esempio il mio istituto, si
sono collocati sino all'altro giorno soltanto polizze, certificati di
investimento e qualunque altra invenzione finanziaria che avesse come
unica caratteristica inderogabile quella di staccare una
maxi-commissione di almeno il
10%, e subito. Molti dossier titoli di clienti che non dovrebbero
contenere altro se non BoT a tre mesi, sono invasi da questi prodotti
che, nella migliore delle ipotesi garantiscono la restituzione del
capitale dopo sette-otto anni. Nella peggiore, invece, infliggono a
tale capitale perdite da speculatori. E adesso si ricomincia, la crisi
e finita, come mi hanno comunicato nell'ultimo incontro i "cervelli"
del mio istituto.
La mia domanda allora è: cosa può fare oggi, un bancario che sta
vivendo una profonda crisi di coscienza? Non vendere ciò che la banca
obbliga a vendere? Ci ho pensato e non creda che abbia scartato questa
ipotesi per mero interesse personale. I bonus di cui tanto sì parla
sono poca cosa, le assicuro che non mi interessano e la carriera per
me può anche fermarsi qui. Il vero problema è la quotidianità, il
mobbing che sarei destinato a subire in seguito a una decisione del
genere nonché il totale svuotamento della mia professione con relativa
influenza sul piano personale. Perché? Perché oggi un bancario non è
un consulente ma un venditore: e si è mai visto un venditore che non
vende? Tempo fa, per esempio, un cliente doveva allocare circa 300mila
euro: non sono andato oltre 20mila euro dì prodotti "della casa", il
resto obbligazioni governative. Coscienza pulita, cliente soddisfatto
e tranquillo, diretto superiore che non ha usato mezze parole per
manifestarmi il suo disappunto.
Volevo chiudere con una battuta per sdrammatizzare, ma la situazione è
grave e il malessere diffuso, non soltanto tra i clienti. E i
sindacati nulla fanno contro queste politiche aziendali e per
difendere i propri iscritti che si trovano tra l'incudine (i clienti)
e il martello (la banca).
Ho pensato alla consulenza fee only come possibile soluzione: il mutuo
e il mercato non ancora maturo mi suggeriscono di ponderare bene
questa scelta.
Un bancario in crisi - (via e-mail)
=======

Saluti. Fred®
  #3  
Vecchio 17-07-2009, 20.41.58
LucaS
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Bancari e BanKari


"Fred(R)" <mail_valida_nel_reply-to@nospam.invalid> ha scritto nel messaggio
news:4a60484b$0$17431$4fafbaef@reader5.news.tin.it ...

> Sono un bancario con circa dieci anni di esperienza e molti sogni in meno.


Mi fermerei qui nel quotare la lettera del collega, che hai pubblicato.
Io sono un bancario con 31 anni di esperienza, che di sogni ne ha invece
ancora tantissimi, non necessariamente legati al lavoro, salvo quello di
andare in esodo prima dei fatidici 40 anni e di lavorare serenamente in
quelli che mi restano per arrivarci.
Questo mondo di sogni è regolato da una vita equilibrata e serena, nella
quale non contano solo le 8 ore al giorno dedicate alla banca ma anche le
altre 16 dedicate a me stesso ed alla famiglia, oltre che alla mia casa ed
ai miei passatempi.
La mia azienda non mi ha mai penalizzato/minacciato/mobbato ne per questo
ne per altro.
Ai colleghi più portati per gli uffici studi, le segreterie legali, i
servizi amministrativi è bastato alzare un dito.
L'azienda, magari non subito ma appena ha potuto li ha accontentati.
Il problema delle cosiddette pressioni commerciali c'è da anni e ne abbiamo
discusso spesso, come abbiamo discusso su prodotti più o meno efficienti,
collocati dalle banche.
Al dilà degli aspetti etici e di compliance, che sono ovviamente i più
importanti poichè incidono sui clienti oltre che sull'immagine e sulle
risorse umane e finanziarie, c'è secondo me un altro aspetto non meno
importante che è la corretta struttura di costo da dare ad un prodotto
(regalare non si può).
Fino a ieri era prevalentemente incentrata su commissioni elevate,
percepite al momento della sottoscrizione, che fornivano subito conto
economico elevato e poi zero negli anni successivi.
Inutile immaginare gli effetti perversi, perchè da immaginare c'è poco ma
quel poco , basta e avanza.
Portafogli ingessati su Unit ed Index che (in particolare le seconde) il
giorno successivo al collocamento quotavano 100 meno l'up-front percepito,
pari spesso a 6/8 punti percentuali.
Ciò rendeva difficile, molto difficile anche la gestione del post vendita.
Almeno, ora, molti si sono fatti furbi e questo up-front lo spalmano sulla
durata.
La Mifid oggi, sotto questo aspetto, certe vendite non le permette più.
Sarebbe bello però sentire anche l'esperienza di qualche altro collega.
Spesso ho la sensazione di essere o il più scemo a confessarsi o il solo
"collega" che scrive qui :-)
Da me ormai si sfiora .......l'incomprensibile (mi stava scappando un altro
termine).
La mia banca, nel tentativo di evitare che gli obiettivi commerciali e le
regole che ne sovrintendono la realizzazione vengano declinati sul
territorio "ad libitum" , secondo la fantasia del direttore dell'area del
cerchio, piuttosto che dei cerchietti, ha emanato un po di tempo fa una
circolare che ne stabilisce le linee guida.
Ovviamente, nelle aree del cerchio, piuttosto che in quelle dei cerchietti,
non tutti le hanno capite ed è nato qualche come dire..... equivoco.
I sindacati, dopo un po di mesi, hanno giustamente rilevato il problema che
è diventato oggetto di una serie di incontri con l'azienda, prima locali e
poi centrali.
Dopo qualche giorno arriva a tutti gli iscritti (io sono iscritto Fabi),
un'e-mail che titola così: accordo sulle pressioni commerciali.
Afferro il telefono con la stessa grinta di un maori incazzato mentre fa la
danza rituale e chiamo il mio sindacalista.
Ohei giuv'nott, gli faccio...ma che cosa scrivete??
Da quando le pressioni commerciali possono essere oggetto di un accordo???
Ovviamente il contenuto era chiaro.....più o meno, poichè avrei qualche
perplessità su alcune cose ma non è questo il punto.
Se un sindacato scrive un' e-mail con questo oggetto significa che si deve
stare attenti ai lapsus ....sopratutto quelli freudiani; lapsus che fanno
sorgere dubbi che, in questa fase, sarebbe meglio evitare.
Saluti
LucaS











In questa grande crisi che ha colpito dapprima mercati e banche
> e adesso i portafogli di tutti noi ho stranamente riposto fiducia e
> speranza. Già, ho sperato che potesse servire a cambiare qualcosa nella
> spavalderia e irruenza di certi banchieri e dirigenti bancari. Quando ho
> accettato questo lavoro, che da neolaureato mi pareva un sogno aver
> raggiunto, credevo, forse da ingenuo, che ci fosse un reale spazio per
> dimostrare professionalità e capacità. Oggi mi trovo a dover ammettere
> che, per andare avanti e rispondere sempre presente agli innumerevoli
> budget, resistere al monitoraggio quotidiano e alle pressioni, incidendo
> non soltanto sul piano professionale ma anche personale, non devo essere
> diverso da un qualsiasi venditore. Con tutto il rispetto per questa
> categoria.
> La banca retail in Italia, che all'interno di questa crisi si è vantata di
> essere la meglio attrezzata per affrontarla grazie allo spirito italico
> contrario alla speculazione stile Usa, ha al suo interno un pericolo più
> insidioso; nascosto all'interno dei dossier titoli di clienti che di
> elevato hanno soltanto l'età oppure l'incompetenza finanziaria. Prendendo
> per esempio il mio istituto, si sono collocati sino all'altro giorno
> soltanto polizze, certificati di investimento e qualunque altra invenzione
> finanziaria che avesse come unica caratteristica inderogabile quella di
> staccare una maxi-commissione di almeno il
> 10%, e subito. Molti dossier titoli di clienti che non dovrebbero
> contenere altro se non BoT a tre mesi, sono invasi da questi prodotti che,
> nella migliore delle ipotesi garantiscono la restituzione del capitale
> dopo sette-otto anni. Nella peggiore, invece, infliggono a tale capitale
> perdite da speculatori. E adesso si ricomincia, la crisi e finita, come mi
> hanno comunicato nell'ultimo incontro i "cervelli" del mio istituto.
> La mia domanda allora è: cosa può fare oggi, un bancario che sta vivendo
> una profonda crisi di coscienza? Non vendere ciò che la banca obbliga a
> vendere? Ci ho pensato e non creda che abbia scartato questa ipotesi per
> mero interesse personale. I bonus di cui tanto sì parla sono poca cosa, le
> assicuro che non mi interessano e la carriera per me può anche fermarsi
> qui. Il vero problema è la quotidianità, il mobbing che sarei destinato a
> subire in seguito a una decisione del genere nonché il totale svuotamento
> della mia professione con relativa influenza sul piano personale. Perché?
> Perché oggi un bancario non è un consulente ma un venditore: e si è mai
> visto un venditore che non vende? Tempo fa, per esempio, un cliente doveva
> allocare circa 300mila euro: non sono andato oltre 20mila euro dì prodotti
> "della casa", il resto obbligazioni governative. Coscienza pulita, cliente
> soddisfatto e tranquillo, diretto superiore che non ha usato mezze parole
> per manifestarmi il suo disappunto.
> Volevo chiudere con una battuta per sdrammatizzare, ma la situazione è
> grave e il malessere diffuso, non soltanto tra i clienti. E i sindacati
> nulla fanno contro queste politiche aziendali e per difendere i propri
> iscritti che si trovano tra l'incudine (i clienti) e il martello (la
> banca).
> Ho pensato alla consulenza fee only come possibile soluzione: il mutuo e
> il mercato non ancora maturo mi suggeriscono di ponderare bene questa
> scelta.
> Un bancario in crisi - (via e-mail)
> =======
> Saluti. Fred®


  #4  
Vecchio 17-07-2009, 20.49.16
LucaS
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Predefinito Re: Bancari e BanKari


"LucaS" <lucaS958@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:4a60c5f2$0$843$4fafbaef@reader5.news.tin.it.. .

....azzz il quoting :-)
scusate
LucaS

  #5  
Vecchio 19-07-2009, 10.45.07
Fred(R)
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Predefinito Re: Bancari e BanKari

In news: 4a60c5f2$0$843$4fafbaef@reader5.news.tin.it
"LucaS" ha scritto:

> Io sono un bancario con 31 anni di esperienza, che di sogni ne ha
> invece ancora tantissimi, non necessariamente legati al lavoro,
> salvo quello di andare in esodo prima dei fatidici 40 anni e di
> lavorare serenamente in quelli che mi restano per arrivarci.
> Questo mondo di sogni è regolato da una vita equilibrata e serena,
> nella quale non contano solo le 8 ore al giorno dedicate alla banca
> ma anche le altre 16 dedicate a me stesso ed alla famiglia, oltre
> che alla mia casa ed ai miei passatempi.

[...]

Ed anche questa è una "realtà bancaria", la *tua* realta e non può che
farmi piacere sentire che ancora convive con le altre - ben diverse -
illustrate nelle lettere al giornale.
IMO e banalizzando, le banche sono a un bivio:
- fregarsene di tutto quello che è successo e continuare come prima
(più di prima) a reclutare ed addestrare "banKari"
- riconoscere (pubblicamente) gli errori compiuti e, approfittando
delle residue competenze *bancarie* ancora esistenti in materia di
*tradizionale* raccolta e gestione del risparmio, *formare* una nuova
classe di futuri manager in grado di fare tesoro dei disastri che
hanno portato all'attuale crisi del sistema bancario.

In questo quadro il Sindacato non può e non deve restare neutrale.

Saluti. Fred®
  #6  
Vecchio 05-02-2010, 19.05.19
Max max
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Predefinito Re: Bancari e BanKari

"Fred(R)" <mail_valida_nel_reply-to@nospam.invalid> ha scritto nel messaggio
news:4a62dd15$0$18939$4fafbaef@reader2.news.tin.it ...

> - riconoscere (pubblicamente) gli errori compiuti e, approfittando delle
> residue competenze *bancarie* ancora esistenti in materia di
> *tradizionale* raccolta e gestione del risparmio, *formare* una nuova
> classe di futuri manager in grado di fare tesoro dei disastri che hanno
> portato all'attuale crisi del sistema bancario.


Anche non pubblicamente direi.
Il problema è che i "vecchi" manager e banche (cioè chi dovrebbe decidere
ciò) sostanzialmente coincidono (il capitale conta poco).
Poi dovresti saperlo da dove è nata questa filosofia e quanta rilevanza
abbia ancora non solo in Italia.
Qualcuno sta pensando di tornare al lending ma se il know how aziendale ha
fatto la fine che ha fatto ... (l'altra follia perpetrata è che con gli
esuberi sono stati fatti uscire gli esperti ma non se ne sono preservate e
trasmesse le conoscenze).

Max max

 

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bancari, bankari
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